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La CIA se ne fotte dei siciliani

Il movimento No-Muos è convinto che gli americani siano pronti a tutto pur di portare avanti il progetto, ecco perché.
18 aprile 2013, 1:23pm

Foto per gentile concessione del movimento No-Muos.

Niscemi, in Sicilia, ospita una delle quattro stazioni di terra del Muos, il sistema di telecomunicazioni della marina statunitense costruito per assicurare l’operatività della rete militare americana e far sì che telefonate, mail, aerei e qualsiasi dispositivo mobile, tipo i droni, siano perfettamente controllabili e rapidi. Il progetto di Niscemi si sviluppa sulle fondamenta di una base americana pre-esistente ed è costituito da tre grandi antenne paraboliche—18 metri di diametro—di cui i siciliani non sentivano alcun bisogno. L'apertura del cantiere era prevista per il 2001, ma nel passaggio di carte tra governo, regione e comuni, tutto è rimasto chiuso per dieci anni, e i lavori veri sono iniziati solo nel giugno del 2011, andando avanti—ufficialmente—fino all’ottobre 2012, quando la regione ha detto basta. 

Nel frattempo molti siciliani, sempre meno convinti del progetto, si sono mobilitati e hanno dato vita a movimenti come il No Muos, che ha come obiettivo la revoca delle autorizzazioni all'impianto. Massimo Zucchetti è un professore di fisica nucleare dell'Università di Torino, collabora da anni con il movimento No-Muos ed è esperto di elettromagnetismo. Nel 2011 Massimo e Massimo Coraddu, ricercatore, hanno pubblicato una relazione che denuncia la potenziale nocività dell'impianto Muos, attribuendo alle sue onde elettromagnetiche cose come leucemie, mutazioni genetiche e probabili danni al sistema nervoso. "Le ultime ricerche ci dicono che le radiazioni elettromagnetiche aumentano le probabilità di leucemia infantile, mutazioni genetiche e danni al sistema nervoso. Il problema è serio. L’inquinamento elettromagnetico proviene da tutto quello che ci circonda, dai ripetitori tradizionali alle reti wireless, e il Muos non fa eccezione, anzi, le sue onde potrebbero essere estremamente dannose." Lo scorso ottobre la giunta regionale Sicilia gli ha dato ragione, ha intimato agli americani di bloccare i lavori e ha esultato per lo scampato pericolo bloccando il cantiere a quota due parabole e mezzo. Il 30 marzo i No-Muos hanno indetto una manifestazione nazionale, e in 20.000 hanno festeggiato, anche loro, per più o meno gli stessi motivi. Massimo e i suoi ce l’avevano fatta, e una brutta parentesi geo-pol-ambientale sembrava finita a vantaggio di uno di quei Paesi che storicamente non hanno idea di cosa voglia dire vincere, l’Italia. E invece no: a una settimana dalla manifestazione gli americani hanno ripreso a lavorare, fregandosene non tanto delle proteste, quanto delle delibere regionali, e l’Italia è tornata al posto che le spetta di diritto, quello di chi non vince perché non ne è in grado.

Gaetano è un attivista dell’Associazione No-Muos, uno dei primi gruppi anti-impianto e l’unico legalmente registrato. “Il movimento No-Muos ha tante anime, c’è il comitato ‘Mamme No-Muos’, i gruppi che hanno aderito al coordinamento regionale e noi.” Ora come ora nessuno sa con esattezza quello che sta succedendo, “i lavori sembrano fermi, e dalla base di Sigonella sostengono che i documenti di fermo dei lavori sono arrivati solo l’11 aprile, e non prima. In pratica dicono che la prima richiesta si è persa da qualche parte.” Sembra un po’ una farsa, “un po’ sì. Lunedì in cantiere è entrato un nuovo convoglio, ma per ora sembra tutto fermo.” Gli americani hanno detto che a breve riprenderanno a lavorare, che un accordo con l’Italia c’è ed è ancora valido, e che l’unico ostacolo, al momento, è il via libera di una commissione nazionale che arriverà a breve. “La situazione è complessa, gli americani hanno dichiarato che il governo nazionale ha istituito una commissione apposita che proverà entro il 31 maggio che le onde elettromagnetiche non hanno effetti nocivi sui residenti della zona di Niscemi. Adesso io mi chiedo, com’è possibile che in poco più di un mese si possano produrre dei dati? E soprattutto, dati certi? Perché solo adesso? Evidentemente questa relazione è già pronta, e la cosa è parecchio sospetta.”

