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Milano ha dichiarato guerra ai graffiti

Milano sembra sempre meno incline a tollerare i graffiti, con nuove indagini, perquisizioni, sequestri e il reato di "associazione a delinquere" contestato ai writer fermati. Abbiamo parlato della situazione con alcuni writer milanesi.
01 maggio 2015, 8:19am

Un whole train dei WCA nella metro gialla di Milano, la cosa più epica che ho visto fare in questa città in fatto di graffiti

I nomi dei personaggi intervistati—che non hanno nulla a che fare con i graffiti nelle foto—sono stati cambiati per tutelare la loro identità.

Solo pochi giorni fa a Milano è stata inaugurata la nuova Darsena, ultimata in vista di Expo dopo un anno e mezzo di lavori. La stessa notte dell'inaugurazione, su un muro è comparsa una tag—piuttosto brutta, a dire il vero, e probabilmente opera di un ragazzino, ma come succede solitamente in questi casi, capace di generare articoli di commento dai toni apocalittici.

Anche se è ben poco rappresentativo di quello che sono i graffiti a Milano, questo fatto dice molte cose sul modo in cui i graffiti sono percepiti dalla città e dai suoi abitanti—che da qualche anno a questa parte hanno avviato una guerra aperta contro il fenomeno.

Infatti, al di là di quello che ciascuno può pensare sull'argomento—l'eterna diatriba tra chi li fa o li apprezza e chi li vede invece come vandalismo narcisista—e pur senza voler giustificare i loro autori, è lecito chiedersi se la gestione della faccenda da parte delle autorità sia quella giusta.

Già nel 2011, stando a dichiarazioni della polizia municipale, i graffiti erano "sicuramente il reato più perpetrato in città," commesso da "quasi la metà dei ragazzi tra i 12 e i 20 anni" e dal "40 percento circa dei ragazzini sotto i 14 anni." Negli anni successivi, il fenomeno ha continuato a crescere: secondo l'Associazione Nazionale Antigraffiti, dal 2012 a Milano il numero dei nuovi graffiti sarebbe aumentato del 15-20 percento; inoltre, anche le tecniche usate sarebbero cambiate, prendendo "una netta deriva vandalica" caratterizzata da "incisione di vetri o superfici, scatto di infissi, scritte più grandi fatte a rullo, sostanze sempre più indelebili [...] come l'acido cloridrico e il catrame e azioni sempre più eclatanti e rischiose."

Per far fronte a tutto questo, da qualche anno a questa parte il Comune ha deciso di adottare la linea dura attraverso l'istituzione di una task force—il Nucleo Antigraffiti—dedicata a contrastare il fenomeno, la creazione di un'ampia banca dati di graffiti e tag, un continuo inasprimento delle pene e l'accusa di "associazione a delinquere finalizzata all'imbrattamento" contestata ai writer fermati.

Secondo diversi writer con cui ho parlato, però, fino a poco tempo fa tutte queste azioni non avevano conseguito grandi risultati. Se negli ultimi tempi in metropolitana si sono visti meno graffiti, non è stato perché le persone che prima li facevano sono state prese o hanno smesso, ma perché Atm ha iniziato a spendere sempre di più nella pulizia dei treni. "Adesso è un periodo che la metro è vuota," mi ha detto Marco, un writer, "perché i treni li puliscono subito. Un graffito in metropolitana ora come ora dura due o tre giorni al massimo." Ma, ha ammesso, di gente che fa i graffiti a Milano continua a essercene tanta.

Da qualche mese a questa parte, tuttavia, i casi di blitz notturni, perquisizioni in casa e sequestri di materiale sono diventati più frequenti.

Qualche tempo fa, il commissario Marco Luciani, a capo del Nucleo Antigraffiti, aveva detto che "quasi tutti i maniaci della scritta hanno un punto debole: la visibilità. Devono pubblicizzare le loro bravate e per farlo è necessario essere presenti sul web." Di conseguenza, il Nucleo ha iniziato a utilizzare internet come base fondamentale di buona parte delle sue indagini—un approccio che ha cambiato le cose in modo piuttosto profondo.

