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Attualità

Due chiacchiere con Luca Vecchi su The Pills, droghe e dark comedy

L'ho incontrato per parlare del suo nuovo progetto, Hooked, una dark comedy che ruota attorno al mondo del clubbing romano e dell'abuso di sostanze.
Niccolò Carradori
Florence, IT

Negli ultimi cinque anni l'intrattenimento che parte da internet in Italia ha avuto uno sviluppo strano: fra il 2010 e il 2011 c'è stata l'esplosione di fenomeni e autori, nati grazie a YouTube, che proponevano serie DIY che in poco tempo hanno ottenuto un successo inaspettato, dando modo ad alcuni di loro di passare direttamente ai media tradizionali. L'esempio più iconico, probabilmente, è quello dei The Pills. Da allora, però, non ci sono stati molti epigoni.

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Di recente mi è capitato di parlarne con Luca Vecchi, che oltre ai The Pills ha lavorato alla fan fiction Vittima Degli Eventi —basata sulla figura di Dylan Dog e realizzata insieme a Claudio Di Biagio di NonApriteQuestoTubo grazie al crowdfunding—e ultimamente a Hooked.

Hooked è stato scritto insieme al blogger QualcosaDelGenere, lanciando una campagna di crowdfunding per sostenerlo, ma è piuttosto diverso dagli esperimenti precedenti. Si tratta infatti di una dark comedy che ruota attorno al mondo del clubbing romano e dell'abuso di sostanze, e che ha delle caratteristiche abbastanza peculiari: quasi ogni scena è girata in interno, di notte, ed è inframmezzata da stralci di voice over pieni di nozioni in stile documentaristico. I protagonisti sono due tossici romani, che nel tentativo di soccorrere una ragazza in overdose finiscono per capitare nell'appartamento della vecchia a cui fa da badante, scoprendo nel bagno una montagna di soldi.

Per ora, in attesa dello sviluppo della campagna, sono state pubblicate le prime tre puntate. Quando ho contattato Luca per parlarne abbiamo finito per fare una lunga chiacchierata su come si sta evolvendo l'intrattenimento in Italia e il suo lavoro, su com'è cambiata la scena clubbing/raver, e sul costo proibitivo degli attori anziani nelle web series.

VICE: Tu, insieme ai The Pills, hai cominciato a produrre video in un momento particolare dell'internet italiano, in cui sembrava che grazie a piattaforme come YouTube un'intera generazione di aspiranti sceneggiatori, registi e videomaker—gente come i The Jackal o Claudio Di Biagio—potesse crescere esponenzialmente e confrontarsi con i media tradizionali. Voi avete fatto programmi televisivi, sketch per altre produzioni, e un film vostro ad esempio. Recentemente leggevo un'intervista di Di Capua e Corradini in cui dicevano che "quell'epoca d'oro è passata". Che tipo di percorso ha avuto questo sistema, e che aria tira adesso?
Luca Vecchi: Diciamo che probabilmente Luigi e Matteo si riferivano a quel periodo in cui diversi autori, partiti da piattaforme come YouTube, hanno cercato di creare modelli di business provando invano a fornire una valida alternativa al palinsesto televisivo. Il problema è che sono stati tutti esperimenti che né hanno portato a guadagno vero e proprio, né son diventati duraturi nel tempo. Sono in qualche modo rimasti tentativi. Nel frattempo il panorama dell'intrattenimento che parte da internet è mutato considerevolmente…

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In che modo, secondo te?

La tendenza attuale dei nuovi talent è quella di cercare di divenire influencer proponendo video assai sintetici o didascalici: sketch che non danno neanche un setting ma passano direttamente alle punchline tipo: "io e le mie amiche in disco". Nonostante Vine abbia chiuso i battenti, i format a cui mi riferisco fanno perno sulla breve durata al fine di intrattenere l'utente che scrolla convulso la bacheca di Facebook. Nei video in questione non c'è neanche bisogno di attivare l'audio poiché hanno i sottotitoli integrati che sopperiscono.

Lost in Google, Freaks! e Kubrick - Una Storia Porno avevano l'ambizione d'intrattenere. Mi sembra si sia fatto qualche passo indietro, ecco.

hooked luca vecchi

Tutte le immagini tratte da Hooked.

