Questo post fa parte della nostra serie #Campaign4Change.
Nota fino a poco tempo fa come Miss Arianna, Arianna Seth—questo il nuovo nome dell'artista dopo la rinascita—tatua a Rimini da quasi 15 anni. Ha cominciato quando ancora il tatuaggio non era una moda e quando tendenzialmente le donne in Italia stavano lontano dalla macchinetta.
Pur essendo corteggiata da tante realtà internazionali ed essendosi costruita una reputazione nel tatuaggio tradizionale, Arianna non ha intenzione di abbandonare lo studio che ha aperto nella città natale insieme al collega Mauro—perché, dice, è una città piena di mistero e la simbologia e la spiritualità dei suoi tatuaggi sono inscindibili dal contesto riminese.
Insomma, una serie di scelte non facili che la rendono la degna ambassador di Do What Scares You e pure un buon esempio per tutte le volte che vi interrogate su che strada prendere: ricordatevi che Arianna sceglierebbe quella difficile.
VICE: Partiamo da chi sei e da quanto tatui.
Arianna Seth: Mi chiamo Arianna e tatuo professionalmente dal 2002. Ho cominciato nel 2000 a fare l'apprendista, ho bussato in due o tre studi di Rimini (allora erano pochissimi) finché quello che era secondo me il migliore mi ha aperto la sua porta e mi ha accolto con modi un po' bruschi—era un ambiente crudo e maschile, questa è la sensazione che ne ho avuto. Oggi ho il mio studio che rispecchia il sogno che avevo: se mi guardo indietro c'è una bella strada in mezzo.
Come mai hai voluto fare la tatuatrice?
Ho sognato di cominciare a tatuare quando mi sono fatta tatuare per la prima volta, finalmente raggiunti i 18 anni. Mentre il tatuatore lavorava io osservavo ogni movimento e pensavo, ma è una figata, è un lavoro. Lo farò. Non ricordo di aver provato dolore, avevo troppa adrenalina in corpo. Osservavo e pensavo che volevo essere al suo posto e mi immaginavo nel futuro; a metà seduta sciolta un po' la tensione gli avevo chiesto come si fa a diventare tatuatori, e lui mi aveva detto che non ci sono scuole. Poi un tatuatore da cui andai più volte a tatuarmi alla fine non so se per simpatia o esasperazione mi prese sotto la sua ala.
Che cosa facevi durante l'apprendistato?
Ho un bel ricordo del mio apprendistato, anche se fu un periodo molto duro che mi mise alla prova soprattutto emotivamente: la persona per cui lavoravo aveva un carattere piuttosto forte e poca voglia di spiegare e il mio lavoro era stargli vicino, assisterlo, prevedere ogni sua possibile mossa, preparare i disegni, pulire lo studio e gli strumenti. Entravo in contatto per la prima volta con il lato un po' più cruento del tatuaggio—il male, le ferite e il sangue. Facevo di tutto, dal lavoro più sporco all'accoglienza dei clienti al cercare di capire cosa volevano dalle loro richieste, che come capita ancora oggi sono sempre abbastanza confuse o lontane da quello che poi si andrà veramente a fare, anche perché tra una richiesta e la realizzazione c'è di mezzo l'inconscio.
Quindi arriviamo al tuo primo tatuaggio—avevi paura o ansia o entrambe nell'affrontare la prima pelle che hai tatuato? È stata la tua stessa pelle?
No, in realtà il primo tatuaggio che ho eseguito non me lo dimenticherò mai, una linea stortissima, l'emozione alle stelle. Ho preparato la macchinetta come avevo fatto per il tatuatore centinaia di volte ed era come se non fossi capace. Allora ancora combattevo tantissimo con il demone dell'emotività che per fortuna oggi riesco a gestire, e mi ricordo che l'unica cosa che mi rasserenava un po' era che il cliente era un mio amico, un punk inglese con dei tatuaggi talmente brutti che mi sono detta, male che vada più o meno saremo lì. La prima volta è indimenticabile, la macchinetta dà vibrazioni potentissime e la mano non è ferma per niente, poi ci metti che sei emozionato quindi tremeresti anche con una matita. La prima volta che senti l'ago affondare poi non ti regoli, spingi troppo, spingi poco, è tutto abbastanza strano. Però il tatuaggio non è venuto malissimo.
