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Porto Rico è in crisi nera, ma per i combattimenti tra galli questa è l'età dell'oro

Se negozi e imprese finiscono sul lastrico, sull'isola l'industria della lotta tra galli non sembra risentire della crisi, dando lavoro a centinaia di migliaia di abitanti dell'isola.
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Foto di Raf Troncho

I petti ansimanti, le facce cremisi, due galli che si fissano con lo sguardo di ghiaccio.

L'arena è stracolma di uomini che vestono camicie appena stirate. Si ingozzano di pollo fritto e agitano freneticamente le braccia verso il soffitto. "Quattrocento! Cinquecento", urlano in spagnolo, scommettendo sull'esito della sfida.

Fuori dall'edificio i negozi sono vuoti, e l'economia stenta. Ma qui, nel club di lott tra galli di San Juan, di soldi ne girano eccome.

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L'economia di Porto Rico - intanto - è in crisi nera. Lo stato ha 72 miliardi di debiti, la disoccupazione tocca il 12.2 per cento, un abitante su due vive in povertà.

Lo stato è vicino al default, essendo diventato insolvente sui titoli pubblici dal 2 maggio scorso. Effettuare il pagamento dei tassi, infatti, toglierebbe finanziamenti a servizi cruciali, come la sanità e la sicurezza pubblica.

Tuttavia, se negozi e imprese finiscono sul lastrico, l'industria della lotta tra galli non sembra risentire della crisi, dando lavoro a centinaia di migliaia di abitanti dell'isola.

A Porto Rico, questa particolare forma di 'intrattenimento' è considerata lo sport nazionale, e genera un fatturato annuo di circa 100 milioni di dollari — tra scommesse, biglietti d'ingresso, cibo e amenità varie, stando a un report stilato dal National Parks Service.

Ogni anno, sono circa 200mila i galli che vengono fatti prendere parte ai combattimenti, e ognuno di questi esemplari è nutrito, medicato, e allenato. Nel 2003, ultimo anno per cui i dati sono disponibili, erano 1.2 milioni le persone che lavoravano nel settore. Secondo alcuni esperti e analisti locali, con cui ho parlato, stimano che le cifre siano rimaste uguali.

Tuttavia, una buona parte delle lotte tra galli oggi si svolge fuori dai circuiti legali, per evitare le regolamentazioni statali e le tasse.

Foto di Raf Troncho

A San Juan, in uno dei club più grandi dell'isola, i frequentatori mi hanno assicurato che la lotta tra galli sta vivendo la sua età dell'oro. In uno degli ultimi sabati, nel locale si sono tenuti ben 40 incontri, e l'arena era sempre piena di persone. "Questa è la nostra cultura — le persone non ne hanno mai abbastanza," mi spiega Efrain Rodriguez, presidente del Cockfighting Club di Puerto Rico, davanti al bar che si trova al piano inferiore. "Quando sono nato, i miei genitori mi hanno fatto tenere in braccio un gallo."

Rodriguez, che possiede da solo "700 o 800 esemplari," spiega che l'industria prosegue a gonfie vele nonostante la devastazione economica del paese, perché i ricchi continuano a iscriversi ai circoli di lotta e a pagare per il nutrimento e l'allenamento degli animali. Il club di San Juan ha oggi 46 iscritti — soprattutto avvocati, dottori, uomini d'affari — che si godono i combattimenti tre volte a settimana, e spendono per accede a una sorta di sala VIP a loro riservata. Ognuno di loro possiede centinaia di galli.

Foto di Meredith Hoffman

I lavoratori dell'industria si considerano fortunati: ognuno di loro ricopre un ruolo speciale. La maggior parte si prende cura dei galli, prima e dopo i combattimenti. Nel club di San Juan c'è una stanza apposita per medicare gli animali vincenti al termine della battaglia.

"Ho fatto altri lavori, ma questo è di gran lunga quello più stabile," spiega Carlos Perez. Mentre chiacchieriamo, sta tenendo un gallo sotto il getto di un rubinetto, spruzzandolo di perossido di idrogeno. "I miei amici perdono il lavoro, ma c'è sempre qualcosa da fare in questo settore — puoi allenare gli animali che combattono, prenderti cura di loro."

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Accanto a Perez, un nuovo assunto sta accudendo un uccello malconcio — prima gli spalanca gli occhi colmi di sangue per spruzzarli con gocce di antibiotico, poi gli accarezza la pancia e apre il becco ficcandoci dentro un po' di banana schiacciata.

"Facevo l'imbianchino, ma amo questi uccelli," spiega Edwin Ramos. Ora, racconta, guadagna il 20 per cento in più rispetto al vecchio lavoro.

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Persino le cameriere mi hanno confessato che non lascerebbero il club per nessuna ragione al mondo, visto che i clienti - "turisti" e "gente coi soldi" - lasciano laute mance.

"Guadagniamo più qui che altrove, e lavoriamo solo tre giorni a settimana," mi dice Yesenia Hill, una 41enne dalla frangia scura che indossa jeans stretti. "Lavoro qui da quando ho 18 anni."

La crisi economica, mi spiegano Rodriguez e altri membri del club, non ha influito sulla loro decisione di rinnovare l'iscrizione al club. Secondo la Commissione ufficiale per la Lotta dei Galli, tuttavia, il business si sta spostando sempre di più "sotto terra," lontano dai canali ufficiali — e dalla legalità fiscale. Abbiamo cercato di contattarli per un commento sulla situazione, ma non ci hanno mai risposto.

Certo, le battaglie illegali potrebbero anche preoccupare chi governa, ma per chi lavora o gioca nel settore, tutto quello che conta è che lo "sport nazionale" non si fermi. Nel 2014, il Parlamento ha approvato un decreto che prevede una multa di 10.000 dollari per chiunque frequenti simili esibizioni violente, ma dato che il decreto non è mai stato trasformato in legge.

Foto di Meredith Hoffman

Nel villaggio rurale di Nagaubo, a fianco di case vuote e fattorie abbandonate, 300 galli affollano uno spiazzo di terreno non molto grande.

"Devi allevarli come se fossero dei tiratori di boxe," mi spiega Wito Velazquez, proprietario della fattoria. Velazquez ha iniziato ad allenare galli quando aveva 13 anni, e ora sta rivelando i segreti del mestiere alla figlia, che ha sei anni.

Foto di Meredith Hoffman

"Le persone avranno sempre soldi per i combattimenti, è la nostra cultura," dice.

Accanto a lui, Wilfredo Burgo, un uomo di mezza età che indossa una maglietta troppo grande per lui, sta spuntando le penne di un animale. "È come quando ti prendi cura di un bambino," spiega. "Puoi accudirlo da quando è solo un uovo. Ma quando muoiono non è un problema. Ci si abitua."


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Questo articolo è stato pubblicato su VICE US.