Davvero Lega e MoVimento 5 Stelle si possono alleare dopo le elezioni?

Lo abbiamo chiesto a Piergiorgio Corbetta, tra primi accademici in Italia ad aver studiato il M5S.

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31 gennaio 2018, 10:49am

Foto via Facebook (Matteo Salvini/Luigi Di Maio).

Se la politica italiana dell’ultimo anno fosse Underworld di Don DeLillo, la pallina da baseball sarebbe senza dubbio l’ipotetica alleanza tra Lega e MoVimento 5 Stelle—un qualcosa che circola tra dichiarazioni, retroscena e indiscrezioni e rappresenta un perfetto meccanismo narrativo per tenere insieme la trama.

Solo in questa campagna, per fare un esempio, ne hanno parlato giornali come il Financial Times e La Stampa. Se poi si torna un attimo indietro, ce n'è per tutti i gusti: la Casaleggio Associati che prepara il “jolly” (cioè il patto con le forze “sovraniste” italiane), presunti incontri segreti tra Salvini e Davide Casaleggio (smentiti da quest’ultimo) e fugaci “aperture” del segretario leghista.

C’è comunque da registrare che il M5S—e talvolta la Legaha sempre negato queste voci. Sporadimente, però, qualche esponente grillino ha fatto intravedere uno spiraglio. In un’intervista dello scorso giugno, Carlo Sibilia diceva che “con la Lega ci può essere una convergenza [su certi temi].” Giusto ieri Gianluigi Paragone—ex direttore de La Padania, ex conduttore de La Gabbia e candidato di peso della “società civile” per il M55—ha detto che “potrei essere l’uomo del dialogo post-voto tra M5S e Lega.”

Visto che il tema riaffora periodicamente, davvero si può realizzare un’alleanza di questo genere? È solo una suggestione politico-mediatica, una storia buona per ogni stagione? O ci sono degli elementi concreti che potrebbero portare a un futuro governo Salvini-Di Maio? E non fa impressione anche solo leggerla, la frase governo Salvini Di-Maio? Per cercare di capirlo ne ho parlato con il sociologo Piergiorgio Corbetta, che è tra primi accademici in Italia ad aver studiato il M5S—prima con il libro del 2013 Il partito di Grillo, e più recentemente con il saggio M5S. Come cambia il partito di Grillo.

LA VISIONE DI FONDO

Secondo Corbetta, il punto da cui partire è di ordine più generale e riguarda la visione di fondo dei due partiti. “Possiamo dire che entrambi,” mi dice, “sono nati come partiti di protesta e anti-establishment. Considerata questa posizione, è stata data a entrambi—e a ragione—l’etichetta di partito populista.”

Un altro punto di contatto “ideologico” è la “semplificazione ingenua della complessità della politica.” Nel senso che, spiega il docente, “pure la Lega parte dal presupposto che tutti i cittadini potrebbero fare politica e che la politica è resa artificiosamente complessa dai politicanti. Anche questo denota la comune origine populista.”

Le assonanze si fermano però qui. Avendo quasi trent’anni, ed essendosi ormai totalmente istituzionalizzata, la Lega “è invecchiata e ha perso vigore; quindi quel punto di contatto iniziale, genetico, è oggi completamente logorato.” L’altra grande divergenza di fondo che individua Corbetta è quella relativo all’asse destra/sinistra. “La Lega non è nata come un partito di destra; lo è diventato con la spinta di Salvini e l’adesione al modello lepenista,” mi spiega. “I Cinque Stelle sono rimasti quello che hanno sempre detto di essere: né di destra né di sinistra. Sono nati più a sinistra, hanno conquistato il centro, hanno aperto a posizioni di destra, ma rimane difficili definirli sull’asse ideologico.”

