Cultura

La Guida di VICE alla Calabria

Cosa fare, vedere e mangiare in Calabria, che è una regione bellissima, difficilissima e dove, con questa guida, vi sentirete a casa.

di Eugenio Furia e Roberta Abate
01 agosto 2019, 11:09am

Foto di Angelo Jaroszuk Bogasz per gentile concessione di Altrove Festival.

Situazione: stai programmando le vacanze, un weekend lungo, una gita fuoriporta o semplicemente devi passare mezza giornata in una città che non è la tua. E cosa fai, se non scrivere a quell'amico/a che lì ci vive o ci ha vissuto, e dopo una serie accettabile di convenevoli pregare perché ti dia consigli sui posti in cui mangiare e da visitare?

Ecco, abbiamo pensato di fare un favore ai suddetti amici e liberarli da questa incombenza creando una serie di guide a città o zone d'Italia, tutte scritte da giovani local e pensate per altri giovani. In questo modo tu sai dove andare e noi diventiamo un po' tuoi amici. Bello, no?

Oggi andiamo in Calabria. Partiamo. Tutte le altre guide sono qui.

Ricordate quella battuta de I guerrieri della notte? "Guarda che posto di merda. E abbiamo combattuto tutta la notte per ritornarci." Ecco, per la Calabria c'è chi potrebbe vederla così. E a molti calabresi, del resto, sembra impossibile che qualcuno paghi per venire qui.

Eppure, anche se più lentamente rispetto ad altre regioni del sud, l'interesse turistico per la Calabria sta aumentando, e aumentano anche le pubblicazioni internazionali che la 'scoprono'.

Suggerire un itinerario calabrese e non citare la ‘ndrangheta—o i ritardi nei trasporti, nella depurazione, nelle infrastrutture—può sembrare reazionario, anzi negazionista, eppure si può: rimanendo alla natura non (ancora) violentata, ai litorali non sbranati dal cemento, al cibo come chiave per raccontare i luoghi e le persone, insomma a tutto il turismo che non rientra nei bordi della cartolina.

Una regione che sono almeno cinque: le coste, le montagne, i luoghi dell’arte e della cultura, le città e le tappe del gusto. Ma come potrebbe un viaggiatore tecnologicus, un Norman Douglas da Grand Tour del terzo millennio, godere al meglio di un territorio che abbraccia tre parchi nazionali (Pollino, Sila, Aspromonte), musei e aree archeologiche, borghi e monumenti? Bisogna scegliere, e noi ovviamente ci abbiamo provato.

Musaba Calabria
Musaba Calabria. Foto di Roberta Abate.

COSA VEDERE GRATIS (O CON POCO) IN CALABRIA

Il primo luogo da nominare in questa categoria è senza dubbio il Musaba di Mammola (RC), il parco artistico di Nik Spatari e Hiske Maas con pochi simili in Italia: sculture e installazioni che lasciarono senza fiato già Bruno Zevi, architetto e urbanista italiano. Qualcuno lo chiama il Parc Guell della Calabria, ma qui si tratta di un percorso fra natura e piloni della superstrada senza precedenti. È un esperimento originale che non scimmiotta, anzi è stato avanguardia. Perché la Calabria può vincere quando non cede al provincialismo.

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Cosenza Vecchia. Foto di Roberta Abate.

Prendete Cosenza: vuole contendere a Salerno il titolo di capitale meridionale dell’illuminazione natalizia, come se non avesse altre attrazioni—su tutte, il Castello Svevo (sede del Festival del fumetto a settembre, tra le altre cose), una Biblioteca civica con codici rari e preziosissimi, il planetario o la vista del centro storico dalla riqualificata corso Plebiscito.

