La guida di Noisey a Nick Cave
Nick Cave, July, 1997 / Getty Images

La guida di Noisey a Nick Cave

Dai Birthday Party ai Bad Seeds, la carriera di Nick Cave è cominciata oltre quarant'anni fa. Ecco come cominciare a esplorarla.
4.11.17

Nick Cave & The Bad Seeds suoneranno lunedì 6 novembre al Mediolanum Forum di Assago. Qua una guida all'enorme discografia di Cave, per prepararsi al concerto.

La prima cosa che devi fare, indipendentemente da come ti identifichi, è metterti la camicia nei pantaloni. Prima dell'alba uscirà dalla cintura, ma almeno prova a cominciare la serata come se ci credessi. Se ti senti un maschio, i primi tre bottoni devono essere slacciati. Il tuo intero concetto di sleaze va buttato fuori dalla finestra, adesso che sei un fan di Nick Cave. Mi dispiace, basta magliette dei gruppi. Tienitele per quando avrai la mia età e non potrai più scegliere se arrenderti: dovrai arrenderti.

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Non ti starò addosso dicendoti che devi leggere Faulkner. Nemmeno io l'ho letto. Ma dovresti almeno leggiucchiare qualcosa di Flannery O'Connor. Il gotico del sud è tanto importante per capire Nick Cave quanto bat cave variety. Puoi leggere il romanzo che Cave ha pubblicato nel 1989, And the Ass Saw the Angel, se vuoi ma leggere libri scritti da musicisti—anzi, leggere qualsiasi libro che parla i musica - non farà mai bene ai tuoi capelli quanto una passata di brillantina e due giorni senza una doccia. Ah, dimenticavo: d'ora in poi i tuoi capelli saranno estremamente importanti.

Se sei solito indossare completi neri e ami un certo modo passionale e oscuro di fare musica, allora probabilmente potresti passare ore a chiederti qual è il miglior album di Nick Cave. Non che non sia importante, tutto può esserlo, ma concentrati sulla cosa importante: stai per diventare un fan di Cave! Che bomba. Mi sento come se stessimo imparando a baciarci stesi su cuscini di velluto rosso in una stanza con più tende che finestre.

Forse ti interessa: il primo Nick Cave?

Se, come Dio, tendi a cominciare dal principio, comincia con la prima band di Cave, i Boys Next Door. Potremmo dire che facevano quasi garage, se per fare garage fosse necessario ascoltare solo i Roxy Music. Il bastian contrario in me vuole dire che "Shivers", scritta dallo scomparso Roland S. Howard quando aveva sedici anni, non è la miglior canzone dei Boys Next Door, ma essendo una delle più grandi distillazioni di quel sentimento adolescente a metà tra figaggine e sfiga, lo è. L'unico album ufficiale dei Boys Next Door, Door Door, non è un capolavoro—è un po' troppo fissato sul sassofono per poter essere definito più di un ascolto curioso. Ma "Shivers", gente. Preparatevi a ricominciare a fumare. "Shivers", inoltre, cominciò una grande tradizione che Cave e i suoi compagni di band avrebbero onorato negli anni: una di canzoni così belle da portare il pubblico a continuare a chiederle dal vivo, facendo così disamorare i loro autori (vedi anche alla voce "Release the Bats").

Ci sono persone, tra cui quelli che editano Wikipedia, che considerano il primo album dei Boys Next Door il primo album dei Birthday Party. Per me è una stronzata. I musicisti erano quelli, (Cave, Howard, Phill Calvert, Mick Harvey, Tracey Pew), ma Londra e l'eroina li resero persone diverse. Cambiarono pelle, lasciarono che gli si ammalasse l'anima e cominciarono a indossare cappelli da cowboy. Tutte le tendenze pop della band che erano a Melbourne lasciarono posto all'influenza del blues decostruito di Captain Beefheart, a una frenesia mutuata dagli Stooges (esiste anche una loro cover di "Loose" di Iggy Pop, registrata durante una Peel Session). Nick Cave, ai suoi inizi, era un cantante carismatico. A questo punto, era pronto a fottere l'apocalisse con la sua voce.

