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Bill Gates si schiera a favore dell'FBI nella disputa contro Apple

Il titano dell'informatica Bill Gates ci regala un colpo di scena schierandosi, in un'intervista rilasciata al Financial Times, dalla parte dell'FBI nella sua disputa legale contro Apple.
23.2.16

Amici telespettatori, si tratta di un vero e proprio febbraio di fuoco per noi appassionati di gingilli meccanici, cosette elettroniche e stronzate da leggere e scrivere su internet.

Dopo un'iniziale chiamata alle armi squillata dal CEO di Apple Tim Cook, a seguito di una richiesta da parte dell'FBI di sbloccare un iPhone appartenuto a uno dei defunti attentatori delle sparatorie di San Bernardino, i titani del mondo tech si sono schierati dalla parte di Apple.

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Il problema è semplice: il sistema di sicurezza che protegge i dati contenuti in un iPhone è solido — proprio per questo l'FBI, nel corso delle indagini sugli attentati di San Bernardino, ha dovuto richiedere l'aiuto di Apple stessa per poter dare una sbirciata ai dati in esso contenuti. Il buco logico è presto detto: trattandosi di sistemi informatici, e non di archivi lucchettati e incatenati, la cessione di una singola chiave rischia di mettere a repentaglio la sicurezza di tutte le altre casseforti. L'FBI voleva una backdoor da poter sfruttare sull'iPhone di Syed Rizwan, Apple ha detto di no.

La vicenda ha ormai assunto portata epocale — almeno secondo Edward Snowden —, ed è diventata uno scontro tra i team di pubbliche relazioni: l'obiettivo non è vincere, ma dire la cosa giusta — "L'FBI non vuole che Apple sfondi il sistema crittografato presente sull'iPhone. Vuole che disabiliti la funzione di sicurezza che rende impossibile recuperare il PIN che critta l'iPhone," scrive il Guardian.

Per ora, la vicenda è tutto sommato regolare — Dopo quasi una settimana passata a vedere un CEO dopo l'altro schierarsi dalla parte di Tim Cook, però, oggi Bill Gates, in un'intervista rilasciata al Financial Times, ha dichiarato che l'FBI, in questo specifico caso, forse non ha tutti i torti.

"Si tratta di un caso specifico in cui il governo sta richiedendo di accedere a delle informazioni. Non sta richiedendo accesso in generale, riguarda un caso particolare," ha spiegato al Financial Times. "Non è molto diverso da una richiesta di informazione ad una compagnia telefonica o a una banca. Pensate cosa succederebbe se una banca infiochettasse un hard disk e dicesse, 'Non fatemi sciogliere questo fiocco, perché significherebbe scioglierlo più di una volta (e in più di un'occasione, ndr)."

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Come ovvio, la vicenda si protrarrà ancora per lunghissimo tempo e sicuramente il verdetto, come ha spiegato Gates, arriverà da un tribunale. Nel frattempo, benché le premesse sulle questioni di privacy portate avanti da Apple siano quantomeno condivisibili, non posso che apprezzare una diversificazione negli schieramenti del dibattito. D'altronde è fondamentale non dimenticarci che, anche nel caso infine fosse Apple a spuntarla, quella dietro ad iPhone è un'azienda privata, e non una ONG per i diritti dei cittadini.

Nel dubbio,

secondo un'indagine condotta da Pew Research

, l'opinione pubblica negli Stati Uniti è letteralmente spaccata a metà, con il 51% del campione a favore dell'FBI, il 38% a favore di Apple e un 11% indeciso.

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