Arrivando in Calabria da nord, la zona del Pollino offre due piccoli tesori, ignoti ai più forse per la collocazione non proprio agevole: il Bos primigenius, graffito rupestre preistorico nella Grotta del Romito a Papasidero, e, nel cuore del Parco, “Italus” ovvero l’albero vivente più antico d’Europa, secondo alcuni. Altro gioiello da vedere è il Codex Purpureus, evangeliario del VI secolo d. C. esposto nel Museo diocesano di Rossano.

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Lungomare di Reggio Calabria. Foto di Alessia Musolino.

Tornando ai capoluoghi, a Reggio Calabria, tra ville liberty e opere di Rabarama—e l’Etna come sfondo, se capitate in una giornata senza foschia—è spuntata una ruota panoramica: saliteci magari dopo aver comprato un gelato al chiosco di Cesare.

A Catanzaro invece è il caso di dare un’occhiata alle meraviglie targate Altrove, progetto di arte urbana riconosciuto a livello europeo, diventato un must per pubblico e addetti ai lavori e che continua a lasciare in eredità opere di grandissimo prestigio: il tour non può prescindere dalla mega-installazione su vetro di Gonzalo Borondo, e dalle opere di artisti come Erosie, Gue, Domenico Romeo, Giorgio Bartocci. Anche il Marca, sempre a Catanzaro, è un importante polo d’arte contemporanea.

Le aree archeologiche collegate alle colonie magnogreche sono trascurate ma valgono la visita fra un tuffo in mare e l'altro: Sibari-Thurii-Copia, Medma-Rosarno, Crotone, Hipponion-Vibo, Scolacium-Roccelletta di Borgia e soprattutto Kaulon-Monasterace, con le recenti scoperte archeologiche. Si tratta di poli con presenze certamente più esigue rispetto al Nazionale di Reggio Calabria, che può giocarsi la carta più popolare dei Bronzi di Riace.

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I murales che tappezzano tutto il borgo marittimo di Diamante. Foto di Roberta Abate.

E poi ci sono i borghi: da Altomonte a Morano, dall’enclave arbereshe di Civita, ai piedi del Pollino fino a Diamante con i suoi murales e Belvedere, con locali inaspettati come il QB - Food Lab & Spirits. Andarsene dalla Calabria senza però aver visto Pentadattilo, paese abbandonato nell’entroterra reggino, e l’elegantissima Gerace, dove si può prendere un'ottima granita nella piazza principale e pagarla meno che in qualsiasi bar di Roma o Milano, è un mezzo crimine.

L’altopiano della Sila è il luogo ideale per chi ama il trekking: in provincia di Cosenza si possono visitare i laghi Cecita e Arvo, mentre a Zagarise (CZ) c’è Orme nel Parco, parco-avventura immerso in un faggeto di tre ettari. E restando in materia di attività fisica, in molti forse non sanno che tra Falerna e Gizzeria, c’è il paradiso per gli amanti di windsurf e kitesurf.

DOVE DIVERTIRSI LA SERA E I FESTIVAL ESTIVI IN CALABRIA

Reggio Calabria e Cosenza sono—più di Catanzaro—le città universitarie, meno interessate dal pendolarismo e dunque con una popolazione studentesca “stanziale”. La prima, con l’ateneo per stranieri “Dante Alighieri”, e la seconda con Rende e Quattromiglia luoghi della movida universitaria: tra i locali di queste ultime citiamo Zion per le birre artigianali e Gizmo, meta degli amanti del mojito e ancora di più del moscow mule; per ascoltare musica invece tappa d’obbligo è il Mood Social Club, sorto sulle ceneri dello storico B-Side, che negli anni ha regalato una programmazione musicale che non ha avuto nulla da invidiare a città più grandi (e raggiungibili).

A Cosenza, spopolatosi il centro storico, locali come Civico 28 o Bodega—tempio della mixology—attirano una clientela più matura. Ma quando arriva l’estate e dalle città si sciama alle coste o in montagna, e anche lo “struscio” universitario si spegne, ci si può divertire in giro per i festival. Anzitutto la VII edizione di Color Fest, a Platania (CZ), uno dei punti di riferimento per la musica indie nel Sud Italia. Quest'anno, il festival—che ha cristallizzato in questi anni la sua formula vincente nel connubio fra musica e natura—torna nel Parco La Giurranda con Motta, i Tre Allegri Ragazzi Morti, passando per Myss Keta, Franco126, I Hate My Village.