Questa stessa emozione che hai sentito la prima volta è cambiata nel tempo o c'è sempre un po' di paura, perché comunque si tratta di entrare in contatto con una persona? Cosa significa fare un tatuaggio su qualcuno?
Ogni volta quando comincio un nuovo tatuaggio, sembra incredibile, c'è un istante di brivido quando sto per appoggiare l'ago sulla pelle. Ovviamente è tutto più gestibile e sotto controllo, ma un micro-istante capita a ogni nuovo tatuaggio. L'empatia mi lega profondamente ai miei clienti. Il giorno che non dovessi provare più niente penso che appenderei momentaneamente la macchinetta al chiodo.
Non deve essere una scelta facile mettersi in proprio, soprattutto considerati i tempi. È stato difficile aprire il tuo negozio?
Nel 2002 ho deciso di aprire il mio negozio. Avevo dalla mia la determinazione, ma aprire uno studio a Rimini in centro storico è già di per sé una sfida: sia perché Rimini è tradizionalmente solo turismo sia perché ero una donna quando non c'erano ancora così tante tatuatrici quante oggi, penso ce ne fossero un paio in tutta l'Emilia Romagna. I miei mi hanno nel tempo supportato e aiutato perché hanno visto così tanta determinazione, ma fondamentalmente ero da sola con la mia paura. Sono una che si proietta molto nel futuro e sa cosa vuole, lo vede e anche per quello le cose accadono—credo molto nella forza del pensiero. Non che io sia sempre sicura di quello che faccio, ma credo che la paura "positiva" che provo mi aiuti a fare le cose al meglio.
Quali sono le soddisfazioni che hai avuto nella tua carriera?
Da quando ho cominciato a oggi è stato un crescendo di soddisfazioni: tutto quello che ho desiderato si è avverato. Ricordo ancora un giorno che lo studio non era ancora aperto e andando a prendere il motorino fuori avevo sentito delle persone che passando dicevano, "Ecco, gli do sei mesi e poi chiude." Era ancora di più il momento di dimostrare che no, che quei sei mesi avrebbero determinato solo la mia nascita a Rimini come tatuatrice; e così è stato perché dopo sei mesi di attività avevo già sei mesi di lista d'attesa. Ovviamente un po' perché ero sola, ma anche perché si era sparsa voce—il lavoro del tatuatore allora si basava tantissimo sul passaparola.
La mia soddisfazione più grande è di essere riuscita a coinvolgere in questo studio grandissimi nomi che sono passati qui come ospiti. Mi ha fatto piacere scoprire che molte persone che ammiro e stimo in realtà soffrono le mie stesse ansie. Quindi ad oggi la mia più grande soddisfazione è quella, che allo Skinwear Tattoo dell'Arianna passa il mondo. E che viceversa tanti giovani vogliono venire qui un po' come "punto d'arrivo" nel loro curriculum.
Sicuramente hai avuto molte offerte dall'estero o da posti più grandi—come mai sei rimasta a Rimini?
Sono legata a Rimini perché è la mia casa, ma non solo: Rimini è una città piena di segreti. Prendi per esempio il Tempio Malatestiano, il primo tempio dedicato a un uomo e non a un santo: Sigismondo Pandolfo Malatesta, colui che commissionò questo tempio, era sicuramente un anticonformista che ci teneva tantissimo all'arte e cercava continuamente finanziamenti per sostenerla. Mi affascina sapere che in tempi medievali esistessero persone con una lungimiranza tale da credere nella creatività e nel patrimonio artistico. Poi c'è la chiesa di San Michelino in Foro, che è una chiesa templare.
Io ci tengo veramente che Rimini sia conosciuta e che nomi importanti ci vengano, così da farla conoscere nel mondo.
Dove trovi la tua ispirazione?
Be', torniamo a quello che stavo dicendo sul mistero, ogni cosa non così palese mi attira. Mi piace ridare innocenza ai simboli.
E riguardo ai tatuaggi che ti porti addosso, cosa significa per te farti tatuare un simbolo?
