Il mondo animale è pieno di peni che nemmeno ti immagini

Mobili, staccabili, enormi, a due teste: il libro 'Sexus Animalus' illustra i peni degli animali che fanno apparire quello umano davvero noioso.
Vincenzo Ligresti
Milan, IT
24.12.20
peni animali
Tutte le illustrazioni di Julie Terrazzoni, per gentile concessione di Ippocampo Edizioni.

Per i pesci pagliaccio è naturale cambiare sesso in base alle esigenze, per i pipistrellli frugivori lo è praticare spesso fellatio e cunnilingus e per oltre 1500 specie animali lo è avere o instaurare rapporti omosessuali. Diversità è il termine più adatto per descrivere quanto, soprattutto grazie ai processi evolutivi degli ultimi 400 milioni di anni, il mondo della sessualità animale sia affascinante (e quello degli uomini pieno di tabù inutili).

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Emmanuelle Pouydebat è etologa e ricercatrice presso il Museéum National d’Histoire Naturelle di Parigi. In Sexus Animalus, il suo ultimo libro edito in Italia da Ippocampo Edizioni, passa in rassegna 35 specie animali (nel senso di animali non umani, quindi escludendo l’uomo) descrivendone pratiche sessuali, modalità riproduttive e organi genitali. 

Pouydebat specifica che nel tempo sono stati raccolti molti più dati sui genitali maschili e di conseguenza sui loro peni: ne esistono di sospesi come quelli delle lumache, di sonori come quelli di alcune cimici, di staccabili come vedremo tra poco. Nonostante questo, non trascura però esempi sui genitali femminili come le doppie vagine dei serpenti e i clitoridi pieni di spine dei Fossa, animali carnivori del Madagascar.

Qui sotto trovate una selezione di illustrazioni di Julie Terrazzoni ed estratti dal libro su alcuni animali e i loro peni (dato che quelli di gatti, cavallucci marini e anatre sono più noti, abbiamo optato per esemplari meno conosciuti). Buona visione.

IL TAPIRO DELLA MALESIA, con un enorme pene mobile

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“Il tapiro della Malesia, detto anche ‘tapiro dalla gualdrappa’ per quella specie di sella che ha sulla schiena, è la più grande delle cinque specie di tapiro attualmente esistenti. Le femmine partoriscono di solito un solo piccolo ogni due anni, dopo una gestazione lunga poco meno di 400 giorni. […] La testa è munita di una proboscide prensile, ma non è questa la sua caratteristica più strana. L’animale ha infatti un vero asso nella manica: un organo capace di muoversi a vasto raggio, che gli permette di trovare da solo la vagina della partner. Come avrete già capito, sto parlando del pene.

Come nei delfini e negli elefanti, l’enorme pene del tapiro asiatico è estremamente agile e permette al maschio di ottimizzare l’accoppiamento. A vederlo in stato di riposo, ripiegato a fisarmonica in una guaina interna, non si direbbe. Il suo glande ha una forma particolare, simile a un fungo, ma la sua principale caratteristica ed efficacia consiste nella capacità di trovare la via.

L’enorme e misterioso sesso di quest’animale ha dato origine a tutto un folcloristico immaginario basato sulla personificazione dello ‘spirito fallico della foresta”’ A malinconica conclusione della storia, diremo che oggi la riproduzione del tapiro viene studiata perché la distruzione del suo habitat ne ha fatto un animale in via d’estinzione: ne resterebbero meno di duemila allo stato selvatico e circa duecento negli zoo di tutto il mondo.”

IL MARASSO, con due peni

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“Lucertole e serpenti hanno ben due peni. Per la precisione, i serpenti presentano un pene bifido composto da due emi-peni, costituiti a loro volta, a seconda delle specie, da due lobi. Il marasso eurasiatico, ovoviviparo e velenoso, è un perfetto esempio del fenomeno. Questa vipera possiede due emi-peni collegati a due testicoli indipendenti. E, come se non bastasse, i maschi usano alternativamente l’uno o l’altro in una delle vagine della femmina. Eh, sì: le femmine, infatti, hanno due vagine! Pratico, vero?

Da notare che nei serpenti non si parla tanto di “erezione”, quanto di “eversione”. Perché? Perché in effetti, quando stanno all’interno del corpo del serpente, ossia nella coda, gli emi-peni sono invertiti, come spiega Marion Segall, specialista di serpenti: ‘All’interno il pene è invertito e nel fuoriuscire si rovescia come un guanto!’” 

