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sicurezza

Adesso tutti gli stati UE possono raccogliere i dati dei passeggeri aerei — ma non servirà a nulla

Il Parlamento Europeo ha approvato una direttiva - promossa dopo gli attentati a Parigi e Bruxelles - che permette agli stati membri di raccogliere e utilizzare i dati personali di ogni passeggero sui voli internazionali.
15.4.16
Foto via Flickr

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Il Parlamento Europeo ha approvato ieri una direttiva che permette agli stati membri di raccogliere e utilizzare i dati personali di ogni passeggero presente sui voli internazionali in entrata e in uscita dal continente.

Lo scopo dell'iniziativa - sostengono i suoi promotori - è quello di tener traccia degli spostamenti di persone potenzialmente sospette e prevenire attacchi terroristici.

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Il consenso intorno alla direttiva è infatti aumentato all'indomani dei recenti attentati di Parigi e di Bruxelles.

Non mancano, però, le critiche, soprattutto da parte di chi crede che la raccolta indiscriminata di massa di dati sensibili possa portare a violazioni della privacy. Il timore è che si venga così a creare un 'grande fratello' in cui tutti i passeggeri vengono schedati independentemente dal fatto essi che siano indagati o sospettati di azioni criminali.

Compagnie aeree, agenzie di viaggio e tour operators saranno obbligati a fornire alle agenzie nazionali i cosiddetti Passenger Name Record (PNR), le 'carte d'identità' dei viaggiatori.

Si tratta di tutte le informazioni che vengono normalmente richieste al momento della prenotazione di un volo: nominativo, indirizzo, recapito, itinerario di viaggio, modalità di pagamento e tipologia di bagaglio.

Il testo prevede che i dati siano conservati per cinque anni dal momento della raccolta. Per i primi sei mesi le informazioni saranno totalmente aperte, ovvero ogni dettaglio sarà visibile a chiunque abbia accesso al database. Successivamente, tutti gli elementi che permetterebbero l'identificazione del passeggero come nome, indirizzo e contatti, devono essere 'mascherati'.

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Attraverso specifici algoritmi, l'uso dei dati PNR dovrebbe aiutare polizia e investigatori a identificare persone "non note" - ovvero mai indagate - che potrebbero costituire una minaccia alla sicurezza europea.

"Abbiamo introdotto un nuovo strumento importante per combattere i terroristi e i trafficanti," ha commentato il relatore della direttiva, il britannico Timothy Kirkhope. "Il PNR non è una panacea, ma i paesi che già che dispongono di sistemi nazionali simili hanno dimostrato più e più volte come questo sia altamente efficace."

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Chi si dice contrario alla direttiva sostiene, invece, che, oltre a comportare una forte riduzione della privacy, questa misura non sarebbe efficace nella lotta al terrorismo. Infatti, nei casi di Parigi e Bruxelles - fanno notare i detrattori - la disponibilità di dati PNR sarebbe stata totalmente irrilevante — dato che gli jihadisti non hanno viaggiato in aereo, ma si trovavano già in Europa prima degli attacchi.

A criticare l'introduzione della direttiva è stato anche Giovanni Buttarelli, il magistrato italiano che attualmente ricopre il ruolo di garante europeo della privacy.

"l PNR sono diventati un'icona della lotta al terrorismo," aveva detto Buttarelli in un'intervista a Repubblica. "Ma al di là del suo valore simbolico, ha scarsa utilità pratica, costi enormi e tempi molto lunghi di messa in opera che non rispondono, a nostro avviso, alle esigenze delle forze dell'ordine in una fase di emergenza come questa."

Come spiegato da Buttarelli, i timori riguardo alla legittimità del provvedimento sui PNR si fondano su un precedente illustre. Nel 2014 la Corte di Giustizia Europea ha bocciato una direttiva sulla raccolta di massa dei dati del traffico telefonico e di internet. Informazioni che, come nel caso dei PNR, sarebbero state impiegate nella lotta alla criminalità.

La massima corte europea ha stabilito che la normativa violava alcuni diritti umani fondamentali. Molti credono che la stessa sorte toccherà alla direttiva approvata ieri.

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Foto di Programa de Aceleração do Crescimento via Flickr