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Cos'è Borgo San Frediano, il quartiere italiano più "cool" del momento

Dopo che la Lonely Planet lo ha inserito nella lista dei "10 quartieri tra i più cool del momento", il quartiere fiorentino è finito sotto i riflettori.

di Niccolò Carradori
06 settembre 2017, 10:46am

Tutte le foto di Gaia Baldassarri.

È venerdì sera. Me ne sto seduto fuori da un cocktail bar, a fumare e cercare di digerire la schiuma di polpo che ho appena ingurgitato, quando la porta si apre e un uomo sulla cinquantina si riversa di slancio in strada, urtandomi e facendomi cadere la sigaretta. Ha i capelli radi ma li porta lunghi, e una camicia stretch da fighetto che lo fa ancora più ossuto. Sembra euforico, e un po' alticcio. "Guarda là," dice alla donna che lo accompagna indicando con smaccata ironia il fondo di Borgo San Frediano, buio e con poca gente che passeggia sugli stretti marciapiedi. "Tre gatti in San Frediano, l'quartiere più cool del moooooondo!" Poi si volta, e tutto allegro spalleggia la compagna: "Leviamoci di 'ulo vai." Quasi lo urla, come se volesse farsi sentire da tutto il locale da cui è appena uscito.

Dal tono tipicamente denigratorio, e dal modo con cui si allontana sogghignando, capisco che quel Roberto Alessi dei poveri è l'ennesimo fiorentino accorso in San Frediano per svilire il clamore che il quartiere sta suscitando in questi giorni, dopo che un articolo di Lonely Planet lo ha inserito nella lista dei "10 quartieri tra i più cool del momento". Unico italiano menzionato.

Ora: articoli come questo difficilmente sono basati—nonostante quello che può suggerire il titolo—sulla volontà di esprimere delle vere graduatorie. Infatti si usano sempre giri di parole per smorzare il tono lapidario: "alcuni dei", "tra i più", ecc ecc. Ciononostante, il pezzo ha scatenato una valanga di articoli locali e nazionali dal tono entusiasta, alla "San Frediano è diventato il quartiere più cool del mondo." Primato che si sarebbe guadagnato per il semplice fatto di essere citato per primo nella rosa dei quartieri presi in esame.

borgo san frediano firenze
Turisti in Borgo San Frediano.

Di contraltare questo ha provocato anche la reazione più connaturata nei geni dei toscani, e dei fiorentini in particolare: la polemica. Una corsa contro il tempo per riuscire a dire per primi quanto la stima di Lonely Planet fosse, in fin dei conti, immotivata.

Ma se il riflesso emotivo dei fiorentini era prevedibile, la corsa alla magnificazione di alcuni quotidiani lo è stata un po' meno—nonostante l'attenzione di media stranieri provochi sempre reazioni di questo tipo—perché molti di questi giornali sono gli stessi che fino a qualche mese fa si scagliavano contro "il degrado di piazza Tasso", che di Borgo San Frediano è un po' il centro nevralgico. Prima era degradato, ora è cool.

Per questo motivo negli ultimi giorni ho trascorso diverso tempo girando per il quartiere, nel tentativo di capire cosa si fa a Borgo San Frediano, come è cambiato negli ultimi anni, e se è veramente il quartiere (o uno dei quartieri, insomma) più cool del momento. Ma soprattutto perché.

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Innanzitutto, specialmente per i non fiorentini, va fatta una sorta di mappatura geopolitica e sociale. Stretto longitudinalmente fra la Porta di Borgo San Frediano e il Ponte alla Carraia, il quartiere si estende in profondità fino a piazza Tasso, e racchiude approssimativamente tutto quello che si trova fra i vettori appena citati e l'angolo in cui via del Campuccio interseca via Dei Serragli. È un piccolo borgo popolare d'Oltrarno, ovvero situato sulla sponda meno "nobile" di Firenze, e storicamente è sinonimo di quella genuinità e veracità proprie di quei luoghi in cui gli abitanti sono più scafati e smaliziati rispetto ai quartieri più borghesi.

Qui la microcriminalità è sempre persistita con una certa aura romanzesca, anche grazie a Le Ragazze di San Frediano di Pratolini, e questa realtà di strada si mescola con la tradizione artigiana e culinaria di Firenze: sparse per le piccole vie si trovano ovunque antiche botteghe che vendono manufatti in pelle o legno, e ristoranti che offrono ottimi piatti tipici a prezzi onesti.