Come tanti ho maturato il senso dei tatuaggi su di me negli ultimi anni—guardo con un sorriso alle mie scelte istintive della gioventù, sicuramente i tatuaggi che mi faccio fare oggi sono scelte diverse che segnano un cambiamento forte esistenziale, o il desiderio di energia o accrescimento. Oggi per me ha molto valore soprattutto il tatuatore perché magari ha capito o mi è stato vicino in quel percorso che mi ha portato al bisogno di avere un tatuaggio. Un esempio per tutti: cinque anni fa ho perso mio padre e il tatuaggio che ho voluto fortemente è stato un serpente che combatte con un fiore di loto, e l'ho voluto da Mauro che è mio socio e amico da vent'anni. Mi è stato talmente vicino che non è stato necessario dirgli cosa rappresentava e perché volevo quel tatuaggio o perché avevo bisogno di sentire un dolore anche fisico. Il tatuaggio è anche una catarsi, uno scambio, vuoi smettere di sentire un dolore interiore e lo baratti con un male fisico. Negli ultimi tempi per me contano quindi il valore simbolico e la condivisione con chi me lo fa—fortunatamente negli anni ho avuto modo di stringere amicizie vere con tatuatori che una volta erano miei idoli.
Come è cambiata secondo te la percezione del mondo dei tatuaggi negli ultimi anni?
Attraverso il mio lavoro percepisco tantissimo il momento sociale: in questi anni è fortissimo il disagio perché ci troviamo in una crisi di valore incredibile, non ci sono più i riferimenti classici. Per esempio i tatuaggi tradizionali che un tempo avevano significati forti, ben definiti, non ce li hanno più. Percepisco il crollo dei valori da una richiesta inconscia di soggetti mistici e spirituali—tipo l'occhio con il triangolo che va di moda, è assurdo dirlo ma va di moda—e mi viene da pensare a un inconscio bisogno di contatto con il divino perché oggi ci sentiamo persi.
Un'altra cosa che oggi è molto richiesta è la presenza di pietre o cose tipo armi ed elmetti medievali—allora mi viene da pensare che abbiamo una gran paura di tutto e ci dobbiamo difendere con un'arma tatuata e con il bisogno di tornare alle origini.
Dopo molti anni in cui sei stata nota come Miss Arianna, adesso hai cambiato nome. Perché?
Seth è l'inizio del mio cognome a cui ho aggiunto una "h" finale che lo trasforma in una divinità egiziana malefica. Sto facendo un taglio con un passato che mi ha un po' provato: è da poco che ho cominciato a firmarmi diversamente, ma per me è importante perché segna un cambiamento. A livello di numerologia anche la vibrazione del suono del nome è diversa e ha un significato.
Tu fai tatuaggi tradizionali. Cosa significa per te il tatuaggio tradizionale, perché ci sei così legata?
Io e il mio socio ci rifacciamo alle origini, ai tre ceppi fondamentali di tradizionale: il tradizionale giapponese, americano e il tribale. La tradizione è la cosa più importante per me, reinterpretata e sempre volta al futuro. Dietro le origini si racchiude il vero senso del tatuaggio: lo stile tradizionale ha ben funzionato perché è stato fatto con quei criteri—definizione, contrasto, e una figura semplice, riconoscibile. Se vedo una persona da lontano devo riuscire a leggere un tatuaggio, a intuire cosa sia. Per me questo è il tatuaggio: uno stile diretto, chiaro, con una forma molto solida.
Io sono famosa per le mie linee precise, senza la linea non c'è lo scheletro del tatuaggio. Inoltre penso che potrei lavorare anche solo col nero perché fatte le linee e messo giù tanto nero bene la profondità è a posto. Tante persone fanno i chilometri perché come mi scrivono amano i miei colori, e devo ammettere che forse è quella la mia firma, però anche se un occhio profano non se ne rende conto oltre al nero uso solo due o tre colori ma abbinati e accostati in modo che funzionino.
Qual è la tua campagna per il cambiamento?
La mia campagna è "Scegli sempre la strada più difficile," perché io nella mia vita non scelgo mai cose facili. La mia determinazione poi mi fa arrivare fino in fondo. Ogni cosa racchiude una sfida e quasi sempre davanti soprattutto alle persone che non confidano tanto in me scatta la voglia di riscatto e dimostrare che tutto è fattibile.
"Scegli sempre la strada più difficile" la #Campaign4Change di Miss Arianna. Qual è la tua? Condividila qui.