Un capannone bruciato a Corteolona e Genzone, provincia di Pavia. Tutte le foto dell'autore.

Come la provincia di Pavia è diventata la 'pattumiera della Lombardia'

Il rogo del capannone pieno di rifiuti del 3 gennaio è l'ultimo dei casi.

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gen 12 2018, 6:08am

Un capannone bruciato a Corteolona e Genzone, provincia di Pavia. Tutte le foto dell'autore.

Il 3 gennaio 2018, nel comune di Corteolona e Genzone, va a fuoco un capannone abbandonato pieno di rifiuti. Una colonna di fumo nero si alza sulla Bassa, mentre nel capannone—una ex fabbrica di caldaie—bruciano 2000 metri cubi di rifiuti stoccati abusivamente.

In breve scatta l’allarme per la nube tossica: il Comune rilascia due ordinanze in cui si chiede alla popolazione di tenere chiuse le finestre e non uscire di casa, mentre si attendono le analisi dell’ARPA (l’Azienda Regionale per la Protezione Ambientale) sugli agenti inquinanti rilasciati dal rogo. La principale paura è per il rilascio di diossine e altri agenti tossici e cancerogeni.

Non è la prima volta che nella provincia di Pavia si verificano emergenze ecologiche del genere. Lo scorso settembre, a Mortara, in Lomellina, era andata a fuoco la Eredi Bertè, una ditta che si occupava di smistamento dei rifiuti ma il cui stabilimento era sovrautilizzato, e i rifiuti vi si erano accumulati pericolosamente. Fino all’incendio, durato da mercoledì 6 settembre a domenica 10, che ha causato il rilascio nell’aria di diossine e furani, agenti cancerogeni, oltre le soglie di guardia.

Il 23 maggio 2017, a Parona, sempre in Lomellina, scoppia un incendio nel deposito di rifiuti dell’Aboneco, un’azienda che si occupa di riciclaggio di rifiuti speciali; un altro incendio si verificherà sempre nello stesso luogo il 19 agosto.

Dopo il caso di Mortara, Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, parlerà di una “strana epidemia di roghi,” che porta ad avere “sempre più forte il sospetto che dietro alle fiamme non ci sia solo tragica fatalità, visto che, se gestiti in piena sintonia con le normative ambientali e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, è evento rarissimo che i rifiuti prendano così facilmente fuoco.”

La deputata Chiara Braga (PD), presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, parla di “una zona grigia di cattiva gestione del ciclo dei rifiuti,” e afferma che “quando c’è il fuoco è perché dietro forse ci sono questioni più complesse, illecite, che vengono in qualche modo ‘risolte’ facendole sparire con le fiamme. Il caso di Mortara è molto significativo: l’impianto era molto pieno, era previsto un sopralluogo dell’Arpa proprio in quei giorni e casualmente c’è stato l’incendio.”

Secondo alcuni, la provincia di Pavia starebbe diventando una specie di nuova “terra dei fuochi.”

Per questo motivo decido di andare a vedere coi miei occhi la situazione a Corteolona, luogo dell’ultimo incidente. È sabato 6 gennaio, tre giorni dopo l’incendio, e la prima cosa che noto arrivando da Milano è che—appena finita la provincia di Lodi—il territorio si fa più trascurato, e le strade sono dissestate in modo inverosimile.

Inoltre piove e c’è nebbia, ma trovare il luogo dell’incendio mi è molto facile, dato che Genzone e Corteolona si sviluppano lungo una sola strada, la SP31, sulla quale è situato il capannone—che è già piuttosto visibile di suo, essendo un rottame di metallo annerito che svetta sulle risaie incolte che lo circondano.

Davanti all’ingresso c’è una volante delle Guardie Ecologiche Volontarie, che stanno presidiando il cancello. Il fatto di vederli lì davanti senza maschere antigas un po’ mi rassicura, anche se l’odore della massa di rifiuti bruciati che sta alle loro spalle risalta comunque. Loro sono molto disponibili e sorridenti, e mi fanno parlare al telefono con il loro comandante, Maurizio Macchetta.

Macchetta mi dice di essere molto contento di come si è operato dopo l’incidente. “Poi siamo molto fortunati che abbia piovuto in questi giorni, cosa che ha abbattuto le emissioni,” e spiega che, vista la stagione, nei dintorni non ci sono colture in corso, ma solo terreni a riposo, per cui si è potuto evitare di scartare il raccolto in via preventiva. Gli chiedo qualche informazione in più sul capannone, sul suo proprietario, e lui mi rimanda ai Carabinieri di Corteolona [al momento della mia visita in paese non ho però fortuna: al citofono mi invitano a contattare l’Ufficio Stampa a Pavia, che è chiuso per il weekend e per l’Epifania].

Prima di andarmene faccio un ultimo giro intorno all’area del capannone, che sui lati non è recintato ma solo delimitato da un piccolo canale d’irrigazione. L’odore principale è pungente, e non saprei come definirlo. Ricorda il wasabi, e in alcuni punti è talmente acre da impedire di respirare.

