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Motherboard

'L'effetto Mandela': quando la nostra memoria costruisce realtà parallele

Per esempio, Darth Vader non ha mai detto "Luke, sono tuo padre."

di Thibault Prévost
17 novembre 2017, 11:02am

Se dico "Luke, sono tuo padre" capite subito a cosa mi riferisco: Darth Vader, Luke Skywalker, L'impero colpisce ancora — lo conoscono tutti. Tanto peggio per la nostra percezione della realtà, però, perché Darth Vader non pronuncia mai (esattamente) questa frase nel film. Scettici? Controllate di persona. Non disperatevi, questa costruzione mentale collettiva è radicata così profondamente nella nostra mente che chiunque interpellerete in merito avrà la vostra stessa reazione. Di solito, si articola in tre fasi: negazione, stupore e poi constatazione della dura realtà.

Di fatto, la cultura pop è piena di queste distorsioni della realtà, prese per buone senza verifica — ad esempio, tutti sanno che cos'è un Ewok, anche se il loro nome non è mai menzionato in nessun episodio di Guerre Stellari... Ma se la maggioranza delle persone accetta senza troppe difficoltà la possibilità che la memoria sia malleabile, esiste una piccola minoranza che si aggrappa ostinatamente alla propria versione dei fatti. Per questa comunità, che raccoglie pazientemente tutti questi esempi di glitch della realtà, il sintomo ha addirittura un nome: l'effetto Mandela.

Dietro alla nascita di questa incredibile teoria c'è una donna, Fiona Broome. Nel 2005, in una discussione un po' surreale avvenuta durante una conferenza, si è resa conto che molte persone, lei inclusa, erano assolutamente convinte che Nelson Mandela fosse morto in prigione nel 1980. Incuriosita dalla coincidenza e convinta che non si trattasse di un semplice svista della memoria collettiva, ha fatto un po' di ricerca e ha scoperto altre discrepanze tra la storia comunemente accettata e la sua versione registrata.

A poco a poco, l'effetto Mandela ha riunito una piccola comunità online, nel 2013, aprono un sito e un subreddit dedicati e gli esempi si moltiplicano. Nello stesso anno, molti americani scoprono con orrore che il nome di uno dei loro cartoni animati preferiti dell'infanzia, The Berenstain Family, si scrive con una A e non una E. Scandalo. Si aggiungono anche dei sostenitori della teoria convinti che sia la realtà ad avere qualche problema e non i loro ricordi di quando erano bambini. Altri esempi: qualcuno è convinto che la strage di Columbine sia avvenuta nel 1996 (invece che nel 1999); oppure, che l'uomo di fronte al carro armato di piazza Tienanmen nel 1989 sia stato semplicemente investito o che la Scozia e il Galles siano molto più piccoli di quanto sono in realtà. Ma ci sono molti altri casi. Storia, geografia, lingua, cultura: l'effetto Mandela getta la sua ombra di scetticismo sull'intera realtà, mettendo in discussione la sua stessa natura (se si è convinti dell'infallibilità della propria memoria). Scorrere le testimonianze di qui paladini del pensiero critico e delle argomentazioni razionali che sono i sostenitori della teoria rischia di fare crollare le proprie certezze più profonde.

Interpretazione a molti mondi.

Ovviamente, Fiona Broome e i suoi amici non si accontentano di divertirsi ad elencare le distorsioni della realtà, ma propongono una spiegazione razionale e scientifica al fenomeno: l'effetto Mandela non è la prova empirica della malleabilità della memoria umana quanto dell'esistenza di realtà parallele che di tanto in tanto si scontrano. Come questa scena di Matrix, in cui un episodio di déjà vu rivela un cambiamento nella struttura del programma, le memorie alternative sarebbero quindi la prova che coesistono un numero infinito di iterazioni della realtà — in una di queste, Di Caprio avrebbe anche vinto un Oscar prima del 2016, tanto per dire.

