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politica

Cinque punti per capire come sono andate le Elezioni europee

La vittoria della Lega, la disfatta dei M5S, l'inerzia del PD, l'onda verde più alta del previsto e il resto.

di Leonardo Bianchi e Vincenzo Ligresti
27 maggio 2019, 9:45am

Foto via Instagram.

Dopo mesi di campagna e previsioni piuttosto apocalittiche, ieri ci sono state le Elezioni europee. Si è trattato delle elezioni più partecipate degli ultimi anni—con punte dell’89 percento in Belgio, del 64 in Spagna e del 60 percento in Germania—seppure l’astensionismo sia rimasto abbastanza alto.

I risultati europei, a dispetto delle preoccupazioni della vigilia sull’ascesa inarrestabile dell’estrema destra, sono stati molto più complessi e contraddittori. Iniziamo subito con il dire che lo sfondamento non c’è stato, ma il consolidamento sì; specialmente in alcuni paesi. Il declino dei partiti di centro (a parte la Germania) e dei socialdemocratici ha continuato, mentre in generale sono emerse novità piuttosto rilevanti—come i Verdi.

Ma ecco quali sono i cinque punti principali emersi da questa tornata elettorale.

"L’ONDA VERDE"

Il risultato più significativo della cosiddetta "Onda Verde" (cioè gli ambientalisti dei Verdi) si è registrato in Germania, dove il partito ha ottenuto oltre il 20,5 percento dei voti, superando così i socialisti e diventando la seconda forza politica più votata nel paese—raddoppiando i consensi a fronte del precedente 9,8 percento. Nella maratona elettorale su Das Erste, primo canale tedesco, il grafico ha mostrato un picco per i verdi che ha sfondato di gran lunga le aspettative cartesiane di chi lo aveva progettato.

In Francia i Verdi sono il terzo partito con il 12,9 perecnto. Nel Regno Unito si sono attestati all'11, registrando più voti dei conservatori al governo. In Belgio hanno ottenuto il 15. Nelle regioni meridionali, invece, sono andati molto male: hanno ottenuto solo due seggi in Austria e zero in tutto il resto.

Secondo le simulazioni dell’Europarlamento, i seggi conquistati dal gruppo passano dai 50 della scorsa legislatura a 75.

I SOVRANISTI AUMENTANO I CONSENSI, MA NON SARANNO DECISIVI COME CI SI ATTENDEVA

Le stime (non ancora definitive) mostrano che la nuova legislatura dell’Europarlamento sarà molto più frammentata delle precedenti, e che è finita l’egemonia del Partito Popolare Europeo (centrodestra) e del Partito Socialista Europeo (centrosinistra). Entrambi hanno perso una quarantina di seggi a testa, e non riusciranno quindi a formare una maggioranza (376 seggi) da soli.

I conservatori di Ecr, che comprende i polacchi di Diritto e Giustizia e i Tory (usciti polverizzati dalle elezioni con il 7,5 percento dei voti), hanno conquistato 58 seggi; così come il pompatissimo gruppo di Salvini, Europa delle Nazioni e della Libertà (Enf) che, forte delle affermazioni di Lega e Rassemblement National, dovrebbe essere il quarto per seggi.

Non si sa ancora cosa ne sarà di Efdd, Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia diretta, che dovrebbe prendere oltre 56 seggi—grazie soprattutto all’exploit di Nigel Farage, che ha preso oltre il 30 percento con il suo Brexit Party. Come nota L’Huffington Post, il paradosso è che nel Parlamento Europeo entrerà una sostanziosa pattuglia di eletti decisi a uscire dall’Ue, ma “tutti stipendiati fino a quando Londra riuscirà a definire il suo addio al continente, sempre che ci riesca.”

I gruppi appena citati dovrebbero tuttavia essere fuori dai giochi, visto che Manfred Weber—leader del Ppe—ha già fatto sapere che “non ci sarà nessuna collaborazione con gli estremisti di sinistra o destra, voglio lavorare con chi crede nell’Europa,” mentre il Pse vorrebbe includere nella possibile maggioranza i Verdi (che hanno 70 seggi) e i liberali dell’Alde (107 seggi).

