Cosa è successo dopo che il Parlamento Europeo ha approvato la riforma del copyright

Diverse persone hanno dichiarato di aver visto un Pepe antropomorfo saltare da un palazzo di 10 piani a Bruxelles.
Giulia Trincardi
Milan, IT

Questo racconto fa parte di Terraform, la nostra rubrica mensile di narrativa sci-fi. Racconti sul futuro dell'uomo, della Terra e dell'universo — tra nuovi approcci alla realtà ed evoluzioni distopiche del nostro presente. Ogni mese una nuova puntata: se hai un'idea da proporre o un racconto da pubblicare, scrivici a itmotherboard@vice.com.

La mattina del 12 settembre 2018, il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva la nuova direttiva sul copyright e con essa i controversi articoli 11 e 13, che erano stati respinti solo due mesi prima. Le possibili ripercussioni erano state evidenziate da un’estesa campagna di sensibilizzazione, che diverse testate avevano cavalcato con un coro di “questa legge sarà la fine di internet per come lo conosciamo.”

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Dopo la bocciatura, la direttiva avrebbe dovuto subire consistenti revisioni — in particolare sugli articoli 11 e 13, noti ai più come ‘Link Tax’ e ‘Upload Filter’ e oggetto principale delle discussioni — ma, di fatto, non è stato così. La nuova normativa è passata tra le mani di qualche altra commissione, e ogni volta è stata puntualmente approvata senza commenti. Così, ad aprile del 2019, è ufficialmente entrata in vigore nel pieno del suo potere censorio.

Almeno all’inizio, è cambiato poco. Le grosse aziende — Amazon, Google, Facebook, Sony, Apple e via dicendo — hanno acquistato diritti di ogni tipo e si sono adeguate ai parametri per il controllo dei contenuti degli utenti, inviando segnalazioni, oscurando e sospendendo dalle proprie piattaforme i non adempienti. La maggior parte delle persone ha continuato a fare spallucce. “Anche quella cosa lì che è successa in America, la net neutrality. Tanta paura e poi? Mica è cambiato un cazzo,” twitta l’utente @therealn0ia qualche giorno prima dell’entrata in vigore ufficiale della riforma di quell’anno.

Una settimana dopo, il suo tweet è stato cancellato per violazione del copyright. “Net Neutrality” era, a quanto pare, diventato da pochissimo un trademark di Donald Trump. Ci aveva fatto una società di reti da pesca.

I primi segni dell’effettivo cedimento in corso sono apparsi in piccoli siti, canali e blog personali che — non disponendo della potenza di fuoco ed economica dei colossi tecnologici — sono stati spazzati via dalla rete, manciate alla volta. Allo stesso tempo, siti generalisti molto seguiti e abituati a ricaricare contenuti altrui sulle proprie piattaforme senza permesso, sono crollati come giganti di pasta frolla.

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Ma non c’era nessun meme sulla dissoluzione di Thanos a commemorarli, perché image-board e forum — fino a quel momento porto sicuro per qualsiasi meme — si sono svuotati rapidamente, un ban e una rimozione di contenuto dopo l’altro. Per un po’ sono rimasti gli utenti a commentare e lamentarsi — mentre l’intera cultura di internet, un mondo che si era espanso, replicato e auto-digerito infinite volte, appariva sempre più strozzata in angoli ciechi.

Quell’inverno, qualche accademico ha sentenziato — con una lungimiranza troppo ampollosa per essere condivisa in tempi utili — che l’umanità era davanti a una “apocalissi della rimediazione,” innescata da “un’imposizione reazionaria alla natura stessa del mezzo.” In altre parole, quello che per altri mezzi di comunicazione era stato un naturale riversarsi in nuove forme, stava venendo forzato sulla rete in modo pericoloso. Non sarebbe stato sbagliato chiedersi per tempo dove avrebbe rischiato di riversarsi internet. Nelle pagine di creepypasta si sono generate e sono scomparse in corsa — arrestate dalla normativa — nuove leggende virali sul potere soprannaturale della rete. Un’immagine emersa per un breve attimo intorno al 7 luglio 2019 — con Slender Man che insegue tre legislatori della Commissione Europea e la scritta “I’m coming for you” a caratteri cubitali in basso —, è stata considerata da alcuni storici, anni dopo, profetica. Nessuno sapeva chi fosse l’autore e nessuno si chiese in tempo se esistesse un autore dell’immagine. D’altronde, era solo un creepypasta illegale — Slender Man era di recente diventato copyright esclusivo di una serie di case di produzione cinematografiche minori e di Sony Pictures Releasing.

