A quanto pare la Chiesa vuole bandire l’ostia senza glutine

Ancora una volta, l’opposizione del Vaticano al progresso scientifico ha un che di paradossale.
Giulia Trincardi
Milan, IT
10.7.17
Immagine: via Wikimedia Commons

Il 15 giugno è stata emessa una lettera circolare ai Vescovi della Chiesa Cattolica dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ovvero l'organo interno al Vaticano che si occupa di stabilire le regole di ciò che va servito ai fedeli durante le funzioni sacre.

La circolare riprende alcuni dettami stipulati già in precedenza e risalenti ai primi anni 2000, che circoscrivono le materie prime accettabili nella produzione di ostia e vino, e sottolinea che le ostie " completamente prive di glutine sono materia invalida per l'Eucaristia."

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Per i fedeli celiaci — ovvero chi soffre di una malattia immunomediata dell'intestino tenue che è provocata dalla reazione dell'organismo a una proteina del glutine — è dunque permesso consumare ostia a basso contenuto di glutine, ma non ostia completamente priva dell'allergene, perché, si legge sempre nella circolare, l'assenza di glutine implicherebbe il ricorso "a procedimenti tali da snaturare il pane."

Il pane di riso o di mais, in altre parole, non sarà mai santo tanto quanto quello di frumento, secondo la Chiesa.

Allo stesso tempo, il mosto — o succo d'uva — può essere utilizzato al posto del vino "sia fresco sia conservato," a patto che si sospenda "la fermentazione tramite procedure che non ne alterino la natura." Per esempio, è vietatissimo congelarlo. Niente ghiaccioli al succo d'uva in chiesa, occhio.

L'assenza di glutine implicherebbe il ricorso "a procedimenti tali da snaturare il pane."

La circolare specifica inoltre che, nel mondo di oggi dove i prodotti per l'Eucaristia si possono acquistare nei supermercati e "tramite internet," è importante ottenere una certificazione della materia prima con cui sono prodotti e dell'onestà di coloro che se ne assumono il compito, per evitare che contengano ingredienti altri da quelli previsti dalla Chiesa, perché "è un grave abuso introdurre nella confezione del pane dell'Eucaristia altre sostanze, come frutta, zucchero o miele."

La specificità della circolare e la rigidità con cui relega i celiaci a una eccezione che deve essere gestita dalla singola diocesi tramite una "licenza" — che comunque non ne tutela davvero le diverse necessità — fa eco alla diffidenza che la Chiesa mostra da sempre nei confronti della scienza in generale e, in particolare, in quel tipo di progresso che tutela la vita umana in un modo apparentemente contrario alla tradizione. Per fare qualche altro esempio, nonostante i contraccettivi a barriera si siano dimostrati l'unico metodo efficace a contrastare la diffusione di malattie veneree mortali, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, la Chiesa continua a osteggiarne l'utilizzo — perché procreare è più importante di salvare vite umane già esistenti, apparentemente — o a glissare sull'argomento con eleganza.

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Lo stesso vale per l'opposizione storica della Chiesa all'aborto e a qualsiasi forma di prevenzione della gravidanza, poco importa che l'umanità abbia raggiunto un momento nella propria evoluzione in cui ha finalmente il lusso di scegliere come e se avere figli senza mettere a repentaglio la sopravvivenza della specie.

"Si deve essere molto cauti prima di ammettere al presbiterato candidati che non possono assumere senza grave danno il glutine o l'alcool etilico"

C'è da sempre un ovvio e ben noto conflitto tra le posizioni della Chiesa e il progresso scientifico — da Galileo e Giordano Bruno, a Darwin e alla più recente condanna delle biotecnologie. Il problema è che molto di rado questo conflitto assume un'auspicabile funzione di bussola etica, presentandosi invece come un insieme di regole imposte aprioristicamente che — di fatto — danneggiano le persone. Ritenere che un'ostia senza glutine non possa essere servita durante una funzione religiosa perché diversa dal pane azzimo tradizionale è davvero difendere la sacralità di un rito? O é opporsi senza cognizione di causa a un cambiamento necessario per non escludere una componente legittima della società?

"Data la centralità della celebrazione eucaristica nella vita sacerdotale," si legge nella circolare emessa dalla stessa Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti nel 2003, "si deve essere molto cauti prima di ammettere al presbiterato candidati che non possono assumere senza grave danno il glutine o l'alcool etilico."

Insomma, se siete celiaci e non potete bere alcool, sembra non esserci spazio in alcun luogo della Chiesa per voi.