FYI.

This story is over 5 years old.

Il nastro magnetico è l'unica speranza per preservare la storia

Tra 50.000 anni non sarà rimasta traccia dei nostri orribili computer. Ecco i progetti per costruire archivi che durino millenni.
5.12.13

Immagine: Flickr

Il futuro della specie umana è un po' lasciato al caso. Stiamo accumulando una valanga di dati di ogni tipo a ritmo incessante—e questo può essere positivo, il problema è che non sappiamo bene come conservarli. Diciamo pure che non abbiamo un modo migliore di quello dell'uomo di Neanderthal, che scolpiva i suoi messaggi nella roccia.

Di fatto, le informazioni digitali sono ancora più precarie di quelle conservate fisicamente, a causa del problema dell'obsolescenza dei link. Tonnellate di bit e byte, che costituiscono l'informazione digitale, sono perse ogni volta che una nuova tecnologia rende obsoleti i formati precedenti. Oggi ci preoccupiamo del fatto che il cyberspazio registri e conservi sempre più aspetti della nostra vita, tuttavia, su scale temporali di 100, 1.000 e un milione di anni, il problema non sarà certo la data di scadenza delle nostre informazioni personali. I moderni metodi di immagazzinamento dei dati possono durare per poco più di una decina d'anni—altro che per l'eternità—e la cosa preoccupa non poco chi vuole preservare la storia del pianeta e della razza umana. La grande mole di informazioni che raccogliamo ogni giorno potrebbe rivelarsi inutile e le generazioni future, o addirittura i futuri abitanti post-umani della Terra, potrebbero non averne alcuna traccia.

A questo proposito, gli scienziati stanno studiando nuove tecnologie per registrare le informazioni in modo economico, affidabile e duraturo. Per esempio, stanno provando a fissare il codice binario dei computer su materiali ultra resistenti come cristalli di quarzo o tungsteno rivestito di nitruro di silicio—nientepopodimeno. Ma nonostante questi esperimenti, il metodo migliore per immagazzinare e archiviare questa montagna di dati sembrano essere i cari vecchi nastri magnetici.

Esatto, stiamo parlando del nastro nero contenuto nelle cassette, quello che riavvolgevate con le dita per passare da una canzone all'altra—lo stesso che si ingarbugliava sempre e rimaneva incastrato in qualche videoregistratore scassato. La banda magnetica ha rivoluzionato la riproduzione audio e video nell'era analogica, prima di essere sostituita dai compact disc e dai file mp3. Ma quando si tratta di banche dati sterminate, molti la considerano un'opzione migliore dei moderni hard disk.

Il nastro è più economico, più veloce e più affidabile del disco fisso, e non consuma energia, come spiega un recente articolo dell'Economist:

Estrarre le informazioni da un nastro è circa quattro volte più veloce che leggerle su hard disk... Il secondo vantaggio è l'affidabilità. Quando si spezza, può essere riattaccato, e quasi mai la perdita di spazio è superiore a poche centinaia di megabyte—poca roba per l'informatica. Al contrario, quando un hard disk da un terabyte si rompe tutto il contenuto potrebbe andare perso... Il terzo vantaggio dei nastri magnetici è che non hanno bisogno di energia per preservare i dati che contengono... è più economico del disco fisso (un gigabyte di memoria su disco costa 7 centesimi di euro, contro i 3 del nastro), e dura più a lungo. I nastri possono essere letti senza problemi anche dopo 30 anni, contro i cinque dei dischi rigidi.

Il lato negativo della memoria magnetica è la macchinosa modalità di accesso alle informazioni. Un ipotetico archivista robotico dovrebbe setacciare tutti i nastri per trovare quello che cerca—vedi il riavvolgimento col dito. Questa caratteristica rende l'archiviazione magnetica la scelta migliore per i dati “freddi”, quelli che rimangono nei server per anni senza essere utilizzati. Quelli “caldi” invece, che devono poter essere consultati spesso e in fretta, è meglio immagazzinarli su memoria flash o su hard disk.

Per gestire l'immensa e travolgente quantità di informazioni dell'era digitale—presto si dovrà ragionare in termini di zettabyte (1 triliardo di byte) o introdurre unità di misura che non hanno ancora un nome—gli scienziati stanno cercando di migliorare gli archivi su banda magnetica. I ricercatori della Fuji Film in Giappone e quelli dell'IBM a Zurigo stanno sviluppando dei nastri che possono contenere fino a 100 terabyte per cassetta—pari a circa 100 milioni di libri. Sperano di poter avere un prototipo funzionante di questo nastro ultra denso per l'anno prossimo.

Purtroppo, questo tipo di tecnologia non potrà fornirci la quantità di spazio necessaria per contenere l'intera memoria virtuale dell'umanità, che si tratti di inutili post su Facebook o di fondamentali conoscenze mediche o ambientali. Insomma, informazioni utili che potrebbero aiutare i nostri discendenti a scongiurare un lugubre futuro distopico—e nel caso finisse tutto in un vero inferno, potrebbero servire come guida per gli uomini post apocalittici che dovranno ripartire da zero.

C'è di più, perché la capacità di memoria è solo una parte del problema. Le tecnologie di lettura dei dati digitali diventano obsolete troppo in fretta—pensate alle fotografie dei vostri nonni, intrappolate nei loro minuscoli negativi da proiettore. Forse, per permettere ai terrestri del futuro di conoscere la nostra storia, potremmo includere delle istruzioni su come utilizzare le vecchie tecnologie, ma in che lingua le scriviamo?

La questione di come preservare la storia dell'uomo non è nuova, e comincia prima del passaggio da analogico a digitale. Nel 1977, a bordo delle due sonde Voyager, è stato spedito nello spazio il Voyager Golden Record, una sorta di “capsula del tempo” sotto forma di disco per grammofono. Una commissione guidata dall'astronomo e autore di fantascienza Carl Sagan selezionò i suoni e le immagini contenute nel disco che dovevano fornire un ritratto della civiltà umana. Per tornare ai giorni nostri, ecco la capsula spaziale KEO, un “uccello archeologico del futuro” che dovrebbe essere lanciato in orbita il prossimo anno con la speranza che tra 50.000 anni ritorni sulla Terra. Contiene immagini di diverse culture, dati personali raccolti qua e là, un diamante con dentro una goccia di sangue umano, il DNA del genoma umano e campioni d'aria, acqua e suolo.

Forsse l'intera faccenda può sembrare un bisogno narcisistico di preservare le nostre memorie—se non i nostri corpi—per l'eternità. Ma è anche confortante sapere che l'umanità, sempre ossessionata dal presente, stia prendendo sul serio l'idea di pianificare il futuro remoto.