Le recensioni della settimana

Quali dischi ci hanno fatto vomitare e quali ci hanno messo il sorriso questa settimana: Litfiba, Fetty Wap, Thee Oh Sees e altri.
30.11.16

Ogni Settimana Noisey recensisce le nuove uscite, i dischi in arrivo e quelli appena arrivati. Il metro utilizzato è estremamente semplice: o ci piacciono e ci fanno sorridere, o non ci piacciono e ci fanno vomitare.

KATE BUSH
Before The Dawn (Live)
(Note&Brite)

Non importa quando o come avverrà: prima o poi i tuoi idoli di una vita ti cadranno davanti agli occhi e dovrai riconsiderare il tuo personale concetto di adorazione. Dopo le grandi ideologie, era naturale che nell'era postmoderna cadessero anche delle idolatrie, d'altronde. Questo succede anche perché nessuno, oggi, può essere uno stronzo in casa sua: dopo un minuto e mezzo lo sa tutto internet. È così che ultimamente sono cadute tante teste, alla faccia di chi pensava che quel cazzone di Morrissey e quei due coglioni dei Gallagher fossero le peggio fonti di boiate d'autore del mondo musicale. Per motivi più o meno gravi cadono mostri sacri tipo Michael Gira o Tony Il Fantino. E dietro di loro cadono mandrie di fan, costretti a prendersela con se stessi per aver idolatrato uno stronzo, un figlio di puttana, un razzista, un violento. Da parte mia mi sono sempre sentita tranquilla perché la mia idola era Kate Bush, signora di sessant'anni ritiratasi tra l'altro a una vita tranquilla dopo il suo unico tour. Una che sulla sua pagina Wikipedia ha scritto "cantautrice e mimo". Non c'è bisogno di spiegare perché io adori la sua poesia performativa, la sua voce, la sua opera in toto. E non c'è nemmeno bisogno di raccontarvi quanto è difficile stare qui a scrivere mentre lei dichiara ai giornali inglesi il suo amore per Theresa May. Ma questo significa crescere, no? Affrontare a testa alta una sfilza di delusioni. La precedente delusione a cui Kate mi aveva sottoposto era stata l'impossibilità di acquistare un biglietto per i suoi concerti di due anni fa. Avevo puntato sveglie, ricaricato pagine per quaranta minuti di fila, scritto miliardi di mail nella speranza di poterla vedere live ma niente. Anche lì, la triste realtà ha vinto. Non mi meritavo un concerto di Kate Bush. Stamattina, con le pive nel sacco, ho speso venti euro per la mia amata conservatrice, che nonostante tutto continuo a idolatrare perché, al netto delle continue delusioni, rimane sempre la più grande artista britannica vivente e una musa per chiunque desideri snidare la poesia da ogni angolo tetro di questa esistenza. Che tu sia maledetta, Kate Bush, ti amerò sempre. 
GIORGIA MELLON COLLIE AND THE INFINITE FRATELLI D'ITALIA

THEE OH SEES
An Odd Entrances
(Castle Face)

Ma come vomito? Ma lo avete ascoltato? Ci ha i krauti, gli organetti, i riff orecchiabili e patinati ma con gusto, le voci stralunate tipo primi Pink Floyd, e poi per capirlo fino in fondo devi aver ascoltato bene A Weird Exits, il doppio LP uscito tre mesi fa, non è che puoi prenderlo come disco a sé, e poi le due batterie le hai sentite, che dinamica? Inizia che sembra quasi raga-rock, poi si sposta in territori quasi Amon Düül II ma con la sobrietà dei Neu! o dei primi Kraftwerk, poi flirta con il pop barocco, dai, è un bel disco, non potete dire che è un brutto disco. E INVECE LO DICIAMO perché siamo stronzi e perché John Dwyer ha rotto il cazzo con 'sti esercizi di stile, facesse un disco sentito in tutta la sua vita, uno!
"HOSPITALS VS. DAN BURKE" SU YOUTUBE FETTY WAP
Zoovier
(300 Entertainment / RGF)

