crisi dei migranti

Il sindaco di Ventimiglia si è autosospeso per protestare contro il governo sull'emergenza migranti

A Ventimiglia è tornata l'emergenza migranti e il sindaco, denunciando di essere stato abbandonato dal governo e dal Partito Democratico, si è autosospeso dal suo partito in segno di protesta.
Leonardo Bianchi
Rome, IT
27.5.16
Foto via Pagina Facebook del Presidio Permanente No Borders - Ventimiglia

Lo scorso 7 maggio Angelino Alfano si è recato a Ventimiglia. Nel corso della visita il ministro dell'Interno è stato al centro d'accoglienza della Croce Rossa, nei pressi della stazione ferroviaria, e ha lanciato un piano per risolvere una volta per tutte il "problema migranti" – cioè di allontanarli una volta per tutte dalla città di frontiera.

"Il centro di accoglienza per migranti di Ventimiglia va chiuso il più presto possibile," ha detto Alfano. "Il centro l'ho chiesto io l'anno scorso, perché c'era una situazione di grave emergenza, ma ora dev'essere chiuso. Anche i 200 stranieri che ormai stabilmente vivono nei pressi della stazione devono essere allontanati e ricollocati."

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Il ministro dell'Interno ha poi aggiunto di aver "già inviato 60 poliziotti e altrettanti uomini dell'esercito," e ha spiegato a grandi linee le intenzioni del governo per fronteggiare la situazione: "Bisogna impedire che i migranti arrivino a Ventimiglia, che capiscano che tanto da questa parte in Francia non riusciranno ad arrivare. Abbiamo quindi rinforzato i controlli sulla tratta ferroviaria: o queste persone lo capiranno con le buone o dovremmo farli scendere prima che arrivino a Ventimiglia e indirizzarli diversamente."

Pochi giorni dopo queste dichiarazioni, il centro – che di fatto non funzionava come un campo sanitario, ma più come un "centro di identificazione al confine" – è stato effettivamente chiuso. Contestualmente a ciò, ai volontari della Croce Rossa è stato impedito di distribuire pacchetti alimentari ai migranti sparsi per la città che non hanno voluto farsi identificare. Su decisione della prefettura di Genova, i migranti presenti nel centro sono stati invece "redistribuiti" sull'intero territorio regionale.

Secondo quanto denunciato dal Presidio permanente No Borders, per dare seguito al piano di Alfano le forze dell'ordine avrebbero messo in atto "una vera e propria caccia all'uomo" a Ventimiglia, intensificando ancora di più i controlli e "fermando le persone in viaggio a piccoli gruppi per costringerle a lasciare le impronte."

Ma nonostante la militarizzazione e le continue retate, il "piano Alfano" è naufragato piuttosto in fretta.

I migranti, infatti, da un lato hanno continuato ad arrivare a Ventimiglia, e dall'altro hanno manifestato in tutti i modi l'intenzione di non farsi identificare. Nell'assenza di strutture d'accoglienza, si è così formato un insediamento spontaneo lungo le rive del fiume Roia – più precisamente sotto una sopraelevata – in cui ad oggi sono accampate circa 200 persone. A sostenere (e non a gestire) il campo informale ci sono i No Borders e qualche abitante di Ventimiglia.

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"Due settimane fa è nato un campo di fortuna sotto un ponte, un posto brutto, marginale, senza acqua ne elettricità," si legge in una nota pubblicata sulla pagina Facebook del presidio permanente. "Di nuovo il territorio si è attivato, sono arrivate coperte, cibo e qualche giorno fa è stata montata una cucina da campo, subito autogestita dai migranti."

Le istituzioni locali, dal canto loro, sono apparse da subito molto disorientate di fronte a questa nuova emergenza.

Il 23 maggio il consiglio comunale guidato da Enrico Ioculano (Partito Democratico) ha revocato la discussa ordinanza – in vigore dal 2015 – che vietava la "somministrazione di cibo ai migranti." Il provvimento è sempre stato duramente contestato dai No Border, che l'hanno definitivo un "dispositivo razzista e inumano," e per giunta "inutile."

Il 26 maggio, invece, il sindaco Ioculano ha firmato l'ordinanza di sgombero del campo al fiume Roia, considerato dalle autorità e dall'ASL un "grave pericolo per la salute e l'incolumità pubblica," nonché "causa di evidente pericolo per la salute della popolazione migrante e rischio di trasmissione di malattie." La prefettura di Imperia ha già fatto sapere di essere pronta ad allontare i migranti e a trasferirli in "apposite strutture."

Leggi anche: "Non torniamo indietro": a Ventimiglia la crisi dei migranti non è mai davvero finita

Tuttavia, è proprio questa ordinanza ad aver causato una crisi politica a Ventimiglia. Ioculano, dicendosi costretto dalla prefettura a firmare quell'ordinanza, ha annunciato stamattina l'autosospensione dal suo partito, insieme ai consiglieri di maggioranza e tutto il circolo della città.

"Siamo da capo, e ora chiedono a me di prendermi tutta la responsabilità e firmare quell'ordinanza," ha detto il sindaco a Repubblica. "Se la firmo avrò rimorsi di coscienza, perché questi ragazzi dove vanno? Dove li vogliamo portare? Ma se non lo facessi cosa dico ai miei cittadini esasperati? Il clima in città è teso."

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Il capogruppo del PD Diego Ferrari ha ulteriormente precisato che "si tratta di una protesta nei confronti delle istituzioni, e nei confronti del PD che proprio nelle istituzioni svolge un ruolo determinante."

Ioculano infatti ha ripetutamente chiesto aiuto e al governo e al suo partito per far fronte all'"emergenza migranti" a Ventimiglia, che rischia di deflagrare nuovamente nei prossimi mesi — ma questa volta, in un contesto generale sensibilmente peggiorato rispetto all'anno scorso.

"Da giorni, anzi da un anno, rimandano le risposte, si negano, nessuno si prende la responsabilità di lavorare su Ventimiglia," ha concluso il sindaco. "Abbiamo bisogno di aiuto, dobbiamo capire come muoverci, se aprire un nuovo centro di accoglienza. Non possiamo gestire tutto da soli."

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Foto via Pagina Facebook del Presidio Permanente No Borders - Ventimiglia