Dietro la leggenda di Dock Ellis, il giocatore di baseball sotto acido


Dal trailer di No No: A Dockumentary

Ci sono momenti nella storia del baseball che hanno trasceso la dimensione del gioco per diventare veri e propri simboli della cultura pop. Babe Ruth che indica il muro dello stadio prima di battere un fuoricampo proprio in quella direzione; oppure Bobby Thompson che batte lo “Shot Heard ‘Round the World con cui i Giants vincono la National League nel 1951. E poi c’è stata quella volta che Dock Ellis, il lanciatore dei Pittsburgh Pirates, ha eliminato tutti i battitori avversari mentre era fatto di LSD.

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Se non conoscete questa storia, è perché nel 2009 non avevate una connessione internet. In quell’anno, infatti, il cortometraggio di James Blagden Dock Ellis and the LSD No-No è girato tantissimo su internet, trasformando quella che sarebbe stata solo una piccola e strana nota a piè di pagina nella storia del baseball in una fiaba moderna.

Se non l’avete visto, eccolo qui:

Come per molte leggende, si discute molto su quanto questa storia sia veritiera—dopotutto, non c’è modo di dimostrare che quel giorno, sul monte di lancio, Ellis fosse davvero fatto di LSD, come ha continuato ad affermare fino alla sua morte. Nel 2011 Deadspin ha cercato di ricostruire quanto c’è di certo nella vicenda, e ha fatto notare che nessuno dei compagni di squadra di Ellis ha mai confermato la sua versione. Ma che si tratti o meno di un mito, Ellis rimane un personaggio affascinante, e ora è anche il soggetto del nuovo documentario di Jeffrey Radice, No No: a Dockumentary

Il documentario, che è stato proiettato quest’anno al Sundance Film Festival, racconta la storia di un uomo che ha combattuto contro il razzismo nel mondo del baseball e che si è fatto portavoce del diritto dei giocatori al possesso del proprio cartellino. Ellis, che è morto nel 2008, ha anche fatto dei Pittsburgh Pirates una delle franchigie più importanti della Major League.

Ho incontrato Radice per parlare del perché la questa storia è così affascinante.

VICE: Perché hai deciso di fare un documentario su Ellis?
Jeffrey Radice: Sono arrivato alla storia di Dock Ellis partendo dall’analisi della storia dell’LSD negli Stati Uniti, che parte dal progetto MK Ultra della CIA. Avevo già realizzato un documentario su quell’argomento. Sul libro paga della CIA c’erano delle prostitute che drogavano i loro clienti, e gli agenti osservavano gli effetti tramite dei finti specchi. 

Ma sei anche un grande appassionato di baseball degli anni Settanta, giusto? Volevi unire le due cose?
Tra il baseball e la controcultura non c’è molta distanza, se ci pensi. La guerra alla droga è iniziata nel 1970, e l’LSD ne è stato sicuramente uno degli obiettivi. In questo documentario ho cercato di usare Ellis come terzo occhio, e il baseball come territorio da esplorare. Per giovani di oggi il 1970 è qualcosa di lontanissimo. Invece Dock Ellis è un personaggio molto ribelle e attuale, ecco perché l’ho scelto.

Dock rappresenta alla perfezione quel tipo di attitudine. La gente a cui piace quest’attitudine—quelli che vanno al Burning Man, per dire—rimane sempre sorpresa dalla sua vicenda.

Dev’essere stata un’impresa, fare un no hitter [nessuna battuta valida in una partita di minimo 9 inning] sotto acidi. Come ha fatto?
Dock era fatto di LSD da qualche giorno. Aveva preso un acido, gli era sceso e ne aveva preso un altro. Ma più ne prendi, meno ti fa effetto. Puoi prolungare la fattanza, ma nel suo caso lui era alla fine di una fattanza durata più giorni, così quand’è andato allo stadio ha preso anche un po’ di speed—la sua droga preferita per quando doveva lanciare—che lo ha aiutato a concentrarsi sulla partita.

Il fatto che ci fosse così tanta gente a guardarlo l’avrà fatto impazzire.
Dock era molto bravo a gestire le situazioni in cui si trovava. Penso che gli atleti professionisti riescano a ignorare la folla senza troppe difficoltà. Un’altra cosa che l’ha aiutato è la memoria muscolare. Dan ne ha parlato molto durante la sua vita. Nel caso del lanciatore, tutto ciò che devi fare è lanciare la palla. Basta prendere il ritmo.

Pensi che l’LSD non influisca sulla capacità di un atleta di giocare a baseball come lanciatore?
Se giochi esterno destro, ti arriva forse una palla ogni uno-due inning. Quindi la tua mente ha un sacco di tempo per perdersi. Se giochi lanciatore devi tirare una palla dopo l’altra, e alla fine prendi un certo ritmo. È per questo che credo sia stato possibile fare quello che ha fatto Dock.

Ed è per questo che credi alla sua storia?
Penso che buona parte dei dubbi sulla sua storia sia stata sollevata da persone che non hanno mai preso l’LSD. È una droga che influisce principalmente sui processi mentali. Alla fin fine, nel caso del lanciatore si tratta solo di pratica, ritmo e memoria muscolare. 

No No: a Dockumentary è appena uscito online. Potete vederlo in molti posti, tra cui YouTube.

Segui Mike Pearl su Twitter: @mikeleepearl.

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