Non so voi, ma io ho passato buona parte del 2015 a canticchiare tra me e me "Trap Queen" di Fetty Wap. Mi sono innamorato della nasalità dei suoi "YEEEAH BABY" e di quel bellissimo "SEVENTEEN THIRTY-EIGHT" che apriva il pezzo. Ho adorato il suo messaggio leggermente anti-machista. Mi sono lasciato toccare i nervi dai suoi vocalizzi infantili. Mi sono immaginato a sgasare sulla statale assieme alla mia regina nelle nostre Lambo piene di bamba. Dopo un po', però, ha iniziato a darmi sui nervi. Perché oggettivamente Fetty non è bravo a rappare, né a cantare, né a prendere decisioni su chi lavora con lui (dato che tutte le sue produzioni sembrano la stessa e si è fissato che se su ogni suo progetto non ci sono almeno 83190 strofe del suo amico Monty allora non se ne fa niente). Ma cazzo se è adorabile e piacevole, preso a piccole dosi. Peccato che Zoovier duri diciannove pezzi, e se al primo ti dici, "Cazzo, ma mi ricordavo fosse molto più palloso! Che bomba!", al terzo già ti viene voglia di asportarti un pezzo di cervello per provare ad apprezzare di più quello che stai sentendo. Ma fortunatamente cambiare canzone è meno rischioso e più economico di una lobotomia.
CORTO D'ARGENTO SENDAI
Ground and Figure
(Editions Mego)

La creatura dei producer Yves de Mey and Peter Van Hoesen, che una volta su ottanta riciccia fuori, torna implacabile ma in una nuova veste che improvvisamente ci riporta agli esperimenti che facevamo da giovini col Fruity Loops facendo saltare i pattern come cazzo gli pareva. I nostri però pucciano il tutto in quella salsa intellettuale, concettuale e "architettonica" che fa molto Autechre ma anche Alva Noto di qualche tempo fa, riaggiornato e corretto, molto Editions Mego ovviamente, sempre pronta a cavalcare mode e modi—e a volte li sgamiamo, altre volte se ne fregano e stampano disconi. Questo sta nel mezzo, ma per una volta ci sentiamo di dargli uno smiley perché… avete mai provato a sentire sta roba nella jacuzzi di un albergo a cinque stelle? Beh, manco io. Appunto, mi piacerebbe tanto.
ALVEOLO NOTA

HOVVDY
Taster
(Autoproduzione)

Questo album mi fa sentire come quando mi sono mollato da un mesetto e mezzo e ormai ho iniziato a processare la cosa dentro di me e non c'è praticamente più niente che fa male e ho solo voglia di bere aperitivi e mangiare tantissimi crostini assieme ai miei amici e/o a persone conosciute totalmente a caso. O, in alternativa, come quando ho appena mangiato due tramezzini di Ugo Grill la domenica mattina (uno coi gamberetti, l'altro cotto e funghi), e mi li ha portati mio padre, che li ha presi mentre era in giro con il cane. O, ancora, come quando vado a fare un giro in bici lungo l'argine e sta iniziando a fare freddo ma non così tanto e c'è un sole di cristo e i vecchi mi sfrecciano accanto sui loro trabiccoli diretti verso un bicchiere di bianco della casa al baretto sul Po. Insomma, è un album che vi fa sentire bene e in pace col mondo. È un album dolce, pacato, tristissimo, distorto, nebbioso e di Cristo. E sapete quanto qua a VICE ci piaccia Cristo, quindi sapete di andare sul sicuro.
ALTOBELLO MARONI LITFIBA
Eutòpia
(TEG/Sony)

Non so come funzioni dalle altre parti del mondo, ma almeno in Italia succede che, quando uno decide che gli piace un gruppo, poi quel gruppo gli deve piacere per tutta la vita. Se un giorno dei primi anni '90 hai deciso che ti piacevano i Litfiba allora, incurante di evoluzioni e cambiamenti, tu ti identificherai in "uno cui piacciono i Litfiba". E li prenderai sul serio, ascolterai i loro dischi e andrai ai loro concerti. Inoltre, se dopo molto tempo un gruppo comincia a rompere le palle, non può fare niente di meglio che prendersi qualche anno di pausa per poi ritornare, sicuro di riprendersi tutti, passando dal ruolo di soliti stronzi a quello di venerati maestri. I Litfiba sono ritornati nel 2012 e la cosa più terribile è che abbiano ritrovato un pubblico di dimensioni ragguardevoli, incurante del resto della musica mondiale, della noia assoluta di canzoni sempre uguali e di testi che sembrano scritti da Alessandro Di Battista. 
Probabilmente è tutta colpa di Elio e le Storie Tese.
PELO PELUCHE

ADR
Throat
(Pan)