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Foto di Silvia Cerri, per gentile concessione di Color Fest.

Mezz’ora di macchina e siamo già sull’altro versante, quello jonico, dove c'è un altro festival molto interessante, il FRAC (nel 2019 dal 9 all’11 agosto, alla sua V edizione). Si tratta di un Festival di Ricerca per le Arti Contemporanee, con un programma a metà tra musica e installazioni artistiche che quest’anno vedrà ospite il maestro dell’house americana Theo Parrish, il Napoli-sound di Nu Guinea (in full band) e giovani talenti italiani come Venerus e 72-Hour Post Fight.

Restando sul versante jonico, sono numerosi i lidi e i resort sulla spiaggia, almeno un paio per ogni km di costa: su tutti consigliamo The Cube Salice a Corigliano (che ospiterà il 3 agosto anche il format di clubbing itinerante “Tracey”), consigliato per gli after in Pineta, il Bilbò a Copanello e il Moon Beach a Catanzaro Lido.

A Cosenza invece segnaliamo il Festival delle Invasioni, manifestazione storica che quest'estate ha avuto fra gli artisti coinvolti Calcutta e Mahmood. Ad Alessandria Del Carretto, borgo sul Pollino che neanche i calabresi conoscono, si tiene invece ogni agosto Radicazioni, un festival endemico fatto di gruppi tradizionali e balli scomposti fino all'alba.

Sempre nel Cosentino, a Belmonte Calabro, è da poco stato archiviato il felice esperimento di Crossings, evento di innovazione culturale e sociale che mette in connessione virtuosa due fenomeni ritenuti di solito negativi, trasformandoli in opportunità—il declino degli antichi borghi calabresi e la crisi migratoria nel Mediterraneo.

COSA MANGIARE IN CALABRIA

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Fusilli al ferretto con polpette. Foto di Roberta Abate.

Il peperoncino è il grande falso della tradizione culinaria calabrese, essendo materia prima d’importazione. Ma da lì—per gemmazione—è nata ad esempio la ‘Nduja (sì, è impossibile non citarla in un pezzo sulla Calabria) che è un unicum spalmabile e piccante: né insaccato né crema, fatto con le parti grasse del maiale che qui è sacro.

A fine estate si rinnova ogni anno a Diamante la sfida tra mangiatori di peperoncino, meno avvincente, ma forse più dannosa, di quella del 4 luglio a Coney Island tra mangiatori di hot dog.

Oltre ai prodotti simbolo, le cucine povere del territorio hanno lasciato in dote piatti ancora oggi celebrati nel rito quotidiano delle tavole domestiche e dei fornelli accesi dalle 10, a cuocere sughi lentissimi come quello dell’ultima sequenza di Goodfellas. Frittate di patate anche in versione no-uovo, come quella proposta da Francesco Saliceti e Giovanna Martire che nella loro Degusteria Magnatum a Longobardi (CS) studiano filologicamente il prodotto.

Ci sono poi piccoli piaceri come le “percoche” affogate nel vino: una specie di sangria in versione basica. In un elenco minimo delle tipicità tocca citare le frittole (e in generale il quinto quarto del maiale), la parmigiana di melanzane, cipuddrizze e patate 'mpacchiuse, broccoli di rapa e salsiccia, peperoni e patate, i fritti delle feste, i dolci arcaici come la pitta ‘mpigliata di San Giovanni in Fiore e biscotti farciti come il Bocconotto di Mormanno e la Varchiglia di Cosenza. Sul versante pasta fresca, se trovate in menu Fusilli al Ferretto, Fileja e Stroncatura, prendeteli senza alcun dubbio: sono formati tipici di diverse zone della Calabria che si mangiano tradizionalmente con sughi di carne belli carichi.

