Primi appuntamenti come comportarsi
Illustrazione di Lorenzo Matteucci

Come capire se un primo appuntamento sarà un fiasco da come si comportano al ristorante

Vedere quello che una persona mangia e beve, o non mangia e non beve, può fare la differenza tra un appuntamento terribile e uno incredibile.
Giorgia Cannarella
Bologna, IT
LM
illustrazioni di Lorenzo Matteucci

“Uno ha passato metà cena a parlare di quanto guadagnasse e poi ha pagato con i Ticket Restaurant. Lavorava in Svizzera, di cognome faceva Soldi e veniva chiamato Soldini”

Una volta ho accettato l’invito di un ragazzo conosciuto su Tinder che per il nostro primo appuntamento mi proponeva di partecipare a una cena al buio organizzata in un locale della mia città. A un certo punto della serata ha pensato fosse una buona mossa leccarmi le dita senza alcun preavviso — e soprattutto senza chiedermelo. Indovinate se c’è stato un secondo appuntamento? Un’altra volta ho declinato un incontro con un ragazzo perché mi ha detto di essere astemio. Potevo sopportare delle dita leccate ma non un appuntamento in cui si beve acqua o caffè?

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Quello che si mangia o si beve, o non si mangia e non si beve, può essere un vero deal breaker, un fattore dirimente, per noi gente un po’ fissata con il cibo — ma non solo per noi.

Ci sono quelli che si fanno desiderare, nel senso che, persi nel parlare e conoscersi, ci mettono un’ora a ordinare — e magari non toccano neanche il cocktail. Forse da quello sì che si capisce se un appuntamento sta andato bene

L’altro giorno ho letto una storia di primo appuntamento finito male raccontata dalla mia collega Anna Norström: “Quando sono entrata al ristorante quest’uomo era già lì e stava lasciando dei contanti nelle mani dei camerieri ordinando al maître di ‘darci un bel tavolo’. Forse negli Stati Uniti, da cui lui viene, è normale — ma a Stoccolma sembri semplicemente stupido. Poi ha preteso di essere un esperto di vino anche se chiaramente non ne sapeva nulla. E alla fine ha ordinato per me senza chiedermi niente! Ero semplicemente scioccata. Alla fine sono praticamente scappata senza dirgli nulla.”

Questo mi ha dato l’idea di raccogliere un po’ di storie di appuntamenti al ristorante o al bar in cui il comportamento a tavola dell’altra persona ha fatto la differenza in positivo o in negativo. Dopotutto la maggior parte dei nostri primi incontri si svolge davanti a un tavolo o seduti a un bancone: è abbastanza inevitabile che il contenitore incida sul contenuto.

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Primi appuntamenti visti da chi lavora dietro il bar

Khris Pagaspas, 27 anni, lavora come bartender. E quindi ha spesso modo di osservare i comportamenti delle coppie al primo appuntamento: “È molto diffusa la tipologia dei sapientoni, che conoscono tutti i cocktail e fanno i fenomeni, e quella dei finti astemi, che bevono analcolici perché temono che, bevendo troppo, possano lasciarsi sfuggire la loro vera personalità.”

Primi appuntamenti e soldi

“Il POS del locale non funzionava e non avevo contanti. Pur di non offrire mi ha proposto di lasciare la carta d’identità e tornare il giorno dopo”

Parlando con alcune persone è emerso che uno dei temi più divisivi al primo appuntamento sia ovviamente, trivialmente ma non banalmente, quello dei soldi. Alice Bianchi racconta che: "Una mia amica è uscita con una ragazza che al momento di pagare ha calcolato quanto ognuna avesse mangiato delle portate condivise. Le ha proprio detto ‘Io vino e dolce li ho solo assaggiati. Ti scoccia se facciamo 3/4 tu e il resto io?’”.

Benedetta Giorgini*, invece, ricorda che “una volta sono uscita con uno che ha passato metà cena a parlare di quanto guadagnasse e poi ha pagato con i Ticket Restaurant. Aggiungo che lavorava in Svizzera, di cognome faceva Soldoni e veniva chiamato Soldi.” Nessuno di questi appuntamenti ha avuto seguito.

Una volta sono andata a bere con un tizio che, al momento del conto, voleva dividere a metà le quattro birre che avevamo ordinato. Il POS del locale non funzionava e io non avevo contanti. Invece che cedere lui ha proposto: “Beh ma puoi lasciargli la carta d’identità e tornare domani a pagare”. Parliamo di circa 8 euro. Ho scoperto in seguito che con quell’uscita lui intendeva provarci con me. Non ne faccio una questione di genere e nemmeno di “coppia”: mi sarei infastidita anche se una cosa simile fosse accaduta con un amico o un’amica.

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Mi rendo perfettamente conto di addentrarmi in una questione spinosa. Dalle testimonianze che ho raccolto il problema non è la mancanza di disponibilità economica per offrire la cena all’altra persona, anzi, bensì mettersi a dividere il centesimo — magari dopo aver insistito per scegliere un locale pretenzioso e costoso. Non dimostrare la benché minima volontà di condivisione o il minimo slancio di generosità dice molto sul tipo di rapporto che si rischia di avere. I menu di cortesia sono il residuo di un passato di cui dovremmo dimenticarci il prima possibile: chi offre cosa non è più una questione di genere ma di intenzione e, spesso, di educazione.

