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Dentro l'Asian Night, la serata per i giovani cinesi più grande d'Italia

L'Asian Night di Milano ha la fama di essere il più grande evento della comunità cinese da Roma in su. Per capire in cosa consiste e come ci si diverte, siamo andati a passarci una serata.

di Niccolò Carradori e Vittorio Cerdelli
03 novembre 2014, 6:45am

Ci piacerebbe poter scrivere un'introduzione trasversale e ortodossa in cui vengono delineati i profondi motivi sociali che ci hanno spinto a partecipare all'Asian Night, ma opteremo per la verità nuda e cruda. Il pezzo che state per leggere, infatti (e tutte le considerazioni che ne conseguono) è interamente dovuto al fatto che uno degli autori di questo articolo si mangia le unghie.

La congiunzione astrale fra questa abitudine, l'intervento di un'assennata fidanzata, e un centro cinese per la manicure a Brescia, ha dato vita a una cascata di eventi che, dopo infinite riunioni redazionali, ci ha portato alla principale serata organizzata a Milano per la comunità cinese.

In pratica l'autore, durante una seduta di manicure, è venuto a conoscenza di questo evento, che si tiene mensilmente, e che attrae i giovani membri di tutte le comunità cinesi da Roma in su. 

La stragrande maggioranza dei 320.000 cinesi che risiedono in Italia proviene dalla provincia dello Zhejiang, zona dall'altissima vocazione imprenditoriale. In patria li chiamano "gli ebrei cinesi", un'etichetta data dal fatto che i cinesi provenienti da Hangzhou aprono attività commerciali in tutta Europa a ritmi che nemmeno le statistiche riescono a sostenere. L'ultima, del 2013, indica che nella sola Milano un bar su quattro è di proprietà cinese; nel 2007 erano solo 120. 

È impossibile risalire a un censimento recente delle aziende di proprietà cinese (nel 2002 la Camera di Commercio di Milano le quantificava in 1200 nella sola provincia), presenti soprattutto nei campi della ristorazione, del tessile e dell'ambulantato. Per l'80 percento si tratta di aziende a conduzione familiare e, per restituire i prestiti contratti con altri imprenditori dello Zhejiang, i cinesi lavorano solitamente fino a tarda sera, festività italiane incluse.

In Italia quello cinese è un gruppo accusato di essere chiuso e isolato, totalmente dedito al profitto economico, e fondamentalmente non interessato all'integrazione. Uno degli autori di questo pezzo è cresciuto vicino alla seconda comunità cinese d'Italia, quella di Prato, che forse meglio di tutte rappresenta i problemi di dialogo e pregiudizio fra italiani e cinesi.

Così, per avere un'idea più precisa di cosa facciano i nostri coetanei cinesi nel tempo libero, abbiamo deciso di passare un sabato sera con loro.

La persona dietro queste serate è Prince Hu, e per poter entrare, in pratica, è quasi obbligatorio passare attraverso lui e la sua rete di pr. Abbiamo passato un intero pomeriggio spulciando il suo profilo Facebook, sfogliando le foto delle serate, quelle dei suoi discretissimi tatuaggi, e guardando i video in cui fa esercizi a corpo libero su varie strutture in legno al parco. Sul suo canale YouTube siamo riusciti a trovare il video del primo party Asian organizzato da Prince, nel 2012.

Questo sabato, il locale in cui si svolge la festa è il Club 747, in Piazza Carlo Erba, e noi ci ritroviamo lì davanti alle 22.30. Prince è in ritardo. Insieme a noi arriva un gruppetto di ragazze italiane, che si accovaccia sul marciapiede davanti all'entrata.

In realtà ci aspettavamo soprattutto presenze maschili fra i non cinesi, quindi un po' per ammazzare la noia e un po' per curiosità ci avviciniamo. Ci dicono che sono amiche di Prince, e che partecipano spesso a queste feste. Vengono per l'atmosfera e per gli asiatici: "un bel ragazzo è un bel ragazzo a prescindere. Ma forse noi apprezziamo di più i ragazzi asiatici perché hanno i lineamenti più fini e sono più gentili."