E questo secondo te perché è avvenuto?
Forse il punto è proprio che al momento è questo che ti permette di fare internet se vuoi essere un professionista e vivere di quello che fai: quello a cui si mira prevalentemente è attirare le grandi marche realizzando video con un piazzamento del prodotto, senza che venga necessariamente fatto notare in bella vista. È una professione figlia della modernità in cui si guadagnano anche bei soldi, non lo nego, ma non è intrattenimento.

In tutto questo, poi, c'è da dire che i media tradizionali, che dovevano cercare di assorbire certi fenomeni, si sono evoluti ancora meno. La televisione è scivolata verso l'intrattenimento da osteria, proponendo programmi in cui neanche ti danno il beneficio di rispondere alle domande di un quiz, ma che consistono semplicemente in una roulette russa di pacchi da aprire mentre un esercito di anziani batte le mani sulle note di uno stornello.

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L'idea che mi sono fatto io da fruitore, è che i produttori dei grandi media prendono un nuovo fenomeno da internet per collocarlo in un programma o in un film esclusivamente se possono sfruttare quello che già ha creato. Cioè, non si va a vedere quello che uno ha fatto—per capire se è bravo a scrivere i testi o a girare le cose—per inserirlo in u n contesto. Tu come la vedi? Come si è evoluta questa cosa nella tua esperienza?
In realtà questo in parte sta succedendo. Alcuni di noi hanno cominciato a collaborare con Wildside lavorando alla realizzazione di progetti di diversa natura. Ultimamente ho avuto la possibilità di lavorare per Fausto Brizzi e Marco Martani e non avrei mai pensato di trovare un clima di lavoro così sereno. Ho scritto il film di natale. Il sequel di Poveri ma Ricchi. Poveri ma Ricchissimi. È apprezzabile questo scambio tra modus operandi, comicità e registri. Ho imparato molto e spero d'aver dato il mio contributo a qualcosa di comprovato come il tanto criticato cinepanettone. Magari non è un cambiamento netto e radicale, ma il fatto che sia graduale, con uno scambio reciproco tra vecchia e nuova guardia (la vecchia in realtà sarebbe Neri Parenti; è Brizzi la nuova) può essere la chiave giusta per un cambiamento che è più un'evoluzione che una rivoluzione.

Però appunto quando un creatore di contenuti ha qualcosa di totalmente nuovo da proporre, spesso è costretto a tornare ai canali da cui è partito… magari anche solo per mantenere vivo l'interesse del suo pubblico. In questo momento mi sembra che per alcuni sia anche abbastanza—e giustamente—frustrante confrontarsi ancora con certe piattaforme. Penso ad esempio a Claudio Di Biagio, che decide di finirla con i video di E Poi Te Lo Magni per caricare i suoi film sul canale YouTube…
Su internet bisogna sempre un po' ricominciare daccapo. Il pubblico, oramai utenza, dimentica sempre più in fretta chi sei. E la percezione di chi crea contenuti sul web è sempre quella del tipo che sembra si stia dilettando in cameretta con i suoi hobby molto costosi (perché produrre contenuti costa, ed esprimersi è un lusso). Mentre in realtà le prospettive di produzione dovrebbero ad un certo punto mutare ed evolversi. Adesso non mi aspetto che arrivi una major che mi metta in mano una macchina produttiva professionale, che sarebbe come passare da una due cavalli a una Ferrari, ma mi aspetto almeno di poter lavorare finalmente con i dovuti crismi, invece di continuare a promettere ai miei collaboratori (loro sì che sono professionisti; io gioco) un pasto caldo e un giaciglio su cui riposare una volta terminate le riprese.

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Sì, capisco. Tenendo presente questo tipo di contesto, com'è nato Hooked ?
Diciamo che nasce dalla voglia di tentare di affrontare una produzione audiovisiva con un approccio differente e più maturo. Confrontarsi con un diverso tipo di storytelling. Volevo sperimentare un altro tipo di humor, quello della black-comedy, più simile a quello di alcuni serial di Netflix. Nel tentativo di constatare se effettivamente anche da noi sia possibile far qualcosa che non sia solo accendere la macchina, mettersi a favore camera, e parlare. Così ho cominciato a mettere su queste produzioni fondando la Pork Chop Express. In memoria dei vecchi tempi tanto cari a Carpenter. Una piccola casa di produzione foraggiata in compagnia dei collaboratori più fidati con cui sono cresciuto professionalmente.