Negli ultimi decenni, però, è diventato anche qualcos'altro: la rapida gentrificazione di quasi ogni altro luogo di Firenze ha reso San Frediano l'ultimo baluardo della fiorentinità. Attaccato a Santo Spirito, infatti, è anche una delle sorgenti dei Bianchi del Calcio in costume, là dove il tifo degli altri tre quartieri storici—Santa Maria Novella, San Giovanni e Santa Croce—si è spostato in zone satellitari di Firenze. È una delle poche zone, anche in Oltrarno, in cui resistono famiglie che abitano nel borgo da generazioni: un luogo orgoglioso e affezionato alla propria immagine, realmente popolare, che nelle sue dinamiche umane ricorda più un piccolo paese che non una zona storica di una nota città.

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Teresa. Vive da sempre in Borgo San Frediano.

"Io sono nata e cresciuta in San Frediano," mi dice Teresa, la prima persona che incontro per strada mentre cerco di capire da che parte iniziare. "E tutto quello che si dice sul quartiere è vero. Mantiene qualcosa di diverso e autentico rispetto al resto della città: è l'unico luogo di Firenze in cui le persone hanno un'aria amichevole. Tutti si conoscono, e c'è un clima di intimità."

Sulla base di questa fama di autenticità, e seguendo il basso costo dei fondi a disposizione, alcuni giovani esercenti negli ultimi anni hanno aperto dei locali lungo la strada principale del borgo. Bar con un respiro metropolitano—i tipici posti in cui porti una ragazza al primo appuntamento per fare colpo—perché sia nell'arredamento che nel menù rispecchiano i locali che trovi nelle grandi città europee. E sono esattamente quelli che poi sono finiti nell'articolo di Lonely Planet: Gesto, Kawaii, MAD Souls Spirits.

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Neri e Julian.

"Quando abbiamo deciso di aprire qui, sapevamo che il quartiere era sul punto di esplodere. Perché era l'unico vero compromesso fra il turismo classico di Firenze e l'ultima parte reale della città," mi dicono Neri e Julian, rispettivamente proprietario e barman del MAD Souls Spirits. "Un turista americano che arriva in San Frediano si trova più a suo agio quando entra in un locale come il nostro dopo aver passato una giornata in giro per le botteghe, perché conosce già la tipologia di ambiente in cui passerà la serata."

Il successo di questi nuovi locali, come anche per il sakè bar Kawaii—costola parallela dello storico ristorante giapponese Momoyama—sta quindi proprio nel distacco creato con tutto quello che hanno attorno.

"Il fatto di attirare l'attenzione dei turisti—ma anche degli altri fiorentini—sul quartiere è un bene anche per tutti gli altri esercenti della zona. Ovviamente però la situazione non deve cambiare radicalmente: il bello di San Frediano è proprio la sua natura caratteristica, che non deve andare persa con l'apertura di altri mille locali sull'onda dell'entusiasmo. Non vorremmo che diventasse l'ennesimo quartiere hipster," mi dicono le ragazze dietro al bancone del Kawaii. "Finché rimane così, un mix fra novità e autenticità, è perfetto."

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Le dipendenti del sakè bar Kawaii.

Ma quanto può effettivamente reggere la coesistenza di questo nuovo volto di San Frediano con quello tradizionale che lo rende così "cool"? E quanto può effettivamente il primo essere un incentivo per il secondo? Per capirlo ho fatto un giro nelle piccole botteghe che si affacciano sulle strade.

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Fiorenza, proprietaria di Antichità Restauro.

"Effettivamente negli ultimi giorni non si parla che dell'articolo su San Frediano, e i visitatori sono molto aumentati," mi dice Fiorenza, che fa la restauratrice da sempre. "Ma questa situazione si placherà con il tempo. Il lavoro dell'artigiano, già per come stanno messe le cose, è destinato a fare una brutta fine. Non esiste un ricambio generazionale perché i giovani non vogliono fare questo lavoro, siamo subissati di tasse, ed esistono impedimenti burocratici. Prendi il discorso turisti stranieri: sarebbero anche molto interessati ad acquistare i nostri prodotti, ma per loro è scomodo, perché non sanno come trasportarli fino a casa. Le limitazioni aeroportuali, specie delle compagnie low cost, stanno praticamente azzerando gli incassi da parte di questo tipo di clientela."

