Bridge. Tutte le fotografie sono di Matjaz Tancic.

Il rap cinese sta esplodendo grazie a un reality show

In Cina fare rap è illegale e si può essere arrestati, ma grazie a un reality show a metà tra X-Factor e MTV Spit l’hip hop è riuscito a fare breccia nella censura. Siamo andati a incontrare le nuove rapstar cinesi.

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16 gennaio 2018, 11:33am

Bridge. Tutte le fotografie sono di Matjaz Tancic.

Cheng Jianqiao ha le braccia magre e dread decolorati che si appoggiano come una tarantola sul paio di occhiali troppo grandi che porta sul naso. Sono a Chongqing, nel sud ovest della Cina, e lo vedo entrare nella sala da tè in cui lo sto aspettando. È passato poco da quando è comparso l'ultima volta su 中国有嘻哈, Il rap della Cina, un reality show assurdamente popolare in cui si esibisce con il suo nome d'arte, Bridge. La competizione è molto simile a X Factor: a decretare il passaggio del turno di Bridge sono stati dei giudici, con accanto delle bottigliette di drink vitaminici che non stavano assolutamente promuovendo, che lo hanno sentito eseguire la sua hit "Boss" e hanno immediatamente approvato. Bridge, a canzone finita, ha sollevato il microfono come fosse un fucile a canne mozze—quasi arrogante, mentre annuiva e mimava di sparare.

Mentre Bridge si lascia cadere sconnessamente sulla sua sedia, gli verso del té verde e gli chiedo se è stato il reality show a cui partecipa a renderlo famoso. "Sì, ormai tutti mi conoscono", dice lui. "È come ha detto il giudice dello show, [il rapper taiwanese] MC HotDog: la musica hip-hop è rimasta nascosta nell'underground troppo a lungo—ora è arrivato il momento di farla uscire e respirare".

Ed è vero, dato che Il rap della Cina non ha girato la chiave del motore del rap cinese, ha premuto il pulsante del NOS. La prima puntata è stata caricata su una piattaforma di streaming video cinese, iQiyi, lo scorso 24 giugno, e nel primo mese i vari episodi del programma hanno fatto più di 700 milioni di views. I puristi del genere lo hanno criticato per aver scelto di usare delle popstar come giudici e aver copiato format già esistenti, ma a settembre le views erano salite a 2 miliardi e mezzo (per darvi un termine di paragone, l'ultima puntata dell'edizione italiana di X Factor è stata vista da 2.7 milioni di persone). Dopo anni di militanza underground e censure da parte del governo, sembra che l'hip-hop abbia finalmente sfondato il mainstream anche in Cina.

Bridge fa parte di una crew di Chongqing chiamata GO$H ed è arrivato agli ottavi di finale della competizione mentre un suo compagno, GAI, è stato nominato vincitore a pari merito con PG One, un rapper che viene dalla città di Xi'An, nel nord est del paese. Ma Bridge e GAI non sono comparsi sulla scena completamente dal nulla. Prima che Il rap della Cina cominciasse a essere trasmesso, Chongqing era già un focolaio di talento dal 2015, quando i ragazzi locali—così come quelli della vicino provincia del Sichuan—hanno cominciato a cimentarsi con la trap. Ma perché il rap in Cina è esploso proprio lì? E questo reality show ha regalato agli artisti cinesi una piattaforma su cui costruirsi un futuro o è solo una bolla pronta a scoppiare? E come possono prosperare all'interno di un sistema che cerca di esercitare un controllo stringente sulla libertà di espressione e sui media?

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Nei primi anni Novanta, quando Bridge portava ancora il pannolino invece di magliette troppo larghe e catene, i DJ cinesi cominciarono a mettere su dischi hip-hop importati nei club di Pechino e Shanghai. Ci sarebbero voluti altri dieci anni prima che dei gruppi di rapper cominciassero ad emergere in giro per la nazione: i più famosi sono stati probabilmente gli Yin Ts’ang, un quartetto internazionale di Pechino con dentro un ragazzo canadese e uno americano. Verso la fine degli anni Duemila gli IN3, un altro trio di Pechino, trovò un modesto successo grazie a una combinazione di beat nebbiosi/drogati e testi in cui raccontavano di odiare i loro professori e la corruzione.