Intanto le autorità regionali “non stanno facendo assolutamente nulla, e a parte la richiesta di fermo, non siamo a conoscenza di altre azioni da parte loro. Noi abbiamo fatto un esposto, il comune di Niscemi ha inviato una querela e la regione ha alzato le spalle. Crocetta ha dichiarato ‘possono costruire qualsiasi muretto, tanto poi c’è la revoca.’ A me sembra un ottimismo fuori luogo.” Come purtroppo si è rivelato essere quello dei 20.000 manifestanti del 30 marzo. “Sì, è stato un momento difficile. E la cosa peggiore è che ce lo aspettavamo. L’anno scorso a ottobre è successa la stessa cosa. Dopo una manifestazione il cantiere fu sequestrato ma dopo 20 giorni venne dissequestrato senza dire niente a nessuno. Abbiamo faticato tantissimo per far circolare la notizia, anche qui a Niscem. Non lo sapeva nessuno. Adesso ci risiamo, ma per fortuna i cittadini si sono dimostrati preparati. Purtroppo fuori dalla Sicilia se ne continua a parlare molto poco.“ C’è un interesse americano nel nascondere la notizia? “Il sospetto c’è. Non sappiamo nulla di certo ma tra i documenti pubblicati da Wikileaks ce n’è uno in cui si parla di un incontro tra il Segretario della difesa americano e l’allora ministro della difesa Ignazio La Russa in cui l’americano, pare, abbia chiesto a La Russa di occuparsi personalmente delle pratiche di avvio lavori del progetto Muos in Sicilia, con la minaccia, se la cosa non fosse andata in porto entro un mese, che l’impianto venisse costruito da qualche altra parte nel Mediterraneo.” E come è andata a finire? “L’incontro è datato fine 2010. All’inizio del 2011 il progetto è iniziato.”

Le autorità regionali di cui mi parla Gaetano non sembrano per niente preoccupate, anzi. “Per quanto ci riguarda non sentiamo alcuna pressione dall’alto, né italiana né americana. Ora come ora la cosa più importante è verificare se e in quali termini l’impianto si può effettivamente fare, e questo ce lo diranno gli organi competenti.” Non è strano che la prima richiesta per fermare i lavori sia andata persa nel nulla? “No, la questione è un po’ diversa. La comunicazione è arrivata ed è stata rispettata nei tempi previsti. L’obbligo per gli americani era quello di non alzare le parabole. Questo non vuol dire che non fossero autorizzati a fare dei lavori di manutenzione.” Ed è questo che è successo. “Esattamente.” Gli attivisti però non la vedono allo stesso modo, “c’è stata un po’ di confusione”, forse non vi siete capiti, “guarda il nostro rapporto con il movimento è assolutamente positivo, siamo a contatto con il movimento e la popolazione ha capito che questo governo gli è molto vicino.” Loro dicono che non state facendo un granché, e che un po’ si sentono presi in giro. “Come ti dicevo, gli americani si sono messi a fare piccoli lavori di manutenzione, e sono stati ai patti. Adesso gli è stato revocato anche questo permesso, e per ogni cosa, devono chiedere un’autorizzazione specifica. In ogni caso fino al 31 maggio i lavori restano completamente fermi.” Ma senza troppe pressioni, “è chiaro che ci siano degli interessi da parte loro, non si può negare, gli americani hanno investito miliardi di dollari nel progetto. Ma d’altra parte la prerogativa del Presidente è sempre rivolta alla salute dei cittadini, tutto il resto passa in secondo piano.”

Eppure, delle pressioni geopolitiche, e non di quelle prettamente economiche, parlano in molti, anche alcuni che se non li senti è meglio, tipo Sergio De Gregorio—sì, quello dell’IDV che è passato al PDL che ha diretto L’Avanti! e che adesso si trova agli arresti domiciliari per appropriazione indebita di 20 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Tra le tante cose, proprio quest’anno, ha denunciato le pressioni della CIA nel 2007 per far cadere il Governo Prodi potenzialmente contrario al progetto Muos. Mi sarebbe piaciuto parlare con lui ma, purtroppo, non mi è stato possibile—il PDL di Roma è stato molto cordiale e mi ha fatto sapere che "Il Senatore non ha lasciato alcun recapito, ci spiace." Così ho parlato con Antonio Mazzeo, peace-researcher, giornalista ed esperto di riarmo e militarizzazione dell'Italia a mezzo americani, e Fabio Mini, scrittore, generale, ex-capo di Stato maggiore del Comando NATO per il Sud Europa e comandante in capo della missione in Kosovo KFOR dal 2002 al 2003, entrambi coinvolti nel caso Muos come 'esperti-contro'.

