Coronavirus: cosa succede quando infetti amici e parenti
Coronavirus

Cosa succede quando infetti con il Covid-19 amici e parenti

"Non ho ancora parlato né con mio padre né con sua moglie da quando è successo."
29.12.20

Nel corso del 2020 ho visto i genitori molto meno di quanto avessi mai fatto (e di quanto avrei voluto fare). Nessuno vuole spedire in ospedale un familiare, ed è per questo che ho evitato il più possibile di andare a casa dai miei. Ma, dopo essere stata da loro per qualche giorno, sono stata costretta a fare una quarantena di tre settimane. Ironia vuole che mia madre avesse contratto il COVID a lavoro, e avesse poi infettato il resto di noi. Per fortuna, nessuno ha avuto sintomi gravi.

Pubblicità

Non tutti hanno la stessa buona sorte. Nel corso di quest’anno, le persone hanno trasmesso il virus a fidanzati, parenti e amici, alle volte con conseguenze gravi. Ho parlato con tre persone che ci sono passate.

Tess* (27 anni)

Eravamo fuori città per il fine settimana e all’improvviso alla mia amica si è tappato il naso. È un po’ ipocondriaca, e da quel momento in poi, a meno che non indossasse una mascherina, non voleva starmi vicino. Mi ricordo di aver pensato che la sua fosse una reazione esagerata. Col senno di poi, il suo istinto era corretto. Abbiamo fatto il tampone, ed entrambe eravamo positive.

Ho immediatamente dato per scontato che anche il mio ragazzo fosse positivo, ma ero meno certa di mio padre e sua moglie. Avevo visto mio padre il giorno prima della comparsa dei sintomi, perché doveva essere ricoverato per un bypass. È una procedura intensa e voleva assolutamente vedermi prima. Ho ricevuto la notizia del mio tampone proprio mentre lui usciva dalla sala operatoria. La mia matrigna ha avvisato subito l’ospedale e lui è stato messo in isolamento. A quel punto io ero nel panico. Mio padre ha 60 anni, è sovrappeso ed era appena stato sotto i ferri. Ho davvero pensato di averlo messo in pericolo. Alla fine lui era negativo, ma la mia matrigna si è ammalata la settimana dopo e ha passato due mesi in ospedale.

Praticamente non ho ancora parlato né con mio padre né con sua moglie da quando è successo. Erano arrabbiatissimi. Secondo loro ero stata imprudente nello scegliere di passare quel fine settimana in campagna a giocare a carte. È dura quando le persone pensano che tu abbia scelto deliberatamente di mettere te stessa e loro in pericolo. E i media non aiutano: fanno sembrare che sia possibile contagiarsi solo quando infrangi le regole, ma non è così che funziona. Con mio padre ci siamo sentiti solo per dirci che non ci saremmo visti per le feste.

Steffie* (22 anni)

Pubblicità

Per mesi, ho seguito tutte le regole senza mai sgarrare. Ma quando è arrivata l’estate, alcune restrizioni sono state allentate e io avevo una gran voglia di divertirmi. Così sono andata insieme a un paio di amici a una festa illegale su una barca. Qualche giorno dopo, uno di loro mi chiama e mi dice che ha mal di gola e che sta andando a farsi un tampone. Io, tralasciando l’hangover, non mi sentivo diversa dal solito.

Qualche giorno dopo la festa, hanno iniziato a farmi male i muscoli. Pensavo che la ragione fosse il mio ritrovato interesse per l’esercizio fisico. Quando è arrivato il fine settimana ho iniziato a sentirmi peggio, ma ero in ferie e bevevo tutti i giorni, così ho dato la colpa all’hangover di nuovo. A ripensarci, i sintomi c’erano tutti, ma ho immaginato che mi stessi suggestionando. Quando anche altri amici hanno sviluppato i sintomi, sono andata a fare il tampone.

L’ho detto al mio ragazzo, che era al lavoro. L’hanno mandato a casa subito e ha fatto il tampone il giorno dopo. Quando mi sono accorta che non sentivo il sapore della zuppa quella sera, ho capito che non avrei dovuto aspettare i risultati: avevo il virus. E alla fine eravamo positivi entrambi. Lui è stato molto comprensivo, ma io mi sentivo in colpa da morire. Il ristorante in cui lavorava ha dovuto chiudere per due settimane—ed erano già stati colpiti duramente dalla pandemia. Poi mio padre è finito in ospedale—per ragioni che non c’entrano con il coronavirus—ma il mio stato di isolamento significava che non potevo aiutarlo in alcun modo.

Ho davvero avvertito le conseguenze delle mie azioni. Andare a quella festa è stata una decisione terribile. Un mese dopo, hanno rifatto la stessa festa e un amico mi ha chiesto: “Vieni anche questa volta?” Ovviamente, gli ho detto di no.

Pubblicità

Lars (26 anni)

La mia ragazza ha spruzzato un campioncino di profumo mentre era in giro a fare shopping con sua madre e si è accorta di non riuscire a sentirne l’odore. All’inizio ha pensato di esseri suggestionata, ma quando qualche giorno dopo a me è venuta la febbre, abbiamo capito cosa stava succedendo.

Dopo la comparsa dei miei sintomi, ho scoperto che un mio collega li aveva a sua volta. Ero la prima persona in ufficio a risultare positiva, quindi doveva essere colpa mia. Poi si sono ammalate anche sua moglie e la figlia di tre anni. Io ero agitatissimo, e mi stavo preparando mentalmente al fatto che il virus sarebbe arrivato ai suoi genitori, i nonni della bambina. Invece si è fermato lì. La sua famiglia ora sta bene.

Per adesso il mio capo non vuole che torni in ufficio, perché ho ancora molta tosse. La sicurezza è ovviamente la cosa più importante, ma mi dispiace. La settimana scorsa ho festeggiato il mio compleanno solo con la mia ragazza. Abbiamo messo qualche palloncino, ma niente torta e sushi. Tanto non ne sento comunque il sapore, ancora.

*I nomi sono stati cambiati per ragioni di privacy.