Non andate via senza aver comprato una bottiglia di Moscato di Saracena, le tipicità assolute come la gassosa al caffè oppure bevande altrettanto legate al territorio come “Aran-C”, “Clemì” e i succhi di frutta con agrumi calabresi (bergamotto, clementine, arance).

DOVE MANGIARE

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Un tipico antipasto calabrese, Da Giglio (Caulonia). Foto di Roberta Abate.

Nelle “putìche”, i piccoli alimentari vecchia maniera con insegne tipo "Panini imbottiti-bombole del gas", sarà possibile praticare l’arte del panino a qualsiasi orario. A proposito: a Cosenza i ragazzi di Panino Genuino continuano la loro missione (im)possibile di presidiare tutti i McDonald’s dell’area urbana sfidandoli con i loro “paninazzi sanizzi”.

Per il pairing ideale ci si può rifugiare in due birrerie in centro: Bulldog ale house e Nabbirra. Sempre a Cosenza, come nelle altre città calabresi, il tradizionale street food si affianca alla cucina gourmet: nel capoluogo bruzio segnaliamo Adelio Izzo, Sapore Leggero, Osteria San Lorenzo, Agorà, per il pesce. Se avete bisogno di un boost di proteine dirigetevi convinti da Grill&Fry, dove i giovani gestori propongono carne cotta American way, ma che proviene da capi allevati a pochi chilometri dalla città.

A Catanzaro le prime tappe consigliate sono l’Osteria Talarico e la Vecchia Posta nel quartiere Sala: qui troverete il miglior morzello (pane con interiora di vitello al sugo) della città. I palati esigenti possono invece rifugiarsi da Abbruzzino, cucina stellata a gestione familiare con papà Antonio e il figlio Luca.

A Vibo, in zona porto, Lapprodo tiene alta la tradizione della cucina di pesce, che nelle località di mare ha una qualità mediamente alta, a fronte di prezzi contenuti. A Reggio Calabria dovrete assolutamente onorare la scuola di pasticceria e rosticceria di derivazione sicula. Nel cuore dell’Aspromonte il Qafiz del giovane Nino Rossi, da poco stellato, vi svelerà il lato meno noto della Calabria più profonda, mentre risalendo la costa est, tre le soste gourmand consigliate: Gambero Rosso a Marina di Gioiosa Jonica (RC); Dattilo a Strongoli (KR) della famiglia Ceraudo con la giovane Caterina ai fornelli, infine Lucrezia a Trebisacce (CS), dove Giuseppe Gatto vi farà provare l’aragosta della Secca di Amendolara.

Il posto che potrebbe però farvi capire la Calabria appieno in una sola cena è Da Giglio a Caulonia. In questo tratto di mare poco battuto dai turisti si servono i piatti contadini e tradizionali, compresa quell’enorme distesa di tapas che noi calabresi continuiamo a sminuire chiamandola “antipastini”. Tutto fatto in casa, compresi i salumi, ma davvero poco provincialismo nel raccontare un territorio così complesso.

Nel Crotonese suggeriamo un mini-tour nelle cantine tra i Cirò Revolution (i rivoluzionari teorici del vino naturale) e Nicodemo Librandi, decano del settore ma fresh come un vignaiolo hipster che magari vi parlerà di Segno, il suo nuovo vino.

LE SPIAGGE

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Borgo di Chianalea, Scilla. Foto di Alessia Musolino.

