
Quando provo a chiedere, seriamente, se hanno visto la Lazio giocare, loro rispondono: "Non guardo la Lazio." Oppure: "Il derby dura tutto l'anno." Dicono che non ho rigore, e forse è vero. Discorsi di questo tipo mi trovano impreparato. Da quando è stato annunciato Petkovic, il mio giornalaio ha iniziato a fare una nuova battuta al giorno. La sua preferita era: "Ai laziali sta venendo l'angina-Petkovic" (invece dell'angina-pectoris). A me non faceva ridere. La Lazio perdeva le amichevoli estive contro il Galatasaray, il Getafe, 0-3 contro il Torino (mentre la Roma le vinceva tutte) e io non provavo assolutamente nulla. Non penso di essere migliore di nessuno, anzi: credo di perdermi qualcosa, almeno stando a quello che ha detto Alessandro Piperno sul numero 98 di So Foot: "Preferisco che Lazio e Roma perdano entrambe piuttosto che vincere, perché così almeno la Roma ha perso. La sconfitta dell'avversario ha più gusto della vittoria della propria squadra."
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Dopo aver preso in giro per un anno il proggetto della Roma e l'allenatore asturiano ribattezzato (con quell'umorismo di cui nessuno sentirebbe la mancanza se non ci fosse) Gigi Enrico, con il suo iPad, il suo tattico e il suo motivatore, ecco che i laziali si ritrovavano con un allenatore inesperto fissato con la tecnologia e un match-analyst legato in qualche modo alla Roma. Inoltre, Petkovic era dichiaratamente un amante del gioco offensivo.
Tra avversari ci si studia anche andando nei forum per tifosi, e uno dei dettagli più divertenti su cui certi tifosi laziali sbattevano la testa era il gossip secondo il quale Petkovic sarebbe andato ad abitare proprio nella casa che fu di Luis Enrique (non so poi come è finita, non sono un frequentatore così assiduo dei forum laziali).
La dirigenza meno credibile della serie A, un presidente che i propri tifosi chiamano Lotirchio o anche Loporco, un direttore sportivo albanese che si è reso ridicolo provando a portare a Roma il giapponese Honda, con un'offerta inferiore alla metà dello stipendio del CSKA di Mosca, solo perché infortunato, che per ogni scelta azzeccata ne ha sbagliata un'altra: Klose/Cissé. Una dirigenza, comunque, consigliata bene sul mercato svizzero da cui ha pescato prima Lichsteiner poi Lulic, a mio avviso uno dei quattro o cinque migliori laterali sinistri d'Europa, aveva messo sotto contratto uno sconosciuto cinquantenne il cui maggior successo era stato quello di perdere il campionato all'ultima giornata quando allenava lo Young Boys. Proprio nel momento in cui a Roma tornava Zeman, per giunta, con tutto il suo valore simbolico. Come detto, le amichevoli estive hanno contribuito alla disperazione della tifoseria biancoceleste e se secondo alcuni Reja era stato il comandante senza paura capace di guidare una nave malandata a un quarto posto insperato, con Petkovic era l'inizio della fine. Il mio giornalaio parlava già di serie B. E invece. (Ma adesso mi chiedo: se la Roma avesse mantenuto/manterrà le promesse esaltanti di quest'estate, un tifoso della Lazio avrebbe scritto/scriverà un pezzo in suo onore?)
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Quando gli avversari spostano il pallone sulle fasce la cerniera difensiva laziale si apre scalando dalla parte del pallone, con Ledesma che si allinea al fianco del centrale. Il terzino forza il passaggio al centro e la Lazio si riposiziona come prima. Gli 11 di partenza sono gli stessi di Reja o quasi, ma vengono utilizzati in maniera diversa. L'aggressività primitiva delle passate stagioni, quella "rabbia calcistica" secondo molti fondamentale, tipica anche e sopratutto della Lazio di Delio Rossi, è stata sostituita da un'attenzione agli spazi e alla lettura delle situazioni di gioco. Mauri e Candreva sulle fasce svolgono ruoli diversi: il primo sulla sinistra si accentra, affiancando Klose o infilandosi nel buco alle sue spalle (solitamente in seguito a una sponda), mentre Candreva (anche Gonzalez può giocare da esterno) punta spesso palla al piede il terzino avversario, lungolinea o accentrandosi per andare al tiro o al cross (dall'altra parte ci pensa Lulic, sulla carta terzino, ma che in realtà si fa tutta la fascia). Hernanes, più basso, più nel vivo del gioco, garantisce qualità nel palleggio con cui la Lazio per ora si limita ad uscire dal pressing una volta recuperata palla, per verticalizzare subito. Correndo sempre di fronte alla porta, inoltre, e muovendosi tra le linee, il brasiliano minaccia direttamente i difensori centrali avversari (come in occasione del primo gol contro il Milan).
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Fuori casa contro una squadra che vuole tenere palla più degli avversari (anche se non così tanto come il Chelsea dello scorso anno), la Lazio ha giocato una partita difensiva ineccepibile, una di quelle che in cui Mourinho direbbe che non è necessario avere la palla tra i piedi. La Lazio ha controllato il Tottenham senza dominarlo per tutto il primo tempo, qualcosa di più ha sofferto nel secondo ma, nonostante il mio giornalaio si soffermi sui due gol annullati al Tottenham (un fuorigioco dubbio e un fallo in attacco su calcio d'angolo, a cui al limite si può aggiungere qualche pericolo sui calci piazzati e un paio di azioni confuse di Lennon), le occasioni migliori le ha avute proprio lei. All'undicesimo Klose, forse per paura dell'intervento di Lloris in uscita, non mette il piede su uno splendido cross di Lulic. L'azione poi che ha portato alla traversa colpita da Gonzalez al quarantunesimo è esemplare. Hernanes riconquista palla vicino al dischetto di centrocampo dopo un paio di rimpalli seguiti al rinvio del portiere avversario. La mette a terra e scarica su Onazi, partendo subito senza palla in verticale. Onazi di prima la dà a Ledesma che controlla e gira immediatamente, quasi alla cieca, su Lulic che sale e crossa dalla trequarti. Al momento del cross stanno entrando in area già Klose e Mauri, con Hernanes e Gonzalez a rimorchio, come si suol dire. Un difensore respinge male sul limite dell'area e Gonzalez calcia al volo. L'assist, d'accordo, è fortuito, ma al momento del tiro nell'area del Tottenham ci sono quattro giocatori della Lazio.
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