Scoregge e cultura nazional-popolare: la parabola discendente dei cinepanettoni

Pensato come evoluzione della commedia classica all'italiana, questo genere ha segnato una stagione culturale.

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dic 6 2018, 5:00am

Boldi e De Sica in Super vacanze di Natale. Screenshot via

L'etichetta di cinepanettone non è mai stata rivendicata con particolare orgoglio all'interno del cinema italiano: nonostante le valanghe di soldi fruttati, nonostante il successo, nonostante anni di carriera consolidata grazie al genere, i suoi fautori cercano da sempre di allontanarsene come se fosse un focolaio di peste bubbonica.

E questo vale ancora e in particolare oggi, di fronte a uscite come Natale a cinque stelle, il primo film italiano di cui Netflix ha voluto seguire interamente la produzione (Sulla mia pelle e Rimetti a noi i nostri debiti erano stati semplicemente acquistati) e Amici come prima, il film di Natale di Christian De Sica e Massimo Boldi.

Scritto da Enrico Vanzina e diretto da Marco Risi, Natale a cinque stelle è dedicato alla memoria di Carlo Vanzina, l'inventore di questo genere cinematografico italiano tanto vituperato. Come annunciato più volte, vuole rappresentare una sorta di "rigenerazione" del cinepanettone—denominazione mai amata dai fratelli Vanzina—con evidenti, dal titolo, tematiche a sfondo politico. "Per anni si è detto che la politica italiana assomigliava ai film dei Vanzina. Stavolta però, la politica entra in maniera prepotente proprio in un film dei Vanzina."

Anche De Sica e Boldi, tornati al cinema dopo lo storico litigio che li aveva separati nel 2006, ci hanno tenuto a prendere le distanze dal genere. "Non chiamatelo cinepanettone. Non sarà una serie di gag giustapposte l'una all'altra, ma le risate saranno al servizio di una trama ben solida, ispirata alla lunga tradizione della commedia all'italiana."

Tutti i riferimenti alla "commedia all'italiana" di Vanzina e De Sica sembrano insomma voler cancellare vent'anni di commedie natalizie. Abortendo una deriva partita negli anni Novanta, e che non si è fermata fino al 2011, con l'uscita dell'ultimo cinepanettone ufficiale Vacanze di Natale a Cortina. Come a ricordarci che, malgrado il cinepanettone che abbiamo codificato negli anni possieda canoni stilistici piuttosto riconoscibili—trame banali e scarnificate, un immaginario fatto da ricchi idioti e cafoni, e gag sessuali che farebbero vergognare i barzellettieri da trattoria—i primi due capitoli storici (usciti nei primi anni Ottanta) erano davvero delle commedie classiche all'italiana.

L'idea dei fratelli Vanzina ai tempi di Vacanze di Natale '83 era originariamente quella di raccontare uno spaccato del paese, come nei film di Dino Risi. Un rinnovamento della società italiana che nessuno aveva fotografato fino a quel momento, e che esisteva veramente. Rispetto ai capitoli successivi, i primi due "Vacanze..." erano sostanzialmente diversi. "C'era l'osservazione di un'Italia che stava cambiando, stavano cominciando gli anni Ottanta, e arrivavano nuovi ceti sociali. Ci saremmo dovuti fermare lì, tutti quanti," ha dichiarato anni fa Enrico Vanzina durante una puntata del Testimone.

Vacanze di Natale '83 era fondamentalmente una commedia incentrata sulla commistione dei nuovi benestanti con il panorama dei classici ricchi italiani. Due fasce demografiche che si mescolavano a Cortina, a testimonianza della contaminazione del proletariato neo-borghese, dei parvenu, anche nei luoghi simbolo della borghesia illuminata. L'epoca del boom di Craxi, insomma. "Ecco l'Italia socialista," commenta sprezzante la madre ricca e borghese di Christian De Sica mentre osserva Mario Brega e Claudio Amendola nel ruolo dei newcomer borgatari.

