Le star dimenticate del terrorismo anni ’70

A Hollywood è in cantiere un altro film su Carlos Lo Sciacallo, e Bernhard Schlink sta scrivendo di nuovo libri sulla banda Baader-Meinhof. Tra il Munich di Spielberg e il Che di Soderbergh, nel decennio appena trascorso ci siamo divertiti a celebrare le star del terrorismo degli anni ’70. In contrasto con la minaccia amorfa e inestinguibile dei terroristi odierni che pende sulle nostre testoline di occidentali, tutti sapevamo cosa volessero figure come il Che o l’Organizzazione del Settembre Nero: valigette piene di soldi ed elicotteri da mandare a Cuba. Avevano un approccio alla negoziazione che manca quasi totalmente ai fanatici suicidi di oggigiorno.
Ecco una lista di terroristi meno noti degli anni ’70, di quelli che la cultura pop non ha ancora trasformato in rockstar in giarrettiera, tappezzate di esplosivo al plastico, che garrotano gli ostaggi.

IL FRONTE DI LIBERAZIONE DEL QUEBEC

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Mario Bachand del FLQ. Che occhietti.

Dagli anni ’90 in poi, la “liberazione” del Quebec francofono da quegli anglosassoni mangioni e poveri di cultura è stato qualcosa di cui discutere per capriccio tra gli opinionisti dei quotidiani. Ma negli anni ’60 e nei primi anni ’70, c’era chi era pronto a morire per il proprio diritto di non essere canadese. Il FLQ voleva stabilire una repubblica francofona e marxista in territorio nordamericano, e per fare questo i suoi membri mettevano bombe in fabbriche di scarpe e rapivano importanti figure politiche. Pierre Laporte, vice-governatore del Quebec, fu trovato strangolato in seguito a una soffiata mandata a una stazione radio locale. Il ministro del commercio Richard Cross, tenuto prigioniero anche lui, fu usato come merce di scambio quando il primo ministro canadese Pierre Trudeau rispose alle monellerie del FLQ dichiarando la legge marziale e arrestando cinquecento persone. I rapitori fecero le consuete richieste: 500.000 dollari in oro, elicotteri per Cuba, varie ed eventuali. Ma, cosa meno consueta, la ebbero vinta, e il governo di Trudeau spedì cinque di loro a prendere il sole a Cuba in cambio della vita di Cross.

SONO FIGHI? No, erano canadesi francofoni.
SVENTREREBBERO LA PROPRIA NONNA?
Probabilmente sì.
CREDEVANO IN QUALCOSA IN CUI VALESSE LA PENA CREDERE?
Sì. Credevano nel segregare i francofoni dal resto del mondo.

I TUPAMAROS

Il leader Raul Sendic. Sopracciglione.

Geoffrey Jackson non se la stava passando troppo bene. Gli ambasciatori tedeschi, svizzeri e americani erano già stati portati via dai rapitori quando il console fu infilato in un’auto a Montevideo, nel gennaio del ’71.

Fortunatamente, un passaporto inglese fece tanta differenza per Jackson in Uruguay quanta ne aveva fatta per Cross in Quebec, e Ted Heath riuscì a negoziare il rilascio di Jackson dopo otto mesi di prigionia. I Tupamaros di solito venivano visti come veri amici della gente comune. Fecero fuori un agente dell’FBI che aveva insegnato a molti governi dell’America Latina dei metodi avanzati di tortura, e sottoponevano al test della verità le celebrità, per poi trasmettere i risultati: era una specie di talk-show con accesso a tutte le aree. Provate a pensare a Friday Night With Jonathan Ross con al posto dei quattro frocetti di guerriglieri armati fino ai denti, e con al posto del pianoforte un cadavere.