Quanto ai rifiuti, dai resti sembrano un ammasso di oggetti totalmente disparati—da vestiti a materie plastiche, da materassi a autoveicoli, tutti bruciati o semibruciati, coperti da teli bianchi per evitare la dispersione delle ceneri, e circondati da pozze d’acqua di un inquietante colore marrone scuro, rugginoso.

In paese, provo a sentire cosa hanno da dire i residenti della zona entrando nel bar più grande tra i cinque o sei che ci sono sulla via principale. Dentro, nonostante sia un giorno di festa, ci sono una ventina o più di clienti. In attesa che finisca la partita trasmessa sullo schermo, ordino un prosecco.

Prima di venire avevo già contattato via mail Mauro Vanetti—residente a Pavia e candidato per la lista “Per una Sinistra Rivoluzionaria”—dato che nel suo operato in politica locale si è più volte occupato di ambiente. Per Vanetti sono tre i nodi che rendono la provincia di Pavia particolarmente delicata dal punto di vista ambientale: la prima è il “proliferare di un'economia parassitaria in seguito alla deindustrializzazione,” che favorisce il gioco d’azzardo, la speculazione edilizia e lo sfruttamento sconsiderato del territorio.

La seconda, continua Vanetti, è la presenza della raffineria ENI di Sannazzaro de’ Burgondi, "forse l'hub del raffinato più importante d'Europa." A riguardo, uno studio del 2009 di Legambiente—ma basato su dati del 2006—mostra che le emissioni della raffineria risultano al terzo posto tra quelle delle attività industriali in Italia per quanto riguarda benzene, cadmio e cromo, al quarto per le emissioni di PM 10 e al settimo per quelle di arsenico. In seguito a due incidenti avvenuti nell'impianto di Sannazzaro tra il 2016 e il 2017, sia ARPA che ENI non hanno però riscontrato un incremento di agenti inquinanti al di sopra delle soglie legali.

La terza questione è infine quella del traffico dei rifiuti. “Teoricamente," spiega Vanetti, "una discarica abusiva entra in concorrenza con A2A [una grossa azienda multiservizi che opera principalmente in Lombardia], praticando prezzi molto più competitivi verso le aziende lombarde, che da dopo lo Sblocca Italia si lamentano dei prezzi proibitivi che i gestori degli inceneritori impongono, in quanto preferiscono importare rifiuti da Lazio e Campania che gli fruttano meglio. Se i prezzi salgono del 30 percento c'è chi si arrangia con l'incenerimento fai-da-te."

Vanetti sostiene che il sistema che gestisce i rifiuti sia poco limpido: “Il nuovo prefetto, dopo Mortara, ha creato un tavolo per mappare i siti di stoccaggio nella provincia—e la cosa grave è che non esistesse già. In ogni caso, in 22 controlli senza preavviso hanno trovato dieci ditte che violavano le norme.” Secondo lui, non va nemmeno sottovalutata la possibile presenza di "mafia o paramafia: le infiltrazioni di ‘ndrangheta e camorra a Pavia e Vigevano sono ben testimoniate.” E a suo parere il problema non è l’assenza di controlli, ma l’affidamento a privati di un settore così importante.

La prima persona con cui parlo nel bar è invece Luca, che studia economia e finanza a Pavia, ha 26 anni e abita a Corteolona, vicino al capannone che ha preso fuoco, sulla strada per Genzone. “Io da casa mia non mi sono accorto di niente, ho saputo da Facebook che i rifiuti bruciavano. Non ho sentito odori, solo una camionetta dei pompieri con la sirena.” Dice che in ogni caso l’incidente non ha creato disagi per gli abitanti. Non ha mai sentito parlare in paese del traffico di rifiuti verso quel capannone. “Non ho vissuto nessun momento di angoscia o pericolo. Non penso sia un episodio che si possa ripetere.”

Luca.

Poco dopo incontro invece Gabriele Grossi, residente a Corteolona e presidente del comitato Vivo la Bassa, un’associazione culturale che cerca di valorizzare e tutelare il territorio. La sua percezione è totalmente diversa da quella di Luca. “I cittadini hanno segnalato movimenti di camion,” mi spiega, “e sei mesi fa il sindaco li ha segnalati ai Carabinieri: comunque in questi mesi non è stato fatto niente. In sei mesi cosa ci voleva a beccare un camion? C’è una strada sola, mettevi una volante, una telecamera nascosta… si potevano scoprire i responsabili o prevenire il rogo.” Tra l’altro una telecamera nascosta c’era, e il giornalista Giovanni Scarpa de La Provincia Pavese—che aveva telefonato ai Carabinieri che se ne occupavano per avere informazioni sulle registrazioni della telecamera, senza avere risposte—è ora paradossalmente indagato per favoreggiamento.