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Intorno a quel periodo, una serie di sacche di resistenza hanno cominciato a formarsi all'interno di alcune piccole comunità. All'inizio, i filtri automatici potevano essere aggirati modificando i singoli bit delle immagini, creando così un'immagine distorta per l'algoritmo ma ancora riconoscibile all'occhio umano. I rapidi aggiornamenti dell'algoritmo, però, costrinsero subito la resistenza a manipolare ancora di più le immagini, fino a renderle irriconoscibili alla vista. Il segnale è andato perdendosi, letteralmente, in un mare di rumore.

Nel frattempo, ad agosto 2019, Facebook ha spezzato la cifratura di WhatsApp per implementare i filtri: da quel momento, qualsiasi messaggio vocale con pochi secondi di musica in sottofondo è stato bloccato.

Le cose sono collassate rapidamente dopo che diverse persone, intorno alla metà di settembre, hanno dichiarato alle autorità di aver visto un Pepe antropomorfo saltare da un palazzo di 10 piani a Bruxelles. Alle espressioni confuse dei poliziotti, qualcuno ha cercato di mostrare loro un Pepe dal telefono, finendo rimbalzato in una catena di avvisi pop-up.

Mentre le immagini della grottesca figura hanno cominciato a circolare su qualche social network — tra chi le paragonava agli effetti speciali di un film di Cronenberg, o di una puntata di Black Mirror, seppellendo la gravità della situazione con tweet inutili —, fioccavano altre denunce bizzarre in diversi parti d’Europa.

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Pochi giorni dopo, per esempio, è stato registrato un insolito picco di ricoveri in Pronto Soccorso di anziani della comunità magrebina di Marsiglia, per la precisione 73 persone in due ore. Presentavano tutti gli stessi sintomi, riassumibili — in assenza di una prognosi più adeguata — come affaticamento fisico dovuto a stress cognitivo. Ognuno di loro aveva chiamato l'ambulanza dallo stesso luogo — il mercato all'aperto Marché de Noailles — e le versioni di ognuno dei ricoverati sulle presunte cause del loro malore coincidevano in modo inquietante. Ricordavano di essere stati avvicinati, mentre esaminavano la merce delle bancarelle, da un uomo di colore con i baffi e sorridente, che teneva puntato il dito indice della mano destra fisso contro la tempia e si esprimeva solo attraverso aforismi a base di fallacie logiche o consigli di vita. Uno degli anziani stava esaminando un paio di scarpe usate e l'uomo si è rivolto a lui esordendo con un: "non ti serve un nuovo paio di scarpe, se non hai piedi,” proseguendo poi in un flusso verbale inarrestabile.

Il 28 settembre, un notiziario olandese ha intervistato un’anziana di Rotterdam che sosteneva di aver visto uscire dal proprio bagno un gigantesco gorilla con una fascia intorno alla vita che recitava “Justice 4 Harambe.”

Circa due settimane dopo, a Napoli, un uomo di etnia asiatica vestito con la maglietta azzurra della squadra di calcio locale, è comparso dal nulla su una panca della Cattedrale del Duomo, disturbando il regolare svolgimento delle funzioni religiose.

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Contemporaneamente, in Germania, un trio di personaggi materializzati dal nulla ha gettato le vie del centro di Colonia nello scompiglio. Camminavano come un grumo unico, in una posizione reciproca bizzarra, a tratti litigando, mentre uno dei tre — hanno riportato i testimoni — fischiava violentemente. L’intensità del suono era tale da infrangere diverse finestre negli edifici della città e da menomare l'apparato uditivo di diverse persone.

