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giornalismo

Sono andato a vedere come sarà il giornale di Mentana

Migliaia di giovani hanno già inviato il CV per lavorare nel suo giornale, ma nessuno sembra ancora avere un'idea precisa del progetto.

di Andrea Bosetti
20 luglio 2018, 6:18am

Tutte le foto dell'autore.

“La realtà non è solo dati. La realtà è anche carne, è anche lacrime.” È questa la frase che sceglierei per riassumere il discorso che Enrico Mentana sta facendo alla platea del Campus Party a MiIlano. Ma è una frase che potrebbe benissimo riassumere la sua attitudine rispetto al giornalismo stesso, quel prescindere da dati oggettivi e mettere sempre in vetrina l’aspetto più umano del suo racconto—dove per umano si intende Enrico Mentana.

Ad ascoltarlo insieme a me la sera del 18 luglio ci sono centinaia di millennial e qualche suo contemporaneo, e anche se la scusa è un intervento sulle fake news e, più in generale, sul declino (perché di questo si tratta, poi possiamo fingere di chiamarlo altrimenti) del giornalismo in Italia, tutti sono qui per sentirlo parlare del suo progetto. Quello per cui, qualche giorno fa, Mentana, ha annunciato di voler aprire un giornale, di voler assumere dei giovani con contratti veri, pagandoli con soldi veri: centosessantaerottemila reazioni, undicimila commenti, panico e isteria generalizzati. Da allora il Direttore ha ribadito il concetto in altri status e chiesto consigli i suoi follower, e da un paio di giorni le candidature possono essere inviate a un account gmail che sembra uscito da uno scam.

La descrizione dell’annuncio che accompagna l’indirizzo sa un po’ di analfabetismo digitale; “adeguato background” e “talento per le notizie” significano tutto e il contrario di tutto, soprattutto al netto della mancanza di reali indicazioni sul progetto. Per quali notizie dovremmo avere talento (dico “dovremmo” perché, nel dubbio, una candidatura l’ho inviata anche io)? Qual è un background adeguato? Insomma, questo giornale, che giornale sarà?

È a queste domande che il pubblico del Campus Party si aspetta una risposta. Nel suo intervento Mentana la prende alla larga, ma con la lucidità che lo contraddistingue individua parte del problema nella vecchiaia intrinseca dei processi editoriali: i giornali cartacei, ancora oggi, soffrono del limite strutturale di parlare delle cose accadute almeno il giorno prima, e nell’era dell’iperconnessione questo non è sostenibile. Parla del rapporto di fiducia tra lettore e autore, di come questo sia venuto meno e di come oggi il lettore abbia i suoi orari, le sue modalità e le sue esigenze. Dà poi le giuste colpe al sistema nazionale: il contratto collettivo dei giornalisti offre un sacco di benefici e tutele alla parte firmataria, stabilendo ad esempio la settimana lavorativa di 36 ore o l’obbligo di straordinari pagati (pura fantascienza), ma è figlio di un Paese che non c’è più—dove crescita e benessere hanno lasciato il passo a crolli di fatturato e precariato, e in cui i giovani non troveranno mai spazio, perché nessuno può permettersi di (che è ben diverso da “vuole”) assumerli a tali condizioni.

“Nella società italiana tutto è stato fatto per preservare l’esistente, tenere a bordo chi c’è già e non far salire chi invece è fuori, e questo è stato il dramma, la tragedia almeno degli ultimi dieci anni. E ha già mandato a puttane i sogni di una generazione. Voi siete quella successiva,” dice nel corso del suo intervento, in un perfetto condensato del Mentana-pensiero. Applausi scroscianti.

Mentana parla dal palco di Campus Party.

Ma, di nuovo, il progetto è ancora un tantino nebuloso. Ed è allora che arrivano gli interventi del pubblico. Quanti curriculum ha ricevuto, per esempio? “Dopo due ore avevamo superato i mille,” rivela (e il giorno dopo sui suoi canali social fa sapere che è stata superata la quota 5.000, allegando uno screenshot in cui non vengono nemmeno nascosti i nomi), ma il punto più interessante è il commento successivo: tante di quelle candidature non sono interessanti, perché il livello delle presentazioni è troppo basso.

Neanche a farlo apposta, poco dopo un ragazzo in platea se ne esce con “...per tanti anni per i giovani le porte sono rimaste chiuse e oggi c’è un miasma di persone che...”. Mentana lo fissa attonito, e il blastatore che è in lui, fino ad allora costretto nell’abisso, risale in superficie. “Un miasma,” ripete, in tono asciutto. Silenzio in platea. Alcuni sono imbarazzati, altri distratti, ma soprattutto il ragazzo che è intervenuto è totalmente inconsapevole della figura di merda appena messa in curriculum. “Moltissime persone che…” riprende lo spettatore, e va avanti con la sua domanda.

Dei vari spettatori che prendono il microfono per chiedere qualcosa al Direttore, giusto forse due o tre aggiungono effettivamente qualcosa o chiedono chiarimenti pertinenti. Tutti gli altri paiono passare di lì un po’ per caso. Chi chiede perché i giovani si lascino rubare tutte le possibilità (“A me lo chiedi? E che ne so? Mica le stanno rubando a me le possibilità, dovresti dirmelo tu perché vi stanno rubando le possibilità”), chi chiede “Io penso questo” (“È questa la tua domanda? Perché non è una domanda”) e chi “Come facciamo noi giovani a capire qual è la verità se un unico giornale pubblica dello stesso fatto due interpretazioni contrastanti?” (“Studiando”).

L'autore.

Al netto delle immancabili polemiche con chi tira in ballo il giro d’affari della testata in costruzione perché “se girano milioni di euro la gente deve sapere” (“Ma che cazzo gliene frega a lei di quanti soldi ci devo mettere io?”), in cui Mentana sguazza beato, l’aspetto più inspiegabile della serata è la generalizzata superficialità di una platea che dovrebbe essere acuta e brillante. Non basta mettersi una maglietta della maratona, condividere gli status di Mentana o fare una domanda che non è una vera domanda per dimostrare di aver fatto qualcosa. Come non basta lamentarsi dell’assenza di lavoro e inviare un CV per provarci.

Ora: per quanto Mentana sia stato avaro di dettagli, è troppo presto per poter avere un’idea precisa di come si svilupperà il progetto. Non si sa quale sarà il business model, anche se sicuramente ci saranno delle inserzioni pubblicitarie. Non si sa quale sarà l’editore, anche se è stato detto che non sarà Urbano Cairo. Non si sa dove sarà la redazione né, soprattutto, su quali contenuti lavorerà e in quali modalità o con che tipo di contratti. Quello che sappiamo, è che, dai commenti sulla sua pagina Facebook ai fan del suo progetto, Mentana è il non-eroe di cui la gente ha evidentemente bisogno.

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