Come mangiano

“Diffido di chi mangia due cose in croce e mangiando non dimostra di godere. Ah poi adoro chi commenta ciò che mangia”

Per Juicy Onugha, 27 anni, le cosiddette ‘maniere a tavola’ sono indispensabili. La lista delle sue bandiere rosse è lunga: “Non mi piace chi mangia cipolla e aglio, né olive, perché non sopporto l’effetto coniglio con sputo annesso. Non mi piace chi soffia la minestra così forte che mi arriva il fiatello-venticello a un metro di distanza. Non mi piace chi mastica con la bocca aperta, chi rutta fragorosamente — e volontariamente — e chi non si pulisce la bavetta dalla bocca, chi mi parla mentre mastica e ovviamente chi mastica con la bocca aperta. Ah, e poi sudare o sporcarsi mentre si mangia, oppure usare uno stuzzicadenti senza mano davanti e poi controllare il reperto ottenuto.”

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Confesso che, leggendo la sua lista, a sudare freddo sono stata io. Sono sempre stata una messy eater e più volte un partner mi ha preso in giro, o addirittura ripreso, perché incapace di mangiare senza sporcarmi, sbriciolare, far arrivare uno schizzo di sugo a qualche metro di distanza.

Alberto Marozzi, 28 anni, ha tendenze completamente opposte a quelle di Onugha: “A me piace chi sbevacchia abbondantemente, chi si diverte a sperimentare sul menù e magari per farlo condivide, in generale chi non è troppo ingessato a tavola e fa la scarpetta. Sicuramente diffido di chi mangia due cose in croce e mangiando non dimostra di godere. Ah, poi adoro chi commenta ciò che mangia: che buono ‘sto vino, ‘ste polpette spaccano…”. Anche Norström è dello stesso partito: “Sono una sharer, ok? Adoro le persone che vogliono condividere. Tipo i ragazzi italiani: quando esco con loro mi danno sempre una forchettata da provare e parlano di cibo come nessun altro. I ragazzi a cui piace molto mangiare sono davvero sexy.”

Come si comportano con i camerieri

“Non sopporto chi non guarda i camerieri negli occhi.”

Victoria Small, 31 anni, ricorda un disastroso primo appuntamento: “Il modo in cui trattano lo staff, per me che lavoro nel settore, è indicativo della persona che sono. Ricordo un appuntamento a Londra con questo ragazzo: strappava loro i piatti di mano, interrompeva le descrizioni dei piatti, faceva persino il segno di muoversi a servire. E poi non sopporto la presunzione. Mi aveva proposto una pizzeria, gli avevo chiesto se facevano altro oltre alla pizza napoletana, che a me non piace, e lui aveva detto sì, invece appena sono arrivata ho scoperto che si mangiava solo la pizza — e lui insisteva pure nel dire che dovevo provarla.

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Conoscevo un ragazzo dello staff che a un certo punto, probabilmente vedendo la mia faccia, veniva spesso al tavolo con una scusa o con l’altra per capire se stavo bene. Il mio date gli ha detto ‘Non vedi che siamo in un appuntamento? Se vuoi provarci fallo quando non è nel mio time slot.’ Insomma, non era proprio una bella persona.”

“Non dovresti portare una persona che vuoi conoscere in un posto che conosci e che frequenti abitualmente”

Anche per Norström il comportamento con lo staff è fondamentale: “Non sopporto chi non guarda i camerieri negli occhi.” Nneya Richards, 34 anni, racconta del primo appuntamento con il suo ragazzo “in un posto a Londra, Coupette, scelto da me. Ha ordinato un drink creativo con sapori diciamo ‘divertenti’: è stata sicuramente un suggerimento per me che era il mio tipo. E poi ha notato e apprezzato gli interni del bar, dimostrando che gli interessavano quanto a me.”

Davide Puca, 32 anni, dà un ulteriore spunto su cui riflettere: “Un ragazzo mi ha portato in un ristorante pizzeria per famiglie. Lui conosceva tutti — chi ci lavorava, chi ci cucinava — e io mi sono sentito assolutamente in imbarazzo. Secondo me il fatto di portarmi in un posto che per lui era così familiare doveva, nelle sue intenzioni darmi importanza. E invece ha fatto l’effetto opposto. Non dovresti portare una persona che vuoi conoscere in un posto che conosci e che frequenti abitualmente. In realtà nel primo appuntamento con il mio ragazzo è successo il contrario di quanto predico: sono arrivati dei miei amici e si sono seduti al tavolo con noi.”

Un’altra tipologia di avventore che capita spesso a Pagaspas sono “quelli che si fanno desiderare” nel senso che, persi nel parlare e conoscersi, ci mettono un’ora a ordinare — e magari non toccano neanche il cocktail.” Forse da quello sì che si capisce se un appuntamento sta andato bene.

*Alcuni cognomi sono stati cambiati per rispettare la privacy degli intervistati.

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