Mara Maionchi ha ragione

Perché cantare in un inglese brutto significa fare male alla musica italiana e alla nostra potenzialità creativa.

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19 settembre 2017, 9:23am

Giovedì scorso è andata in onda la prima puntata delle selezioni di X Factor e già è partito il primo polemicone dell'anno. Il merito è tutto di tali The Noiserz, quattro ragazzi che—come apprendo dalla didascalia applicata alla loro esibizione—hanno tra i 18 e i 20 anni e fanno gli studenti/elettricisti. Ma il punto non è tanto la loro età o la loro professione quanto la sbroccata in cui si è esibita Mara Maionchi appena li ha sentiti pronunciare il loro nome. Andiamo ad analizzare brevemente l'accaduto con l'aiuto di qualche screen dalla puntata.

ARRIVANO I NOISERZ

noiserz x factor

È arrivato il grande momento, per i Noiserz. I membri che non parlano si canticchiano in testa "Mr. Brightside" dei Killers per mantenere la calma. "Siamo i The Noiserz", dice il cantante, ignaro che usare sia "i" che "the" nella stessa frase è leggermente superfluo.

MARA HA GIÀ CAPITO CHI HA DI FRONTE

mara maionchi x factor 2017

Appena l'amico Noiser cominicia a parlare, Mara ha già sentito la puzza di indie italiano che canta in inglese. Socchiude leggermente gli occhi e inarca le sopracciglia, pronta a colpire.

LEVANTE, INVECE, SEMBRA GENUINAMENTE INTERESSATA

levante x factor 2017

In contrapposizione a Mara, animo rutilante della trasmissione, Levante mostra il suo cuore di pane e dà un'opportunità ai Noiserz. Si vede dal suggerimento di sorriso che ha sul viso, e dall'occhio colto in un momento di genuino interesse. Quindi chiede loro una spiegazione: "Che cosa vuol dire The Noisersszzzz?" Peccato che la sua concentrazione stia per venire infranta.

MARA COMINCIA A SBROCCARE

mara maionchi x factor 2017

L'amico Noiser risponde: "È, diciamo, un termine che noi utilizziamo per definirci, ossia... noi, quando... scriviamo pezzi, prendiamo dei rumori, e trasformiamo questi rumori in suoni." A questo punto Mara non ce la fa più, e sbrocca. La sua incazzatura sta tutta nello screen qua sopra, fatto nell'esatto momento in cui grida "SIAMO IN ITALIA" mentre fa la cosa più italiana delle cose italiane, cioè gesticola un botto. Ma andiamo ad analizzare punto per punto il discorso di Mara, che—a questo punto—non ha ancora ascoltato i Noiserz.

Perché non vi siete chiamati i Cavalli invece dei Noiserz del cazzo? Scusate, ma perché questa cosa inglese comincia a rompermi i coglioni. Cioè, tutto inglese, poi... ma siamo in Italia, non riusciamo a far nientemmhmh. Noi dobbiamo prima sopravvivere qui, e poi tentare di fare qualcosa all'estero. Gli inglesi ci massacrano. La globalizzazione ci ha mandato a casa con la musica! Dobbiamo combattere! Allora!

Sul nome non posso che dare ragione a Mara, perché "The Noiserz" è un nome idiota con una "z" gratuita quanto le "k" al posto delle "c" nei nomi delle cose messe per rendere il tutto più ammiccante. Poi: la parola "noiser" esiste, in inglese, è anche sul dizionario. Ma non è neanche lontanamente di uso comune, e suonerebbe quindi piuttosto strana a qualsiasi orecchio anglofono. È come se una band inglese cantasse in italiano e si chiamasse "I suonisty" e pretendesse di essere presa sul serio.

Non credo che i Noiserz abbiano immediatamente pensato di proporsi all'estero una volta fondato il gruppo, però Mara ha ragione nel dire che "dobbiamo prima sopravvivere qui" se si tratta di cantato in inglese. Perché un ascoltatore inglese, americano, francese, tedesco o polacco dovrebbe sentirsi un gruppo italiano che cerca di imitare un suo quasi-equivalente straniero quando può ascoltare direttamente l'originale? E perché un discografico dovrebbe investirci dei soldi? Per quanto riguarda il "Dobbiamo combattere!" finale, credo che Mara voglia dire che sarebbe bello e utopico se tutti potessimo prenderci bene per una canzone indipendentemente dalla lingua in cui è cantata. In quest'ottica cercare di crearsi una voce in italiano invece di sprofondare nell'immensa competizione mondiale dell'inglese, tra l'altro partendo da una posizione di estremo svantaggio, non sarebbe una cattiva idea.

A questo punto Manuel Agnelli e Levante calmano le acque, ma appena si comincia a parlare dei Noiserz come di ragazzi con dei sogni, Mara sbotta di nuovo:

Ma che sogni, questi qui devono lavorare! Che sogni? Lasciateli a casa i sogni! Sperate di vincere al Totocalcio invece di avere i sogni! Voi dovete lavorare. Dovete... bravi.