Per il resto l'impasto narrativo era basato su personaggi che da anni imperversavano stabilmente nelle commedie italiane (basti pensare a Sapore di mare 1 e 2): Gerry Calà nel ruolo del pianista squattrinato ma scopatore, Guido Nicheli in quello del milanese imbruttito, Christian De Sica in quello del vitellone romano, Stefania Sandrelli e Karina Huff in quello delle bone da concupire. E le scene si componevano soprattutto di presupposti per battute a effetto, che poi sono diventate veri e propri cult: "Non sono bello, piaccio", "Alboreto is nothing", "Anche questo Natale se lo semo levato dalle palle". Anche i luoghi di Cortina in cui fu girato il film sono diventati parte del culto, e ancora oggi al Vip Club i pianisti ricreano per i clienti la scena in cui Calà canta "Maracaibo".

Il film fu un successo enorme al botteghino: in parte per le scene di cui abbiamo parlato, in parte perché l'autocelebrazione di un benessere distribuito nella popolazione aveva un certo effetto sul pubblico (c'era ovviamente una sfumatura di voyeurismo, nell'osservare i ricchi muoversi nei luoghi di cui solitamente si era solo sentito parlare). E quindi i Vanzina decisero di replicare l'anno successivo con Vacanze in America, stavolta catapultando i borgatari negli Stati Uniti e lanciando il personaggio di Don Buro.

Fu nuovamente un profluvio di incassi, ma come abbiamo già detto i Vanzina pensavano di aver terminato quel particolare racconto della commedia sociale, e per sei anni si dedicarono ad altro. Nel 1990, però, la Filmauro pensò di rinverdire i canoni che avevano lasciato un'impressione così forte nel pubblico, e incaricò Enrico Oldoini di riproporre una commedia natalizia sulla falsariga delle precedenti.

La formula utilizzata da Oldoini per girare Vacanze di Natale '90 rappresenta forse il vero e proprio Big Bang del cinepanettone. Innanzitutto restrinse fortemente il ruolo corale del cast, incentrandolo su Christian De Sica e Massimo Boldi (al suo primo cinepanettone)—creando così una specie di dicotomia Roma-Milano—e poi cominciò a delineare i tracciati di sinossi che sarebbero letteralmente stati stuprati dai cinepanettoni successivi. Ovvero una serie di tradimenti e gag brutali a sfondo sessuale, che coinvolgevano sempre personaggi ricchi ma con una sfumatura piuttosto cafona. Il cinepanettone, insomma, si stava formando: Vacanze di Natale '90 e Vacanze di Natale '91 ne sono i prodromi.

Per tutti gli anni Novanta la Filmauro continuò la produzione di questi film, anche se tentava di mascherarli con trame diversificate. Il tentativo era quello di inserire Boldi e De Sica—e tutto quell'apparato di borghesia arricchita—in varie situazioni in cui poter sciorinare battute da bar. Erano cinepanettoni nella forma, ma con il tentativo di fluidificarne la cornice: S.P.Q.R. - 2000 e ½ anni fa, A spasso nel tempo (1 e 2), Paparazzi, Body Guards - Guardie del corpo. Ogni tanto, però, si tornava all'impostazione primigenia del cinepanettone: le vacanze invernali in qualche luogo simbolo dell'Italia benestante, come in Vacanze di Natale '95 o in Vacanze di Natale 2000.

Ormai il cinepanettone era nato—il termine risale al 1997, come dispregiativo da usare nelle critiche sui giornali—ed era ben consolidato nel mercato cinematografico italiano. Ogni film era un successo annunciato, e ormai si erano assimilati bene i fondamentali per replicarli.

E quindi arriviamo al periodo aureo del cinepanettone vero e proprio, quello canonizzato e stilizzato nella sua forma più pura. La degenerazione che ha trasformato la commedia natalizia in una specie di ventre molle del cinema italiano. Stiamo parlando degli anni che vanno dal 2000 al 2006, berlusconismo profondo.

Ormai non si tentava più neanche di trovare una trama alternativa in cui inserire De Sica e Boldi: le loro vacanze di Natale grottesche si trasferivano semplicemente di nazione in nazione: Merry Christmas, Natale sul Nilo, Natale in India, Christmas in Love, Natale a Miami.

Le gag ormai erano al limite del cavernicolo. In quei sei anni la coppia si è cimentata nei seguenti sketch: Boldi finisce con la faccia nel culo di un ciccione; a De Sica entrano delle formiche rosse nel culo e viene convinto che iniettarsi nel glande del tè alla pesca possa mandarle via; Boldi scoreggia in ascensore mentre tenta di fare la respirazione pranica; De Sica scopa la figlia di un amico ma dura tre secondi; Boldi beve dell'acqua non potabile in Egitto e caga in una piramide; entrambi mangiano dei testicoli umani cotti in padella.