Proprio mentre finiscono la frase arrivano tre ragazzi cinesi, e si piazzano di lato, vicino all'entrata. Guardano verso di noi, fissano la macchina del fotografo e parlottano fra loro. Ci avviciniamo, ma notiamo che sembrano a disagio. Sono vestiti tutti e tre allo stesso modo: cappotto elegante nero, pantaloni di stoffa e scarpe lucide a punta. Quando li salutiamo due fanno finta di niente, mentre il terzo sorride ma non sembra interessato a rispondere alle nostre domande. Poi, quando intuisce che l'unico modo per far sì che ci togliamo dalle palle è rifilarci qualcosa, decide di sbottonarsi un minimo.

"Vivo qua a Milano da 13 anni, ma bene o male frequento quasi esclusivamente gli altri ragazzi cinesi. Anzi a dire la verità frequento praticamente solo l'Asian Night, quando viene organizzata, perché lavoro tutto il giorno nella lavanderia della mia famiglia, e non ho molto spazio per il tempo libero. Non mi piacciono i locali e le feste italiane, preferisco stare con le persone che conosco."

La prima impressione è che, se tutti i ragazzi cinesi dovessero essere reticenti come questi, la nostra serata si rivelerà molto più difficile del previsto. Fortunatamente ci sbagliamo.

Dal viale che porta a Piazza Piola arriva una Peugeot 308 bianca da cui scendono Prince e il suo staff.  Prince ricorda vagamente il fratello minore di Jet Lì in Romeo Deve Morire: ha gli zigomi parecchio alti e sporgenti, la camminata sciolta e l'aria tronfia.

Si rivela da subito gentile e disponibile, anche se sembra soffrire di quel deficit dell'attenzione tipico dei pr: la sua concentrazione è continuamente disturbata dalla presenza di qualcuno o qualcosa, e mentre parla si interrompe spesso per presentarti gente e fare cenni in giro. Bisogna ricordargli continuamente l'argomento della conversazione.

Prince è in Italia da 11 anni e oltre ad organizzare queste serate fa da intermediario fra chi vende attività e potenziali acquirenti cinesi. 

"Quando ho iniziato l'intento era quello di radunare tutti i gruppi cinesi che passavano le serate nei pub o al K-Tv. Creare una serata a tema variabile dove potessero sentirsi a casa... che attirasse anche ragazzi di altre città. Adesso, dopo un po' di casini con i ragazzi con cui avevo iniziato, ho preso completamente la cosa in mano io: ho uno staff di otto persone... e pr sparsi un po' ovunque."

"All'Asian Night vengono ragazzi cinesi da tutta la Lombardia, ma anche da Torino, Firenze, Roma, Bologna... Il passaparola gira soprattutto sui miei profili social: WeChat, Facebook, Whatsapp."

Ci dà un po' di numeri. "Dipende un po' dal posto in cui organizziamo... ma solitamente la media è 5-600 persone. Quando va male stiamo sulle 300, e nelle serate migliori però abbiamo fatto anche 1200 invitati."

Intanto fuori dal locale si sta formando la fila per entrare: Prince sembra conoscere tutti. Gli chiediamo di parlarci della comunità milanese, in particolare delle seconde generazioni.

"Agli occhi degli europei probabilmente sembriamo ancora molto chiusi, ma posso assicurarvi che non è così. La mia generazione si sta europeizzando sempre di più. Il problema è che questi ragazzi sono molto presi dal lavoro, e alcuni escono di rado. Quasi tutti hanno attività da mandare avanti. In più dovete considerare che i cinesi rispetto agli occidentali sono molto timidi... ad esempio con le ragazze: se un italiano è interessato a una, va subito a parlarle. Mentre il cinese aspetta l'occasione giusta. Queste due cose unite fra loro fanno sì che i ragazzi cinesi quando escono per divertirsi preferiscano serate frequentate da persone conosciute, così è molto più facile interagire. L'Asian Night è pensato anche un po' per questo..."

"Ma vengono anche molti italiani ormai, soprattutto uomini."

I membri della sicurezza intanto hanno slacciato il cordolo, e la fila inizia a scorrere verso l'interno del locale. Il clima che si respira è quello di una festa scolastica. Nonostante siano radunati in piccoli gruppetti, di tanto in tanto si staccano per attraversare la sala e andare a salutare qualcuno che hanno riconosciuto. C'è tutta una coreografia di abbracci e pacche amichevoli sulle spalle.