"Le nuove generazioni di italiani che vengono ad abitare in San Frediano, poi," continua Fiorenza, "difficilmente si servono da noi: magari adesso l'artigianato è 'cool', come dicono loro, e vengono a vivere nella zona alla moda di Firenze, ma comprano le borse e gli accessori nelle catene, non nei negozi di quartiere."

Com'è facilmente intuibile, quindi, tra i residenti il timore che anche quest'ultimo scampolo autentico di Firenze venga assalito in massa da stranieri e nuovi esercenti è estremamente reale. Ma cos'è che effettivamente perderebbe Firenze se anche San Frediano diventasse l'ennesima vittima del lucro immobiliare?

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Alessandro, storico calciante dei Bianchi di Santo Spirito.

Proprio mentre interrogo qualche passante mi capita di notare uno dei volti più noti a livello locale, Alessandro. Se avete mai visto un qualsiasi documentario sul calcio storico fiorentino probabilmente lo riconoscerete anche voi: Alessandro è una leggenda dei Bianchi di Santo Spirito. Uno dei calcianti più rappresentativi di questo sport, come "Zena" per gli Azzurri, o Gianluca Lapi per i Verdi. E anche in funzione di questo è parallelamente uno dei personaggi simbolo di San Frediano, il quartiere dove ha sempre vissuto.


Guarda il nostro documentario sul calcio storico fiorentino:


Lo bracco per parlare di come è cambiato il borgo negli ultimi anni, e dopo avermi detto sorridendo che "è cambiato al 100 percento," si offre di accompagnarmi in piazza Tasso per parlare con i suoi amici. "Così vedi un po' di gente vera di San Frediano."

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Uno scorcio di Piazza Tasso.

Al centro della piazza ci sono bambini che giocano a calcio nel campetto del giardino, anziani che stanno seduti sulle panchine all'ombra, ventenni tatuatissimi che chiacchierano, ubriachi che camminano lentamente costeggiando i muri, e spacciatori che si aggirano con la tipica postura di chi vuole comunicarti che ha qualcosa da vendere.

Alessandro mi presenta ad Andrea, che otre a essere uno degli storici ristoratori del borgo, è anche educatore: "Lavoro con i ragazzi di questa piazza da quando avevo vent'anni. Quasi tutti i giovani calcianti di oggi li ho avuti a giocare nel campetto da piccoli. Quindi so bene cosa significhi vivere qui, e che valore ha questo posto. Borgo è l'ultima vera zona a misura d'uomo in questa cazzo di città museo, l'ultimo appiglio alla realtà di Firenze. Con la scadenza dell'equo canone, nel 2002, tutte le famiglie fiorentine sono state mandate via a calci dai quartieri in cui avevano sempre vissuto: Santa Croce, Borgo Allegri, Sant'Ambrogio... tutte zone svendute al miglior offerente. Gente che a Firenze magari ci passa 20 giorni l'anno. Qui invece continua a resistere un contatto umano e intimo che rende la vita quotidiana dei cittadini normali ancora piacevole. Ci sono ovviamente problemi che conoscono tutti, quelli per cui la piazza finisce nelle cronache sul degrado, ma è proprio grazie a questo clima che la piazza risponde se gli spacciatori o i tossici cominciano a creare casini. I bambini devono continuare a giocare nel campetto, e tutti si mobilitano se succede qualcosa che non dovrebbe."

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N. ed A., 21 e 22 anni, cresciuti in Borgo San Frediano.

"Adesso è diventato improvvisamente un posto figo," continua, "ma per me lo era anche vent'anni fa, quando era ignorato da tutti. Personalmente—e te lo dico da ristoratore, quindi contro il mio interesse—questa attenzione un po' ci spaventa. Già da qualche tempo nel mio locale arrivano turisti americani che chiedono disperatamente se conosco qualcuno che vuole vendere casa... io dico sempre di no. San Frediano deve restare quella che è sempre stata, pur rinnovandosi. Non sono i locali tutti uguali che cambiano un quartiere." Quando gli chiedo come il borgo possa rinnovarsi mantenendo intatte le sue caratteristiche, Andrea mi spiega che tempo fa, durante una riunione degli esercenti d'Oltrarno, aveva proposto di trasformare Piazza Tasso in un approdo per il turismo sostenibile.

"È uno dei punti d'accesso di Firenze, e chi arriva vede già uno spaccato della città. Se riusciamo a valorizzare gli spazi verdi di quest'area, a incentivare una serie di servizi che offrono biciclette, risciò e mezzi elettrici a coloro che vogliono optare per un turismo green, hai già dato un nuovo volto alla zona."