SONO FIGHI? La regola in genere è che chiunque venga dal Sud America sia figo, per quanto gli studenti cerchino di screditare questa tradizione.
SVENTREREBBERO LA PROPRIA NONNA?
Non più. Hanno detto ciao alla violenza e sono diventati legali nel 1984. Forse lo avrebbero fatto negli anni ’70, ma, nel caso, lo avrebbero fatto con umanità.
CREDEVANO IN QUALCOSA IN CUI VALESSE LA PENA CREDERE?
Credevano solo nel credere.
COSA BUFFA AGGIUNTIVA
: I Tupamaros erano fortemente influenzati dal Minimanuale della Guerriglia Urbana di Carlos Marighella, una specie di proto-Anarchist’s Cookbook. Il libro era così convincente che, dopo averlo letto, l’editore italiano di Marighella fu spinto a unirsi a una cellula terroristica. Il favore gli venne restituito quando si fece esplodere in mille pezzi cercando di montare una bomba su un traliccio elettrico.

LA ANGRY BRIGADE

La bandiera fin troppo arrabbiata dell’Angry Brigade, e Hilary Creek.

L’Angry Brigade è stato un gruppo di studenti radicali mangia-muesli piuttosto farsesco e un po’ arrabbiato. Le 25 bombe di cui si resero responsabili tra il ’70 e il ’71 ferirono una persona e non uccisero nessuno. Negli anni ’70 l’Inghilterra era un fertile focolaio di terrorismo, come di qualsiasi altro tipo di crisi: economia del vecchio mondo, Irlanda del Nord, declino industriale, settimane lavorative di tre giorni, inflazione crescente, rivolte razziali, il suono della voce di Frank Spencer. I cattivoni peggiori che siamo riusciti a evocare, però, era il gruppo con lo spaventoso nome “Gli Otto di Stoke Newington”: la polizia, durante un raid, li scoprì con 33 bastoncini di gelatina esplosiva. Uno degli arresti risponde al nome di Hilary Creek, la figlia di un tale che lavorava nella City. La Creek è stata intervistata dall’Observer nel 2002, non ha espresso rimorsi per aver preso parte negli eventi, e ha più volte obiettato di fronte all’uso del termine “bomba” da parte dell’intervistatore perché suddetto termine ha connotazioni esageratamente negative.

SONO FIGHI? Fighi più o meno quanto una trasmissione comica su Radio 4 in cui convergano i “talenti” di Rory Bremner e Miles Jupp.
SVENTREREBBERO LA PROPRIA NONNA? Macché, scriverebbero il CAP sbagliato sul pacco bomba.
CREDEVANO IN QUALCOSA IN CUI VALESSE LA PENA CREDERE? Credevano nell’abbattimento di Sir Edward Heath, vile dittatore fascista e malefico oppressore del popolo.

LA BRIGATA DI GEORGE JACKSON

Immagino un gruppo non abbia bisogno di una bandiera se si è solo in cinque.

La George Jackson Brigade prendeva il nome da uno delle Black Panther, ucciso mentre cercava di evadere dalla prigione di San Quentin. Il gruppo era composto da cinque proletari militanti con background razziali molto diversi. In genere, si affannavano per non uccidere persone, ma nella loro foga nel cercare soldi facili, i loro pasticci nel rapinare banche furono fatali. Una volta lanciarono molotov negli uffici di un imprenditore di Seattle che lavorava in una zona della città piena di neri ma si rifiutava di assumere dei neri. Ci furono quindici attentati prima che i cinque brigatisti di George Jackson venissero tutti uccisi o arrestati, via via che la polizia stringeva il cappio attorno a loro.

SONO FIGHI? Al loro confronto, Carlos lo Sciacallo sembra Mika che si mangia una fetta di torta pasqualina.
SVENTREREBBERO LA PROPRIA NONNA?
Ma no, erano dei micioni. Grandi micioni con grandi pistole.
CREDEVANO IN QUALCOSA IN CUI VALESSE LA PENA CREDERE?
Credevano in tutto il nobile e il vero presenti nello spirito umano.

GAVIN HAYNES

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