Perché Machete si è data ai videogiochi?

Ce l'hanno spiegato Nitro e Dani Faiv alla festa di lancio di MacheteTV su Twitch, dove eSports e rap hanno trovato un punto d'incontro per fare comunità.

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18 aprile 2019, 1:29pm

Era agosto, l'anno scorso. Danny Brown era sul suo canale Twitch, stava giocando a Persona 5, e a un certo punto si è allontanato dal computer. Quando è tornato, invece di rimettersi a giocare, ha fatto ascoltare ai suoi follower un mixtape di inediti dicendo che non li avrebbe mai fatti uscire. Erano pezzi per Twitch, e lì sarebbero rimasti.

Come ha fatto notare Tom Breihan di Stereogum nella sua rubrica Status Ain't Hood, Brown si è praticamente inventato un nuovo modo di fare mixtape, quelle cose un po' imperfette e fangose che un tempo si scaricavano da DatPiff in 128kbps e oggi si fatica a trovare, data la pulizia e la legalità richiesta dai servizi di streaming.

Quando dico a Nitro di tutto questo, lui ci rimane un pochetto: "Geniale. Bellissimo. Adesso che ho saputo che Danny Brown ha fatto 'sta roba mi gira il cazzo perché ci avevo pensato anche io!" Perché Machete ha aperto un canale Twitch e ieri sera lo ha presentato ufficialmente insieme a Red Bull con una festa sui Navigli di Milano, dove a un certo punto si poteva vedere Hell Raton impegnato a giocare ad Apex Legends mentre sul palco si esibivano Dani Faiv e Jack The Smoker. Un po' come a casa loro, un po' come nel loro studio, dove fare musica e giocare hanno lo stesso scopo: fare arte, fare comunità.

hell raton machete gaming

Hell Raton me l'aveva spiegato qualche ora prima, in un breve scambio: il valore del gioco è il rapporto che si crea con chi condivide con te l'esperienza. Quando l'altro giorno la cattedrale di Notre-Dame è andata a fuoco, lui lo ha scoperto dai ragazzi con cui stava giocando online, e con loro si è messo subito a parlare e discutere. Sono rapporti che vanno oltre la chiacchiera e il cameratismo: su EVE Online, per esempio, è addirittura nato un gruppo di supporto psicologico per aiutare videogiocatori con tendenze suicide.

Che il gioco online e lo streaming su Twitch siano un modo per stringere legami non è certo una novità: se n'è accorto anche il mondo del rap quando il giovane YBN Nahmir ha dichiarato di aver conosciuto i suoi compagni di crew online su GTA V, o quando il celeberrimo gamer Ninja ha reso Fortnite enorme invitando Drake e Travis Scott a fare una partita con lui. Nitro, con cui parlo seduto su un divanetto a inizio serata, mi spiega che per lui stringere rapporti con gamer è una questione delicata: "Ho un gruppo di amici con cui gioco da quando sono piccolo, sono la mia squadra e punto. Ora questa roba diventerà anche il mio lavoro ma i videogiochi restano un divertimento in cui coinvolgo chi voglio io e quando voglio io. Se poi ci sono gamer che vogliono giocare con me, conoscermi e magari diventare pure amici sono contento, ma non è una cosa che di base vado a fare."

"Questa roba diventerà il mio lavoro": una frase fondamentale per capire l'approccio che Nitro e gli altri ragazzi di Machete stanno tenendo rispetto a questa iniziativa. "Siamo tutti sempre stati amanti dei videogiochi", continua Nitro, "Quando scopri che ore di cazzeggio che ritenevi tale fino all'altro ieri possono diventare un lavoro... perché no? Non ci siamo mai posti solo come rapper. Abbiamo portato subito video fighissimi, grafiche elaborate da noi. Siamo sempre stati una fabbrica di intrattenimento, questa è solo una branca in più."

lazza live machete

Dani Faiv, seduto accanto a lui, riprende il tema del fare comunità: "Io un rapporto con alcuni gamer ce l'ho, e gioco con i miei fan a Fortnite. Sono diventato creatore e quindi posso creare eventi con il server privato e ogni tanto lo faccio con i miei fan per condividere una figata." Questo nonostante lui non si definisca "un gamer" - curioso, dato che tra i suoi brani più celebri ci sono "Game Boy Color" e "Fortnite". Da piccolo giocava a Metal Slug in sala giochi "coi gettoni al mare", ha avuto la Playstation, ma il cambiamento è avvenuto solo di recente: "Avevo l'Xbox 360, giocavo al massimo a FIFA, ma quando mi sono trasferito nella casa nuova un mio amico mi ha regalato la Playstation. E non l'avesse mai fatto, perché mi sono preso subito il repack di Metal Slug, i remake di Crash Bandicoot, tutti i giochi che mi hanno segnato l'infanzia. Poi è arrivato Fortnite e la mia vita è finita."