Il grottesco di questi film si sposava perfettamente con lo zeitgeist culturale del paese: era l'Italia stupidamente ricca, stupidamente sessista, stupidamente razzista e stupidamente omofoba degli anni Duemila in cui imperversavano i tormentoni dei varietà comici su Canale Cinque, e le barzellette di Berlusconi ai vertici di stato. E infatti queste commedie generaliste di Natale facevano pesca profonda nelle morbosità e nelle fissazioni mainstream degli italiani, sia a livello di personaggi, che di feticci.

C'erano le Letterine, i Fichi D'India, le chat erotiche, le prese per il culo alla cultura New Age (che nei primi anni Duemila esplose a livello popolare, e Natale in India infatti era tutto giocato su quello), i wrestler della WWE, le rappresentazioni orripilanti dei primi rapper di successo come Fabri Fibra, Sconsolata di Zelig. E ovviamente anche un certo gradiente di estrogeni nazional-popolari: Sabrina Ferilli, Emanuela Folliero, Megan Gale, Carmen Electra, Vanessa Hessler. I cinepanettoni erano una specie di filtro dell'aspirapolvere: guardando fra la peluria, si intravedeva cosa assorbiva la cultura popolare italiana. Anche per gli spettatori colti sono un vero e proprio feticcio: ormai non era soltanto ossessione del macabro, ma una specie di tradizione.

Nel 2006, però, avvenne il grande Scisma d'Occidente del cinema italiano: Boldi e De Sica si separarono, anche se non si è mai capito perché. Questo divorzio alimentò l'ultima ondata dei cinepanettoni, rafforzando in qualche modo un prodotto che cominciava a deteriorarsi. De Sica finì a far coppia con Massimo Ghini, raddoppiando il ruolo di playboy romano e creando così tutta una serie di gag nuove (Natale a New York, Natale in Crociera e Natale a Rio ottennero ottimi risultati). Boldi invece tentò di stargli dietro—con titoli come Olè, Matrimonio alle Bahamas e La fidanzata di papà—arrancando.

Un prodotto che mutua così tanto dall'immaginario italiano e che ripropone a ciclo idraulico le stesse sceneggiature, però, va in sofferenza se il paese cambia. Non è un caso che la parabola discendente del cinepanettone sia avvenuta subito dopo l'inizio della crisi economica. Con la fine del berlusconismo, gli italiani avevano smesso di mostrare interesse per quel mondo di ricchi con il congiuntivo debole e le fisse alla Briatore. Gli sceneggiatori hanno provato a invertire la tendenza: De Sica ha più volte interpretato il povero trombatore invece del ricco trombatore, ma l'esperimento non ha funzionato. E infatti i risultati al botteghino degli ultimi cinepanettoni, a partire dal 2008, sono andati calando. Tanto che nel 2011 la produzione si è arrestata con Vacanze di Natale a Cortina. Che già di per sé, dal titolo, rappresentava il tentativo di fare la respirazione bocca a bocca a un cadavere.

In questi sette anni le commedie natalizie non si sono estinte, anzi. Dopo aver mollato i cinepanettoni classici, De Sica ha avuto un discreto successo con Poveri ma ricchi, una commedia che aveva poco a che fare con i classici canoni del cinepanettone, e si mostrava più adatta alla contemporaneità.

Il cinepanettone, comunque, come genere, non è mai stato dimenticato dagli italiani. Tanto che più volte i fan accaniti hanno chiesto a Boldi e De Sica di tornare insieme; e che nel 2017 la Filmauro ha prodotto un lungometraggio, Super vacanze di Natale, per omaggiare 35 anni di cinepanettoni, con varie scene montate prese da ogni film.

Il che dimostra non soltanto l'intercambiabilità di un tipo di cinema fatto quasi in serie, ma anche il leitmotiv di un prodotto che ha avuto un certo collegamento con la storia recente del nostro paese. Da questo viene la nostalgia (la Filmauro non ha deciso di riproporre il film per mera riproduzione).

Durante queste vacanze di Natale, insomma, potremo scoprire come questo genere si sia adattato all'Italia della Terza Repubblica. E se Vanzina e De Sica riusciranno a riesumare il potere socio-fotografico di Vacanze di Natale '83.

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