Ci sono post-apocalittici molto più ansiogeni di Bird Box

Bird Box: il film originale Netflix più visto di sempre nella prima settimana di programmazione, e la principale fonte odierna di meme.

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04 gennaio 2019, 4:23pm

Still via Netflix.

Secondo i recenti studi di prestigiose università straniere, che potrebbero tranquillamente non esistere nella realtà, guardare film horror può aiutarti nelle seguenti cose: perdere peso; farti eccitare tantissimo; diminuire l’ansia.

Forse per questi motivi, abbiamo deciso di consumare interi pomeriggi e nottate vedendo passivamente film horror in cui magari accade qualcosa di molto brutto alla popolazione terrestre. La tua vita in ufficio è frustrante? Bene, quella dell’umanità di 28 Giorni dopo sicuramente di più.

In questo senso Bird Box, il film originale Netflix più visto di sempre nella prima settimana di programmazione, sembrerebbe il perfetto antidoto sia per le ansie quotidiane, che per quelle di fine anno. Non a caso la piattaforma di streaming l’ha rilasciato il 21 dicembre, prima dei cenoni con le famiglie pronti a risolversi in dispute politiche molto accese.

La critica è stata abbastanza severa sull'opera della regista Susanne Bier, tacciando il film di vari errori e di una generica e immensa superficialità, mentre il pubblico sembra aver apprezzato la storia con protagonista Sandra Bullock che, in un mondo post apocalittico dove la gente inizia a suicidarsi a causa di apparizioni misteriose, prova a vivere nonostante non possa vedere.

Sandra Bullock, all'inizio degli eventi, è una donna incinta di nome Malorie poco entusiasta di diventare madre. Mentre si chiede se mettere al mondo una creatura, scoppia una strana epidemia—o quella che sembra tale—che spinge la gente a togliersi la vita buttandosi con violenza dalle finestre o sotto un bus. Alla fine un nucleo di sopravvissuti, fra cui John Malkovich (che fa una breve e anche deboluccia apparizione), capisce che il trucco per non uccidersi è di non aprire mai gli occhi fuori dagli spazi chiusi, dove esseri invisibili—che azzarderei definendo demoni dell'inferno?—ti spingono alla morte. Quindi ci si benda per trovare provviste o per spostarsi da un luogo all’altro, sperando che tutta vada bene.

Sì, la trama detta così non è un granché, ma mentre lo guardate è tutto abbastanza verosimile, voglio dirlo.

Ora: non andremo oltre, giusto per darvi la speranza che tutto possa succedere in un film che da metà in poi è abbastanza prevedibile. Nonostante ciò, l’ansia generata resta quella che dovrebbe far andare via la pancia dopo i cenoni delle Feste; questo perché Malorie si ritroverà con due bambini piccoli a fronteggiare le incredibili sfide fisiche e mentali di questo nuovo terrificante mondo, e perché la paura dell’ignoto e dell’invisibile, in una società che è andata a puttane, rimane molto vivida nonostante una sceneggiatura a tratti piatta. Non manca anche la minaccia umana: in Bird Box è rappresentata dalle persone che hanno dei disturbi mentali, le uniche immuni alle visioni delle creature e che anzi assumono i connotati dei villain secondari—appare riduttiva e non proprio sensibile questa rappresentazione di chi soffre di disturbi mentali, se proprio la dobbiamo dire tutta, che qui spinge ferocemente i soggetti "sani" ad aprire gli occhi e ad abbracciare le creature invisibili.

Resta il fatto che tutto il patema che proverete guardando Bird Box—riassunto bene dai mille meme sull’argomento—e tutto il terrore di non poter contare sulla vostra vista per cavarvela nel mondo reale—cosa che ha dato il via anche a un’insana sfida alla Bird Box con tanto di feriti in Usa—sono minimi rispetto ad altri film del genere post apocalittico, da cui volontariamente o no il film riprende alcuni dei connotati.

Quello che i più hanno individuato come molto vicino è il film di John Krasinski, A Quiet Place - Un posto tranquillo, uscito nel 2018 in Italia. Sono due i fattori che li rendono pericolosamente simili: il pericolo è all’aperto e per evitarlo è necessario privarsi di qualcosa che è insito nella natura dell'uomo; la protezione della prole in mezzo alla catastrofe è un grandissimo problema. In più mettiamoci—spoiler alert—anche il fattore disabilità/disturbo, che in entrambi i lungometraggi diventa valore aggiunto e soprattutto arma contro i “mostri”. In A Quiet Place, dove tutto il punto del film è non fare rumore, altrimenti arrivano dei mostri a divorarti, uno dei bambini è sordo e sarà proprio il suo handicap a dare una speranza sul finale.

Sempre in tema di sensi umani di cui dobbiamo privarci, o di cui ci privano, la comunanza con Cecità—prima libro di Saramago, poi adattamento cinematografico con Julianne Moore—è abbastanza intuitiva. Qui nessun essere soprannaturale, solo un virus che toglie a tutti la vista meno che alla protagonista, costretta a vedere con i suoi occhi tutta la bruttura del mondo proprio quando il mondo non pensa di essere visto.

Chissà quanto sarò dimagrita, poi, vedendo Perfect Sense , film del 2011 in cui Eva Green ed Ewan McGregor si innamorano proprio nel momento in cui un morbo sta privando gli esseri umani di tutti i sensi, uno alla volta. A molti non è sfuggita nemmeno la particolare somiglianza con E venne il giorno di M. Night Shyamalan: anche lì i temi del suicidio e della natura. Strano che un film candidato a diversi Razzie Awards abbia anche degli omaggi di questo tipo, no?

In tutti questi lungometraggi, che più o meno possono essere categorizzati in "film catastrofici in cui l'umanità è fottuta", il fattore della perdita di un'abilità, o di un senso, è centrale e ovviamente si iscrive in un dramma più grande, che è quello del collasso della modernità, durante il quale l'uomo deve re-imparare a vivere secondo altre leggi e chi guarda si chiede: "Cosa farei io in una situazione del genere?"

Bird Box riesce a toccare entrambi i punti abbastanza bene, e non a caso la facilità dell'emulazione dell'ostacolo—una banale benda sugli occhi—ha portato alla famosa challenge, dove degli imbecilli si sono filmati mentre cadevano nel cortile di casa o dalle scale. Per questo gli si perdonano molte imperfezioni, in primis quella di non aver sfruttato veramente un cast abbastanza interessante—il già citato John Malkovich, o Sarah Paulson e Jacki Weaver—che viene ridotto a un insieme di personaggi trattati alla stregua di caratteristi.

Non tocco qui il "non ci hanno spiegato che cosa sono queste creature", perché in quasi nessuno di questi apocalittici il dato scientifico viene davvero affrontato e, a dirla tutta, non intralcia il godimento del film. E poi cosa vi metterebbe più ansia, capire se quelli sono demoni o alieni, oppure vedere Sandra Bullock che, dopo Speed e Gravity, cerca di sopravvivere ancora una volta a una serie infinita di sfighe cosmiche?

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