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Cinque domande per capire la questione Corea del Nord

Kim Jong-un è pazzo? Quanto è saldo il suo regime? Perché continua a lanciare missili?
Uno sticker di Kim Jong-un. Foto via Flickr/Elvert Barnes.

In Italia la questione della Corea del Nord e dei suoi test nucleari viene trattata solo in due modi: o come una specie di farsa in cui Antonio Razzi si offre di andare a Pyongyang a fare da mediatore, o come un'apocalisse sempre più vicina. Tutti questi discorsi, che fanno leva sulla paura ispirata dalla minaccia nucleare, tendono però a ignorare un aspetto: la razionalità. Si tratta in realtà—ovviamente—di una situazione complessa, in cui entrano in gioco fattori geopolitici ed economici, strascichi della guerra fredda e conseguenze della direzione politica presa dalla Cina negli ultimi decenni.

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Per capirci di più abbiamo chiesto al professor Antonio Fiori—docente di Storia e istituzioni asiatiche all'Università degli Studi di Bologna che da oltre vent'anni studia la situazione nordcoreana, e autore de Il nido del falco. Mondo e potere in Corea del Norddi provare a rispondere ad alcune delle domande fondamentali per capire da dove nasce la "crisi" nordcoreana e come potrebbe evolversi.

PRIMA DI TUTTO: KIM JONG-UN È DAVVERO PAZZO?

No. Nonostante molti si ostinino a considerare il regime di Pyongyang e il suo leader come folli e irrazionali, siamo molto lontani dalla verità: il comportamento della Corea del Nord, al contrario, è perfettamente lucido e calcolato. La sua belligeranza e le sue provocazioni servono a mantenere in vita un regime isolato, provocare timore e allontanare la possibilità di subire un attacco o un'invasione. La strategia, insomma, consiste nel coltivare perennemente il rischio di un conflitto senza desiderare effettivamente la guerra: alcuni studiosi hanno infatti associato il comportamento di Kim Jong-un alla "Madman theory"—in base alla quale alcuni leader coltivano un’immagine di belligeranza e imprevedibilità al fine di forzare gli avversari a comportarsi con maggiore attenzione. Insomma, le decisioni del regime sono perfettamente in linea con i suoi interessi—il primo dei quali è la sua preservazione.

Questo atteggiamento deriva da due questioni, una di carattere militare e una politica. La prima è la questione della penisola coreana—che si trova tecnicamente ancora in stato di guerra—dove dal crollo dell'URSS a oggi il rapporto di forze si è sbilanciato a vantaggio della Corea del Sud. Alla Corea del Nord è rimasta solo la protezione della Cina, che tra l'altro si preoccupa sempre più di migliorare i suoi rapporti con l'Occidente. Dal punto di vista politico, entrambe le Coree hanno sempre sostenuto di rappresentare tutto il popolo coreano. Per decenni il loro livello di sviluppo è rimasto abbastanza simile, ma dagli anni Novanta la Corea del Sud ha cominciato a svilupparsi e ciò ha messo in crisi la legittimità della Corea del Nord. Il regime ha risposto con la potlica del “Songun” ossia “le forze armate prima di tutto”—una strategia che ha messo il paese in uno stato di mobilitazione continua, giustificando l'arretratezza economica con la necessità di sostenere le forze armate a scopo di protezione.

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QUANTO È SALDO IL REGIME NORDCOREANO?

Lungi dal far crollare il regime, la politica di militarizzazione ha creato un sistema piuttosto stabile. Quando, nel dicembre 2011, Kim Jong-un ha assunto il potere alla morte del padre, la transizione è stata molto diversa da quella avvenuta nel 1994 alla morte di suo nonno Kim Il-sung, fondatore del paese. Questo perché suo padre Kim Jong-il era stato introdotto alla politica in giovane età e aveva avuto tutto il tempo per ritagliarsi delle posizioni istituzionali rilevanti e crearsi un network personale prima di ascendere al potere, mentre invece Kim Jong-un è arrivato al potere in modo improvviso e ha quindi dovuto assumersi la responsabilità del regime senza aver mai provato le sue capacità. Inizialmente si è avvalso dell'aiuto di alcuni personaggi che erano stati centrali sotto il padre, ma in seguito si è reso sempre più indipendente seguendo una strategia basata sulla sostituzione dei funzionari che avevano assunto ruoli di spicco all'interno delle istituzioni ai tempi del padre con altri di rango inferiore scelti personalmente e a lui fedeli.