Con due frasi in croce Mara smonta con maestria la retorica del "segui i tuoi sogni, puoi fare quello che vuoi", causa di una marea di obbrobri musicali. Non è vero che possiamo fare quello che vogliamo. Dobbiamo provare a farlo, e poi ascoltare i consigli degli altri, accettare le opinioni altrui e non prenderci male se veniamo criticati ma usare le critiche come occasioni per migliorarci e mettere in dubbio ciò che siamo e ciò in cui crediamo. E magari assicurarci di non aver scelto un nome stupido. Levante prosegue il discorso e chiede ai Noiserz se cantano in inglese. Loro rispondono di sì. La reazione di Mara:

mara maionchi x factor 2017

Mara continua:

A Napoli avete una storia colossale, cazzo! E perché sempre agli americani? Che poi c'hanno Trump, gli americani! Hai capito? C'hanno Trump, i testimmhhwhwwmheallora.

"In America c'hanno Trump" è un generico sentimento anti-americano trascurabile per gli scopi del ragionamento, anche un po' superfluo rispetto a quello che Mara vuole dire. Cioè "A Napoli avete una storia colossale", e quindi magari potete usarla come punto di forza per creare un linguaggio vostro che però faccia prendere bene tutta la nazione, invece di fare il verso ai vostri cantanti inglesi preferiti. Un po' come sta facendo, per esempio, Liberato. E poi per l'estero c'è sempre tempo, ché se siete bravi arriverà sicuramente una popstar ad appropriarsi della vostra cultura.

MA I NOISERZ, POI, CHE MUSICA FANNO?

Se ascoltate questa canzone e non vi viene immediatamente la pelle d'oca per la pronuncia dell'inglese del cantante è un problema. L'inglese dei Noiserz è come la carbonara con la panna e i wurstel al posto dell'uovo e del guanciale: non è che fa schifo, ma vuole essere una cosa che non è. E poi se fai una canzone che si chiama "Thirteen percent" e poi SBAGLI L'ACCENTO DI PERCENT proprio non ce la vuoi fare. Parlando di musica: è generico indie rock da manovale, con il vocoder alla ultimi Daft Punk—nello specifico quelli di "Instant Crush" con Julian Casablancas. E guarda un po' che pezzo hanno coverizzato i Noiserz sul loro canale YouTube?

I Noiserz vengono presi, ovviamente, perché non è che non sanno suonare, e così Mara li convincerà a cantare in italiano e saremo tutti contenti, soprattutto loro che hanno giocato la carta perfetta per avere successo nelle audizioni dei talent: copiare qualcosa che però in Italia non c'è dimostrando il proprio valore tramite un aggeggio che suonano in altri 372189738921739821 e nessuno ha ancora portato a un talent. C'era stata la loop station, quest'anno c'è il vocoder. Tra qualche anno ci sarà l'EBow e applaudiremo ancora, tutti contenti.

PERCHÉ MARA HA RAGIONE?

Innanzitutto perché lo dice anche Manuel Agnelli dopo l'esibizione: "Mara ha ragione, non avete inventato niente. [...] Cantando in italiano diventate unici". Poi, la motivazione sta tutta in questo mio vecchio articolo sulla storia degli italiani che cantano male in inglese. Credo che in Italia il cantato in inglese abbia senso solo se è parte, e non totalità, dell'espressione artistica. Esempi: se è usato in maniera volutamente naïf come faceva Battiato—un po' come fanno i Phoenix con l'italiano nel loro ultimo album Ti Amo; se è un gesto dada-caotico sconclusionato alla Pop_X; se il cantato non è la parte fondamentale della musica e magari non viene neanche pronunciato, come nello screamo alla vecchi Raein.

Questo perché, nella stragrande maggioranza dei casi, essere italiani significa avere un gap linguistico incolmabile con i madrelingua. Per quanto ci sembra di poter dire di più con l'inglese, in realtà stiamo partorendo frasi semplicistiche—se non addirittura errate—che nel migliore dei casi suonano esotiche, se la musica è particolarmente adatta a creare quest'impressione; nel peggiore, invece, fanno ridere. E questo perché siamo un popolo che non ha una bella pronuncia, non viene messo alla prova a livello orale durante il suo percorso scolastico, legge principalmente in traduzione ed è abituato a guardare prodotti filmici doppiati. Aggiungiamoci la sindrome da provincia dell'impero per cui siamo ancora convinti che sia ok cercare di ricreare modelli musicali senza averne le capacità pratiche, e la frittata è fatta. Nel nostro caso, i Noiserz riescono a ricreare, musicalmente, una versione passabile di quello che fanno i Daft Punk su "Instant Crush", ma non avranno mai— mai, loro e praticamente tutti noi altri—la pronuncia o la capacità di scrittura di Julian Casablancas.

Mara ha ragione perché l'unico modo per non essere fagocitati dal flusso culturale odierno, soprattutto se mediato dalla televisione, è crearsi un'identità duratura. Aggiungere l'italiano a cose che vengono fatte all'estero e non da noi è un buon inizio, ma è ancora un primo passo rispetto alle potenzialità creative che abbiamo. Viviamo in un paese in cui la riproposizione di un modello viene percepita come novità, a tutti i livelli: dal pop al metal, dall'emo al rap. Cantare in inglese, e farlo male, significa dire che è ok fare le cose un po' a cazzo: tanto non ce ne accorgiamo, se sono fatte a cazzo. Basta che suonino bene.

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