Nonostante il tema della serata imponga di indossare abiti bianchi, molti non hanno rispettato il dress code.

Qualcuno invece ha tentato di sfruttarlo solo per le pupille.

Ai tavoli intanto cominciano ad arrivare le prime bottiglie di Belvedere, ed è solo una questione di tempo prima che la scarsità di alcol dreidrogenasi causi delle reazioni a catena nel locale. Piazziamo scommesse su chi per primo fra i ragazzi nel privè si ritroverà svenuto con la faccia piena di cazzi scarabocchiati a pennarello.

Ma questa ragazza batte tutte le più rosee aspettative, e dopo appena dieci minuti si fa tutta una scalinata di vomito. Scalza, come Abebe Bikila.

Noi ci spostiamo sul fondo del locale, e scambiamo qualche parola con il DJ, la cui opera, carriera e biografia ci era stata spiegata minuziosamente da Prince all'entrata, quando ce lo aveva indicato nella folla sussurrando soltanto "hip hop!"

Lavora alle serate Asian ormai da un anno.  "Ci siamo trovati subito in sintonia perché Prince è una persona molto aperta e aveva un bel progetto. La prospettiva si presentava benissimo: mi piaceva l'idea, ma soprattutto mi piaceva la clientela. I ragazzi cinesi sono un pubblico perfetto, perché se la fanno prendere sempre benissimo... sono molto più carichi degli italiani. Anche alle cinque di mattina li vedi che sono lì a saltare e abbracciarsi."

E in effetti non si può dargli torto.  La tecnica di ballo più dignitosa la vediamo mettere in pratica da un ragazzo che a, occhi chiusi, mulina le braccia a caso e bascula in modo ambiguo il bacino. Gli altri sembrano simulare paresi a vari arti o crisi convulsive.

In mezzo a loro c'è anche qualche italiano. Fra cui Tony, un ventisettenne che ci dice di frequentare assiduamente l'Asian Night. "Le cinesi sono più facili delle nostre ragazze. Io e i miei amici veniamo ogni mese e non usciamo mai a mani vuote. Non siamo noi che vogliamo loro... sono loro che vogliono noi!" 

Qualche metro più in là, a testimonianza di questa affermazione, un amico di Tony sta limonando duro con una ragazza. 

Usciamo nell'area fumatori e ci fermiamo a chiacchierare con un altro gruppo. Anche loro, come praticamente tutti quelli con cui abbiamo parlato, sostengono che la scelta di frequentare quasi esclusivamente coetanei cinesi sia dovuta agli impegni e al poco tempo. Uno dei ragazzi però aggiunge che la cosa è amplificata dallo stigma.

"Non mi piacciono le discoteche italiane. Tempo fa con i miei amici frequentavamo l'Old Fashion, il Limelight e quei locali lì, ma adesso ci andiamo solo se c'è l'Asian Night. Il problema è che gli italiani ti guardano sempre male, e fanno di tutto per farti sentire a disagio. Sembra quasi che non abbiano mai visto un cinese."

La ragazza accanto a lui rincara la dose, "C'è stato un periodo in cui al Borgo non facevano entrare i cinesi, e ancora oggi ci sono locali che ci discriminano. Sono successi un po' di casini, risse e altri episodi spiacevoli, ma la colpa è ricaduta solo su di noi."

Le serate di Prince, però, sono aperte a tutti. "Non vogliamo assolutamente dire che tutti gli italiani ci discriminano, ma per evitare problemi preferiamo che vengano loro alle nostre serate, piuttosto che frequentare i locali milanesi."

Infatti, quasi tutti gli altri italiani presenti sono stati invitati da membri della comunità con cui studiano o intrattengono relazioni per qualche motivo.  Pierpaolo e Gabriele, ad esempio, sono stati in Cina per uno scambio culturale e stasera sono qui con un ragazzo che studia ingegneria gestionale con Pierpaolo.