La gestione degli spazi pubblici di San Frediano, però, negli ultimi anni ha generato solo polemiche. L'asfalto che ha preso il posto delle lastre storiche in Piazza de' Nerli, o l'idea di costruire in zona dei parcheggi sotterranei, sono solo due esempi.

Mentre parliamo arriva Tommaso, un ragazzo sui 35 anni che da cinque si è trasferito qui da Roma. "Quando vieni a vivere in un quartiere del genere, lo devi fare in funzione di quelli che sono i suoi valori. Perché questo è un luogo che si autoprotegge: se vieni per creare casini—magari sgommando con il macchinone mentre parcheggi nel box auto sotto al tuo loft, e disturbando gli altri—alla lunga ci sta che prendi due schiaffi. La logica di Piazza Tasso è quella del rispetto e della partecipazione nel quartiere: la mia vicina di casa ha 92 anni, e se non le faccio la spesa io per un giorno, so che ci pensa qualcun altro."

A una persona cinica quest'aura popolare potrebbe, in fin dei conti, non interessare poi tanto. Nessuna delle città che normalmente magnifichiamo per la loro contemporaneità la mantiene, e se si dovesse perdere poco male. Ma ciò che rende particolare San Frediano va oltre il folklore, la tradizione o il clima di intimità fra abitanti—io vengo da un paesino di provincia, e a quello ci sono abituato. "Vuoi vedere cosa c'è veramente di cool a Firenze?" mi dice Tommaso salutandomi. "Vai a vedere l'Albergo Popolare."

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L'Albergo Popolare di via della Chiesa, in San Frediano.

L'Albergo Popolare offre alloggi momentanei o di lungo periodo a persone che versano in uno stato d'indigenza, spesso immigrati (San Frediano è stato uno dei primi quartieri storici fiorentini ad accogliere i migranti) con problematiche di handicap o di salute, e che da sempre ha uno stretto rapporto con il quartiere. Non è un'istituzione isolata, in cui i residenti vivono in stato monacale: "È una parte di San Frediano, e chi ci vive è un vero e proprio residente. I ragazzi dell'Albergo Popolare sono maestri d'integrazione," mi dice un signore che sosta vicino al portone. Ogni anno i calcianti dei Bianchi vengono a fare volontariato durante la Merenda delle Nonne, e offrono fettunta e crostate agli ospiti dell'albergo.

Entrando vengo attirato dal chiacchiericcio che arriva da una sala laterale, e ad accogliermi trovo Osvaldo, uno dei coordinatori del gruppo Alcolisti Anonimi San Frediano, che da più di 30 anni ha sede qui. Osvaldo è sulla settantina: ha un viso gioviale e gentile, e la voce leggermente nasale che ricorda un po' quella di Bruno Pizzul.

"I fondatori di questo gruppo, di cui il membro originario era uno dei residenti dell'Albergo, scelsero San Frediano perché questo è sempre stato il quartiere più briao di Firenze," mi dice ridendo. "C'è sempre stata una percentuale più alta di alcolisti. Ma lo fondarono qui anche perché questa zona era anche la più ricettiva alla situazione di chi poteva e doveva fare un percorso di recupero. Io frequento il gruppo dal 1984: nonostante San Frediano non goda di una buona nomea per la microcriminalità, non ci sono mai stati problemi. Abbiamo sempre avuto rispetto e comprensione. Adesso sento molto parlare di quanto sia diventato bello il quartiere... be' diciamocelo, a San Frediano non c'è poi tanto di bello. C'è tanto di vero, però. E i cittadini che ci circondano, sapendolo, fanno il tifo per noi anche se sanno che siamo alcolisti."

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Osvaldo, uno dei coordinatori del gruppo Alcolisti Anonimi San Frediano.

San Frediano, insomma, sembra l'ultimo quartiere di Firenze con la capacità di rispondere in modo socializzato e comunitario a esigenze che non hanno esclusivamente a che fare con le logiche di mercato. Una realtà che una volta perduta, non si replicherà. E questo perché Firenze non è Milano: non solo per le sue ridotte dimensioni, ma anche perché non esiste quella mitosi urbana che trasporta quello che c'è di vitale e bello in zone come Isola in altri quartieri, una volta gentrificate.

L'attrattiva di Firenze è basata su un paradosso statico: tanto più si incensano le sue parti migliori, tanto più si rischia di cancellarle definitivamente.

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