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Ecco come sarebbe 'Call me by your name' se l'avesse davvero diretto Muccino

Prima di Guadagnino il soggetto era stato proposto a diversi registi, tra cui Gabriele Muccino e Ferzan Özpetek. Eccovi serviti.
5.2.18

Call me by your name è l’ultimo acclamatissimo film di Luca Guadagnino, candidato a quattro premi Oscar. Il progetto è stato in cantiere per molti anni prima di essere realizzato, e Guadagnino stesso ha raccontato in varie interviste di come il soggetto fosse stato proposto a diversi registi, tra cui Gabriele Muccino e Ferzan Özpetek.

Alla luce di questa informazione, non sono riuscita a trattenermi. Il mio cervello ha automaticamente prodotto la sceneggiatura di Call me by your name come se fosse stato effettivamente girato da Gabriele Muccino. Questa è la mia visione.

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Il film è ambientato al Circeo, in una grande villa costruita abusivamente ma condonata durante il secondo governo Berlusconi. Il colore bianco la fa da padrone, e si confonde con l’ocra della spiaggia privata e l’azzurro sfumato del mare agropontino. Nella villa riecheggiano le voci dei suoi abitanti, i componenti della famiglia Sorrenti-Leoni Navarra e i loro ospiti.

Carlo Verdone è Mario, un padre di famiglia ex insegnante di greco e latino che è stato per lo più mantenuto dai soldi della famiglia della moglie Delfina (Laura Morante). La coppia ha un figlio di nome Aurelio, interpretato da un Silvio Muccino magistrale nel ruolo di adolescente confuso (Silvio e Gabriele hanno fatto pace su un catamarano in rotta verso le Cicladi). Luciana Littizzetto è la domestica Ada, romana di borgata che ripete spesso “Mannaggia li pescetti” (e qualche volta un “Basta là!” sabaudo che gli sceneggiatori non riescono a impedirle di pronunciare). La casa è frequentata anche da due adolescenti amiche di famiglia, Allegra e Diletta, interpretate da Cristiana Capotondi e Carolina Crescentini.

I ragazzi si impigriscono sotto il sole che batte sulla spiaggia di Saporetti, tra una sorchetta con la Nutella e un cono dal Gelatone a Sabaudia. L'atmosfera vacanziera viene turbata dall’arrivo del ventiquattrenne americano Johnny, interpretato da Pierfrancesco Favino. Johnny è un ex-allievo di Mario, si sono conosciuti anni addietro quando Johnny era studente in scambio culturale. Durante i pasti si susseguono battute sull’ossessione di Johnny per il condimento e i bicchieri d’acqua leggermente frizzante colmi di cubetti di ghiaccio.

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Aurelio, che ha preso vari debiti (greco e latino, Mario sostiene per ribellione nei suoi confronti) deve passare molto tempo a casa a studiare per gli esami integrativi di settembre. Johnny dal canto suo ha la pelle delicatissima (“Mannaggia li pescetti, c’ha na pelle che je se vede sotto!” dirà Ada) e si prende una scottatura il giorno dopo essere arrivato.

Malgrado Diletta e Allegra girino per la casa con degli striminziti bikini Brandy Melville, ci rendiamo subito conto che Aurelio è più turbato dalla presenza del giovane americano. Sentiamo spesso sussurrare la saggia Ada mentre lava i piatti e spia discretamente i due giovanotti: “Basta là!”. Il tempo passa e la tensione tra i due aumenta. In una scena particolarmente emozionante, Aurelio rispolvera le sue lezioni di chitarra e suona a Johnny “Svegliarsi la mattina” degli Zero Assoluto.

I sentimenti di Aurelio si arricchiscono di sfumature quando chiede a Johnny di accompagnarlo in edicola a comprare Il Corriere della Sera per suo padre, che da anni lo legge sul tablet. Sono le due del pomeriggio, le edicole sono chiuse e nessuno compra più i giornali, ma il giovane americano non lo sa e accompagna Aurelio. L’adolescente dopo la terza edicola gli stringe la mano sudata e gli dice che è arrivato il momento di tornare a casa anche senza giornale, perché “abbiamo trovato qualcosa di più importante oggi.”

Mario, che non sa come interpretare il sentimento che sta nascendo tra suo figlio e Johnny, a una cena in cui l’eccitazione è palpabile si produce in un’imitazione di Alberto Sordi mentre mangia degli spaghetti. Ada scuote la testa mormorando “Mannaggia li pescetti!”; Diletta e Allegra gli ricordano che è vecchio e che nessuno sa chi sia questo Umberto Sordi, mentre caricano una foto su Facebook. Delfina ha l’emicrania e si è ritirata in camera sua, ma la verità è che sono giorni che non vuole fare l’amore col marito (una sommessa linea comica). I due giovani sembrano non degnare di uno sguardo il goffo imbarazzo di Mario, che sbatte il suo piatto sul tavolo, lo rompe e mormora, “Qui non mi ascolta nessuno… Ma la vogliamo finire con questi social!”

