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Oliver Sacks sulle allucinazioni

L'intervista in cui Oliver Sacks ci ha raccontato le allucinazioni che avrebbe voluto avere.

di ALEX PASTERNACK
06 novembre 2015, 2:24pm

Quando Oliver Sacks arrivò in nord America negli anni Sessanta—si legge nel suo libro di memorie On The Move—sapeva che non sarebbe tornato a Londra dalla sua famiglia ebrea ortodossa tanto presto. Inviò un telegramma, che diceva solo: RESTO.

Sua madre, di rado espressiva, era affranta. "Quando sei nato," gli scrisse in risposta, "le persone si congratulavano con noi, perché eravamo una splendida famiglia con quattro figli! Dove siete tutti quanti, ora? Mi sento sola e orfana. In questa casa abitano solo fantasmi. Quando cammino per le stanze mi pervade una sensazione di perdita."

Guardati attraverso il prisma delle successive storie del Dr. Sacks, i fantasmi della madre non sono una semplice figura retorica. I nostri cervelli passano il tempo a "costruire" e "creare" ciò che noi chiamiamo realtà, come dice uno degli eroi del Dr. Sacks, il neuroscienziato Gerald Edelman. La cosa diventa particolarmente evidente quando affrontiamo una perdita. Nella danza adattiva dei neuroni che le teorie di Edelman descrivono, il cervello è bravissimo a evolversi, a compensare, talvolta anche riempiendo lo spazio con qualcosa che non è davvero lì in quel momento.

Il darwinismo neurale di Edelman vedeva le reti neurali, scrive il Dr. Sacks, come "un'orchestra… senza un direttore, un'orchestra che produce una propria musica" in base all'esperienza.

Alle volte questa musica può essere inquietante e straziante—o confortante. Considera, mi ha detto quando gli ho fatto visita nel 2012, quelle coppie che hanno vissuto insieme per decenni.

"La morte della moglie o del marito può essere seguita, nel 30 percento dei casi, da allucinazioni visive o uditive—volti o voci—e queste allucinazioni, a differenza di molte altre, sono spesso percepite come rassicuranti, quindi desiderate, e forse giocano un ruolo nell'elaborazione del lutto." Non diversi dai casi di arto fantasma, o da quelle allucinazioni che si manifestano nelle persone che hanno perso l'uso di uno dei sensi, questi fantasmi "tappano un buco" durante il lutto, "questa sorta di terribile buco esistenziale che si crea." Durante queste allucinazioni da dolore, le persone possono avere conversazioni con la persona perduta, "in un modo che sembra follia pura, ma che forse rappresenta un comportamento adattivo e che va bene."

"Mi sono svegliato e ho visto una versione più giovane del mio volto a circa mezzo metro di distanza."

Le allucinazioni che accompagnano la paralisi nel sonno, ad esempio, possono essere estremamente vivide e viscerali, uditive, visive e tattili, con la sensazione di una presenza maligna vicina e un senso di terrore totale—ciò che uno dei colleghi del Dr. Sacks definiva "ominous numinous." ("la desinenza 'mare' della parola inglese 'nightmare' faceva originariamente riferimento a una donna demoniaca che soffocava le persone sdraiandosi sul loro petto," ha scritto il Dr. Sacks nel libro Hallucinations.) Inoltre, ha aggiunto, vedere mostri con la testa sproporzionata è un'esperienza comune in molte culture e tempi storici. Una delle forme di allucinazione più comune, detta lillipuziana, consiste nel vedere persone piccolissime. "Credo che molte di queste strane creature, se non direttamente generate, siano almeno alimentate dagli stati allucinatori."

Il Dr. Sacks ha visto fantasmi, gnomi, alieni, angeli, fate, diavoli, spiritelli, un intero zoo di allucinazioni; ne ha catalogate dozzine di tipi, iniziando dal suo primo libro, Migraine. Soffriva di emicranie, spesso accompagnate da allucinazioni visive, da quando aveva tre o quattro anni; ha tratto ispirazione per la prima stesura del libro da un'esperienza allucinatoria avuta mentre era sotto cannabis, anfetamine e acidi, un trip che descrive in Hallucinations.

