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Motherboard

Secondo questo antropologo le abitazioni illegali sono il futuro dell'urbanistica

"I modi di vivere alternativi sono un modo di chiamarsi fuori da un sistema che si sta autodistruggendo."

La popolazione mondiale ha superato da tempo i sette miliardi, la percentuale di anidride carbonica nell'atmosfera ha raggiunto livelli irreversibili, Shangai conta 27 milioni di abitanti. E se è vero che le risorse e gli spazi sono limitati, mentre i bisogni non finiscono mai, la crescita demografica e l'urbanizzazione esasperata sono tra le sfide più importanti da affrontare in questo Antropocene per rendere il pianeta più vivibile ed evitare di estremizzare le disuguaglianze.

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A livello macroscopico, l'abitare è un problema da gestire in senso sociale e logistico, per cui è necessaria una nuova coscienza critica che tenga conto dei flussi migratori, e delle condizioni ambientali ed economiche globali. A livello individuale, invece, è innanzitutto una necessità e un diritto. Per chi ci vive, infatti, la casa non è soltanto un edificio ma un luogo di appartenenza che ha a che fare con la propria identità e con un certo modo di collocarsi nel mondo e nel sistema globale. Una cosa è certa, che i modi di vivere alterativi sono una maniera più o meno lecita di chiamarsi fuori da un sistema che si sta autodistruggendo.

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