A sostegno della sua ipotesi, Fiona Broome cita la teoria dell'interpretazione a molti mondi di Everett. Formulata nel 1957 dal fisico americano Hugh Everett, cerca di spiegare razionalmente l'entanglement quantistico (il fenomeno che permette a due particelle di interagire istantaneamente, indipendentemente dalla loro distanza geografica) proponendo il seguente modello: ogni volta che si osserva uno stato quantistico (a scapito di un altro), la realtà si divide e una nuova versione di essa continua il suo percorso parallelamente al nostro. Vi viene in mente la serie I Viaggiatori - Sliders Bene, allora vuol dire che siete dei super nerd nati negli anni Ottanta, ma avete ragione, perché il principio è (più o meno lo stesso). La differenza è che, a differenza della serie, queste realtà potrebbero influenzarsi a vicenda.

La spiegazione dell'effetto Mandela va cercata più nella psicologia sociale che nella fisica quantistica.

Ovviamente, ogni volta che si mettono assieme la fisica quantistica e le teori cospirazioniste, viene sempre fuori il nome del CERN. Quindi, Fiona Broome è lieta di riferire sul suo sito che "alcuni scienziati hanno sostenuto in maniera non ufficiale che gli esperimenti del Cern riguardanti la fisica quantistica potrebbero alterare la struttura della realtà." L'LHC si è già dilettato nella ricerca delle prove sperimentali dell'esistenza di universi paralleli, soprattutto attraverso il rilevamento di mini buchi neri, l'esperimento non ha portato assolutamente a nulla (in parte perché il dispositivo non poteva raggiungere livelli di energia sufficienti, ma come rassicura Fiona Broome, il nuovo acceleratore di particelle dovrebbe riuscirci.)

In ogni caso, probabilmente la spiegazione dell'effetto Mandela va cercata più nella psicologia sociale che nella fisica quantistica. Secondo l'unico sito interamente dedicato al debunking dell'effetto Mandela, può trattarsi del prodotto di un insieme di bias cognitivi, in particolare della capacità d'interpretazione. La scienza ha da tempo dimostrato che il cervello umano è una 'macchina di disinformazione', e che fidarsi della sua memoria quando si tratta di ripristinare accuratamente le informazioni, di solito, è una pessima idea. A questo si aggiunge la suggestionabilità, l'influenza delle aspettative altrui sui nostri ricordi: leggere che qualcuno è convinto che Mandela sia morto nel 1980 ci impressiona; quando troviamo dieci persone che lo sostengono, siamo tentati di riscrivere la nostra storia mentale (questo concetto è particolarmente rilevante nel determinare la validità delle testimonianze legali).

Inoltre, se gli scettici radicali del subreddit a tema sono così intimamente convinti che i loro ricordi appartengano ad un'altra realtà, è solo a causa del concetto di dissonanza cognitiva: di fronte a informazioni incompatibili con le proprie credenze, la persona si trova in uno stato di tensione sgradevole e spesso sceglie di rafforzare la sua convinzione iniziale, diventando ancora più impermeabile alle critiche. Il fenomeno si riscontra, in particolare, nelle sette apocalittiche, ancora convinte che la fine del mondo sia vicina, mentre i calendari Maya e di Paco Rabanne alla fine non si sono rivelati fondati.

Nel dubbio, facciamo riferimento al principio del rasoio di Occam, il quale afferma che la teoria più semplice è spesso la più probabile, quindi, chiediamoci: è più probabile che la nostra realtà sia solo una versione tra le infinite possibili e che solo un piccolo numero di persone abbia la capacità di rilevare le sue fluttuazioni attraverso una memoria infallibile o che l' effetto Mandela sia la semplice prova che il nostro cervello modifica i ricordi? Chi è in malafede spesso preferisce le spiegazioni contorte a quelle semplici e ama cullarsi in una credenza la cui invalidità è essenzialmente impossibile da dimostrare. La verità si trova altrove, in una realtà parallela in cui Darth Vader dice davvero "Luke, sono tuo padre." Aspetta, com'è che diceva invece? Mi esplode il cervello.

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