Il Dr. Sacks non era credente, ma riconosceva i fantasmi come manifestazioni di un fenomeno sorprendentemente comune—nato da ciò che William James chiamava gli "stati mentali eccezionali." La frase diventò il titolo di una raccolta di lezioni che James, uno degli eroi del Dr. Sacks, tenne nel 1896, a proposito di, tra le altre cose, crisi epilettiche, "possessioni demoniache" e stregoneria. James aveva frequentato sedute spiritiche e medium, diventati popolari al tempo. "Non penso che fosse credente, ma non era neanche uno scettico totale, e penso che fosse interessato soprattutto allo stato mentale raggiunto dal medium e delle persone presenti," ha detto il Dr. Sacks.

"Mi piace il termine 'stati mentali eccezionali' perché non è peggiorativo," ha detto. "Non fa riferimento a un aspetto patologico; una persona può riconoscere uno stato mentale eccezionale, mentre può non voler riconoscere uno stato patologico o essere definito malato."

Il termine "allucinazioni" è stato introdotto nella lingua inglese intorno al 1646 dal medico Sir. Thomas Browne, che lo ha derivato dalla parola latina alucinari, che significa vagare nella mente. Ma entra nel lessico patologico solo dalla metà dell'Ottocento, con una chiara connotazione negativa. "Non è ben visto dalle persone, mentre parole come apparizioni, fantasmi, e spiriti sono più accettabili," ha detto il Dr. Sacks.

Alla fine del 19esimo secolo, negli Stati Uniti, l'interesse popolare verso fantasmi, telepatia e chiaroveggenza aveva raggiunto l'apice e alcuni iniziarono a cercare di comprendere il fenomeno allucinatorio in modo scientifico. Stando a un sondaggio del 1899 fatto su un campione di 17.000 persone in Inghilterra e negli Stati Uniti, circa il 12 percento della popolazione diceva di avere allucinazioni in modo regolare.

L'organizzazione dietro questo sondaggio, la Society for Psychical Research stanziata in Inghilterra, ha detto il Dr. Sacks, aveva un legame emotivo profondo con la ricerca: molti dei suoi membri avevano perso i propri figli. Una perdita del genere è così terribile da "sembrare contro natura," ha detto il Dr. Sacks, "e volevano sapere se i loro figli fossero in qualche modo ancora presenti e se fosse possibile comunicare con loro."

Il fondatore della società, Frederick W.H. Meyers, autore di due report importanti a proposito di fantasmi—il doppio volume Phantasms Of The Living (1886) e Human Personality and Survival After Bodily Death (1903)—in cui sostiene una teoria secondo cui la coscienza deriva da fenomeni psicologici normali, ma anche da un ventaglio di fenomeni "sovrannaturali." In tutto, ha detto il Dr. Sacks, il libro contiene "3.000 pagine di descrizioni precise e incredibili di apparizioni e fantasmi, tutti analizzati in termini spirituali, tutti da reinterpretare, credo, in termini psicologici e medici."

In questi casi, alle persone capitava spesso di vedere spiriti da appena sveglie. "Ma ora sappiamo," ha detto Sacks, "che quel momento appena dopo il sonno è molto fertile per le allucinazioni—le cosiddette allucinazioni ipnopompiche, che sono proiettate all'esterno, possono alle volte essere terrificanti, alle volte estremamente piacevoli." Il Dr. Sacks ne descrisse una avuta di recente: "Mi sono svegliato e ho visto una versione più giovane del mio volto a circa mezzo metro di distanza, e sembrava che mi stesse guardando e si stesse muovendo leggermente. Poi è sparita, dopo circa cinque secondi."

Il volto visto dal Dr. Sacks durante l'allucinazione scherniva la una condizione neurologica da cui era affetto: nella vita di tutti i giorni, Sacks non era in grado di riconoscere i volti. La prosopagnosia è comune nelle persone che hanno subito danni a una particolare parte dell'emisfero destro posteriore, nota come l'area dei volti o la fusiform face area. Ma quando si hanno allucinazioni di volti, viene registrata una maggiore attività proprio in questa zona del cervello, il che indica che un'area "normalmente adibita al riconoscimento dei volti sarà riconvertita per produrre allucinazioni di volti," ha detto. Similmente, nelle persone completamente o parzialmente non vedenti che soffrono di allucinazioni—incluso il Dr. Sacks in persona, che era cieco da un occhio—le analisi mostrano che diverse parti del loro apparato visivo diventano iperattive.

