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L’inquinamento domestico non è da sottovalutare

Se pensiamo alle calotte polari e all’eventuale inondazione di Miami è facile dimenticarsi che uno dei luoghi in cui noi umani danneggiamo di più l’ambiente e la nostra salute sono proprio le nostre case.

L’organizzazione mondiale per la salute ha stimato che 4,3 milioni di persone muoiono ogni anno per l’esposizione a gas tossici nelle proprie abitazioni, perché, ad esempio, per cucinare vengono usati combustibili solidi su una fiamma, o anche a causa di semplici fornelli. E, avvenendo in ambienti domestici, queste morti riguardano soprattutto donne e bambini.

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È difficile accorgersene qui, o in altri paesi ricchi, dove l’inquinamento causato dal modo in cui illuminiamo o riscaldiamo le nostre case e cuciniamo il nostro cibo, per la maggior parte, non è visibile.

Ma un terzo della popolazione mondiale nelle proprie case brucia dei vegetali o del carbone per cucinare, e introduce così particelle pericolose nell’aria, come il monossido di carbonio. Il carbone è molto usato in Cina, ed è stato stimato che il suo uso domestico sia responsabile di 420.000 morti ogni anno; in India e in Africa sono più comuni il legno e il carbone da legna; il letame animale è molto usato nelle comunità di pastori di zone montane come il Nepal e l’Afghanistan e anche nelle savane in cui è difficile reperire del legno, come in Kenya ed Etiopia.

la cucina è cultura

Negli ultimi anni, grazie alla diffusione di fornelli più efficienti, la cifra totale delle persone esposte a inquinamento domestico è diminuita, ma secondo una ricerca pubblicata recentemente su The Lancet Respiratory Medicine, l’aumento della popolazione mondiale ha fatto sì che il numero di persone esposte a questo tipo di inquinamento rimanesse fermo ai 2,8 miliardi.

È stato stimato che circa 600-800 milioni di famiglie sono soggette a rischi sempre maggiori di infezioni alle vie respiratorie, polmonite, broncopneumopatia cronica ostruttiva, asma e cancro ai polmoni.

Come tutti i lettori di Micheal Pollan ben sanno, stiamo parlando di una parte fondamentale delle nostre vite: la cucina è cultura, come lo è ogni cosa, dal tipo di combustibile usato alla struttura dell’abitazione, tutti elementi che hanno un ruolo nell’inquinamento domestico. E quel che è peggio è che anche le persone che vorrebbero usare dei combustibili più puliti non possono farlo perché sono tra le persone più povere al mondo.

Quindi sì, bisognerebbe risolvere la povertà globale e poi trovare un modo per comunicare in modo rispettoso i vantaggi di un nuovo stile di vita contro quello tradizionale. La soluzione dovrebbe essere questa.

Immagine: The Lancet

Tuttavia gli avanzamenti sul fronte dell’inquinamento domestico hanno delle importanti conseguenze anche in altri settori. Per esempio, “nel 2010 il governo americano, assieme all’ONU, ha creato una partnership tra pubblico e privato che incorporava la PCIA nella Global Alliance for Clean Cookstoves, promuovendo miglioramenti e l’installazione di soluzioni pulite per la cucina per milioni di famiglie al fine di ridurre gli effetti della deforestazione e dei cambiamenti climatici, e per dare più potere alle donne,” afferma la descrizione del progetto.

O almeno, questo è il piano.

“Le ONG familiari con le tradizioni e la cultura delle varie comunità saranno partner essenziali delle aziende e dei governi quando i programmi di implementazione saranno attuati su larga scala,” conclude lo studio. Solo quando le ONG comprenderanno cosa sta accadendo potranno “contribuire per portare soluzioni energetiche migliori e sostenibili per le famiglie, che vengano accettate dalle comunità.”

Ovviamente i sistemi che rimpiazzeranno questi combustibili solidi avranno altri effetti sulla qualità dell’aria, con altri fabbisogni energetici, con i costi delle emissioni di carbonio dei gas liquidi o l’elettricità prodotta grazie a centrali alimentate a carbone. Ma speriamo che la strada verso un’energia verde e sostenibile non sia necessariamente quella che viene più seguita dagli Stati Uniti e da altri paesi.

Il caso di molti kenioti che non considerano i servizi bancari online e piuttosto adottano direttamente il mobile banking potrebbe essere il segno che forse paesi che storicamente hanno avuto scarse infrastrutture potrebbero passare direttamente a fornelli a energia solare e luci LED, senza passi intermedi. Sarebbe una cosa molto positiva.

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