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Terrificanti ed esilaranti in egual misura, i Birthday Party fusero rockabilly e puro spasimo. Canzoni come "Mutiny in Heaven" e "Zoo Music Girl" parlavano di droghe intravenose e sesso come di gloriosi atti di auto-flagellamento. Nick Cave stava costruendo il template su cui avrebbe fondato la sua carriera, fatto di corpi che si scontrano in uno spazio romantico in cui divino e infernale sudano assieme. I tempi delle canzoni erano complicati, le percussioni non lasciavano fiato e i pezzi cominciavano con testi tipo, "Chi vuole morire? Su le mani!" Mi rendo conto che i "Best of" sono spesso considerati spazzatura, ma Hits dei Birthday Party riesce a dare una buona visione d'insieme di una band che andò a influenzare i Jesus Lizard, i Celebration e un sacco di band noise rock degli anni Novanta a cui non riuscirò mai a farvi interessare.

Sarebbe una grave omissione non citare Anita Lane, che fu partner, collaboratrice di Cave e andò a toccare pesantemente la sua estetica. Si trasferì da Melbourne a Londra assieme ai Birthday Party, contribuì alla scrittura dei testi di diverse canzoni , suonò per un breve periodo nei Bad Seeds, e senza di lei non avremmo né l'arido dolore di "A Dead Song" e "Dead Joe".

Playlist: "Shivers" / "Friends Of My World" / "Release The Bats" / "Zoo Music Girl" / "Nick The Stripper" / "Loose (from the Peel Sessions)" / "Dead Joe" / "Cry" / "Sonny's Burning" / "A Dead Song" / "Mutiny In Heaven"


Forse ti interessa: Nick Cave che parla di morte?

Concentrarsi troppo su Nick Cave come grande interprete della morbosità può essere emozionalmente stancante. Per quanto parte della sua opera solista sia indebitata con Leonard Cohen, nella musica di Cave c'è davvero poco che può essere considerato meramente "triste". Questo, senza nemmeno prendere in considerazione alcune idee errate ma ampiamente condivise riguardo al senso del gotico in musica. è solo che "deprimente" o qualsiasi altro aggettivo non riesce a descrivere la miriade di modi in cui Cave parla di dolore e disperazione. Il suo crogiolarsi nella violenza, in pezzi come "O'Malley's Bar" e la sua prima hit "The Mercy Seat" (un'ode per organo e loop alle esecuzioni sulla sedia elettrica che è stata per moltissimi la chiave per aprire la porta di Cave), non è più "triste" del glorioso splatter del cinema italiano anni Settanta. Dipende solo da ciò che si considera "bello".

Dico questo partendo dal presupposto che in fondo, mettendo da parte concetti di paradiso e ottimismi vacui, la maggior parte delle persone sanno che un giorno moriranno. La vita ha una fine, indipendentemente dagli impulsi umani verso il sentimentalismo e la religiosità. Nick Cave sa che, com'è giusto che sia, la cosa ci prende tutti piuttosto male, e quindi canta di queste sensazioni e di tutte le nostre potenziali conclusioni nel modo più evocativo possibile.

Potremmo dire che il miglior punto d'entrata nella discografia di Nick Cave è la sua prima litania di morte per i Bad Seeds, "From Her to Eternity". Ne Il cielo sopra Berlino di Wim Mertens, Cave parla a sé stesso: "Ancora una canzone ed è finita. Ma non vi parlerò di una ragazza. Non vi parlerò di una ragazza." Prende il microfono, la pellicola abbandona il bianco e nero colorandosi—e poi dice, "Vi voglio parlare di una ragazza". Ciò che segue è tensione, tensione, tensione, tensione, liberazione; una passione non ricambiata e la sua brutta fine, suggerita tra le righe.

The Good Son, uscito nel 1990, non viene citato spesso come uno dei migliori album di Cave. Forse perché la band si trattiene più del solito, e si potrebbe dire che la produzione non tiene conto del grezzume che aveva fatto affezionare ai Bad Seeds la stessa cultura alternativa che idolatrava i Nirvana e gli Smashing Pumpkins. Ma The Good Son è il mio album di Cave preferito,in parte perché è il primo che ho comprato quando avevo quindici anni, e in parte perché mi sono obbligato ad ascoltarlo a ripetizione fino a farmelo piacere. In fondo ci avevo speso dei soldi. Ma il punto è: non arrendetevi dopo un paio d'ascolti, quando mettete su un pezzo di Cave. Stiamo parlando di una sorta di Vecchio Testamento ipersessualizzato, raccontato da un Elton John con, in base al periodo, la metà o il doppio di pelle di serpente addosso. Ci vuole un po' di tempo per capirlo.