Aaron David Ross, con questo suo concept album per PAN incentrato sul cruciale ruolo della voce umana nel sempre più asettico e de-umanizzato quotidiano, fa bingo senza particolari difficoltà. Un po' infastidisce, tanto è preciso ed efficiente il microclima di Throat: il tema della riaffermazione della vocalità come strumento di lotta e aggregazione, in un contesto storico-culturale in cui ogni scusa è buona per alimentare sterili dualismi macchina-uomo, si sviluppa in otto tracce, frutto del riconcepimento dell'elemento voce in senso lato. Gorgheggi metallici si diradano come rifratti da un prisma verso direzioni disparate ma cristalline, neanche troppo sognanti. Undici mesi dopo l'ultima release per la label di Bill Kouligas, Deceptionista, questo non poteva che esserne il carismatico seguito. E anche oggi PAN fa uscire un disco brutto domani.
PAN GOCCIOLI

KAWAMURA GUN
III
(Geograph)

Kawamura è per eccellenza il giapponese di Roma Est, che di quella scena è uno dei principi pur essendo sempre stato un caso a sé, tanto che ritorna con questo terzo disco con la cocciutaggine di essere a tutti i costi inattuale, per risultare così senza tempo (in effetti non si sa quanti anni abbia, eterno giovanotto). Imperterrito nell'esplorare il pop, la psichedelia e il rock nipponico filtrandolo con il glam, ma anche con quelle sottili strizzate d'occhio al prog italiano e alle sue ballate, sa quali corde toccare oltre quelle della sua chitarra. E infatti i testi parlano di elefanti di legno, di alberi di cachi piantati dal nonno, di squisitezze da overdose di bucce di banana al forno. Naufragar ci è dolce in questo mar del Giappone.
ATTACCO DI KORO KORO DEMDIKE STARE
Wonderland
(Modern Love)

I Demdike Stare sono uno dei nomi più importanti per le musiche elettroniche degli ultimi anni, solitamente rispettati anche da chi proprio non ama le sonorità oscure che vengono da label come Modern Love, Tri Angle o Blackest Ever Black, tra le più rappresentative del giro: il duo inglese ha sempre dimostrato una profondità in grado di essere compresa anche da chi, per indole, è più distante da quella roba lì. Ritornano ora con un album uscito senza alcun preavviso, allo stesso tempo più divertente e vario ma anche più difficile delle loro produzioni precedenti, che fa in tempo a conquistarsi una posizione tra le migliori uscite dell'anno: un disco vario, pieno di idee, che riserva nuove scoperte a ogni ascolto. Poi, oh, hanno pure appena fatto un live lavorando sui materiali del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, ma che je voi dì? "A 'sti ciacioni, che je voi dì?"
LUCERTOLA CON LA PELLE DI TONNO

LITTLE MIX
Glory Days 
(Syco/Columbia)

La prima volta che ho visto le Little Mix ho pensato che fosse la migliore girl band della storia. Davvero. Ho pensato che mettere insieme un gruppo di nane fosse la cosa più geniale mai fatta da Simon Cowell nella sua intera esistenza. Sì. Credevo davvero che le Little Mix fossero quattro ragazze affette da nanismo. Poi, dopo qualche ricerca su Internet e una seconda occhiata più attenta, la realtà mi ha colpito in fronte. Al contrario delle mie aspettative, le Little Mix non sono nane, sono semplicemente quattro inglesi basse. Forse a trarmi in inganno era stato il loro abbigliamento un po' troppo "street" (leggi: stivale altissimo, una fetta di gamba tra coscia e chiappa coperta unicamente da calza a rete, short inesistenti), la terra da campo da tennis/ Donald Trump arancione così presente sui loro volti da rendere indecifrabile la loro età (davvero, potrebbero avere 16 anni come 61, non si capisce) o le loro extension decisamente troppo lunghe per ragazze così concentrate. Fatto sta che, se si toglie l'elemento nanismo, rimangono soltanto quattro inglesotte nemmeno troppo draghe a cantare (la "leader", se ce n'è una, è pure la meno intonata, mentre chiaramente l'unica forte è la Pyrex del gruppo) con pezzi scritti a tavolino senza troppa fantasia. A questo punto spero per loro che abbiano 16 anni e non 61, così almeno hanno tutta la vita davanti per darsi un senso maggiore di questo, o per farsi un'operazione accorciante che quantomeno le renda davvero la prima girl band di nane della storia. Sarebbe il loro unico dettaglio originale. 
MARCO POLO GANG

