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Storie di una guardia carceraria

Ecco cosa si intende quando dicono che in prigione succede "davvero di tutto".
28.8.13

Illustrazioni di Donald Clement.

Il sistema penitenziario nordamericano ha un sacco di problemi. In Canada la popolazione carceraria è in crescita, e anche se negli ultimi anni quella nelle prigioni statunitensi ha registrato un leggero calo, il Paese conta una percentuale di detenuti a dir poco alta (730 ogni 100,000 abitanti), tale da spingere sempre più spesso a privatizzazioni per poterne sostenere i costi. In passato ci siamo già occupati di persone che hanno trascorso periodi più o meno lunghi in cella, ma finora non ci eravamo occupati delle guardie carcerarie.

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Poco tempo fa abbiamo parlato con George, che fa questo mestiere da 27 anni (di cui 12 nei corpi speciali). Attualmente lavora in una prigione di massima sicurezza in Canada, e come ci ha detto, ha visto "davvero di tutto." Poi è passato a farci una serie di esempi, che vi riportiamo qui sotto.

Ogni mese, ogni unità di detenuti deve essere sottoposta alle ispezioni. Quindi, se hai passato in cella almeno un mese, sai che prima o poi arriverà. Controlliamo tutto quello che è in loro possesso: lenzuola, libri, ogni singola cosa stia all'interno della loro cella. E gli stessi detenuti devono sottostare alle perquisizioni, spalancando per bene le chiappe o la bocca.

Se non prestano particolare attenzione nel nascondere la droga che hanno rimediato, è possibile che nel corso dell'ispezione questa gli cada fuori. Una volta mi è toccato uno che aveva l'aria un po' sbattuta. Quando gli ho chiesto di spingere ho notato fuoriuscire qualcosa. Ho insistito perché continuasse, e improvvisamente è spuntato fuori un coso della grandezza di una mandorla, ricoperto di carta di plastica. Entrambi ci siamo scambiati un'occhiata. Poi lui, con una mossa rapida, l'ha raccolto e se l'è infilato in bocca. L'ho preso per il collo e gli ho intimato, "Sputa, sputalo fuori!" Ma il prigioniero non sembrava intenzionato, così ho cercato di provvedere io stesso. Alla fine l'involucro gli è scivolato di bocca, e lui non contento l'ha raccolto e ha cercato di spingerselo di nuovo tra le chiappe. Non credevo ai miei occhi. Alla fine l'abbiamo ripescato. Era una pasticca. Ha lottato e si è dimenato come un pazzo per una minuscola pasticca di morfina.

Alcuni mandano giù il metadone e poi cercano di rivomitarlo. Succede fin dai tempi di Cristo. Con tutte le droghe. E si inventano le tecniche più disparate. Circa un quarto dei prigionieri è sotto metadone, e la domanda interna è molto alta. In questo momento, dei 200 detenuti presenti nella prigione in cui lavoro, 50 sono sotto metadone. Prendono la loro dose, poi lo ributtano fuori in contenitori racimolati in giro, come i tubetti di dentifricio vuoto, e lo rivendono. Che ci crediate o meno, succede molto spesso.

Altri ancora finiscono dentro per poter iniziare a spacciare tra i detenuti. Si guadagna bene. Il mese scorso abbiamo trovato uno che aveva addosso 15.000 dollari di roba. Idromorfone, marijuana e cocaina, tutte impacchettate nel guscio della sorpresa degli ovetti Kinder. Aveva avvolto gli ovetti in un preservativo e poi se li era spinti su dal sedere. Non si direbbe, ma ci sta un sacco di roba.

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Poi è arrivata la polizia, ha controllato il materiale e ci ha detto che in prigione quella roba valeva ancora di più, 80.000 dollari. Un tempo ci preoccupavamo per lo spaccio di droga che avveniva nelle cucine e nelle mense, ma al giorno d'oggi le gang possono contare su uomini che sanno come nascondere davvero la droga. È folle. È un traffico folle e gestito dalle gang. In prigione crack e marijuana girano più di quanto si possa immaginare. Prendete il vostro pollice. Se quello fosse un po' di tabacco compresso, in prigione ve lo pagherebbero anche 100 dollari.

Qualche settimana fa è arrivato un tizio con un bel problema. Si era sniffato 15 grammi di coca che avrebbe dovuto introdurre in prigione. C'era gente dentro che aspettava la consegna. Ma lui se l'è tirata su tutta ancora prima di entrarci, in prigione, e piangeva perché voleva che lo aiutassimo. Succede sempre così. E noi non possiamo ignorare queste cose.

È finito nell'unità di custodia speciale. Metà dei prigionieri ormai sono in unità del genere, perché hanno paura della gente che c'è in prigione. È dura. Di quelli in custodia speciale un terzo ne ha veramente bisogno, ma gli altri sono lì perché hanno fatto incazzare le persone sbagliate. Così alla fine in custodia protettiva gira il peggio che possiate immaginare. Fidatevi, è molto meglio la detenzione regolare.

In più, ultimamente il personale subisce sempre più spesso aggressioni. Abbiamo perso il controllo, e ora ci hanno mandato quelli dei servizi sociali. Dicono che eravamo troppo violenti, ma così finiremo per farci mettere i piedi in testa dai detenuti.

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Un mio collega è stato ferito alla gola da un carcerato… L'aggressore ha aspettato che gli passasse di fianco, poi gli ha infilzato una matita in gola. Era uno schizofrenico, e ora l'hanno trasferito.

I prigionieri si inventano di tutto per tenersi impegnati. Hanno anche un loro Fight Club, come lo chiamano, in cui mettono lì dei compagni perché si picchino tra di loro. Se non lo fai ti minacciano. E ovviamente se le danno di brutto. Prendono i nuovi arrivati, chiunque essi siano. Ne abbiamo portati un sacco in ospedale.

Uno è morto in ospedale per via delle percosse ricevute. E a volte siamo gli ultimi a intervenire perché non possiamo essere in due posti contemporaneamente, anche se il nuovo sistema di sorveglianza ci darà una grossa mano. Il fatto è che ora ogni mezzora giriamo in un'ala, mezzora in un'altra, ma chissà cosa succede nel frattempo nelle altre ancora…

Segui Angela su Twitter: @angelamaries

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