Recensione: Gucci Mane – Mr. Davis

Dopo aver rischiato di annoiare con quattro progetti in un anno e mezzo, Gucci ha scritto il suo album migliore da quando è uscito di prigione.
19.10.17

Gucci Mane comincia il suo verso su "I Get The Bag", il pezzo più grosso del suo nuovo album Mr. Davis, con le parole "So che voi negri vi state stancando di me / 'Ste catene che ho sul collo costano un milione l'una / Non mi piace nemmeno fare freestyle a gratis / Infilo le chiavi e guido sul beat". E chissà se sta parlando a noi ascoltatori, Gucci, ma forse dovrebbe: e se ci stessimo stancando di lui? Da quando è uscito di prigione, cioè nell'ultimo anno e mezzo, ha pubblicato due mixtape e due album. Tutti prodotti di buona—a tratti ottima—qualità, rafforzati dall'epica di rinascita mentale e fisica che ha accompagnato la sua ritrovata libertà. Mentre era dentro i suoi figli avevano seminato il metaforico campo dell'hip-hop rendendo la trap una forza dominante e lui, dimagrito e pompato, era tornato per il raccolto.

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Il fascino di ogni narrazione personale ha però un limite temporale: dopo DS2, per esempio, Future ha dovuto cominciare a sorridere un po' di più e a fare ambient e R&B per non farci sbadigliare. Quanti album può fare, Gucci, cantando delle stesse cose prima di doversi reinventare in qualche modo? La risposta è "tantissimi", dato che la trap trova valore non tanto nella varietà testuale o sonora quanto nello stile, nell'atmosfera, nella ripetizione. Per intenderci, "I Get The Bag", con i Migos, è uguale alla loro collaborazione precedente. Resta che la rinascita mentale e fisica di Gucci sembrava suggerire una possibilità di andare oltre gli standard del genere. Finora non è successo, ma Mr. Davis—senza proporre davvero nulla di nuovo—sembra avvolto da un'aura particolare.

Gli architetti del suono di Mr. Davis sono quelli che hanno sempre accompagnato il Trap God, fautori e innovatori del suono di Atlanta: tra i tanti ci sono Southside, Zaytoven, Mike WiLL Made-It, TM88, Metro Boomin. Anche i nuovi testi di Gucci vanno a confermare le sue capacità, piuttosto che a cercare di sovvertirle; la sua delivery a metà tra il glaciale e il guascone snocciola parole di riscatto, bragging e giochi di parole. A fare la differenza, credo, è il contesto in cui Mr. Davis nasce. La trap ha ormai influenzato così tanto il panorama musicale internazionale che questo è il primo disco di Gucci che suggerisce all'orecchio la possibilità di un enorme successo popolare, almeno negli Stati Uniti. E il fatto che ci siano sopra le voci di The Weeknd e Nicki Minaj rinforza l'impressione. È un disco canonico, ma composto da chi il canone l'ha creato—e in un momento di particolare ispirazione.

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"Ho ricevuto un dono da Dio: il mio talento / Ma ero così cocciuto che non lo ascoltavo", canta Gucci su "Work in Progress (Intro)". Si è mangiato le mani, per non essersi reso conto di quello che aveva in mano, e adesso fa tutto il possibile per godersi ciò che si sarebbe sempre meritato. Con la speranza che quello che gli viene naturale fare suoni sempre così bene.

Mr. Davis è uscito venerdì 13 ottobre per Warner.

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