Nel dicembre 2013 ha condannato a morte lo zio Jang Song-taek, che nel regime del padre teneva i rapporti con la Cina, la zia Kim Kyong-hui, gravemente malata, è stata messa ai margini, e a gennaio di quest'anno il suo fratellastro Kim Jong-nam è stato assassinato in Malesia dai servizi segreti nordcoreani. Con la sua morte è scomparso l'unico vero contendente alla leadership all'interno della famiglia.

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In seguito Kim Jong-un ha ulteriormente consolidato il proprio potere grazie a una serie di cambiamenti a suo favore nell'assetto politico-istituzionale del paese, come ad esempio l'aver rinsaldato il controllo del partito sulle forze armate—al contrario di quanto fatto da suo padre. Sempre in questo senso, lo scorso ottobre Kim Jong-un ha promosso la giovane sorella minore Kim Yo-jong a membro permanente del Politburo, l'istituzione più importante della vita politica del paese, proprio per continuare la costruzione di una cerchia di persone a lui assolutamente fedeli, e in questo momento si può dire che non abbia alcun rivale.

Capire cosa pensino davvero i nordcoreani del regime è quasi impossibile, sia per le oggettive difficoltà che abbiamo nel sentire le loro opinioni sia perché comunque, anche riuscendo a sentirle, dobbiamo sempre tenere conto che si tratta di opinioni viziate dalla paura di ritorsioni. Per questo motivo, per l'irregimentazione in cui è tenuta la popolazione del paese e per l'approfondito controllo esercitato dal partito sulle istituzioni, l'ipotesi di una minaccia interna al regime è piuttosto remota.

CHE RAPPORTI HA IL REGIME CON GLI ALTRI PAESI DEL NORDEST ASIATICO?

Dal punto di vista geografico, e di conseguenza da quello politico, i vicini della Corea del Nord sono tre: la Corea del Sud, la Cina e il Giappone.

La Cina è considerata la fonte di sostegno economico numero uno per la Corea del Nord ed è anche il paese che paga il prezzo maggiore per l'instabilità creata dai nordcoreani. In riferimento alla penisola di Corea, la Cina ha sempre affermato la cosiddetta "politica dei tre no": no alla guerra, no al caos, no al nucleare. La volontà di mantenere pace e stabilità nell'area è sempre stata predominante, anche se dal 2014 la Cina ha modificato la sua posizione e ora ritiene che tale stabilità debba passare dalla de-nuclearizzazione della Corea del Nord e per questo motivo ha imposto delle sanzioni al regime, oltre a votare quelle previste dalle risoluzioni ONU. Questa rigidità potrebbe tuttavia peggiorare le cose e spingere la Corea del Nord ad allontanarsi ancor di più dalla Cina, facendole perdere la poca influenza che le rimane, o a diventare ancora più minacciosa e provocatoria—rischio che la Cina, a cui interessa mantenere lo status quo nella regione, preferisce ignorare. In soldoni, questa è la ragione per cui i cinesi non hanno sinora raccolto l’invito degli americani di bloccare completamente le forniture di carburante alla Corea del Nord.

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I rapporti tra Corea del Nord e Giappone, invece, sono inesistenti. Da quando Shinzo Abe è diventato primo ministro il Giappone ha deciso di seguire fedelmente la linea dura dettata da Trump e per il Giappone l'unica opzione è lo smantellamento del programma nucleare e missilistico nordcoreano. Questo perché dopo i due test in cui missili nordcoreani hanno sorvolato l'isola giapponese di Hokkaido il Giappone si ritiene molto esposto—un missile potrebbe arrivare a colpirlo in una decina di minuti. La preoccupazione dell'opinione pubblica giapponese sta spingendo Abe verso la modifica dell'articolo IX della costituzione—che impedisce non solo la partecipazione del paese a ogni forma di conflitto, ma anche prestare qualsivoglia forma di sostegno agli alleati—cosa vista con grande contrarietà sia dalla Cina che dalla Corea del Sud.

