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Enrique Metinides ha fotografato la morte in Messico

"Ho lavorato per 50 anni come fotografo di cronaca nera. Ho cominciato a fare fotografie quando avevo dieci anni e ho smesso a 59. Ho visto più cadaveri di chiunque altro al mondo."

Dagli archivi di VICE: questo articolo è apparso sul Photo Issue 2007. Metinides ha fotografato le scene del crimine a Città del Messico per 50 anni. Com'è possibile che non ne avessimo mai sentito parlare? Qui sotto, Metinides parla con VICE della sua vita e del suo lavoro. Ricordati che potrebbe essere tuo nonno.

Quando avevo dieci anni mio padre aveva un negozio che, tra altre cose, vendeva macchine fotografiche e rullini ai turisti. Il negozio era nel centro di Città del Messico, su Avenida Juárez, di fronte al parco più grande della città. Quando hanno buttato giù l'edificio in cui sorgeva il negozio, negli anni Quaranta, lui mi ha regalato una macchina fotografica e un sacchetto pieno di rullini rimasti invenduti. È così che ho iniziato a fotografare il centro di Città del Messico.

E ho iniziato facendo foto delle macchine sfasciate. Ogni volta che c'era un incidente la polizia portava le auto di fronte al commissariato in centro. E io andavo lì a scattare le foto. Ero fissato con i film di gangster, Al Capone e tutti i polizieschi. Di solito andavo a vederli nei cinema del centro. Ne ero affascinato.

Avevo iniziato a fotografare da un anno quando mio padre aprì un ristorante. A pranzo era frequentato dai poliziotti, e fu così che iniziai a conoscerli. A volte mi portavano in commissariato per farmi scattare foto delle persone che avevano arrestato, se non direttamente dei cadaveri.

Ricordo che quando avevo 11 anni arrivai in commissariato proprio mentre portavano dentro un uomo che avevano ritrovato sui binari della metro. Era senza testa. Gli avevano legato il collo ai binari e la carrozza gli era passata sopra. Era la prima volta che vedevo un cadavere così da vicino. Gli ho fatto una foto con la testa tra le mani. Più tardi, quando cominciai a lavorare sulle scene del crimine come assistente fotografo, vedevo anche 30, 40 o 50 cadaveri al giorno.

A quell'età volevo davvero diventare un reporter di cronaca nera, collezionavo articoli di giornali da tutto il mondo. Li ritagliavo e li incollavo sul mio album. Una volta ci fu un incidente proprio di fronte al ristorante di mio padre, a San Cosme. Corsi fuori a fare delle foto. Un fotografo del giornale La Prensa arrivò anche lui per fare delle foto, mi notò e mi invitò a lavorare come suo assistente. Così ebbi il mio primo lavoro.

Comincia a fare foto ovunque, in città, e il giornale le usava sempre perché le trovavano sempre le migliori. Andavo ancora alle medie, all'epoca. A 14 anni fui assunto da un altro giornale importante, il Localo, e lavoravo con famose riviste di cronaca nera messicane come La Alarma, Crimen e Nota al Crimen.

I poliziotti e i vigili del fuoco a quei tempi erano di grande aiuto, non come oggi. All'epoca ti davano un passaggio con i loro mezzi, ti lasciavano accedere alla scena del crimine. Ora non ti ci fanno neanche avvicinare, perché non vogliono che la gente sappia cosa succede in Messico.

Ho lavorato per 50 anni come fotografo di cronaca nera. Ho cominciato a fare fotografie quando avevo dieci anni e ho smesso a 59. Ho visto più cadaveri di chiunque altro al mondo. Direi che ho visto più cadaveri del grande Weegee, e io adoro Weegee, sono un suo fan. Ho qualcosa come sette suoi libri a casa. Una volta in Francia hanno pubblicato un libro che in realtà era un misto del mio lavoro e quello di Weegee.

Weegee aveva una radio della polizia in macchina. Io sono stato il primo fotografo in Messico a fare la stessa cosa. Nello stesso momento in cui la polizia veniva informata di un crimine io già sapevo dov'era e spesso arrivavo anche prima di loro. Quando arrivavo sulla scena del crimine, fotografavo la casa, l'arma, i testimoni, i passanti, le foto delle vittime da vivi... tutto. In realtà di solito davo le mie foto alla polizia per portare avanti le indagini. Una volta risolsero un caso grazie a una delle mie foto. Fotografai tutti i passanti che si erano fermati a guardare la scena del crimine, e poi venne fuori che in una delle foto avevo immortalato l'assassino, che era il migliore amico della vittima e aveva dichiarato di essere stato fuori città il giorno dell'omicidio. E invece era nella foto che guardava la scena del delitto. Ma quando l'avevano interrogato lui aveva giurato di essere andato fuori città a far visita a certi amici. Lo incastrarono così.

A Città del Messico ci sono sempre stati molti incidenti e molti morti. Mi ricordo di parecchi casi in cui i corpi erano stati fatti a pezzi piccolissimi e sparsi per la città. Città del Messico è piena dei peggiori crimini che tu possa immaginare. Ho visto più incidenti e più crimini di quanti tu possa pensare. Ma avrei voluto essere a New York per l'undici settembre. Che spettacolo è stato.

Nei sobborghi di Città del Messico c'era una scuola di volo con una piccola pista. Ogni tanto gli aerei precipitavano, uccidendo sia l'insegnante che lo studente. Avrò visto 70 incidenti in quella scuola.

Questa è una foto di uno dei tanti poveri che, ancora oggi, rubano elettricità a Città del Messico. Attaccano i cavi alla loro casa e poi si arrampicano per agganciarli al sistema centrale, ma spesso rimangono fulminati.

Questa foto è stata scattata su Avenida Chapultepec y Monterrey. Era una giornalista molto famosa, che ha scritto dei libri molto belli. Quel giorno aveva dato una festa per il lancio di un libro. Era tutta truccata e ben vestita perché stava andando a prendere la sorella per portarla alla festa. Attraversando la strada due macchine fecero un tamponamento e lei fu travolta. Questa foto è bellissima, perché lei è tutta truccata e non sembra nemmeno morta.

Questa signora era andata al parque de Chapultepec e aveva chiesto quale fosse l'albero più vecchio. Poi era andata verso l'albero che le avevano indicato, aveva tirato fuori una corda dalla borsa e si era impiccata. In borsa aveva una foto della figlia con su scritto: "Mio marito mi ha lasciata e mi ha portato via la figlia di 9 anni. Oggi ne ha 15 e io non posso vederla. Questo dolore è insopportabile."

I commando avevano assaltato una banca e ucciso tre poliziotti. Dopodiché erano scappati coi soldi. Quando erano arrivate le volanti e le ambulanze, i rapinatori si erano rifugiati in un supermercato di Avenida Universidad. C'era stata una sparatoria e alcuni dei clienti erano rimasti feriti. Non sono riusciti a prenderli.