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Piamose Roma

Perché Romanzo Criminale resta una delle poche produzioni televisive italiane in cui non hai la continua sensazione che qualcuno abbia premasticato la tua cena per evitare che soffocassi.

Questo post appartiene alla nostra serie sul meglio del catalogo SKY Online.

Romanzo Criminale è una serie italiana sulla banda della Magliana andata in onda su Sky Cinema 1 dal 2008 al 2010, ma quasi sicuramente la conosci già, per numerosi motivi.

Per prima cosa è probabilmente una delle storie che ha subito più adattamenti in assoluto: viene da un romanzo del 2002 di Giancarlo De Cataldo—scrittore, giudice e sceneggiatore—poi è diventata un film diretto da Michele Placido nel 2005 e infine è approdata al racconto seriale, quindi per non averne mai sentito parlare devi essere qualcuno che non ama né i libri né il cinema né la tv, ma a questo punto immagino non amerai nemmeno l’internet per cui non mi stai leggendo.

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Un altro dei motivi che l’hanno resa una serie di successo potrà sembrare banale e infatti lo è: è scritta e girata molto bene, per quanto surreale possa apparire se riferito a una produzione televisiva italiana. Infatti è accaduta una cosa rara: il format è stato acquistato da Lionsgate e verrà trasmesso a breve sulla tv via cavo americana Starz, con Steven DeKnight come showrunner. Nella versione americana sarà ambientata a Philadelphia fra i Sessanta e i Settanta. Per apprezzare appieno la portata dell’avvenimento è importante sapere che i format di fiction italiana vengono venduti negli Stati Uniti più o meno con la stessa frequenza con cui si possono avvistare neutroni ad occhio nudo.

Una cosa di cui ci si accorge immediatamente, subito dopo essersi ripresi dalla sorpresa di non aver visto apparire sullo schermo né Lino Banfi né Margherita Buy, è il linguaggio. La gran parte delle serie italiane sono popolate da personaggi che parlano una sorta di educata lingua morta, una neo lingua completamente artificiosa, epurata da qualsiasi espressione dialettale o di aggressività o volgarità, salmodiata da attori generici e morfologicamente simili in maniera inquietante. Le intenzioni pedagogiche e rassicuranti che emergono da questo tipo di scelta sono anche la stessa causa del disinteresse totale che in genere le serie tv italiane incontrano nelle fasce di pubblico più giovani o senza problemi cognitivi. Un’altra causa potrebbe essere l’insistenza nel raccontare da anni storie di preti spie delle guardie e anziani imipiccioni, ma vai a sapere.

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In Romanzo Criminale è effettivamente possibile affezionarsi a dei personaggi, provare empatia, incazzarsi. Non si ha la continua sensazione che qualcuno abbia premasticato la tua cena per essere sicuro che non ti saresti soffocato.

Finalmente volano indisturbate le coltellate, le chilate di cocaina, i detriti umani da combattimento e le prostitute infelici che a tutti noi bravi contribuenti medio borghesi piace guardare nel tepore delle nostre case quando vogliamo rilassarci.

In effetti mostrare le borgate selvagge di quegli anni dà anche una possibilità in più di far vedere storie che difficilmente trovano spazio nella nostra tv. Non sarà un atto particolarmente trasgressivo mettere in scena situazioni di violenza o legate al consumo di droga, ma va anche riconosciuto che farlo qui in Italia è un po’ come far esplodere un petardo in un silenzio da obitorio. È stata una scelta forte, seppure garantita da un pubblico già consolidato nelle precedenti “vite” della storia di Romanzo Criminale e affamato di sequel. Inoltre è sempre bello vedere qualcuno in televisione che smascella furiosamente senza però doverlo nascondere alle casalinghe che seguono da casa.

Chiaro che a volte ci s’affanna un po’ troppo, capita che ci siano persone che tengono ghigni satanici per ore pur trovandosi sole in una stanza o gente che parla digrignando i denti come se avesse perennemente mezz’etto di speed in circolazione, ma la ricostruzione storica è ragionevolmente curata. Racconta le vicende della banda (e quindi anche molte altre vicende legate all’attualità di quegli anni), in un arco di tempo che va dal 1977 al 1990 e se non c’è nessun personaggio in grado di schiaffeggiare le tue capacità ricettive con la sua profondità e originalità—nessun Tony Soprano, tanto per intenderci, né nessun Walter White—di sicuro non si scade neanche una volta in un approccio educativo o giudicante e ti si lascia godere la storia senza molestarti con spiegoni, lezioncine e morali della favola.

Stranamente—chi l’avrebbe detto?—il tentativo di fare qualcosa di diverso ha pagato. Al di là delle conferme arrivate dalla vendita dei diritti e dai dati d’ascolto, è arrivato qualcosa di completamente alieno: un pubblico appassionato. Link per lo streaming che spuntano come funghi o spillette renziane sui petti degli onorevoli, comunità di fan agguerritissimi, ridicoli test per social network per capire se tu, spettatore di fascia medio alta che paga un abbonamento a un network privato, assomigli di più al Freddo o al Libano. Spoiler: non assomigli a nessuno dei due.