In Islanda, il primo ghiacciaio 'morto' per crisi climatica avrà un monumento funebre

Okjökull è stato dichiarato "dead-ice" nel 2014: ha smesso di muoversi e le sue dimensioni si sono ridotte così tanto che non è più possibile definirlo un ghiacciaio. Per gli scienziati, tutti i ghiacciai d'Islanda subiranno presto lo stesso destino.
Giulia Trincardi
Milan, IT
25.7.19
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A destra: La targa commemorativa per Okjökull; A sinistra: una foto di Okjökull; Immagini: Dominic Boyer/ Cymene Howe/Rice University

Okjökull era uno degli oltre 400 ghiacciai che costellano l’Islanda ed è stato il primo di loro a essere dichiarato ufficialmente “morto” in conseguenza all’attuale crisi climatica, nel 2014. Ciò che resta di lui—meno di un chilometro quadrato di ghiaccio spesso appena 15 metri—si trova sulle montagne occidentali dell’isola, che ospitano ghiacciai mastodontici come Langjökull, Eiríksjökull e Þórisjökull.

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Ora, la Rice University di Houston, Texas, in collaborazione con il geologo islandese Oddur Sigurðsson—lo scienziato che ha per primo dichiarato il “decesso” di Okjökull—e allo scrittore islandese Andri Snær Magnason, ha realizzato una lapide commemorativa da ergere il prossimo mese dove una volta si estendeva il ghiacciaio.

Okjökull non è mai stato un grande ghiacciaio, ma un secolo fa misurava 15 km quadrati per uno spessore di 50 metri, il minimo perché una formazione nevosa perenne possa essere definita come ghiacciaio. Su Google Timelapse—uno strumento che permette di guardare “indietro nel tempo” grazie a immagini satellitari che risalgono fino ai primi anni Ottanta—si vede chiaramente come è mutato drasticamente anche solo negli ultimi 35 anni: banalmente, nel 1984 era ancora lì. Oggi non c’è più.

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Okjökull nelle immagini satellitari del 1984 e in quelle del 2018. Immagine via: Google Timelapse

Sulla targa memoriale—che è stata rivelata in anteprima la settimana scorsa dall’università americana—si legge l’elogio funebre scritto da Magnason e diretto ai posteri:

“Ok è il primo ghiacciaio islandese a perdere il proprio status come ghiacciaio. Nei prossimi 200 anni, tutti i nostri ghiacciai andranno incontro allo stesso destino. Questo monumento è la testimonianza del fatto che sappiamo cosa sta succedendo e cosa dobbiamo fare. Solo voi saprete se ci siamo riusciti.”

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La targa commemorativa. Immagine: Dominic Boyer/ Cymene Howe/Rice University

Nel 2018, Okjökull era stato il soggetto di un documentario intitolato “Not Ok” e realizzato dagli antropologi della Rice University Cymene Howe e Dominic Boyer. “Ok è stato il primo ghiacciaio a sciogliersi del tutto per colpa di come gli esseri umani hanno trasformato l’atmosfera del pianeta,” ha commentato la professoressa Howe nel comunicato dell’università, insistendo sulla necessità di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra. “Segnando il suo passaggio, speriamo di dare attenzione a cosa si perde quando i ghiacciai della Terra scompaiono. Questi accumuli di ghiaccio costituiscono le riserve di acqua dolce più importanti del pianeta.”

Okjökull, oggi, è definito come dead-ice (“ghiaccio morto”), un termine con cui si identifica un ghiacciaio o una calotta di ghiaccio quando smette di muoversi—cioè scivolare lentamente verso valle—e inizia a sciogliersi inesorabilmente dove si trova.

“I monumenti funebri non sono per i morti, sono per i vivi,” ha detto nelle parole di un collega la professoressa Howe. “Con questa lapide vogliamo sottolineare che tocca a noi, i vivi, rispondere rapidamente agli impatti del cambiamento climatico. Per il ghiacciaio Ok è già troppo tardi.”