Non ho seguito la questione Cambogia con particolare interesse, nonostante sapessi bene chi ci fosse dietro al progetto. Forse perché mi è sembrato scontato da subito che si trattasse di uno scherzo, con i vari richiami alla scena indie e l’estetica alla Wes Anderson per la quale non vado proprio matta, ma l’ho accolto con un tiepido e disinteressato “lol”. Quando però ho visto che avevano deciso di fare coming out, la cosa ha cominciato ad attirare di più la mia attenzione, specialmente dopo aver letto le loro dichiarazioni—che ho interpretato come una sorta di trattato pedagogico per lo studente universitario estimatore-di-indie.
Insomma, non perfettamente sicura di aver capito bene cosa fosse il “misterioso” progetto Cambogia, a parte un evidente smacco alla scena musicale alternativa italiana volto a dimostrare qualcosa ma anche a farsi una sonora risata alle spalle di chi ci aveva creduto, ho deciso di sospendere il giudizio sulla questione e ritornare a fregarmene. Il destino beffardo però ha voluto che incontrassi per caso Davide Iannitti, voce di Cambogia nonché autore e produttore di molti dei suoi pezzi, il quale mi ha proposto un racconto dettagliato dal suo punto di vista sulla questione. Quale migliore occasione dunque per fare chiarezza su almeno uno dei gialli dell’indie italiano del 2017, visto che di incontri casuali con Liberato non ne ho avuti.
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Indossato impermeabile beige e occhiali scuri, incontro Davide in un bar. Il motivo principale per cui ha deciso di farmi questo resoconto è che, da quando il progetto si è concluso con la teatrale uscita di scena del cantautore del mistero, l’unica versione dei fatti in circolazione era quella che non coincideva esattamente con la sua. Così, comincia il racconto dell’altra parte di Cambogia. Prima di tutto, Davide mi spiega che è stato tirato dentro al progetto per via della sua versatilità come musicista. Canta e suona una marea di strumenti, oltre ad avere una sala di registrazione e una etichetta discografica. Una volta dentro, il suo lavoro sarebbe stato quello di comporre e arrangiare dei pezzi, oltre che cantarli, tutto all’insegna del trollaggio.
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Solo che, a quanto pare, le direzioni dall’alto—quelle che venivano proprio da chi sosteneva che il sistema musicale fosse marcio e andasse scardinato con una gigantesca gag memorabile—erano pericolosamente somiglianti nella sostanza a quelle che stavano “combattendo”. Così, in soli due mesi, Davide e gli altri musicisti coinvolti sfornano un album dal nulla, lavorando molto seriamente sulla realizzazione con tutti gli impegni che ne conseguono. Insomma, i pezzi escono, il seguito arriva e si viene a creare però un piccolo cortocircuito, perché Cambogia nasce come progetto indirizzato a un pubblico di ragazzine invasate mentre a conti fatti, usciti i pezzi, il seguito dell’artista è principalmente composto da maschi universitari. Altra questione, quella dell’etichetta: il piano è di uscire a febbraio 2017 ma dai vertici dell’indie arriva la notizia che non ci si può prendere così tanto per il culo tra di loro, quindi niente da fare, Cambogia rimane orfano di etichetta. Così se ne crea una fittizia lui, la Napalm Dischi.
Arrivati a questo punto, cominciano a presentarsi dei quesiti un po’ più seri: proposte di live e di accoppiamento. Mentre al secondo tipo di proposta si può rimediare senza troppi problemi, il primo invece ne crea qualcuno, considerato che la voce di Cambogia non corrisponde alla sua faccia. Anche qua, l’idea di chi le canzoni le ha composte e suonate è quella di uscirsene in qualche modo architettando un escamotage, ma nel frattempo la gag continua fino al grande imprevisto—cioè l’arrivo di Liberato. Come si fa ora che è venuto fuori un altro cantante misterioso senza volto? Si esce allo scoperto, così non si rischia di passare per quelli che copiano le idee. E Cambogia? E le sue canzoni? E le persone che hanno fisicamente imbracciato una chitarra e impiegato del tempo per fare un album che non ha nulla a che vedere con tutta la storia della gag?
Sostanzialmente, mi spiega Davide, Cambogia ha due anime: quella del fantomatico hype, questo mostro moderno che sforna cibo per deficienti, e quella di chi invece ha fatto il disco. Dal coming out in poi, però, questo bipolarismo diventa ancora più problematico e così il progetto muore in un’ultima scintilla di vita, l’uscita del singolo “Luci Rosa”. Dopodiché, seguono una serie di guerre intestine e a Davide viene tolta la pagina Cambogia, successivamente eliminata.
Dopo questo racconto sono più confusa di prima. Qual è il senso di una missione pedagogica che usa gli stessi mezzi e le stesse dinamiche del mondo che vuole scardinare e si ritrova, di fatto, a fare esattamente ciò che condanna? Qualcuno ha effettivamente imparato qualcosa dopo aver scoperto che Cambogia era una gag? Ma soprattutto, se il fine ultimo era quello di dimostrare che non serve chissà cosa per fare successo a parte un buon hype, non stai forse dimostrando esattamente l’opposto di quello che dichiari? È davvero tutto così malefico il mondo dell’hype o è solo che oggi conosciamo questa parola e vogliamo appiccicarla su tutto ciò che è sempre stato pura e semplice pubblicità?
In ogni caso, Cambogia potrebbe rinascere dalle proprie ceneri con un tour da un momento all’altro. Quindi, Davide rassicura voi poveri fan sinceri del cantautore che non avete nessuna colpa se non quella di aver apprezzato un disco al quale lui ha lavorato. E magari, in un futuro non troppo lontano, riuscirete pure a vederlo dal vivo.
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