A ottobre 2019, quando l’emergenza ha iniziato a concretizzarsi nella mente di più persone, Facebook ha implementato un piano di acquisto dei diritti d’autore di qualsiasi immagine del proprio CEO — nella speranza di dirottare e intrappolare nuovamente in rete lo stormo di Mark Zuckerberg memizzati che aveva colonizzato svariate grandi città europee. La mossa, ovviamente, si è rivelata solo che controproducente.

Il colosso di Menlo Park non è stato l’unico a ipotizzare che un ulteriore blocco avrebbe arrestato l’emorragia e gruppi di attivisti, testate e aziende, sono corse ad acquistare i diritti di qualsiasi immagine, film, brano musicale esistente, in una lotta disperata tra chi sperava di aprire una valvola di sfogo da cui dosare la fuoriuscita della rete nel mondo e chi era invece determinato a lucrare sulla diffusione delle notizie più allucinanti del secolo in corso.

Prima dell’arrivo dell’inverno, le piattaforme principali online apparivano prolassate su loro stesse: i contenuti apparivano in modo estemporaneo, zampillavano rapidi per qualche ora per essere censurati e spuntare poi nel mondo reale — che di reale, ormai, ha ben poco.

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Internet si è, letteralmente, riversato nelle strade. Ad ogni angolo, col suono sordo di una scoreggia, spuntavano repliche infinite e deformi di razzi di SpaceX, calciatori ingabbiati in loop infiniti delle proprie prodezze sportive, personaggi dei cartoni giapponesi e sederi di note celebrità.

“Non era questo che intendevano per guerra dei meme, ma è ok lo stesso” ha dichiarato un ragazzino con un forte accento alla BBC il 4 novembre, separandosi dall’intervistatore per inseguire un Pepe Melancholia per una delle vecchie arterie del traffico metropolitano di Londra, ormai piegata dal caos degli avvenimenti inspiegabili dei mesi precedenti.

Poco dopo, il giovane è apparso nello stesso punto, evanescente, senza voce, impegnato solo a ripetere il proprio scatto goffo all’infinito, ma senza più telecamere a riprenderlo.

“C’era chi pensava, tra i popoli ignari del progresso tecnologico dell’Occidente di fine Ottocento, che la fotografia potesse rubare l’anima,” ha teorizzato con saccenza in televisione quello stesso mese uno degli ultimi filosofi contemporanei ancora disposto a comparire pubblicamente. “Possiamo dire di aver mai conosciuto internet davvero? Che cos’è internet, se non la coscienza spuria e turbocapitalista dell’umanità? La verità è che siamo davanti a una metamorfosi psicosomatica di noi stessi.”

Lo sputo che gli è partito involontariamente mentre pronunciava la parola “psicosomatica,” è l’unica cosa di lui che i più ricordano a distanza di anni; un attimo congelato in un tabellone di sette metri per quattro che è piombato addosso all’uomo, stroncandolo, mentre ancora si trovava in studio.

Quando la riforma del copyright è passata, il 12 settembre 2018, si sapeva che sarebbe stato un disastro per la libertà della rete — ma nessuno poteva immaginare uno stato di guerriglia in cui i confini delle fazioni politiche estreme esistite in precedenza apparivano, improvvisamente, confusi in un comune senso di inappartenenza all’asfalto inospitale della strada.

Il 14 luglio 2019, la televisione locale ha inquadrato un pianista intento a suonare un brano di Bach al pianoforte dal tetto di un edificio di Dublino. A quanto pare, l’anno precedente la sua esecuzione del brano su YouTube era stata censurata, perché infrangeva i diritti detenuti da Sony. Questo, mentre nei paraggi un paio di squadroni di milizie autoassemblate si scontravano con le forze dell’ordine della città, lanciando pokémon deformati dalle continue ripostate su Instagram.