Secondo i writer con cui ho parlato, l'ossessione per la visibilità e l'utilizzo sconsiderato dei social potrebbe essere un problema per la scena. "L'egocentrismo e i social prima o poi ti fregano. Il fatto di voler far vedere le proprie cose, di fare le foto e mandarle in giro, prima o poi ti frega," mi ha detto un altro writer, Fabio.

Infatti, se prima per essere beccati bisognava venire colti sul fatto, adesso anche un post su Facebook può essere considerato provante e giustificare una perquisizione in casa e il sequestro di computer e cellulare. "Non sono mai stati così cattivi. Prima ti prendevano, ma ti prendevano sul posto. Chiaramente se eri il peggiore del mondo e spaccavi di tag tutta via Torino o scrivevi sul Duomo l'indagine te la facevano, ma nella maggior parte dei casi se non ti beccavano sul fatto eri a posto," mi ha spiegato Fabio, parlando del giro di vite contro i graffiti avviato dal Nucleo negli ultimi mesi.

Un bombing della CTO a Milano. Foto via

A causa di tutto questo, ultimamente nella scena sembra esserci una certa paranoia. "Indagano su tutti, tutti noi pensiamo di avere il nostro fascicolo—ed è molto probabile che sia davvero così," mi ha detto Marco. "Negli ultimi tempi hanno tirato un po' le somme e deciso di entrare in casa di un po' di gente, una cosa che in molti casi avrebbero potuto fare anche prima ma che non hanno mai avuto voglia di fare. Sanno tutto di tutti, conoscono perfettamente i posti e gli orari. Le persone che hanno preso adesso avrebbero potuto prenderle già da tempo, solo che probabilmente non gli è mai interessato farlo."

"Ti entrano in casa quando vogliono. Magari poi non ti trovano un cazzo, ma lo fanno per intimidirti—cavalcano molto l'aspetto mediatico. È per questo che fanno pubblicare continuamente articoli su writer catturati e cose così, per far vedere che stanno lavorando e cercare di far paura."

Oltre a investire sempre più soldi nella pulizia dei treni, Atm (l'azienda municipale che gestisce i trasporti pubblici milanesi) ha iniziato a preoccuparsi anche di prevenire che questi vengano dipinti, potenziando la sicurezza nei depositi.

"Cose che prima si facevano tranquillamente, ora bisogna stare attenti a farle. Atm è incazzata nera... tant'è che anche i guardiani notturni dei depositi sono cambiati."

Una tag di Dumbo a Milano. Foto via

Paolo, un altro writer con cui ho parlato, si è detto convinto che questo giro di vite contro i graffiti sia una diretta conseguenza di Expo. "Si capisce che è per Expo perché stanno facendo adesso cose che avrebbero potuto fare anni fa. Non gli è mai interessato farle, per cui se le stanno facendo adesso significa che gliele sta facendo fare qualcuno."

A rafforzare questo sospetto c'è anche il fatto che le nuove misure di sicurezza interessano esclusivamente Milano: "li fai incazzare solo se scrivi per la strada a Milano o in metropolitana—già nell'hinterland, soprattutto verso nord, le misure di sicurezza sono molto più blande."

Per cui, a quanto pare, fare i graffiti a Milano è ancora possibile—bisogna solo stare più attenti. Del resto, nonostante tutto, la situazione in Italia non è particolarmente grave se comparata a quella di altri paesi—dove la vita per i writer è molto più dura. "All'estero l'Italia è conosciuta come un parco giochi per i graffiti—e infatti per questo motivo molti stranieri sono venuti qui impreparati, senza aspettarsi le nuove misure di sicurezza, e sono stati beccati," mi ha detto Paolo, parlando delle differenze tra i metodi usati per contrastare i graffiti a Milano e quelli in uso nelle altre metropoli europee, dove la polizia arriva a prendere le impronte digitali sulle bombolette spray vuote che ritrova in ferrovia.

Se, come suggeriscono i writer, si tratta di provvedimenti legati a Expo, questa situazione non è destinata a durare a lungo—forse si concluderà alla fine della manifestazione, o quando il Nucleo finirà i fondi. Secondo i writer con cui ho parlato, per il Comune la guerra ai graffiti non è niente di più che una questione d'immagine della città.

"Per il Comune adesso Milano deve farsi bella, far vedere che è la città più pulita e figa del mondo. Non gli va che la gente spacchi la metro quando ci sono i giapponesi che la devono prendere."

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