L'Italia è davvero il "laboratorio mondiale" del populismo?

Abbiamo chiesto a Cas Mudde, politologo olandese ed esperto di populismi, cosa pensa del governo giallo-verde e se rischiamo di fare la fine dell'Ungheria.
Leonardo Bianchi
Rome, Italy
6.7.18
Foto via Facebook

Qualche settimana fa Alexandr Dugin ha presentato il suo ultimo libro Putin contro Putin a Milano insieme a Diego Fusaro, un esponente di CasaPound e il neofascista Maurizio Murelli (condannato per l'omicidio un agente di polizia nel 1973). Nei media occidentali, Dugin è erroneamente considerato “l’ideologo” di Vladimir Putin; ma sarebbe più corretto definirlo per quello che è davvero: l’inventore della “Quarta Teoria Politica,” nonché uno dei padri nobili del rossobrunismo contemporeaneo—che di “rosso,” ormai, non ha un bel niente.

Ad ogni modo, dialogando con l’Huffington Post, il filosofo russo si è mostrato entusiasta per la formazione del governo giallo-verde. Per lui, si tratta del “primo passo storico verso l’affermazione irreversibile del populismo e la transizione verso un mondo multipolare.” E pur non vedendo “una strategia precisa dietro questo governo,” Dugin scorge “una reazione sana e giusta contro la dominazione delle élite transnazionali da parte del popolo.”

Chiaramente, non è il solo a pensarla così: anche Steve Bannon, ex capo di Breitbart ed ex consigliere di Trump, ha detto che l’Italia “è diventato il paese di riferimento della rivolta nazional-populista contro le élite.” Inoltre, l’americano ha aggiunto che “è chiaro che in Europa comanda davvero solo chi agisce—come Salvini in Italia, Orban in Ungheria, i leader di tutto il gruppo di Visegrad e persone come Seehofer [il ministro dell’interno e leader della CSU] in Germania.”

E non è un caso che lo stesso Matteo Salvini, dal palco di Pontida, abbia lanciato la suggestione di una “Lega delle leghe che metta insieme tutti i movimenti liberi, sovrani,” e parlato delle prossime elezioni europee come di un “referendum fra l’Europa delle élite, delle banche, della finanza, dell’immigrazione e del precariato, e l’Europa dei popoli e del lavoro.”

Aggiungiamo a questo mix la debolezza di Angela Merkel e ci troviamo di fronte a un potenziale stravolgimento politico mica da ridere. Eppure, orientarsi in questo clima politico non è per niente facile; anche perché, a livello terminologico, la confusione su lemmi quali “populismo” o “sovranismo” è parecchio elevata. Per tentare di capirci qualcosa, dunque, ho pensato di rivolgermi a uno che i populismi—di ogni colore e latitudine—li studia da parecchio tempo: Cas Mudde.

Il politologo olandese ha coniato una delle più citate definizione di populismo, ha scritto diversi libri (tra cui il seminale Populist radical right parties in Europe), e recentemente si è anche occupato dell’Italia in alcuni editoriali sul Guardian. Gli ho chiesto se davvero il nostro paese è il “laboratorio mondiale” del populismo, se il nostro destino è finire come l’Ungheria di Orban, e qual è il modo di contrastare l’agenda dei populisti senza schiacciarsi sulle loro posizioni.

VICE: Quotidiani come il TIME hanno definito l’attuale governo italiano “il primo governo populista dell’Europa occidentale”; e lo stesso Giuseppe Conte in Parlamento ha detto che “se populismo è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente” allora Lega e Movimento Cinque Stelle “meritano entrambe questa qualificazione.” Descriveresti questi partiti (e quindi questo governo di coalizione) come “populisti”?
Cas Mudde: Sì, M5S e Lega sono chiaramente dei partiti populisti. Mentre il M5S è un partito puramente populista, senza una chiara ideologia di base, la Lega è un partito populista e di destra radicale, che unisce populismo con nativismo e autoritarismo.

Nel dicembre 2017, hai scritto che la “parola dell’anno” sarebbe dovuta essere nativismo, al posto di populismo. Puoi spiegarci cosa intendi con nativismo? Che cos’ha in comune con il populismo? E perché è un concetto importante per capire quello che sta succedendo nelle democrazie occidentali?
Il nativismo è una forma xenofoba di nazionalismo. Non solo promuove uno stato “proprio” per la popolazione “propria”, ma considera qualunque cosa non-nativa (idee o persone) come una minaccia per lo stato-nazione.

Mentre il populismo è una contrapposizione verticale all’interno dello stesso gruppo etnico (ad esempio, tra il “popolo puro” e “l’élite corrotta”) il nativismo è una contrapposizione orizzontale tra “noi” e “loro” dal punto di vista etnico. Molti dei partiti populisti di maggiore successo in Europa sono anche nativisti (ad esempio Fidesz, Rassemblement National, FPÖ, Lega), ma altri non lo sono (Podemos, Syriza). Ci sono poi i partiti nativisti, ma non populisti (come l’Unione Cristiano-Sociale, CSU, in Germania).

