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Chi è Yanis Varoufakis

Ieri mattina il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis ha annunciato le sue dimissioni. Per capirlo, pubblichiamo qui la prefazione scritta per l'edizione inglese del suo libro dal giornalista Paul Mason.
07 luglio 2015, 6:23am

"Yanis Varoufakis al Subversive Festival" di Robert Crc, via Wikimedia Commons

Ieri mattina il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha annunciato le sue dimissioni. Questo nonostante la vittoria del "no" al referendum sulle misure di austerity, risultato che Varoufakis ha definito "splendido". Varoufakis ha detto di essere stato "informato del fatto che alcuni membri dell'Eurogruppo, e vari 'partner', preferissero la mia...'assenza' ai loro incontri." Ha quindi deciso di dimettersi per andare incontro al primo ministro Alexis Tsipras e aiutarlo a raggiungere un accordo. Ha detto di "essere orgoglioso della disapprovazione dei creditori."

Il pensiero di Varoufakis viene illustrato nel suo libro Il minotauro globale: l'America, le vere origini della crisi e il futuro dell'economia globale. Ne pubblichiamo di seguito la prefazione scritta per l'edizione inglese da Paul Mason, responsabile per la sezione di economia di Channel 4 News.

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Il 20 febbraio 2015 Yanis Varoufakis ha fatto il suo ingresso nel quartier generale dell'Unione Europea da solo—in senso letterario e metaforico. È arrivato senza portaborse, ufficio stampa e sicurezza, e la stampa aveva già l'acquolina in bocca al pensiero di quella che si preannunciava una resa certa e umiliante. Sedici giorni prima, la Banca Centrale Europea aveva guastato l'euforia per la vittoria di Syriza alle elezioni tagliando i prestiti alle banche greche e lasciando la Grecia senza respiro—scatenando così una corsa allo svuotamento dei conti correnti.

Quando Varoufakis è arrivato a Bruxelles sapeva che al sistema bancario greco veniva sottratto ogni giorno un miliardo di euro: se non si fosse raggiunto un accordo sarebbe stato costretto a imporre controlli di capitale, a limitare i prelievi e prendere misure per impedire lo spostamento di capitali fuori dalla Grecia. Alla fine ha firmato un accordo che non era proprio una resa. La Grecia sarebbe stata libera di implementare le misure per controbilanciare l'austerity; ed era stata esentata dal pagare il 4 percento sul disavanzo di governo richiesto nel 2011.

Per tutto il resto, la Grecia rimaneva una colonia del debito dell'Europa. Ma era stato aperto uno spiraglio di autonomia nazionale, e quelli che chiamavamo "comprador bourgeoisie"—gli agenti dei colonizzatori—non c'erano più.

Un politico ordinario avrebbe rilasciato una dichiarazione concisa, avrebbe risposto a un paio di domande e sarebbe andato a rilassarsi alla sauna dell'albergo. Ma Varoufakis è rimasto a rispondere alle domande per 40 minuti, definendo l'accordo una piccola vittoria—cosa che, se ci si intende un minimo di funzionamento dell'Eurozona, era. Varoufakis, in quei 16 giorni, aveva domato il Minotauro.

Nella versione originale del suo libro, Varoufakis offre un'analisi della crisi del 2008 e di ciò che ne è seguito usando come metafora la leggenda del Minotauro: il "Minotauro Globale" era il capitalismo degli Stati Uniti con al centro la borsa di Wall Street. In assenza di un Teseo che la uccidesse, la bestia mitica è stata uccisa da un'economia insostenibile. Ma lo spirito del Minotauro continua a vivere. L'economia dell'austerity e il primato delle banche sulle persone, sulle attività e sull'erario hanno guidato le politiche dell'Eurozona fin dall'inizio della crisi greca. E come l'America ha imposto il suo accordo unilaterale al mondo dopo la caduta del sistema di Bretton Woods, la Germania era determinata a prendere solo i lati positivi del sistema Euro.

Con la salita di Syriza al potere l'Euro Minotauro si è svegliato, ha alzato lo sguardo e ha preso di mira la presenza più eccentrica del suo labirinto: Varoufakis.