Nitro, invece, ha giocato fin da piccolo: "Ho iniziato prestissimo con il Super Nintendo, ma ero troppo piccolo per capire. Quando avevo 5, 6 anni mentre mio papà andava al bar la mattina io andavo nella sala giochi lì accanto e giocavo a Tekken 2, difficilissimo, Devil era impossibile. Poi Crash Bandicoot, Medievil, poi è arrivata la Playstation 2 e quindi Ratchet & Clank, Gears of War per Xbox, Halo." MOAB, seduto accanto a noi, mi parla di classici come Hercules, Legacy of Kain: Soul Reaver, dei vari Assassin's Creed. E li copiava, a mano, prima di diventare illustratore: i personaggi, le copertine, i fumetti.

Se Dani non dava particolare peso all'aspetto musicale dei giochi a cui giocava, Nitro ci impazziva: "La sigla iniziale di Halo è nella testa di ogni ragazzo dei Novanta, così come le musiche di Doom e Tekken 3. Fallout aveva musiche stupende, tutte anni Cinquanta. Sono sempre stato flippato, mi piacerebbe fare anche rap per i videogiochi, come Eminem che ha fatto 'Survival' per Call of Duty: Ghosts."

nitro live

Sebbene siamo al lancio ufficiale del canale, non è la prima volta che la parola "MacheteTV" viene messa in campo dai membri della crew: qualche settimana fa il Mic Tyson, contest di freestyle, è stato trasmesso in streaming proprio sul loro canale in una collaborazione con XBox e Tom Clancy's The Division 2. "Hanno visto che ci stavamo interessando questo mondo, hanno fatto 1 + 1, ed eccoci qua", mi spiega Nitro. "Sono entrambe competizioni, no? Sopravvive solo una persona, alla fine."

Gli chiedo quale sia stato l'ordine delle cose: la Microsoft sa che esiste un interesse per il gaming all'interno della scena rap? "Io del Mic Tyson mi occupo solo della parte artistica e di come stanno i ragazzi", mi dice Nitro, "ma penso che bisogna prima dare segnali. Siamo italiani, non siamo gente che va a cercare altra gente. Può darsi che sarebbe arrivata con il tempo, ma non importa molto chi ha avuto prima l'idea, è come chiedersi se è nato prima l'uovo o la gallina."

beba live

Dato che è uscita la parola "competizione", colgo l'occasione per chiedere a Dani e Nitro un pensiero sugli eSports: partiamo dal presupposto che sono una figata, un'industria stimolante e in divenire, un modo per rendere lavoro quello che è sempre stato ottusamente considerato solo un passatempo. Ma sono anche un'attività che può deformarti il corpo, farti sviluppare dipendenze da medicinali, impattare la tua salute mentale. Per Dani si tratta di una scelta: se giochi a calcio puoi accettare di "farti il culo" e crescere nei pulcini del Milan o restare in provincia. "È il grande compromesso delle cose", mi dice invece Nitro, e comincia a disegnare un parallelismo: "Anche a me, facendo musica, stanno sul cazzo le scadenze. Anch'io ci sono giorni che non vorrei mettere mano alla penna e maledico di aver scelto di aver fatto musica."

Moab interviene: "Però è una carriera che comincia super presto ad alti livelli, ragazzini di 12 anni vengono mandati a fare i tornei a Shanghai." Nitro ribatte: "Però io sono uscito in un momento del rap italiano in cui tutti quelli che erano al mio livello avevano dieci anni in più di me. Quindi la loro pressione l'ho vissuta molto bene, lo capisco. È un compromesso, se vuoi farlo veramente devi sapere che a una certa ti romperà anche i coglioni. Ma devi farlo perché è il tuo lavoro, fine. Ed è ipercompetitivo, peggio ancora del rap."

slait

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