Hooked è nato anche da un'altra esigenza. Con QualcosaDelGenere abbiamo vissuto un periodo un po' clubber/raver, che ci ha fatto arrivare inesorabilmente a delle conclusioni. La vita notturna è un mondo che non viene molto raccontato. Uno pensa sempre un po' allo stereotipo del raver, ai gabber, alle serate nei casali di cui ti viene comunicata la posizione all'ultimo minuto via sms. In realtà questo tipo di scena notturna è molto cambiata nel corso degli ultimi dieci anni. I tessuti sociali si sono mischiati fra loro, ed è un ibrido che non ho mai visto. Quindi abbiamo pensato: "perché non raccontarlo? Perché non parlare di questo mondo e delle pluri-dipendenze?"

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Oggigiorno puoi entrare in un centro sociale e trovarci un fascio. Puoi andare in un locale fighetto di Roma Nord e trovarci un fuorisede calabrese. Nessun posto è più off-limits per nessuno. Una volta la zecca fumava esclusivamente erba e al massimo, di tanto in tanto, tirava due righe di keta. Ora utilizzano anche cocaina. E i bori, sempre altezzosi e sul piede di guerra, finiscono il loro percorso di bamba con della ketch. Si fanno dei mischioni allucinanti. La gentrificazione ha unito barbe hipster, dilatazioni e tute del Chelsea. Una cosa assurda.

Come è partita la collaborazione con QualcosaDelGenere? E come avete affrontato la scrittura di Hooked ?
Ci siamo conosciuti anni fa. Ci aveva aiutato a scrivere uno sketch dei The Pills: Dalla Cina Con Furore. Erano due o tre anni che continuavamo a scrivere questa cosa. Esiste anche un episodio pilota, che si chiama Left In The Corner, in cui un ragazzo si lascia con la tipa e comincia a diventare una sorta di yes man. A dire sì a tutti quelli che gli propongono di fare serata. L'idea era quella di portare la storia in giro per diverse zone di Roma, sfruttando i diversi locali e i diversi contesti. Poi i locali hanno cominciato a chiudere e a Roma abbiamo perso i punti fermi. Con Qualcosa abbiamo poi rielaborato il progetto di partenza ed è nato Hooked. Il soggetto di serie è fondamentalmente suo. È anche un po' autobiografica come storia? Perché tempo fa ho visto una tua intervista in cui dicevi di essere rimasto chiuso in casa fino al 25 anni, e poi la cosa è degenerata…
Esatto. Sono riuscito a mettere il naso fuori di casa paradossalmente grazie all'ecstasy, che mi ha e finalmente insegnato che le persone non mi odiano [ ride]. Di lì a breve l'organismo ha sgamato l'artificiosità di quella sensazione e ho troncato il mio rapporto con Molly. Resta comunque la sostanza che ho indagato e che ho sondato di più. In Viaggio nella Cultura Rave di Simon Reynolds, si dice che l'ecstasy è fondamentalmente un anticipo sulla felicità. Nulla di più vero. Il problema sono gli interessi serotoninergici da pagare nel down infrasettimanale. Può risultare davvero spiacevole.