"C'è chi dorme nei sottopassi e chi usa i soldi del governo per pagarsi banchetti", rappavano gli IN3 nel loro pezzo più famoso, "Beijing Evening News" – non una chiamata alle armi rivoluzionaria, ma una leggera stoccata alle autorità. Poi, la parte del pezzo che faceva "C'è chi beve, c'è chi si droga e si scopa la gente senza preservativo" probabilmente non sarà piaciuta molto al ministero della cultura cinese.

Sono stati veterani come gli IN3 e gli Old Panda di Chengdu a influenzare la nuova onda di rapper cinesi che hanno trovato fortuna su Il rap della Cina, ma non tanto quanto tutti i colleghi americani che hanno scoperto su internet. Bridge, per esempio, mi racconta di aver cominciato ad ascoltare hip-hop guardando partite dell'NBA in televisione e scoprendo rapper come Chingy, un protetto di Ludacris i cui testi parlavano molto di basket. Trovò altre persone che condividevano la sua passione su QQ, una chat cinese, e cominciò a scambiarsi brani con altri ragazzi: così scoprì Nas, JAY-Z e 50 Cent. "Non avevamo nessuno che potesse insegnarci, e quindi abbiamo studiato su internet", dice.

Molti di questi ragazzi ossessionati dall'hip-hop e dal basket cominciarono a sentirsi un gruppo affiatato, e alcuni di loro decisero di chiamarsi GO$H e iniziare a fare musica in studi improvvisati (cioè nei loro appartamenti, con i loro portatili). Il collettivo venne fondato ufficialmente nel 2013 come evoluzione di una vecchia crew, Keep Real, le cui origini risalgono al 2003. Fin dall'inizio, i ragazzi di GO$H hanno scelto di dedicarsi a un suono molto americano—ascoltate “Gang$te” di GAI (e guardate il video qua sotto) o “Work Every Day” di Bridge e K Eleven, entrambi brani che hanno contribuito a far conoscere il collettivo nell'underground. Ma i GO$H non sono i soli a fare trap in Cina: a Chengdu, la capitale del Sichuan, ci sono anche Ty e gli Higher Brothers.

La musica di Ty è particolarmente melodica e scorrevole, e canzoni com “Real Life” hanno tanto in comune con la trap più grezza quanto che con il tipico R&B allisciato dall'autotune. I rapper di Chonqing, come GAI, tendono invece a essere più aggressivi—secondo Bridge è perché la città è più difficile da vivere rispetto all'altro polo della regione. "Il nostro hip-hop può suonare aggressivo, e la gente di Chongqing è piuttosto brusca", dice. "Siamo come un peperoncino, pronto a farti scoppiare le papille gustative". Nonostante le differenze, sia Chengdu che Chongqing sono considerate da molti l'epicentro della scena hip-hop cinese. Locali come il Little Bar di Chengdu e il Nuts Live House di Chongqing fanno spesso serate hip-hop che vanno regolarmente sold out. Gli Higher Brothers, un quartetto, sono il gruppo più famoso di Chengdu—la loro "Made in China" ha un video da 8 milioni di views, un traguardo considerevole dato che YouTube in Cina è bloccato dal governo. A febbraio andranno in tour negli Stati Uniti e sono stati messi sotto contratto dalla celebre agenzia di management e produzione 88rising.

YouTube a parte, è impressionante che in Cina si riesca proprio a fare hip-hop. Il presidente Xi Jinping sta lavorando a un massiccio giro di vite sulla libertà di espressione nel mondo dell'arte, e da quando è in carica la censura in Cina si è inasprita. Testi considerati volgari, pornografici o anti-autoritari vengono regolarmente controllati, e ai musicisti capita di essere obbligati a fare delle scuse pubbliche. Oppure, come è capitato agli IN3, di soffrire conseguenze più serie.

Nel 2015 il Ministero della Cultura cinese pubblicò una lista di 120 canzoni "bandite" per il loro contenuto, tra cui ne comparivano 17 degli IN3. Le canzoni erano state registrate in gran parte nel decennio precedente, ma i membri del gruppo vennero comunque arrestati e detenuti per cinque giorni senza essere stati formalmente accusati. La polizia gli mise dei cappucci in testa e li portò in una prigione nella profonda periferia di Pechino. Gli venne detto che era per i loro testi, e da allora non hanno più fatto concerti per evitare problemi.

