In Kosovo non c’è un’ambasciata irlandese. Non ci sono neanche autostrade o McDonald’s, ma visto che la cosa più facile a cui rimediare ci sembrava proprio la prima, il mese scorso abbiamo messo su una finta ambasciata irlandese. Non avevamo i permessi per rilasciare visti o concedere asilo politico, ma grazie all’aiuto del nostro sponsor alcolico, tutto ciò che ci serviva per fare dei mega festoni era una playlist. Ecco un po’ di cose che abbiamo imparato sulla vita in Kosovo.
– Al contrario di quanto si sente in giro di solito, il Kosovo è diventato un posto sicuro negli ultimi dieci anni. Così sicuro che gli stranieri che ci lavorano si sono visti ridurre lo stipendio. Non prendono più soldi per l’eventuale pericolo, e non sono affatto contenti di questo. Il che è un po’ come i volontari in Africa che rosicano perché la carestia è finita. Comunque, proprio quando ricevi qualche ospite da fuori, e gli stai spiegando quanto è sicuro il posto, e come addirittura le ragazze possano tornare a casa da sole di notte, proprio allora ti imbatti in una marea di macchine della polizia con mezza città chiusa al traffico, nel momento in cui tolgono di mezzo l’ultimo cadavere.
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– A Pristina si può fumare ovunque. Negli ultimi giorni abbiamo scoperto che si può anche fumare nei taxi, e quindi ogni volta che volevamo farci una cicca ne chiamavamo uno, chiedendogli di farci fare il giro dell’isolato, così da assaporare l’esperienza di sentirsi ancora nel 1982. Secondo Transparency International, il Kosovo è uno dei Paesi più corrotti dei Balcani. Le sigarette ad esempio sono facili da contrabbandare, quindi tutti le vendono. Si fanno il giro dei bar e dei locali con le stecche di sigarette, e vendono Marlboro che sanno di vetri rotti e odorano come il giorno dopo l’apocalisse. Costano un euro o anche meno.
– Non ho idea se sia dovuto ad una questione di gentilezza diffusa dei kossovari, o a qualche anglofono furbetto che gli ha insegnato l’espressione sbagliata, ma succede che quando chiedi il conto in Kosovo, ti dicono la cifra seguita da un “Se ce l’hai.” E può capitare benissimo che tu non ce l’abbia. Quando il tuo simpatico tassista zingaro ti dice di dargli due euro, e tu ne hai solo uno e mezzo, lui ti risponde che non c’è problema e ti fa l’occhiolino. Il che ci riporta a tutta quella questione di Transparency International, e fa sorgere un’importante questione morale: se il risultato della corruzione diffusa è che la gente non si avvelena per 50 centesimi, non è che un po’ di riciclaggio di denaro sporco, estorsioni e qualche rapimento potrebbero far bene alle società non corrotte allo stesso modo dei parchi e della sanità pubblica?
– Le tue storie non batteranno mai le loro. Potresti pensare che la storia di quella volta che eri fatto a una festa e hai messo un gatto sul giradischi, o di quella sera in cui ubriaco ti sei infilato nel letto della madre della tua ragazza siano abbastanza per intrattenere un pubblico esigente, ma in Kosovo ci sarebbero solo grossi sbadigli per te. Qualsiasi storia assurda tu possa raccontare, loro hanno qualcosa dello stesso livello, e subito dopo ti mettono in imbarazzo con frasi del tipo: ” E tutte le volte andavamo a scopare nel mezzo di un campo minato.”
CONOR CREIGHTON
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