Se l’alto Tirreno e l’alto Jonio cosentino sono le zone delle “case al mare” dei calabresi, i due poli opposti di Isola Capo Rizzuto (KR) e Tropea (VV) sono i luoghi del turismo. È soprattutto la Costa degli Dei, con le sue sabbie bianche, a spaziare dai resort con spa e talassoterapia (su tutti il Capovaticano) agli appartamenti spartani per chi preferisce una settimana di bagni, pranzi a base di insalate di pomodori e cipolla di Tropea in cui annegare le fresine (è la versione locale della panzanella fiorentina), e al massimo qualche “vasca” serale proprio a Tropea. Il corso principale "è una lama che taglia tutto il centro e va a morire in una vertiginosa balconata sospesa sulle onde," scrisse Escher di passaggio negli anni Trenta.

Il territorio con la mafia più potente, e la parlata più chiusa, è anche quello con la mentalità più aperta, almeno in estate, una stagione che a queste latitudini dura sei mesi (da maggio a ottobre). Si fa turismo da 40 anni con i T E D E S C H I e i M I L A N E S I, ti viene indicato il luogo esatto dove sorse il primo villaggio con le roulotte creato da un "milanese" (…) e si narra dei primi topless che suscitarono reazioni come davanti agli hippie de I cento passi.

A Pizzo potete visitare il Castello di Gioacchino Murat gustando un tartufo della gelateria Enrico (presente anche a Rende), mentre prima di arrivare nel borgo affacciato sul mare merita una visita la chiesetta di Piedigrotta scavata nel tufo.

Questo tratto di costa tirrenica—un corno che devia dall’A2 a Vibo Valentia e, prima di Tropea, tocca Briatico, Zambrone e Parghelia arrivando a Nicotera per poi ricongiungersi allo svincolo autostradale di Rosarno—è tra i pochi ben serviti da Trenitalia, con fermate in tutte le stazioni minori; l’enclave gode anche di collegamenti con l’aeroporto di Lamezia Terme.

La costa occidentale guarda alla Sicilia, lo Stromboli inizia a mostrarsi dal medio Tirreno cosentino e si ingrandisce man mano che si scende a sud (la visibilità delle Isole Eolie è un indicatore del clima più o meno afoso), il Monte Cocuzzo—visibile dalla Costa degli Dei ma anche da tutta la vallata cosentina—è una terrazza naturale protesa sul mare. Sempre nel tratto reggino, più mainstream la Costa Viola sul versante tirrenico con Scilla e Bagnara, il borgo di Chianalea e l’eco della tradizionale pesca del pesce spada e del suo panino.

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Piscine di Capo Bruzzano, Bianco. Foto di Roberta Abate.

Il tratto jonico del reggino sarà difficilmente ricolmo di bagnanti, anche ad agosto; le Piscine di Capo Bruzzano sono una chicca selvaggia che ammicca anche a chi ha paura di nuotare, grazie agli scogli che formano delle "pozze" cristalline. Risalendo da Brancaleone, estremità sud dove potete trovare surfisti e tartarughe Caretta Caretta, consigliamo un tuffo a Roccella Jonica, mentre nel Catanzarese tra le spiagge più belle ci sono Soverato e Montepaone, Caminia e Copanello.

Il tour si chiude nell’Alto Jonio Cosentino, terra che sa di vacanze anni Sessanta, con pochi lidi e strutture ricettive ma mare limpido come pochi. A Rossano c’è uno degli Acqua Park più grandi al Sud (Odissea 2000), cui fa il paio sulla sponda opposta l’AquaFans di Praia a Mare.

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Spiaggia di Diamante. Foto di Alessia Musolino.

Dal profano al sacro, l’estate è anche il tempo delle feste religiose: quella di San Rocco (16 agosto) viene celebrata in tutta la regione, anche con processioni in mare. È molto sentita a Palmi (RC), dove agosto è anche il mese della “Varia”, festa in onore della patrona Maria Santissima della Sacra Lettera. Sempre nel Reggino, tra fine agosto e metà settembre si celebra la Madonna di Polsi, nel santuario della Madonna della Montagna a San Luca.

COME ARRIVARE E COME SPOSTARSI IN CALABRIA

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Foto di Roberta Abate.