Fabio Mini è attualmente in ospedale, non può parlare troppo, e quello che mi dice è che l‘Italia, di suo, ci mette poco. “Il MUOS ha poco a che fare con un approccio difensivo, più che altro serve a rafforzare la potenza americana nei territori dove le comunicazioni sono più difficili, come il Mediterraneo e il Nord Africa. Si tratta di una priorità americana, di sicuro, non italiana.” Non è più una questione di Muos sì o Muos no, ma di sovranità nazionale, e di mezzo c’è anche l’HAARP, il programma di ricerca attiva aurorale con alta frequenza che dal 1994 la US Air Force e la US Navy portano avanti dalla base di Gakona, in Alaska. Me ne parla Antonio.

"Prendi la cosa come una possibilità, non una verità, ma il fatto è questo: il range di radiazioni elettromagnetiche emesse dal Muos è molto simile a quello del sistema HAARP che in teoria dovrebbe servire a studiare tempeste solari e ionosfera, ma che secondo numerosi studiosi e la relazione di una commissione europea datata fine anni Novanta, potrebbe essere identificato come una vera e propria arma di modifica ambientale con effetti su clima e meteorología. Tra l'altro, la base di Niscemi, quella pre-esistente al progetto Muos, compariva già in una lista di infrastrutture militari destinate allo studio delle attività solari. Diciamo che questi due elementi ci preoccupano. Non abbiamo le prove per dire che il Muos è HAARP 2, non ancora, ma questi fatti ci preoccupano." E la CIA che ruolo ha in tutto questo? "Be' le pressioni americane sono enormi, non soltanto per il Muos, ma anche ad esempio per l'installazione in Italia di velivoli senza pilota. Il documento pubblicato di Wikileaks non parla solo di La Russa, ma anche dell'allora governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, che inizialmente si era dichiarato completamente contrario al progetto Muos e aveva bloccato tutte le autorizzazioni. Poi si è convertito, e ne è diventato uno dei principali sostenitori." Perché l'interesse è tanto. "Dal punto di vista strategico il Muos rientra in un programma di controllo e rafforzamento del sistema militare americano che entro il 2048 vuole raggiungere la totale automatizzazione dei sistemi militari." Svincolandosi dal controllo umano, "esattamente. Poi ci sono gli interessi eocnomici. Il Muos era stato pensato inizialmente con un costo totale di due miliari e mezzo di dollari. Dall'inizio del progetto ad oggi la situazione è cambiata, e di molto, l'investimento è diventato colossale, e tra ritardi ed errori tecnici il progetto è diventato un problema. Ancora una volta un progetto  di interesse strategico è servito per drenare enormi risorse finanziarie pubbliche favorendo gli interessi di un piccolo gruppo di aziende private, che poi sono sempre le stesse."

La questione Muos è articolata. Potete non credere al complotto o ai disegni di dominio globale a mezzo droni e controllo climatico, ma la verità è che il Muos è già un problema. Le antenne della base sono attive da più di vent’anni, e per i primi 15 sono rimaste un segreto, onde nocive o meno. I contadini credevano di avere a che fare con una televisione locale, di americani non c’era traccia e le frequenze militari avevano  campo libero di fare trasmissioni e, potenzialmente, rovinare il circondario. Poi c’è un altro fatto, tangibile senza bisogno di una commissione e di cui nessuno parla, tranne Gaetano. “La base va a Diesel, e anche il Muos un domani, una volta attivo, andrà allo stesso modo. Gli americani non si connetteranno mai alla rete elettrica siciliana. Questo è un problema che non ha bisogno di accertamenti. L’inquinamento da particolato, nell’immediato, è un problema fin troppo concreto.”

Quando le cose sembrano avere troppo senso mi capita di pensare a chi, di quelle cose, non è convinto, così ho scritto al prof. Zichichi, ex-assessore in regione Sicilia, fonte di guadagno comica, punto di riferimento nel campo della fisica delle particelle elementari e forte sostenitore del progetto Muos. Zichichi ha dichiarato che l’impianto farà solo del bene e che, una volta terminato, rappresenterà l’ultimo baluardo tra noi e gli asteroidi. La sua segretaria è stata molto gentile, mi ha assicurato che gli avrebbe trasmesso il messaggio e che mi avrebbe fatto sapere nel giro di qualche ora. Non è successo, così gli ho scritto una mail. Quando mi risponde vi faccio sapere.

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