Il video degli allevamenti intensivi di pesce in Italia ci ha mostrato come soffrono i pesci

Pesci agonizzanti, sbattuti sul piano di lavoro e sparati nel camion. Essere Animali ha condotto la prima indagine sull'acquacoltura italiana.
Andrea Strafile
Rome, IT
26.10.18
Indagine allevamenti ittici Italia
Foto via Flickr di Mattia Barocco

Dal 2013 il pesce di allevamento ha superato, per numeri, quello pescato. Oggi consumiamo 25 chili di pesce a testa all'anno, contro i 19 del 2010 e i 9 chili del 1970. Che fanno 185 mila tonnellate all'anno in Italia e il 12% della produzione della UE

Dopo un anno di ricerca, l'associazione animalista "Essere Animali" ha pubblicato su YouTube il suo lavoro investigativo che riguarda gli allevamenti intensivi di pesce in Italia. Dal 2017 al 2018, si sono serviti di telecamere nascoste per filmare cosa accade davvero nelle vasche di allevamento ittico, che contengono le tipologie di pesci più amati dagli italiani. Sono stati i primi a denunciare un problema simile. Con risultati a tratti agghiaccianti.

Similmente a quello che accade negli allevamenti intensivi di bovini e pollame, anche in quelli di pesci - specialmente orate, branzini e trote del nord e centro Italia - vige lo sfruttamento e la massimizzazione di spazio e risorse. Ma a differenza di quelli di carne, gli animali qui non vengono nemmeno storditi.

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I volontari che si sono intrufolati in questi allevamenti di mare o di pianura hanno riportato le diverse modalità in cui vengono trattati. Pescati con grosse reti che schiacciano, soffocandoli, i pesci sul fondo, stipati in box pieni di ghiaccio e richiusi, bastonati contro il ripiano del nastro trasportatore, sparati da un grosso tubo direttamente nei camion per il trasporto.

La vera sfida nel caso del video è stata cercare di comunicare l’agonia dei pesci, che la maggior parte della società ancora non percepisce come animali capaci di provare sofferenza

La cosa da un punto di vista animalista ovviamente sciocca, ma ci sono ovviamente anche dei risvolti sul consumo: per dimostrarne la freschezza, spesso alcuni rivenditori richiedono che gli venga cucita una branchia alla coda. Un processo che avviene mentre sono ancora svegli e coscienti.

Come riporta il Guardian, mentre per gli allevamenti di carne e pollame stanno arrivando, e ci sono, delle regolamentazioni più specifiche, non esiste ancora una legge a livello europeo che regoli la modalità di abbattimento dei pesci: è a totale discrezione dell'allevamento stesso. E a quanto pare nessuno rispetta minimamente la vita dell'animale. A volte è così disumano che gli stessi lavoratori addetti all'abbattimento sono schifati. "Come se mettessero noi dentro un container stipati", dice un addetto ai lavori all'infiltrato.

C'è di fondo il fatto che spesso culturalmente non siamo abituati a considerare i pesci come gli altri animali, forse come animali stessi. Quello che subisce un pesce può andare bene, se ha gli occhi di un vitellino no. Per questo motivo Essere Animali si è messo in prima linea, proprio a contrastare un modello culturale di cui poco sappiamo e poco ci informiamo. Ad esempio il fatto che dal 2013 il pesce di allevamento ha superato, per numeri, quello pescato. E che ad oggi consumiamo 25 chili di pesce a testa all'anno, contro i 19 del 2010 e i 9 chili del 1970. Che fanno 185 mila tonnellate all'anno in Italia e il 12% della produzione della UE. La domanda è alta, l'offerta si deve adeguare, ma da qualche parte bisogna pur creare una falla o sarebbe impossibile gestirla.

Per fare maggiore chiarezza, sono andato alla fonte contattando direttamente Essere Animali. Hanno risposto ad alcune domande. Tipo: Quando avete deciso di mettere in moto il progetto?

"Abbiamo iniziato questa indagine negli allevamenti intensivi di pesci, la prima realizzata in Europa, nei primi mesi del 2017. In realtà questa è la data d'inizio del lavoro pratico di investigazione, ma i primi studi risalgono a qualche anno prima, il 2013", mi ha detto il portavoce Simone Montuschi.

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"Siamo convinti che tutte le indagini siano utili. Arricchiscono le persone di informazioni altrimenti difficile da reperire. La vera sfida nel caso del video è stata cercare di comunicare l’agonia dei pesci, che la maggior parte della società ancora non percepisce come animali capaci di provare sofferenza."

Dalla loro ci sono anche alcuni studiosi, che hanno fatto notare come ormai da tempo si sa che i pesci, come i vertebrati, provino dolore. Che in realtà non è del tutto vero, come dimostrano studi piuttosto recenti. Il punto però qui è il fattore disumanità, è ciò che colpisce di più, perché gratuito e inutile. L'unica volta in cui vengono sedati è quando estraggono a forza le piccole uova per la riproduzione.

Chiedo come hanno fatto e com'è stato infiltrarsi in un allevamento come quello del video. Simone risponde: "Essere un infiltrato all’interno di un allevamento richiede la capacità di gestire un mix di emozioni. Da una parte c’è la volontà di reperire immagini di qualità e di accedere ad ogni reparto importante, il che richiede razionalità e uno studio premeditato. Dall'altra parte c’è la tensione dovuta chiaramente al ruolo di infiltrato, un lavoro molto difficile, che ha portato però a più informazione e maggiore possibilità di scelta".

Il punto di arrivo dell'indagine è ovviamente pratico. Con la campagna "Anche i Pesci" vogliono sensibilizzare le persone cercando di far capire che un'alimentazione senza animali è possibile e, soprattutto, vogliono farsi sentire dalla grande distribuzione. "La raccolta firme si rivolge allo stesso tempo ai supermercati della Grande Distribuzione Organizzata per chiedere che vincolino gli allevamenti che li riforniscono attraverso policy che superino con urgenza le principali problematiche documentate nell’indagine, come l’uccisione dei pesci senza stordimento, causa di agonia per milioni di animali.

Il video è piuttosto shockante, con questi pesci boccheggianti e altri sparati dentro camion manco fossero palle di cannone. Il problema vero è che spesso non abbiamo idea di quello che succede prima del banco frigo. Nella carne, così nel caso del pesce.

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