Per godere delle piccole cose converrà fare di necessità virtù, approfittando di spostamenti lenti—e questo vale anche se decidete di arrivarci in macchina o noleggiarla sul posto. I collegamenti sono quello che sono e la viabilità pure. Per muoversi, la scelta forse più agevole e meno dispersiva è pensare a un periplo partendo dall’Alto tirreno cosentino e chiudendo sulla sponda opposta, quella jonica.

Le gradi strade di collegamento da ovest a est (Paola-Crotone, Lamezia-Catanzaro e Rosarno-Siderno) possono essere d’aiuto per conoscere le zone interne. I 939 chilometri della Sa-Rc, autostrada promossa a Mediterranea sotto Renzi, ma con deviazioni e cantieri estivi come da tradizione, sono l’ossatura, con l’aeroporto di Lamezia Terme come punto nevralgico: nel 2018 ha avuto più viaggiatori di Firenze e Genova, ma rimane ancora molto piccolo e collegato male con le principali città.

Lo scollamento fra piattaforme è lo stesso che condanna da decenni il porto di Gioia Tauro, ma questo è un discorso forse più ampio. Aspettando Italo—su rotaie si ferma ancora Salerno, ma è previsto un collegamento su ruote—non mancano i bus: in una regione affusolata e montuosa con una rete ferroviaria sempre più prosciugata, il trasporto su gomma è uno dei settori più remunerativi.

Principali compagnie che collegano tutta Italia: Simet, Romano, Intersaj. Se vi spaventa la lunghissima tratta Milano-Crotone, ricordate che gli autisti di bus calabri vi intratterranno con un film durante il viaggio, una bottiglia d'acqua e quando va bene anche un piccolo snack in omaggio.

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Foto per gentile concessione di Altrove Festival, che quest’anno avrà luogo al Parco della Biodiversità, ricco di opere di artisti come Daniel Buren, Mauro Staccioli, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Antony Gormley e Jan Fabre.

VOCABOLARIO MINIMO

Dimenticate "mancu li cani", e compratevi il fondamentale Rohlfs per scoprire che l’esperanto qui esiste da secoli e conserva in alcuni lemmi i semi lasciati dai dominatori—spagnarsi significa spaventarsi, per dire—oltre a mantenere enclave di greco, albanese e occitano nelle comunità grecaniche della jonica reggina, nei paesi arbereshe e a Guardia Piemontese (dove va vista la Porta del Sangue, luogo dell’eccidio dei Valdesi nel 1561).

Per tutto il resto:

COMPA': compare, amico. È la parola dei rapporti quotidiani, declinata in modi diversi (‘mpare fuori dalla ex Calabria Citeriore, cioè l’attuale territorio della Provincia di Cosenza).

NINNI JAMU?/JAMUNINNI, che di posto in posto può diventare “-nindi”: è quello che dovete dire quando volete cambiare aria. Può essere scortesia ostentata, un invito o una semplice esclamazione: di sicuro è un’ottima exit strategy.

ARRASSUSIA: se fate una ricerca veloce scoprirete che per alcuni proviene dal latino, per altri dall’arabo, sicuramente dal napoletano. È l’espressione preferita dei nonni quando vogliono scongiurare o allontanare un evento potenzialmente nefasto. È come dire “che non sia mai!”, ma più ancestrale.

VÌVATI NA COSA: l'accento è sulla prima “i”. È quando volete invitare qualcuno a fermarsi con voi. Fun fact: “viva”, “vivari”, “vivare” in moltissimi posti della Calabria vuol dire sia “bere” che “vivere”.

NI SCIALAMU: anche qui, il “ni” può diventare “ndi” in base al posto, ma anche “n’a”. È quando vi state divertendo, o state promettendo a qualcuno che ci sarà da divertirsi (o volete omaggiare Totonno Chiappetta, indimenticato attore teatrale e comico che ne aveva fatto il suo vessillo).

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