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hooked luca vecchi

Una volta che avete avuto la storia, come vi è venuta questa idea di coniugare la dark comedy con l'approccio documentaristico?
In questo senso sono stato accusato d'aver abusato di un linguaggio un po' obsoleto, che è il benchmark di Martin Scorsese da Quei Bravi Ragazzi fino a Wolf of Wall Street. In realtà sono sempre stato un fan dei film che dispensano nozionistica: mi piace quando vengono inserite curiosità, anche se poi magari lo spettatore non se ne farà mai nulla. Ma un'opera di fiction degna di questo nome deve sempre e comunque insegnarti delle cose. E poi se ci pensi siamo un po' una società assuefatta al linguaggio documentaristico: uno pensa tipo al documentario come l'emblema della rottura di cazzo. Invece no! Tu l'hai mai visto Planet Earth? È bellissimo. C'è un'estetica che abbatte ogni tipo di costrutto di storytelling eventuale. Nel suo semplice essere il creato è di per sé più interessante di qualsiasi forma di fiction escogitata dai migliori sceneggiatori della storia del cinema. Provare per credere. Te l'ho chiesto perché pensavo che fosse un modo diverso per affrontare la tematica della tossicodipendenza. Secondo te qual è la sfumatura che non è raccontata della tossicodipendenza, e che volevi sperimentare?
Considera questo: proprio l'altro giorno stavo vedendo gli spot del Ministero Della Salute per quanto riguarda la prevenzione. Quella classica degli anni Novanta ce la ricordiamo tutti: la tipa con la testa che gira verso la camera, il voice over "dicevano 'non pensarci'," fa un giro di 360 gradi e scopriamo che i suoi occhi non hanno più le pupille "adesso penso solo a quello." Un terrorismo psicologico totale e traumatizzante più che istruttivo. Ho cercato delle versioni aggiornate, ma fondamentalmente da noi la prevenzione è rimasta terrorismo: preferiamo omettere, nascondere, emarginare il tossico. Tipo quando la mamma ti diceva "non prendere le figurine dai tipi all'uscita di scuola, che dietro c'è la droga": e non si è mai capito da dove fosse venuta fuori questa storia. Come cazzo si fa a mettere della droga dietro una figurina? Che avvertimento è? Che racconto è della realtà? Non credo ci sia stata molta evoluzione da allora. Basta guardare lo spot del Ministero musicato da Nek, che recita "non ti fare, fatti una vita." Madre de Dios. Una cosa del genere mi fa solo venire ancor più voglia di drogarmi.

hooked luca vecchi

Dici che manca proprio un senso di realtà…
Sì. Quello che ci premeva era di realizzare qualcosa che rispecchiasse la realtà, senza risultare propagandistici. Perché comunque in Hooked c'è una drammatizzazione di quello che succede. C'è una sorta di catarsi. Tutti i personaggi sono delle persone abbiette, con cui non passeresti nemmeno cinque minuti. C'è una anti-retorica. Questa cosa si nota anche nella scelta degli ambienti e del tempo. È sempre notte, e quasi tutte le scene non di raccordo si svolgono al chiuso.
Sì esatto. Paradossalmente quando loro stanno fuori, ed è giorno, è come se il tempo andasse più veloce. È un po' la Gotham City di Tim Burton. Volevamo utilizzare la notte per comunicare un certo stato d'animo collettivo. Alla fine delle tre puntate di presentazione volevamo collocare tutti questi personaggi in una stanza, in stallo. Se uno di loro si muove, rischia di far crollare un ipotetico castello di carte. Valerio e Luca potrebbero rubare i soldi, la badante potrebbe svegliarsi, oppure la vecchia potrebbe rinsavire e realizzare che ha degli estranei in casa e avvisare qualcuno… Fra l'altro hai un talento nel trovare attori anziani incredibili.
Considera che la vecchia è stata la voce costata di più. È una principessa sposata con uno sceicco arabo. Ma lei preferisce restare anonima. Come sta andando la campagna di crowdfunding?
Nonostante i riscontri siano stati estremamente positivi, per ora non benissimo… quando abbiamo fatto Vittima Degli Eventi potevamo contare su un immaginario consolidato, quello dell'indagatore dell'incubo. Stavolta invece abbiamo provato a fare qualcosa che non si vede molto nel panorama italiano. Quindi vediamo come andrà. Ma questo si lega un po' a quello di cui parlavamo prima. Hooked ad esempio a chi l'avrei potuto proporre? Con il linguaggio e le tematiche che ha, sarei dovuto andare da mamma Rai? Mi avrebbero denunciato. Dopo avermi riso in faccia, s'intende. In Italia Fox e Netflix importano format dall'estero e c'è una quantità di serie e film che non basterebbe una vita per fruirli. Ma non sono storie nostre. Non ci sono i posti che conosciamo, o che potremmo vedere. Non ci sono i contesti che ci appartengono o la realtà e le situazioni in cui potremmo incappare. Dovremmo avere più possibilità di raccontare storie che ci riguardano. Senza scimmiottare immaginari altrui. Chi produce cerca l'investimento sicuro. Un investimento che non ha margine di rischio non è un investimento. Per il resto che stai facendo? Come stanno andando le cose con i The Pills?
Stiamo scrivendo. Aspettando il momento giusto per cercare di alzare il tiro.

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