Leggendo la stampa internazionale, ho notato molta confusione in merito al Movimento Cinque Stelle: alcuni lo definiscono un partito “di estrema sinistra” o “un partito populista di sinistra,” mentre altri come un “partito di estrema destra” o semplicemente un “partito anti-sistema.” Come definiresti il M5S?
Come ho detto, credo che il M5S, in questo momento, sia principalmente un partito populista. Sembra avere tendenze di destra, ma non ha chiare ideologie di destra, come il neoliberismo (di Forza Italia) o il nativismo (della Lega).

Di sicuro, non lo considererei un partito di sinistra o estrema sinistra—in parte perché il partito non si fonda su un’ideologia di sinistra, come Podemos o Syriza, e in parte perché tratta alcuni temi che appartengono più alla destra, in particolare la campagna anti-immigrazione.

Anche se la Lega ha preso “solo” il 17 percento dei voti, rispetto al 32 percento del Movimento Cinque Stelle, nelle ultime due settimane Matteo Salvini è stato il vero protagonista nei media —principalmente grazie al suo stile comunicativo “trumpiano”. Potremmo quindi descrivere Salvini come il nuovo volto della destra radicale e populista in Europa?
No: per ora definirei Salvini un seguace, più che un leader. Sta seguendo le orme di Le Pen, Putin, Orban e Trump. Tuttavia, se i media nazionali e internazionali rimangono così ossessionati dalla sua figura, probabilmente saranno loro a trasformarlo in un leader.

In questo momento, Salvini sembra seguire principalmente Orban, sperando di entrare a fare parte di un blocco illiberale di Visegrad-—che in realtà non è così omogeneo come Orban e Salvini vorrebbero farci credere.

In un recente articolo sul Guardian, hai scritto che l’Unione Europea ha in qualche modo causato la “crisi in Italia” che ha portato all’attuale situazione politica. Perché è successo, a tuo parere?
Mi riferivo principalmente ai singoli governi nazionali all’interno dell’UE, piuttosto che alle istituzioni europee, quindi più al Consiglio Europeo, che alla Commissione Europea. In particolare i governi dei paesi occidentali non hanno voluto aiutare l’Italia, perché questo avrebbe voluto dire ammettere che la cosiddetta “crisi dei migranti” era ancora in corso, mentre Kurz, Merkel e Rutte [il primo ministro olandese] si vantano in campagna elettorale di avere risolto la “crisi.”

Parlando di Europa, il nuovo governo italiano si è schierato con il “Gruppo Visegrad” su temi quali l’immigrazione e l’euroscetticismo. Inoltre, la Lega ha firmato un accordo di coordinamento e cooperazione con la Russia Unita di Putin , come aveva già fatto il partito di estrema destra austriaco FPÖ. La mia domanda è questa: è possibile che l’Italia viri verso una forma illiberale di democrazia , come ipotizzato da alcuni?
È possibile, sì. Ma in linea generale, i governi di coalizione fanno più fatica a trasformare i paesi in stati illiberali, anche se entrambi i partiti al governo sono populisti.

Principalmente perché nessuno dei due partiti vuole concedere troppo potere all’altro, mentre quando al governo c’è un singolo partito populista, come in Ungheria, è più facile che riesca nella sua missione perché non c’è controllo sul suo operato.

Hai recentemente sostenuto che l’Ungheria di Orban non è “il futuro dell’Europa,” ma “rappresenta un passato che sta per morire”. Visto che Matteo Salvini è un grande sostenitori di Orban e considera l’Ungheria come un esempio positivo da seguire, pensi che questa teoria possa essere applicata anche all’Italia—oppure le differenze tra i due paesi sono troppo profonde?
Salvini in Italia non ha neanche lontanamente lo stesso supporto che Orban ha in Ungheria. Il suo programma non è identico, né tantomeno lo è l’elettorato. Inoltre, sebbene il futuro della Lega sembri positivo, il partito sta gradualmente cannibalizzando i suoi partner in coalizione (FI e M5S), ma allo stesso tempo sta anche per arrivare al limite, perché il centro e il sud Italia non hanno certo dimenticato 25 anni di attacchi al Meridione.

Infine, qual è secondo te la migliore strategia per contrastare i populisti e i nativisti? Te lo chiedo perché ad oggi l’opposizione in italiail Partito Democratico e quello che rimane della sinistra italiana—sembra del tutto confusa e disorientata, come un pugile che ha accusato troppi colpi.
È tutto il centro-sinistra in Europa a essere confuso e disorientato, e il PD si trovava in questa situazione ben prima del tracollo elettorale. Avevano provato a rispondere al problema della migrazione adottando una strategia nativista più soft ma sono stati puniti—come è successo ad altri partiti social democratici.

Inoltre, il centro-sinistra è ancora nelle mani di Matteo Renzi, che ormai attira critiche da ogni parte, anche dall’interno del PD. Vale la stessa cosa per tutti i partiti di sinistra in Europa, che siano di centro-sinistra o cosiddetti radicali: è fondamentale riportare l’agenda sui temi socio-economici, dare un messaggio chiaro e coerente sulle problematiche socio-culturali attuali e tornare a essere ideologici.

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