Ad ogni modo, parlavamo dell'affetto della cultura alternativa per Cave. I quattro album che cementarono il suo status nei primi anni Novanta furono Henry's Dream, Live Seeds, Let Love In, e Murder Ballads. Sono tutti e quattro grandi album, pieni di pure carneficine in stile Cave. Ma cominciare da Let Love In è un rischio, dato che vi farà sembrare il Cave degli anni Ottanta troppo sottile e il Cave dei duemila troppo lento. E non volete finire ad ascoltare in ripetizione "Red Right Hand" e basta, vero? Siamo tutti qua per diventare persone migliori grazie a Cave, e per farlo ha senso spaziare. Su Murder Ballads ci sono molte canzoni di morte perfette- tra cui il suo celebre duetto con PJ Harvey, "Henry Lee".

Citerei anche "Dig, Lazarus, Dig!", dall'album del 2008 che porta il suo nome. è uno dei pezzi più divertenti che i Bad Seeds hanno mai scritto, un botta-e-risposta d'altri tempi, perfetto per lasciare uscire la camicia da cui avevamo cominciato dai pantaloni. E parla di morte e fallimento: "Che ne sappiamo dei morti? / E a chi importa davvero qualcosa di loro?" è divertente!

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Playlist: "Mercy Seat" / "Dig, Lazarus, Dig!" / "Red Right Hand" / "O'Malley's Bar" / "The Good Son" / "Henry Lee" / "From Her To Eternity" / "Fifteen Feet of Pure White Snow" / "Tupelo"


Forse ti interessa: Nick Cave che parla d'amore?

Quando non canta di omicidi e di Dio, Nick Cave è spesso l'uomo più romantico sulla Terra (anche se lo stesso potrebbe essere detto di quando canta dell'omicidio di Dio). E per essere una persona così romantica, e autore di alcune delle canzoni d'amore più belle di sempre, è difficile trovare un suo pezzo che parla di sentimenti e nn abbia dentro anche solo una traccia di sangue e morte. A volte il romanticismo di Cave funziona come un dramma, raccontando storie normali come se fossero epiche e laceranti, mentre altre volte è semplice voglia di parlare di sentimenti. Le canzoni d'amore di Cave sono così dirette da essere scioccanti, e forse il merito è dei Bad Seeds - composti da una selezione intercontinentale dei migliori interpreti del rock più scuro e avanguardista. I Bad Seeds non sono una democrazia, benché le personalità dei singoli membri siano piuttosto forti (e il ruolo sempre più centrale di Warren Ellis nel songwriting di Cave, che lo rende più un partner che un compagno di band). Quando c'è bisogno di una canzone d'amore normale, con solo un basso e un pianoforte ad accompagnare le parole, la band fa tutto quello che deve per supportare il sentimento, o si fa da parte per evidenziarlo. Altre volte, Cave combina le sue preoccupazioni, il suo senso del dramma e un sentimento d'amore eterno: e il risultato sono canzoni come "(I'll Love You) Till The End of The World", tratta dal film di Weners, in cui Cave unisce un coro angelico e sezioni spoken word per descrivere una terza concentrazione terrena, la fine di tutto.

Le due scelte meno rischiose, qua, sono canzoni come "Into My Arms" e "Straight to You", ma ci sarebbe molto da dire di pezzi pesanti come "There She Goes, My Beautiful World", in cui cantanti gospel e un barrelhouse piano uniscono le forze, tra riferimenti a Karl Marx e Johnny Thunders, per fare colpo su una ragazza nel modo meno discreto possibile. (Forse in questo caso il "mondo" di cui parla Cave non è una metafora, e la canzone è una dichiarazione d'amore alla Terra. Ma qua non siamo di pensieri chiusi! Baciate il pianeta, giovani libertini.) Sullo Abattoir Blues/The Lyre of Orpheus, un doppio album che lungo il corso di due dischi richiama un po' l'era boogie degli Stones (forse perché è il primo album dei Bad Seeds senza Blixa Bargeld), c'è "Supernaturally"—una stramba canzone che parla di desiderio in un modo non proprio adatto per essere messa su ai matrimoni. Ma a volte senti il bisogno di amare qualcuno anche sul sedile di una macchina.

Verrebbe quasi la tentazione di dire che tutte le canzoni d'amore di Cave sono esplicite, ma mi viene difficile pensar una canzone d'amore emozionante che non lo sia. Perché l'amore è quella cosa che ti fa venire voglia di darti fuoco a un braccio, e allora ci vuole qualcuno che lo sappia cantare per quello che è. Prendiamo "The Ship Song", e il suo ritornello: "Vieni, fammi circolare attorno le tue navi / E brucia i tuoi ponti / Scriviamo una piccola storia, baby / Ogni volta che ci vediamo / Vieni, liberami contro i tuoi cani". È una canzone d'amore che parla del contratto d'amore di una coppia in cui sia lui che lei si sbattono per portare a casa il pane, e quindi è cantata come dovrebbe essere cantata.