Anche se ho studiato per anni il suo lavoro, ho incontrato Yanis Varoufakis solo tre giorni prima delle elezioni del 25 gennaio 2015. In quell'occasione ha delineato lucidamente la sua tesi e il suo piano: la Grecia era effettivamente stata insolvente; l'Europa aveva finanziato con 320 miliardi di euro le banche nordeuropee per proteggerle dall'insolvenza. Se l'Eurozona non avesse acquisito un meccanismo effettivo per riciclare i surplus e i deficit fiscali, in due anni sarebbe stata la fine.

Ma Varoufakis, come la maggior parte dei guru economici di Syriza, era convinto che un "buon euro" era possibile. Gli auspici c'erano tutti: Mario Draghi, il presidente della BCE, aveva annunciato un quantative easing e chiesto di allentare le misure di austerity. Jean-Claude Junker, a capo della Commissione Europea, aveva annunciato un fondo che avrebbe attirato 300 miliardi d'investimenti verso l'Eurozona. La politica sembrava dalla parte della Grecia. Tra le elezioni e il 20 febbraio, Varoufakis ha imparato una lezione a nome di tutta la sinistra europea: non sono i politici a controllare l'Europa; è il Minotauro a farlo.

Non sappiamo se la tregua ottenuta da Varoufakis il 20 febbraio durerà, verra prolungata o sarà interrotta. Ma sappiamo qual è il potere che possono avere le idee nuove. L'atteggiamento diretto di Varoufakis ha cambiato il modus operandi dei summit, forse per sempre. La sua prontezza nell'esporre i meccanismi di potere minacciava di far fallire una stampa che era sopravvissuta soltanto assecondandoli. Ogni suo discorso era indirizzato a tre pubblici diversi: la Grecia, i suoi creditori, e i giovani e i lavoratori d'Europa.

La cosa che ha infastidito maggiormente i creditori è che Varoufakis appariva e parlava come uno di loro. Da economista di successo della tradizione dell'Europa occidentale, che si era spostato a sinistra mentre la sua generazione si spostava a destra, Varoufakis conosceva il funzionamento del mondo neoliberale quel tanto che bastava per poter rendere straziante ogni scontro con questo mondo, sia nella realtà che nella percezione. I politici non possono essere grandi teorici. Innanzitutto perché raramente sono anche dei pensatori. Ma soprattutto perché essere un teorico vuol dire ammettere la possibilità di sbagliarsi.

Nel suo libro, Varoufakis ha esposto chiaramente il problema principale dell'economia mondiale: la mancanza di un agente che crei nuove regole, nuovi paradigmi, nuovi bacini di consenso popolare. Se la Cina non è pronta, l'Europa centrale è troppo impopolare e l'America è ormai decaduta, la domanda è: chi lo farà? Date l'assoluta incompetenza e venalità dei partiti moderati in Grecia e l'esasperazione della gente, la risposta era: la sinistra radicale.

Sia che vinca o perda la sua battaglia con le istituzioni europee, Syriza ha dimostrato il potere della teoria. Varoufakis ha predetto la catastrofica fine del boom greco, l'insostenibilità della finanza e la frammentazione dell'Eurozona, il tutto mentre le teorie in voga su Wall Street Journal e dal Financial Times sostenevano il contrario. Fin dall'inizio ha detto ai suoi consiglieri che potevano aspettarsi un accordo con l'Europa solo "un minuto dopo la mezzanotte," Così facendo, ha teorizzato anche i potenziali esiti casuali della crisi.

È questo ciò che dà al Minotauro Globale il potere e l'acutezza. Non sappiamo come finirà la lotta tra Syriza e l'Eurozona––ma sappiamo che ci saranno dei compromessi. I politici vivono in un mondo di compromessi; i teorici no. Ma alla fine, la sinistra radicale saprà cosa vuol dire combattere per un capitalismo nuovo e più giusto, a dispetto della resistenza di quello che siamo abituati a conoscere.

28 marzo 2015

@paulmasonnews