“Ci sono anche le Guardie Ecologiche Volontarie e la Protezione Civile per fare attività preventiva. Invece le autorità agiscono solo quando il danno ormai è fatto,” continua Grossi. Secondo lui il problema è anche l’attività legale di discariche e inceneritori nella Provincia di Pavia, con l’aggravante di essere una zona abbandonata dal controllo della regione, cosa che favorisce chi compie attività illecite. “Questa è proprio una zona abbandonata, la Regione l’ha sempre vista come la pattumiera della Lombardia. Una zona da sfruttare e non da valorizzare, perché non è considerata di interesse turistico. Ci sono infatti le grandi aziende di logistica, discariche e inceneritori, ma le strade sono piene di buche, trascurate, non abbiamo ponti adeguati…”

Il comitato si occupa inoltre anche della lotta ecologista contro l’inceneritore di Corteolona, gestito da A2A, che sta a meno di un km dal capannone incendiato. “La Provincia di Pavia è l’ultima in Lombardia per la raccolta differenziata, perché non c’è interesse a farla,” afferma Grossi. “Abbiamo due inceneritori, che bruciano molti più rifiuti di quanti il territorio ne produca. L’inceneritore di Corteolona è partito nel 2004, ma è già stato autorizzato quello nuovo qualche mese fa, a novembre, che raddoppierà la capienza. Brucerà 230mila tonnellate per una provincia che ne produce 280mila, e a Parona l’altro inceneritore già ne brucia 200mila. Le tonnellate in più arriveranno da fuori.”

Gabriele Grossi.

In effetti, secondo i dati del 2015, quello di Parona risulta essere l’inceneritore lombardo che raccoglie la maggior parte dei rifiuti extra-regione (il 93 percento), provenienti per lo più da Campania e Lazio, e nel 2014 risulta abbia bruciato la cifra record di 290mila tonnellate di rifiuti. Quanto al rapporto tra quantità di rifiuti bruciati e guadagno, è da notare che Lomellina Energia, l’azienda che gestisce l’inceneritore di Parona, nel 2016 ha presentato bilanci in perdita: l’amministratore delegato, Paolo Angeloni, ha dichiarato che “la quantità di rifiuti bruciati e la reddività dell’impianto non solo elementi collegati.”

Faccio notare a Grossi che entrando a Corteolona ho visto una scritta su un muro che recitava “A2A Mafia.” Mi spiega che il business dell’inceneritore di Corteolona è infatti molto redditizio: A2A riceve soldi sia per lo smaltimento dei rifiuti, sia perché ne ricava energia elettrica che rivende, sia per gli incentivi statali. Il fatturato che A2A ricava ora dall’inceneritore è di 2 milioni di euro all’anno, e grazie alla triplicazione della capienza arriverà a 10 milioni. “Ma questi soldi non ricadono sulla popolazione, altrimenti, vedendo i loro bilanci, dovremmo essere ricoperti d’oro. Solo una minima fetta entra nelle entrate comunali.”

Ci sono anche preoccupazioni di tipo sanitario. “I dati," prosegue, "dicono che in questa provincia c’è la più alta mortalità per tumore rispetto al resto della Lombardia”; e in effetti, secondo quelli emessi dell’ATS (l’Azienda di Tutela della Salute di Pavia) relativi al periodo 2006-2015, la media di mortalità per tumore in provincia di Pavia è maggiore rispetto sia a quella lombarda che a quella nazionale, con patologie croniche concentrate nella zona di Corteolona.

Secondo Grossi, le indagini sulle cause di questi dati sono state condotte in maniera insufficiente o inaffidabile. “I controlli sulle emissioni inquinanti dell’inceneritore sono compiuti dalla stessa A2A, senza controprove; ARPA, da parte sua, si lamenta di avere personale insufficiente per fare tutti i controlli.” Secondo Fulvio Roncari, presidente di A2A Ambiente, le emissioni del nuovo impianto sarebbero però pari allo zero per quanto riguarda gli effetti su salute e ambiente. I dati, raccolti settimanalmente da A2A Ambiente, sono reperibili online; gli ultimi disponibili risalgono a inizio dicembre.

La scritta contro A2A all'ingresso di Corteolona.

“Non c’è la voglia di andare a toccare le cose, e il primo colpevole è la politica,” si sfoga il responsabile di Vivo la Bassa. “Noi stiamo puntando il dito contro la Lega Nord, che a nostro avviso ha fatto disastri. Oggi come oggi possiamo dire che a nostro favore si sono mossi solo il M5S e l’estrema sinistra.”

Fuori sta facendo buio. Saluto Gabriele e decido di tornare verso casa, a Milano, e di aspettare la relazione definitiva dell’ATS di Pavia sulle emissioni di agenti inquinanti. Arriva lunedì 8 gennaio, dicendo che sebbene nella notte dell’incendio si siano riscontrati livelli preoccupanti di diossine e furani, già dal giorno seguente le percentuali di presenza nell’aria sarebbero scese sotto le soglie di guardia.

Nei giorni successivi, comunque, il TG3 ha pubblicato immagini dei camion che scaricavano i rifiuti nel capannone, e che sarebbero state riprese nel settembre scorso.

Insomma: i roghi di rifiuti (non solo nella provincia di Pavia, come dimostrato da un altro caso recente in provincia di Savona) sembrano continuare ed espandersi, secondo una tendenza notata negli ultimi tre anni. E quello che è più preoccupante è che la struttura economica e politica retrostante il ciclo dei rifiuti sembra incapace di evitare il ricorrere di simili incidenti.

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