"In effetti da fuori possono sembrare quasi una società massonica. Hanno regole loro, contratti di affitto per loro, tutta una serie di questioni che riguardano la loro cultura e che non condividono con l'esterno. Ma sono anche molto ospitali e generosi. Ecco, forse quello che li mette a disagio è che amano più accogliere che essere accolti."

La riflessione di Pierpaolo soddisfa pienamente la nostra indagine sociologica. Quindi finalmente ci togliamo il casco coloniale e rientriamo per goderci la serata. A dire la verità, a serata inoltrata, le uniche che non giacciono sverse sui divanetti tentando di convincere gli enzimi del proprio fegato a catalizzare il Belvedere sono le ragazze.

In sequenza potete vedere uno degli autori mentre tenta di testare empiricamente le teorie del professor Tony, con molto dispendio di energie e dignità. 

Primo tentativo.

Secondo tentativo.

Terzo tentativo.

Nostro malgrado diventa quasi subito evidente che il professor Tony è un millantatore, e che dovrebbe essere citato per imperizia e circonvenzione.

La cosa che più ci colpisce è il numero delle bottiglie, e le cifre spese ai tavoli: molti di questi ragazzi escono a ballare una volta al mese, e quindi esagerano. Secondo Francesca, uno dei membri dello staff di Prince, "in queste serate paghi per farti vedere, per crearti una certa immagine. C'è la voglia di far sapere agli altri che si hanno i soldi. "

Questo ce lo conferma anche Frank, il proprietario del locale, che ci spiega come un tavolo in una serata Asian costi il doppio rispetto al normale. Nonostante in fin dei conti sia una serata come tante altre.

Che l'Asian Night rappresenti un interessante giro di soldi lo avevamo già intuito quando abbiamo cercato di capire quale fosse stata la prima serata organizzata a Milano. Le ricerche su Facebook ci avevano fatto risalire un altro ragazzo, Davide Zhou, a cui Prince sarebbe subentrato.

Abbiamo contattato Davide, che ha commentato così le dinamiche che hanno portato alla sua non chiarissima uscita di scena."In quel periodo venivamo discriminati a causa di risse e accoltellamenti all'interno della nostra comunità, capita tuttora e non è piacevole essere insultati dai razzisti. Con un gruppo di amici abbiamo creato delle serate su invito che poi sono state aperte a tutti, l'idea ha avuto grande successo perché nessuno veniva discriminato. Guadagnavo bene, ma lo facevo anche per divertirmi ed integrare la mia comunità con gli italiani; purtroppo con questi soldi qualcun altro ci vive."

Come Zhou, anche Prince l'ha messa su questo piano: "quello che mi interessa è dimostrare che i giovani cinesi non passano il loro tempo esclusivamente al lavoro, ma hanno gli stessi desideri di tutti i ragazzi italiani." Con un po' di malizia verrebbe da obiettare, però, che per partecipare agli Asian i ragazzi cinesi devono lavorare parecchio, e che a Prince in fin dei conti fa comodo che la sua comunità rimanga un compartimento stagno. Il suo core business si basa anche su questo.

Sono ormai le 4 e mezzo di notte, e la gente comincia a defluire fuori dal locale. L'utilità dei buttafuori, che in una serata del genere, dato il livello di fraterna goliardia, non sembrano avere alcun reale utilizzo, si palesa: ci sono almeno una decina di ragazzi in vari stati di incoscienza che devono essere trasportati fuori a spalla. "Ghiaia o asfalto?" chiedono ironicamente ogni volta che ne lasciano un altro sul marciapiede davanti al locale. Un sacco di ragazze hanno la sbronza triste, e stazionano accanto ai resti dei loro amici davanti al locale.

In definitiva, se queste feste vengano organizzate per vocazione o per lucro poco importa: il punto è che rispondono a una domanda che effettivamente esiste. 

Non possiamo dire di aver capito se la questione riguardi più l'emarginazione o la "chiusura" della comunità cinese, ma mentre raggiungiamo la macchina notiamo che tutti, anche quelli in preda ai conati che si puliscono la bocca con la cravatta, sembrano soddisfatti. Hanno pagato il doppio per sudare, ridere e ballare in modo scoordinato. E non vedono l'ora che passi un altro mese per farlo ancora.

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