I due ragazzi si innamorano. Non si baciano mai né si toccano, perché sono comunque due uomini e dobbiamo stare molto calmi, ma grazie all’intensità degli sguardi capiamo che hanno fatto come minimo del petting. Mario e Delfina sono confusi. “Ma come, non solo non sa manco rosa rosae, ora pure questo?!” dice Mario in un momento di debolezza. “Zitto!”, ribatte Delfina, “proprio tu dici questo non ricordandoti che l’imperatore Adriano aveva tendenze omosessuali?” (Per questa battuta il film vincerà il David di Donatello per miglior sceneggiatura). Una porta sbatte.

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Ma Mario non è l’unico a essere turbato da questa relazione. Infatti scopriamo che Diletta ha una cotta per Aurelio: in una scena in cui sono tutti alla grotta della Maga Circe e sugli scogli ci sono solo Aurelio e Diletta, quest’ultima gli propone un bagno nudi e, dopo essersi sentita rifiutata, ha un breakdown emotivo: “Non ti piaccio?!”, grida slacciandosi il triangolino Subdued. “Sei finocchio quindi? O sei solo uno STRONZO?!” Diletta e Aurelio non lo sanno, ma dal mare Johnny intravede di sfuggita Diletta nuda, e con ampie bracciate si allontana dall’insenatura mentre gli occhi gli si arrossano. Lo spettatore rimarrà nel dubbio: saranno irritati per la salsedine o per il presunto tradimento?

Dopo questa lite, Diletta straccia le gomme della bici di Mario pensando sia quella di Aurelio. Mario, convinto che sia una vendetta di Johnny contro le sue idee conservatrici, si rifà sulla bici di Johnny, che poi ricorda essere quella del figlio. Nel frattempo Aurelio non sa che Johnny ha visto quello che ha visto, quindi non si spiega perché l’amico lo tratti così male. Entra incazzato nella stanza di Diletta, fanno l’amore graffiandosi disordinatamente, esce e distrugge la sua stessa bici urlando: “Sei solo un pezzo di merda!”, mentre Diletta guarda la scena dalla finestra e piange sussurrando: “Ti amo, stronzo" (scena magistralmente sottolineata dalla voce di Giuliano Sangiorgi, autore di tutta la colonna sonora del film).

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La mattina dopo buona parte della famiglia si ritrova senza biciclette. È un momento drammatico, corale, perché coincide con il momento della partenza di Johnny, in un rimando semantico al maestro Vittorio De Sica e a “Ladri di biciclette”. In un crescendo di emozioni, Delfina piange chiedendosi perché nessuno abbia rotto la sua, di bici: “Non sono abbastanza per te, Mario?” Ada mormora un “Mannaggia li pescetti!” e subito dopo un “Basta là!”, generando dei timidi sorrisi che allentano la tensione. I due coniugi tra le lacrime si abbracciano, mentre Aurelio e Johnny si guardano intensamente. Diletta e Allegra prendono la cinquecento rossa e tornano a Roma gridando: “Siete una famiglia di stronzi!”. Pochi minuti dopo Aurelio guarda il suo Facebook e c’è un commento a una loro foto di Allegra che dice “Sei uno stronzo Au, sei solo uno stronzo. Nessuno fa piangere Diletta.” Gli sembra di sentire la portiera di una cinquecento rossa che sbatte.

Johnny va via sulla sua Mini in affitto e parte per gli Stati Uniti senza ultimi baci. Nell’ultima scena, un magistrale Aurelio/Silvio Muccino fissa un punto all’orizzonte fuori dalla finestra facendo delle smorfie, mentre dietro Ada e la madre preparano degli gnocchi alla romana e chiacchierano di semolino.

FINE

Augurandomi di essere contattata dal mondo del cinema, lascio qui un'ipotesi del cast di Call me by your name se invece fosse finito nelle mani di Ferzan:

Lucia Spatano (madre) - Ambra Angiolini;
Cesare Spatano (padre) - Alessandro Gassmann;
Checco Spatano (figlio) - Riccardo Scamarcio;
Alan Smith (giovane americano) - Gabriel Garko;
Mercedes (governante, il cognome non importa, non lo sa neanche lei) - Serra Ylmaz;
Deborah Rossi e Jessika Lepore (le amiche di Checco): Martina Stella e Stefano Accorsi.

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