SALVINI VINCE IN ITALIA, MA NON IN EUROPA

Con il 34,4 percento, ci sono davvero pochi dubbi: il vincitore delle Europee in Italia è Matteo Salvini. Se si pensa che cinque anni fa era al 6,2, e un anno fa al 17,4 (e con circa quattro milioni di voti in più rispetto al 2018), si capisce subito che l’aumento dei consensi è rilevante—sempre al netto dell’astensionismo.

A livello interno, ciò significa che i rapporti di forza nel governo si sono letteralmente invertiti; e che il prosciugamento del vecchio centrodestra (Forza Italia si è fermata all’8 percento) va avanti imperterrito. In ottica futura Salvini potrebbe inoltre giocarsi la carta del “blocco nero” insieme a Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, che hanno raggiunto il 6,5 percento dei voti.

Il ministro dell’Interno ha garantito che l’esecutivo con il Movimento 5 Stelle andrà avanti; ma ha pure fatto intendere, tra selfie e bacioni al rosario, che serve “un’accelerazione sul programma dell’esecutivo”—che tradotto suona più o meno così: d’ora in poi si fa quello che dico io.

Nella conferenza stampa di ieri, Salvini ha anche detto che “il nuovo Parlamento europeo e la nuova Commissione europea saranno più amici dell’Italia,” aggiungendo che “è cambiata la geografia in Europa.” Visto che il suo gruppo è ben lontano dall’avere un peso decisivo, queste frasi saranno tutte da dimostrare.

LA CATASTROFE DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Il grande sconfitto di questa tornata elettorale è stato il Movimento Cinque Stelle. È passato dal 32,6 percento delle politiche del marzo scorso, seggio in più seggio meno, a circa il 17 percento (perdendo più di otto milioni di voti). Secondo Youtrend, questi voti persi sarebbero andati in parte alla Lega, al PD e soprattutto al grande “partito” dell’astensione. Una catastrofe.

Al momento, a livello ufficiale non ci sono state ancora dichiarazioni da parte di Luigi Di Maio, il quale ha comunque rilasciato nella notte appena trascorsa una intervista al Corriere della Sera. "La bassa affluenza [ al Sud] ci ha penalizzato, è vero, ma lo sapevamo. Quindi nulla di nuovo, ora testa bassa e lavorare." Precisando comunque che il M5S rimane “l'ago della bilancia in questo governo." Inoltre, secondo fonti leghiste, in tarda nottata Luigi di Maio avrebbe inviato un messaggio "molto cordiale e di complimenti sinceri" a Salvini per l’esito dato dei primi risultati.

La sconfitta M5S non è solo nazionale, ma anche europea. Tutti gli alleati—Kukiz (Polonia), Elurikkuse Erakond (Estonia), Akkel (Grecia), Liike Nyt (Finlandia)—avrebbero ottenuto zero seggi, a parte il croato Zivi Zid, che ne ha ottenuto uno. Come ha fatto notare il giornalista Luciano Capone, “Il nuovo gruppo lanciato da Di Maio non nascerà: in Ue il M5s non esiste.”

LA SINISTRA NON NE ESCE BENISSIMO, E IN ITALIA PRATICAMENTE NON ESISTE

A parte la vittoria del premier Pedro Sanchez in Spagna, complessivamente la sinistra non sta passando un gran momento. Podemos arretra, il Labour di Corbyn paga il caso Brexit, e anche France Insoumise in Francia non fa bene.

Il Gue/Ngl (il gruppo che comprende i partiti di sinistra radicale) viene ridimensionato e si aggira intorno ai 40 seggi, e il simbolo della difficoltà arriva dalla netta sconfitta di Alexis Tsipras in Grecia—che ha già convocato delle elezioni anticipate.

Per quanto riguarda l’Italia, la situazione è riassumibile con una parola: macerie. Nonostante i festeggiamenti del segretario Nicola Zingaretti, il PD ha retto a livello percentuale ma ha perso voti in termini assoluti rispetto a un anno fa. Da noi non c’è stata alcuna “onda verde,” e l’ennesimo contenitore elettorale fatto di litigi e scissioni (La Sinistra) si è fermato sotto il 2 percento.

Qualche mese fa, esponenti come Elly Schlein invitavano per una volta all’unione, avvertendo che in caso contrario sarebbe stato un disastro. Ecco, quel disastro si è puntualmente avverato.

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