Recensione: Shopping - The Official Body

Non ti piace ballare? Probabilmente è perché non hai ancora ascoltato questo disco.
23.1.18

C'è sempre qualcuno che dice "io non ballo". Così, è deciso. Ascolto la musica, mi piace, ma col cacchio che muovo gli arti. A volte queste persone arrivano a battere un piedino a tempo o a fare sì sì con la testa. Ecco, la mia convinzione è che queste persone non abbiano trovato la musica giusta. Questo tipo di atteggiamento è frutto del fatto che la musica da ballare (o musica dance se vogliamo essere specifici e/o anglofoni) è sempre stata trattata come se fosse un genere specifico. Naturalmente, se ci pensiamo per un secondo, la musica dance ha invece attraversato tutto lo spettro musicale moderno. Anni Trenta, si balla con il jazz. Anni Cinquanta, si balla col rhythm and blues. Anni Settanta, disco. Anni Ottanta, house e techno. E ogni volta la "dance" precedente sembra perdere la propria licenza di ballare, come se ogni attore che ha interpretato James Bond fosse stato giustiziato alla fine del suo mandato da 007 (in alcuni casi sarebbe anche stato auspicabile). Anch'io sono sempre stato convinto di essere un che non ballava, perché a me non piaceva la musica "da ballare", ma ora so che non è la musica a essere da ballare, sono gli ascoltatori che devono muovere il culo. Tutto questo per dire: io ballo. Ballo quando ascolto le Shopping.

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Pur non proponendo nulla di rivoluzionario, con questo terzo album (che segue Why Choose? del 2015 e Consumer Complaints del 2013) il trio londinese si conferma tra i più incisivi nel panorama post punk/indie mondiale. Tanto per cominciare c'è la scrittura dei pezzi, che si mantiene semplice pur arricchendosi (rispetto a Why Choose? le canzoni durano decisamente di più), con un giusto equilibrio tra staffilate mutant-disco alla ESG, momenti più pop che non avrebbero sfigurato su C86 e stacchi più riflessivi per riprendere fiato.

Stavo iniziando a cercare tutta una serie di descrizioni intricate per spiegarvi come funziona un pezzo che ti fa ballare e ti si pianta in testa, ma poi mi sono reso conto che è un'idea veramente stupida. Basti sapere che tutto sembra danzare in questo disco, dalla chitarra saltellante di Rachel Aggs, al basso robotico di Billy Easter alla batteria nervosa e iperattiva di Andrew Milk. In un paio di brani appare anche un synth prepotente. Veramente prepotente. Spacca.

Da band composta da personalità femminili, queer e di colore nella severa Londra del 2018, le Shopping hanno una carica politica che sarebbe facile dare per scontata. Del resto, in certi ambienti, ormai fare musica di protesta è scontato, tanto che è lecito insospettirsi se qualcuno non tocca certi argomenti nelle proprie canzoni. Eppure un'altra indiscutibile qualità del trio è di essere in grado di trattare tematiche sociali con un fresco approccio personale, senza contare che una rivoluzione fatta a passo di danza e con un handclap ogni quattro colpi di rullante è sempre preferibile.

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C'è "Suddenly Gone", provocatoria meditazione sulla vita da artista queer di colore; c'è "Shave Your Head" in cui si descrive un mondo da incubo senza diversità; c'è "Control Yourself" che invece, mentre fa l'occhiolino a James Chance, riesce a fornire una serie di mantra da ripetersi per assicurarsi di non diventare mai dei replicanti. The Official Body, insomma, dipinge la scena di un dancefloor fantastico popolato da gente di ogni forma e colore, che invade le strade come un blob e non si può evitare.

The Official Body è uscito il 19 gennaio per Fat Cat.

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