La settimana scorsa PG One, uno dei due vincitori de Il rap della Cina, è stato obbligato a scusarsi per aver usato la parola "bitch" in una sua canzone del 2015, "Christmas Eve", dopo che qualcuno lo aveva segnalato alle autorità. "La black music è stata una mia grande influenza nei primi momenti in cui ho cominciato a conoscere la cultura hip-hop, e non avevo compreso correttamente i suoi valori fondamentali", ha dichiarato pubblicamente, una frase piuttosto goffa.

FUCKSKY

Con esempi come questo, è facile immaginare che questa nuova generazione di rapper viva impaurita aspettando di sentire il suono di un manganello bussare sulla porta di casa. Ma non sembra essere questo il caso—Bridge dice che fare hip-hop significa "considerarlo un gioco, proprio come il reality a cui ho partecipato. La Cina determina delle regole che vanno contro di me, ma posso sempre trovare dei modi per girarci attorno. È la parte divertente".

Il modo che Bridge sembra avere per infrangere le regole è scrivere testi in cui parla dei soldi che fa e di quanto è figo—ascoltate "Boss", la sua più grande hit, per farvi un'idea. "I miei testi vanno bene perché il mio stile si concentra sulla vita di tutti i giorni, su qualcosa di semplice e positivo", dice, fumando. "Non ho mai pensato di scrivere testi contro il governo—amo il mio paese! Se siamo così popolari, ora, è perché anche il governo sta promuovendo la cultura hip-hop. Se non lo stessero facendo non avremmo addosso tutte queste attenzioni".

Gli Higher Brothers hanno testi più rischiosi, ma se la cavano grazie alle loro skill e a uno spiccato senso dello humour. In "WeChat", una canzone che prende il titolo dalla app di messaggistica più famosa in Cina, parlano di censura: ma se la cavano trasformando le loro critiche in una divertente celebrazione dell'app. "Non c'è Skype, Facebook, Twitter, Instagram... qua usiamo WeChat", rappano, su un beat che contiene campionamenti dei suoni di WeChat e una strofa del rapper di culto sudcoreano Keith Ape.

“Quando scriviamo canzoni cerchiamo di evitare certe aree", dice Masiwei, uno dei quattro Higher Brothers. Scriviamo quello che vogliamo scrivere senza toccare l'intoccabile". Mentre parliamo al telefono, aggiunge che i testi "volgari" per cui il governo si preoccupa sono un problema relativamente piccolo se paragonato a quelli che contengono insulti alle autorità. "Dire parolacce ha senso nelle canzoni hip-hop in inglese", dice, "ma non ha molto senso in quelle cinesi. Abbiamo società e cultura diverse, il nostro ambiente è più conservativo".

I testi più sovversivi possono anche essere lasciati perdere anche prima che escano dai cervelli di chi li immagina, ma non aspettatevi che la scena di Chongqing, quella di Chengdu e l'intero movimento hip-hop cinese svaniscano allo stesso modo. Gli Higher Brothers sembrano essere sulla buona strada per sfondare a livello internazionale, i GO$H sono andati in tour in Cina e qualche mese fa persino il New York Times si è sentito di dichiarare che l'hip-hop aveva "preso d'assalto il mainstream cinese".

Poco prima di andarmene da Chongqing, faccio un salto alla Casa da Té Jiaotong, una vecchia sala dall'atmosfera incredibile dove i GO$H hanno girato qualche video. Per puro caso, incontro una crew meno famosa, gli Allight, e anche loro sono lì per filmare un video. Sputano parole all'obiettivo mentre, a due passi di distanza, vecchietti del luogo sorseggiano té e giocano a mahjong. È un altro segno di quanto l'hip-hop stia cominciando a permeare la cultura cinese.

"Abbiamo cominciato ad ascoltare hip-hop nel 2012, pensavamo che rappare sarebbe stato un buon modo per rimorchiare", dice Jiang Shihao, 23 anni e una bandana rossa in testa, mentre si prende una pausa tra due take. Jiang si fa chiamare FUCKSKY, ma è molto più gentile di quanto il suo nome d'arte possa far intendere. "Ma il mio amore per l'hip-hop è rimasto, ed è diventato la mia vita", aggiunge sorridendo, con un ghettoblaster vecchio stile sulle spalle. Jiang non è per niente solo, ma che cosa aspetta quellli come lui? Mi risponde Yang, fondatore della media company a tema musicale Zhong.tv, veloce come un proiettile: "Bé, ho sentito dire che le audizioni per la seconda edizione de Il rap della Cina si terranno tra un mese o due..."

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