Le allucinazioni sembrano così reali "proprio perché impiegano o dirottano—ditelo come volete—o recuperano le aree sensoriale del cervello; le persone provano davvero sensazioni e percezioni, ma in autonomia," ha detto. Impiegare, dirottare, recuperare, riconvertire: parlare di come funziona il cervello può essere complicato, considerato quanto poco ne sappiamo, in realtà. Vediamo cose spaventose perché i nostri cervelli sono cose spaventose.

"Edgar Allan Poe fornisce descrizioni estremamente precise delle proprie allucinazioni ipnagogiche, e scrive di come, secondo lui, fossero più straordinarie dell'immaginazione, e lui aveva un'immaginazione a dir poco eccezionale." (Cercando Poe, teoria e cervello su internet, si trova uno studio "fonoemozionale" delle sue poesie del 2011, basato su un software di analisi del linguaggio progettato dalla US Navy: "La teoria della composizione di Poe e le sue scelte sonore," scrive la psicologa Cynthia Whissell, "sono i risultati della sua enfasi sull'effetto e l'influenza (l'emozione) piuttosto che sulla cognizione, sugli stati creativi simili ai sogni e sui processi semi-coscienti del lato destro del cervello piuttosto che su quelli consapevoli del lato sinistro."

Sia Poe che il Dr. Sacks avevano, a modo loro, esperienza con il ruolo che la narrativa e l'emozione possono giocare nelle "creazioni" del cervello. La "ricerca" di allucinazioni attivata dal dolore e dal lutto (o dalla mancanza, dalla colpa, da un trauma grave) può basarsi fortemente sui ricordi del soggetto, e imprimersi a sua volta sopra di essi. I ricordi vividi—poco importa che siano basati su un'esperienza reale o su composizioni non intenzionali—comportano l'attivazione delle aree sensoriali del cervello, di quelle emotive (limbiche), e di quelle esecutive (lobo frontale). La memoria, ha detto il Dr. Sacks alla fine della nostra intervista, è stato un argomento su cui sperava di potersi concentrare durante i suoi ultimi anni, finché la sua memoria fosse stata in grado di funzionare.

Sembra non esserci alcun meccanismo nella mente o nel cervello che assicuri la verità, o almeno l'elemento veridico, nel nostro rammentare," ha scritto il Dr. Sacks in un saggio per il New York Review of Books qualche mese più tardi. Quando richiamiamo qualcosa alla memoria, i nostri cervelli "ricreano" o "ricategorizzano" quell'evento, per usare di nuovo le parole di Edelman. Se c'è un difetto, questi assemblaggi possono essere confusi e assurdi. Ma anche quando non c'è, i nostri cervelli possono non essere del tutto affidabili, basandosi tanto su ciò che ci è stato detto quanto su ciò che abbiamo visto o pensato da soli.

Le allucinazioni sembrano così reali "proprio perché impiegano o dirottano... le aree sensoriale del cervello; le persone provano davvero sensazioni e percezioni, ma in autonomia"

"Spesso, la nostra sola verità è quella narrativa, le storie che ci raccontiamo l'un l'altro, e a noi stessi—le storie che ridefiniamo e affiniamo continuamente. Tale soggettività è costruita nella natura stessa della memoria, e parte da queste basi e questi meccanismi nel cervello umano. La cosa meravigliosa è che le aberrazioni sono relativamente rare, e che, per lo più, la nostra memoria è relativamente solida e affidabile."

Le storie sono il nostro modo di interagire con "la stranezza del mondo." Per il Dr. Sacks, questo era il principio organizzativo del cervello e anche il suo personale, quando cercava di rendere quello strano mondo un po' più visibile.

"Non posso fare finta di non aver paura," ha scritto in un saggio per il Times a Febbraio, solo poche settimane dopo aver saputo che una rara forma di melanoma era in metastasi nel fegato. Ma "ho amato e sono stato amato; mi è stato dato tanto, e ho dato qualcosa in cambio; ho letto e viaggiato e pensato e scritto. Ho avuto una relazione con il mondo, la speciale relazione che hanno scrittori e lettori.


"Soprattutto, sono stato un essere senziente, un animale pensante, su questo meraviglioso pianeta, e questa cosa, di per sé, è stata un enorme privilegio e avventura." Il suo libro più recente, che comprende questo saggio e altri tre, si intitola Gratitude. Sapendo di doversene andare presto e per sempre, è questo il sentimento che provava verso il mondo, mostri e tutto il resto.

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