Playlist: "Into My Arms" / "Straight To You" / "Supernaturally" / "There She Goes, My Beautiful World" / "The Ship Song" / "I Let Love In" / "Hard On For Love"

Forse ti interessano: canzoni di Nick Cave che parlano di Gesù, di ubriacature, e di critici musicali?

Il rapporto di Nick Cave con il presunto signore nostro salvatore è piuttosto complicato. Potremmo definirlo cristiano, ma è una vita che afferra il profano come se fosse un serpente che deve tenere fermo per evitare di farsi mordere. Sembra credere in Dio, con la D maiuscola, ma senza nessuno dei conforti che questo spesso implica, come la convinzione dell'esistenza di un paradiso o di un aldilà. Come si vede in One More Time with Feeling, il documentario sulla morte di suo figlio, la sua fede sembra intatta nonostante sia stata messa alla prova—perché è una fede a suo modo, fatta per essere interrogata, aggredita, anche presa in giro, e poi riconosciuta di nuovo come un punto fermo nella propria vita. Come dice nel magnifico Push The Sky Away, "Guardi il cielo con occhi grandi e pieni d'amore". Su "Jesus Alone", tratta da Skeleton Tree—l'album che ha scritto durante il lutto per suo figlio—Cave canta, su un tessuto sonoro ai limiti del drone, "Ti sto chiamando, con la mia voce". Non sappiamo chi stia chiamando, ed è chiaro che non si aspetta nessuna risposta, ma Cave chiama lo stesso. Molti dei personaggi delle sue canzoni, come l'assassino di "Up Jumped The Devil", sono più sicuri di essere opposti a Dio che di avere qualsiasi opportunità di redimersi, ma nessuno sembra fedele al Diavolo.

Se credi in una sorta di Dio ma ti senti punito o trascurato, è molto facile cominciare a perdere le speranze, e quindi a cercare di dimenticare, e quindi a bere. Dalla sua semisconosciuta cover di "Rye Whiskey" a "Brother My Cup Is Empty", Nick Cave parla di come l'alcool fa calare l'oblio sulla tua mente come se fosse la sua vocazione. A volte l'ebbrezza viene da dentro, come in quel delirio di 14 minuti che è "Babe, I'm on Fire", in cui chiama per nome ogni singolo membro della sua band, della sua crew e della sua famiglia per narrarne l'isteria amorosa.

Le canzoni dei Grinderman, side project di Cave assieme a Warren Ellis, Jim Sclavunos, e Martyn P. Casey, parlano più di come ci si sente a essere ubriachi, su diversi livelli, piuttosto che dell'atto di bere in sé. I Grinderman sono rumorosi e caotici, e sono pensati come un'occasione per rivisitare gli schemi hard blues dei Bad Seeds degli anni Ottanta, indulgendo inoltre in sonorità più sperimentali che non trovavano posto in ciò che i Bad Seeds stavano facendo in quel momento. "Indulgere" è la parola chiave, dato che su pezzi come "No Pussy Blues" e "When My Baby Comes", Cave sembra deciso a risolvere tutti i problemi in cui si è cacciato con la pura forza del sesso.

Nessun tentativo di summa dell'opera di Nick Cave potrebbe essere completo senza "Scum", la miglior canzone sulla critica musicale mai scritta. Pensata per il giornalista di NME Matt Snow, che fu così temerario da definire "deludente" un album dei Bad Seeds. Su un ritmo che arranca, Cave minaccia il giornalista e lo chiama un "fottuto traditore, masturbatore cronico, leccamerda, drogato, masochista". Inoltre, lo definisce un "paradigma del suo tipo". In classico stile Cave, la canzone comincia con uno sputo e finisce con un omicidio, e un'immagine quasi adorabile, di neve morta sotto un cielo azzurro.

Playlist: "Wide Lovely Eyes" / "Brother My Cup Is Empty" / "No Pussy Blues" / "Black Betty" / "Rye Whisky" / "Jesus Alone" / "When My Baby Comes" / "Baby, I'm On Fire" / "Scum" Zachary Lipez is the only person who could've written this. Follow him on Twitter.