DINAMARCA
Holy
(Staycore)

Molte (tre) delle tracce di questo EP muy sexy erano già state inserite in praticamente ogni mix/podcast/dj set affiliato alle scene attorno a Staycore, quindi qualsiasi roba avente su il nome Bala Club, NAAFI, NON, e compagnia bella. È stato bello dare loro un nome e un senso, all'interno di una release completa, finalmente, e il fatto che siano cinque bangeroni uno più irresistibile dell'altro rende tutto più facile anche da spiegare a parole. Come Cristian (Dinamarca) ha spiegato a The Fader quando è uscita la title track in esclusiva, ha tutto a che fare con il suo viaggio in Brasile: "Non sarei mai riuscito a finire la traccia se non fossi stato a São Paulo. Tutto ha assunto un senso in quella bizzarra e magica città, e il processo di produzione della title track è stato liberatorio per me." Venerdì Holy esce ufficialmente, fatemi sapere se sopravvivete.
GOTH SHAKIRA AL LOVER
NEUicide!
(Fuzz Club)

Niente, volevo solo farvi presente che c'è uno che ha avuto davvero questa idea e l'ha messa in pratica. Per essere chiari, non è un disco mash-up, eh, è proprio un disco che si chiama NEUicide! perché Al Lover ha detto "oh, a tutti, me compreso, piacciono i Neu! e i Suicide, quindi se faccio un disco con la batteria motorik e i synth analogici cicciotti vinco bene" e Fuzz Club ha detto "ma che idea geniale! Come abbiamo fatto a non pensarci prima!" E ora praticamente ci sono delle aziende petrolifere che stanno frackando di brutto la crosta terrestre per estrarre del petrolio che poi verrà trasformato in vinile e inciso con questo insulso polpettone di merda. Bravi tutti, ecco che cosa avete ottenuto con i vostri tributi ad Alan Vega sulle vostre Repubbliche Punto It del cazzo, grazie. 
SLAYDRIANO PAPPALAYER

THE WEEKND
Starboy
(UMG)

Una volta ho avuto un appuntamento con un match di Tinder e, nonostante io sia praticamente astemio, abbiamo bevuto due bottiglie di vino che mi hanno costretto (immagino sia questo l'effetto dell'alcol) a suggerire che andare al mare per un weeknd (hehe) sarebbe stata un'idea grandiosa. Non contento le ho anche suggerito che avremmo potuto visitare Firenze (non so se avete presente quanto cazzo è lontana Firenze dalla Liguria, ma io l'ho scoperto troppo tardi). Ovviamente quando il sabato mattina mi sono svegliato con una ragazza olandese entusiasta di andare a vedere le bellezze offerta dalla Liguria E DA FIRENZE ho maledetto il giorno in cui sono nato con più dovizia del solito. Dopo un Oki e qualche altra bestemmia ben indirizzata ho preso in mano il mio destino e ci siamo messi in macchina. Nel giro di 48 ore credo di averne passate almeno 20 in autostrada e non sarebbero state nemmeno così orrende se la più grande passione della suddetta ragazza non fosse stata The Weeknd, cantante di cui, a parte quei tastieroni BWAAAAM BWAAAAM che ci hanno sfranto le palle per quasi un anno, ignoravo l'esistenza. Dopo venti ore di ascolto durante il weeknd ero un esperto di The Weeknd ed è per questo che posso affermare con tutta certezza che si tratta della versione R'n'B di Ligabue. Allo stesso modo dichiaro che che tutta la sua discografia è tratta dalla stessa sessione di registrazione, durata probabilmente 85 ore. Quindi se vi sono piaciuti gli altri suoi dischi vi piacerà anche questo purtroppo a me no ciao.
RENATO DA BETLEMME

GUCCI MANE FEAT. FUTURE
Free Bricks Zone 2k16
(1017 Records)

Io ho capito che fare il rap è facile e in un giorno si può registrare tutto un album, ma nessuno vi obbliga a farlo, amici rapper. Basta mixtape e basta EP ogni quattro settimane o a episodi: andate troppo veloci e io ho finito le cose da dire. In ogni caso la copertina di questo disco, oltre a essere bruttissima, è ovviamente plagiata dalla mia intervista Il gelato e l'autotune non sono così male fatta a Mecna qualche anno fa quindi vorrei i mille euro previsti da contratto.
MIX-TAPE UP

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