LE AFFINITÀ

Sul piano delle politiche specifiche, che sono quelle che contano davvero per un’alleanza governativa, i punti di contatto si assottigliano ancora di più. Sulla diffidenza verso l’Unione Europa, Lega e M5S si trovano effettivamente sulla stessa parte della barricata—sebbene su posizioni diverse. I primi, afferma Corbetta, manifestano “un’ostilità di fondo assolutamente decisa e precisa, sulla spinta di un nazionalismo sovranista alla Marine Le Pen”; a questo proposito, sono particolarmente indicative le candidature di due economisti anti-euro come Claudio Borghi e Alberto Bagnai. I secondi, pur dopo un numero incalcolabile di giravolte, hanno ormai sfumato la loro ostilità: se nel 2014 Grillo aveva lanciato una raccolta firme per uscire dall’euro, poche settimane fa Luigi Di Maio ha dichiarato che non è più “il momento per per l’Italia di uscire dall’euro.”

Se si analizzano le posizioni su altri temi al centro del dibattito, le uniche affinità si notano sulle pensioni (entrambi parlano di abolizione della legge Fornero) e sulla contrarietà all’obbligo vaccinale, anche se i Cinque Stelle hanno una visione più articolata rispetto a quella di Salvini. In tutto il resto, invece, c’è diversità.

LE DIVERGENZE

Sull’immigrazione, mi dice Corbetta, i Cinque Stelle “non hanno una posizione così drastica, pur non essendo favorevoli o simpatetici.” Solo qualche tempo fa, in effetti, il segretario leghista ha affermato che il M5S sul tema è “più a sinistra del PD”; sul Blog delle Stelle, invece, è comparso un post dall’eloquente titolo “Lega traditrice: tutti i migranti economici in Italia.”

Anche il “modello di partito” che hanno in mente Lega e M5S è radicalmente diverso. “I Cinque Stelle fanno un discorso, criticabile quanto si vuole, di partecipazione dal basso, di disintermediazione, e così via,” mi dice Corbetta. “La Lega è invece un partito tradizionalissimo.” E questo si riflette anche su cosa si deve intendere per “alleanza.” “La Lega ha un approccio tradizionale: alleanza, spartizione di ministeri, eccetera,” continua il professore. “I Cinque Stelle non puntano ad alleanze stabili, ma a convergenze su singoli provvedimenti. Una forma di governo che non ha alcuna possibilità di realizzarsi, perlomeno con queste caratteristiche, ma che impedisce loro di fare alleanze tradizionali, in particolare con un partito.”

L'ELETTORATO

Spostandoci sull’analisi della base elettorale dei due partiti, anche in questo c’è molto poco in comune. A livello territoriale, al Sud la concorrenza è già “risolta a favore dei 5S”; mentre al Nord la presenza della Lega è molto più consolidata rispetto a quella del M5S. Quanto i ceti sociali, dice Corbetta, le ricerche contenute in M5S. Come cambia il partito di Grillo mostrano come i Cinque Stelle “siano veramente un partito ‘pigliatutti’, catch-all. Sono cioè omogeneamente diffusi in tutti i settori sociali e demografici, con l’unica eccezione degli over-65. Il M5S è un partito d’opinione, e ha raccolto la protesta in tutti gli strati sociali. Poi naturalmente bisogna vedere se riescono a trattenerla.”

Insomma: i due partiti “non vanno a pescare nello stesso bacino. E laddove pescano nella stessa area sociale i Cinque Stelle hanno già preso ciò che spettava a loro; non vedo possibili spostamenti tra gente che cinque anni fa ha votato M5S e ora vota Lega—e vale anche l’inverso.”

QUINDI?

Per finire, e questo è forse l’elefante nella stanza di tutta la faccenda, allo stato attuale al M5S non conviene assolutamente allearsi con qualcuno. Il partito di Grillo, spiega Corbetta, “gioca sul fatto di dire: ‘noi siamo contro tutti’. Sarebbe autolesionista per loro anche solo accennare qualche alleanza prima del voto, perché finché rimangono all’opposizione possono catturare un forte consenso.” In un sondaggio di Nando Pagnoncelli dello scorso luglio, il 69 percento degli elettori del M5S eviterebbe alleanze e rimarrebbe all’opposizione; solo il 15 percento preferirebbe governare con i sovranisti.

Certo, a causa di questa legge elettorale—che non garantirà a nessuno una maggioranza per governare—dopo il 5 marzo può succedere qualsiasi cosa. Ma al momento, insomma, un’alleanza tra Lega e M5S è uno scenario che ha la stessa validità di una successione tra Kim Jong Un e Antonio Razzi alla guida della Corea del Nord.

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