Infine, appunto, la Corea del Sud. Il paese si trova costantemente stretto in una morsa: da una parte deve tenere fede alla tradizionale alleanza con gli Stati Uniti, dall’altra teme che ciò possa esporlo a una ritorsione nordcoreana in caso di attacco americano. Dal 9 maggio scorso, il presidente sudcoreano è il progressista Moon Jae-in, che inizialmente ha tenuto un atteggiamento di maggiore apertura nei confronti del nord. Di recente la sua posizione si è fatta più critica: pur restando aperto al dialogo, condanna fermamente i test e chiede lo smantellamento del programma nucleare e missilistico nordcoreano come premessa alla ripresa delle relazioni. Ma la sua amministrazione ha anche inviato, a metà settembre, 8 milioni di dollari di aiuti alla Corea del Nord, attirandosi le pesanti critiche di Giappone e Stati Uniti.

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PERCHÉ LA COREA DEL NORD CONTINUA A LANCIARE MISSILI?

Ma arriviamo al punto fondamentale della questione—vale a dire ai missili. Fondamentalmente, la Corea continua con i lanci dei missili per due motivi. Un primo motivo, legato alla strategia del regime, è che vuole incutere timore nella comunità internazionale per fomentare fratture nelle strategie di azione dei diversi paesi contrari alle azioni nordcoreane. Un secondo motivo—e il motivo principale—riguarda invece il raggiungimento dell’obiettivo strategico che la Corea del Nord si è data: diventare una potenza nucleare.

Per essere tale, la Corea del Nord dovrebbe essere in grado di montare una testata nucleare miniaturizzata su un missile a lungo raggio in grado di nuocere ad altri paesi—in grado di colpire gli Stati Uniti, per esempio. Non sappiamo con esattezza quanto i nordcoreani ci siano vicini, anche se dal punto di vista tecnologico il regime ha fatto certamente molti passi avanti rispetto a dieci anni fa. Solo per fare un esempio, il suo primo test nucleare, nel 2006, ha sprigionato un’energia pari a 2 chilotoni, mentre il più recente ha sprigionato circa 150 chilotoni, cioè dieci volte più della bomba sganciata su Hiroshima.

Ma detto questo, restano delle problematiche su cui non sappiamo molto: ad esempio, la Corea del Nord è già in grado di gestire il “rientro” di un vettore a lungo raggio nell’orbita terrestre? È già in grado di procedere con la miniaturizzazione di una testata nucleare? Ha vettori in grado di trasportarne una? È in grado di colpire un obiettivo specifico? Sono tutte domande a cui non siamo ancora in grado di dare una risposta definitiva.

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Per quanto riguarda il prossimo futuro, non è chiaro che sbocchi potrà avere la "crisi" nordcoreana. Con ogni probabilità la Corea del Nord non porrà fine ai suoi test fino a quando non avrà raggiunto il massimo grado di perfezionamento tecnologico, che la metterebbe quindi nelle condizioni di poter lanciare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Difficilmente però gli americani le consentiranno di raggiungere questo status. L'eventualità da temere allora non è tanto che la Corea del Nord usi il nucleare quanto un'operazione preventiva degli Stati Uniti per impedirle di dotarsene—cosa che potrebbe sfociare in un conflitto vero e proprio, che minerebbe in maniera seria la stabilità del continente asiatico—o un errore umano in fase di test: se uno dei prossimi missili nordcoreani dovesse per errore colpire il territorio di un paese terzo, un intervento armato ai danni del regime sarebbe quasi inevitabile.

INFINE: CHE CANALI POSSO SEGUIRE PER ESSERE INFORMATO?

Come già detto è praticamente impossibile ottenere informazioni di prima mano dalla Corea del Nord, visto che le uniche fonti sono i media di stato, ovviamente faziosi. Perciò informarsi sul tema vuol dire principalmente consultare testi specializzati sull'argomento e seguire analisti terzi, pur tenendo presente che si tratta sempre di fonti esterne.

Per quanto riguarda i primi, le opere fondamentali per capire la Corea del Nord sono Nuclear North Korea di David Kang e Victor Cha, North Korea in Transition di Kyung-Ae Park e Scott Snyder, e North Korea. Beyond Charismatic Politics di Heonik KWon e Byung-Ho Chung.

Tra i siti in inglese da segnalare ci sono invece NK News, una delle fonti più attendibili il cui staff si trova a Seul, e 38north, un sito di analisi messo in piedi dall'US-Korea Institute della Johns Hopkins School of Advanced International Studies di Washington. Come studiosi da seguire posso citare Andrei Lankov, direttore di NK News e professore all'Università di Seul, Bruce Cumings, Rudiger Frank e Kwak Tae-Hwan.