IL COCCODRILLO MARINO, col pene a grondaia 

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“La caratteristica sessuale più significativa dei coccodrilli è il pene maschile erettile. Sta nascosto all’interno della cloaca, l’orifizio comune delle vie intestinali, urinarie e genitali presente negli uccelli, nei rettili, negli anfibi e in certi mammiferi. È come se il suo pene fosse in costante erezione, ma dissimulato all’interno del corpo. Al momento dell’estro, contrariamente agli altri mammiferi, l’organo maschile non ha bisogno di gonfiarsi né di cambiare dimensioni: i muscoli che lo mantengono all’interno del ventre si tendono e l’organo fuoriesce. Quando i muscoli si rilasciano, si ritrae all’interno.

È per questa ragione che l’identificazione sessuale dei coccodrilli ha rappresentato a lungo un problema per gli scienziati: per identificare il sesso di un esemplare bisogna estrarne l’organo genitale dalla cloaca per paragonarlo al clitoride. Già, perché i coccodrilli femmina hanno il clitoride! La sua lunghezza, prossima a quella del pene, varia secondo le taglie dei coccodrilli (in media di circa 10 cm).

Il pene del coccodrillo è generalmente cilindrico e leggermente compresso ai lati. Si parla di ‘pene a grondaia’ e i primi peni della storia naturale non erano poi molto diversi. Negli altri vertebrati terrestri, invece, i peni sono per lo più a forma di tubo.”

L’ARGONAUTA, con un pene staccabile 

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“L’argonauta è un mollusco cefalopode, cugino primo dei polpi e di altre piovre. Dal suo primo paio di tentacoli, la femmina secerne una bianca conchiglia spiralata di carbonato di calcio, l’’ooteca’, destinata a immagazzinare e proteggere le future uova. La presenza nella femmina dell’ooteca amplifica il forte dimorfismo sessuale di questi animali, giacché il maschio misura due centimetri, mentre la femmina adulta ne raggiunge dai quaranta ai cinquanta. Le femmine sono quindi da dieci a cinquanta volte più grandi dei maschi. Come riprodursi, con una simile differenza di taglia? Per accoppiarsi con la femmina il maschio è ricorso allora a una soluzione… radicale!

Questi molluschi hanno otto tentacoli. Il terzo a sinistra è enorme, poiché non ha la stessa funzione degli altri: si è modificato in un braccio copulatore, detto ‘ettocotilo’. Un braccio che interpreta la parte del pene, composto di un serbatoio per gli spermatofori e di un’estremità sottile come un pene.

Gli argonauti maschi trasferiscono gli spermatofori inserendo l’ettocotilo nell’orifizio copulatore della femmina. Questo agile braccio può frugare per ore nel suo mantello alla ricerca della cavità palleale, e questo è l’unico contatto tra maschio e femmina durante l’accoppiamento. Un contatto davvero originale: figuratevi che dopo essere entrato nella cavità della femmina, il pene dell’argonauta, posto all’estremità dell’ettocottilo, si stacca dal maschio. Un pene staccabile? Incredibile, ma vero.”

Il TRICHECO, col più grande osso penico (in rapporto alla taglia) tra i mammiferi

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“Esistono tante altre strategie per ottimizzare la fecondazione. Una di esse, molto diffusa tra i mammiferi, è quella di possedere di un osso penico. Tanto per fare qualche esempio, il proprietario dell’osso penico più piccolo è il minuscolo uistitì, il cui ‘dardo d’amore’ misura 2 mm, mentre il tricheco detiene il magnifico record di 63 cm. Per la precisione, vanta il più grande osso penico conosciuto tra gli odierni mammiferi (in rapporto alla taglia). La sua funzione? Prolungare l’intromissione del pene negli organi genitali della femmina per eliminare i rivali e assicurarsi il successo.”

LA TESTUGGINE AFRICANA, con un pene a scopo intimidatorio

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“Centrochelys sulcata è la più grossa tartaruga del continente africano e la seconda al mondo dopo la tartaruga gigante di Aldabra. È nota anche per i suoi scontri tra maschi. Durante il periodo riproduttivo, infatti, combattono violentemente fino a rovesciare sul dorso il perdente.

Certe volte riescono però a evitare il combattimento grazie all’intimidazione, allo stesso modo in cui i maschi di altre specie mostrano i denti, rizzano il pelo, si drizzano sulle zampe o lanciano rami… Tutti mezzi cui le tartarughe africane non possono ricorrere. Come arma intimidatoria dispongono di un’altra, fantastica risorsa: il loro enorme pene, terminante con un’impressionante protuberanza. Se ne servono per comunicare ai rivali la loro ottima salute nonché potenza: una specie di minaccia per evitare il duello.”