Ascolta Good Nature, il nuovo album dei Turnover
Fotografia di Emari Traffie

Ascolta Good Nature, il nuovo album dei Turnover

Per finire l'estate con una bella botta di dream pop, veganesimo e tour estenuanti.
23 agosto 2017, 11:00am

Peripheral Vision, il secondo album dei Turnover, ha cambiato completamente la loro carriera. La band di Virginia Beach (un trio, dopo che il chitarrista Eric Soucy se n'è andato quest'anno) ha deciso di abbandonare il punk à la Saves The Day dei loro esordi e ha cominciato a integrare nel proprio DNA musicale band come i Cure e i Wild Nothing. Il dream rock tutto chitarrini puliti di quelle undici canzoni ha, a tutti gli effetti, ringiovanito la band. "Dopo quel disco è stato tutto diverso. È dal 2012 che giriamo in tour ed eravamo arrivati a un limite, in termini di pubblico che ci aspettavamo di vedere ai nostri concerti. Ma quando è uscito quell'album tutto è cambiato," mi dice al telefono Austin Getz, il loro frontman.

Getz si sta riprendendo da un weekend in cui ha suonato in anteprima Good Nature, il nuovo album dei Turnover, a New York e a Boston in degli showcase dedicati ai loro fan più fedeli. "È stato strano vedere le reazioni della gente," mi dice, "ma è stata anche la mia parte preferita del tutto. Dicevano, tipo, 'È come Peripheral Vision, ma molto più caldo e ballonzolante.' Ed è assurdo, perché è esattamente quello che penso anch'io". Anche se Good Nature non è un album di rottura come è stato Peripheral Vision, è un miglioramento rispetto all'enorme salto che la band ha fatto un paio di anni fa.

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I Turnover non sono la prima band pop-punk che comincia a esplorare territori più sognanti e atmosferici (vedi: The Sidekicks, Title Fight), ma Good Nature dimostra che la loro è una scelta forte. Se le canzoni di Peripheral Vision potevano essere descritte con aggettivi come "incantato" e "malinconico", questi nuovi pezzi praticamente galleggiano su strumentali lussureggianti e arieggiate. Il disco è stato registrato in sei settimane lo scorso autunno allo Stduio 4 di Consohohocken, PA, con Will Yip, loro produttore di fiducia. Le canzoni riflettono il gusto musicale della band, sempre più aperto e ampio: lungo l'intervista, Getz, cita George Harrison, Pet Sounds dei Beach Boys, la bossa nova, la musica disco e Toro Y Moi. Inoltre, tiene particolarmente al modo in cui i pezzi sono stati arrangiati: "Volevo che questo album fosse un po' più dinamico e non solo ispirato dalla New Wave, con le linee di basso a portare avanti i pezzi. In un certo senso abbiamo scritto le linee di basso come se fossero parti di chitarra", dice.

Dietro alla crescita in studio della band, però, non c'è solo l'ampliamento della collezione di dischi di Getz. "Il periodo tra quesi due album è stata la parte della mia vita in cui sono cambiate più cose. Quando sei nei tuoi primi vent'anni il tuo cervello si riformatta molto di più che in qualsiasi altra parte della tua vita", spiega. Getz ha cominciato a sentire il peso dei tour infiniti che hanno seguito la pubblicazione di Peripheral Vision: "Ho cominciato a sentirmi un po' più alienato da tutte le persone che mi erano sempre state più vicine. I miei amici storici, a casa, parlavano di quello che succedeva nelle loro vite e mi rendevo conto che la mia era radicalmente diversa." Getz decise quindi che aveva bisogno di darsi delle priorità e decidere che cosa importava davvero nella sua vita e nelle sue parole, anche se tornare a casa era un'occasione sempre più rara. Voleva "trovare un contesto più profondo nei suoi rapporti".

Fotografia di Emari Traffie

Questa ricerca ha reso Good Nature il disco più ottimista dei Turnover. "Peripheral Vision rappresentava la fine di quella parte adolescente della mia esperienza, parlava delle domande sulla vita che mi ero fatto in quel periodo. Good Nature prova a trovare delle risposte," dice Getz. "Curiosity", il pezzo più veloce del disco, serve praticamente come la dichiarazione di una missione: "Siamo tutti un po' curiosi, abbiamo gli occhi spalancati. È difficile guardare le cose da prospettive diverse. Quello che pensi sia al contrario potrebbe essere alla rovescia." Il cuore dell'album batte spinto da un desiderio di verità, di comprensione della propria vita. "È difficile suonare poetici, a volte, quando stai provando ad affermare un'idea", dice Getz.

Good Nature è permeato da un tale senso di maturità e serenità che è facile dimenticarsi dei sentimenti crudi e spiacevoli di cui Getz cantava così poco tempo fa su Peripheral Vision. "Sunshine Type" è un'ode all'estate piena di nostalgia, mentre "Bonnie (Rhythm & Melody)" è una proclamazione d'amore e di pace: "È come se il mio essere me e il tuo essere te fosse tutto quello di cui ho mai avuto bisogno". "I Would Hate You If I Could", invece, aveva dentro una frase come "Sei solo un'altra amante senza alcun senso". "I due album rappresentano due ere completamente diverse della mia vita", dice Getz.

Good Nature si chiama così anche perché lo stile di vita di Getz si è fatto sempre più naturale. "Non posso davvero sottostimarlo. È un sentimento che ho provato anche solo camminando tra le sequoie della California nei nostri primi tour, mi faceva davvero impazzire", mi spiega, parlandomi anche di alcune esperienze psichedeliche del suo passato. Ora si è trasferito a Sebastopol, CA, con la sua ragazza, è diventato vegano e ha deciso di prendersi più tempo per leggere e fare attività fisica. All'orizzonte c'è un tour di tre mesi in supporto al nuovo album, ma Getz sembra molto più pronto a restare coi piedi per terra: "Penso che se lasci qualsiasi energia primordiale ti scorre dentro prendersi possesso di te, solitamente andrà tutto bene. Basta non provare a reagire. Mi sto lasciando portare da un'onda, in un certo senso, e finora è stato tutto bello. Vedremo se mi porterà a cadere da una scogliera."

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