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Le parti migliori di Flower Boy di Tyler, the Creator, tradotte

Vi aiutiamo a capire Tyler che parla della sua sessualità, di depressione e di baci ai ragazzi anche se siete troppo pigri per imparare l’inglese.

di Elia Alovisi
26 luglio 2017, 9:38am

"Yonkers" di Tyler, the Creator è ancora, a oggi, il suo pezzo più conosciuto—e a buon ragione, dato che conteneva tutti i motivi per cui la Odd Future Wolf Gang Kill Them All è stata per qualche anno all'avanguardia del rap statunitense fino a diventare, oggi, un enorme punto di riferimento culturale per la comunità hip-hop contemporanea tutta. Tyler rappava di threesome con triceratopi e dissing a Gesù in un tono rauco e impassibile, facendo tutto il possibile per qualificare sé e i suoi compagni di crew come paradossi terrificanti e incomprensibili a una società civile retrograda, schiava del politicamente corretto. Verso la sua metà, "Yonkers" esplodeva in una serie di versi che ritengo il punctum del pezzo:

Mia mamma se n'è andata, quella cazzo di tipa non mi capirà mai,
Non sono gay, voglio solo fare boogie ascoltando un po' di Marvin.
(Che ne pensi di Hayley Williams?)
Se ne vada in culo, Wolf Haley li deruba,
Schianterò quel cazzo di aeroplano su cui sta quel negro frocio di B.o.B.
E ficcherò un coltello nel cazzo di esofago di Bruno Mars,
E continuerò finché non arriverà la polizia.

Nel giro di sei barre, Tyler usava il termine "faggot" (per riappropriarsi del termine e non per giudicare la sessualità di nessuno, ha specificato) e diceva di voler ammazzare brutalmente tre popstar per esprimere il concetto "il pop contemporaneo è una merda". Si qualificava come artista di rottura, membro di un collettivo queer friendly spaccatutto che trovava nella provocazione e nell'esagerazione adolescenziale la sua cifra stilistica. Ma il suo—il loro—non era un "KILL PEOPLE BURN SHIT FUCK SCHOOL" come quello che scriverebbe un liceale sul muro durante una manifestazione, concluso nel gesto in sé: era un'affermazione liberatoria, un gesto che nascondeva progressismo dietro a un velo di esagerazione cazzara.

Era il 2011 quando "Yonkers" vide la luce, e nel frattempo dal brodo della Odd Future si sono evoluti in senso solista artisti del calibro Frank Ocean, cioè una delle popstar più fighe ed eticamente rivoluzionarie della storia, ed Earl Sweatshirt, enfant prodige del rap introspettivo. Tyler, the Creator è rimasto sé stesso—sempre sorridente, iperattivo, adorabilmente irritante, incomprensibile, agrodolce, amato e odiato in egual misura. I suoi album, per quanto meticolosamente composti e studiati in senso narrativo, non hanno però lasciato il segno tanto quanto la sua figura e ciò che ha creato hanno influenzato una generazione di ascoltatori di hip-hop. BASTARD, GOBLIN e WOLF erano affascinanti collezioni sconnesse, Cherry Bomb un tentativo irrequieto e poliedrico di trovare una voce.

Flower Boy, o Scum Fuck Flower Boy, è il primo album in cui Tyler scrive di sé e d'amore—in fondo i temi che tutti prima o poi dobbiamo affrontare, per quanto sia figo passare la vita a gridare skrrt e sheesh e troia e purple—quasi senza alcun filtro. È sempre stato difficile da leggere, Tyler: una persona capace di gesti sessisti quanto di produrre magliette pro-pride riutilizzando simboli neonazi. Come dicevamo qua sopra, e come diceva lui, è un fucking walking paradox: personificazione delle istanze più progressiste della cultura hip-hop, ma bandito dal Regno Unito perché tacciato di supportare "omofobia e terrorismo". Flower Boy parla in modo così chiaro da non poter essere più percepito come ambiguo: "È dal 2004 che bacio ragazzi bianchi", rappa Tyler su "I Ain't Got Time!". Il punto, però, non è "OMG TYLER È GAY È BI OMG"; il punto è che le preferenze sessuali di un artista non lo definiscono, ma il fatto che sia lui stesso a parlarne—se queste non corrispondono alle aspettative della cultura dominante—è di fondamentale importanza per la progressione della cultura hip-hop verso luoghi della mente più aperti e accoglienti.

Qua sotto, la traduzione delle parti migliori dei testi dell'album.

"Foreword": Due domande per cominciare

Quante macchine posso comprare prima di finire le forze?
Quante forze posso avere prima che la strada finisca?
Quanta strada possono asfaltare prima che la terra finisca?
Quanta terra può esserci prima che finisca nell'oceano?
Voi negri vi lasciate trasportare dai fatti, seguire i piani:
Sapete, a me non sono mai piaciute le spiaggie e le sabbie.
Sapete, sono sempre stato nei boschi, tra fiori, arcobaleni e mazzolini
Che mi cadevano dalle tasche.


Tyler comincia l'album con una prefazione ("foreword", appunto) fatta di interrogativi che lo dipingono in tutta la sua umana debolezza. La sua passione per le macchine non gli garantisce felicità; la sua visione lo porta a esplorare la penombra brulicante del bosco, non la quieta rassegnazione della spiaggia. "Sono stanco di restare qua a dubitare / Vi prego, lasciatemi capire come fare" canta Rex Orange County nel ritornello, a mò di cornice esplicativa tra le due strofe di Tyler—che continua:

Quanti rap posso scrivere prima di comprarmi una catena?
Quante catene posso comprarmi prima di venire considerato uno schiavo?
Quanti schiavi possono esserci prima che Nat Turner torni in vita?
Quante rivolte possono esserci prima che le vite nere importino davvero?

L'insoddisfazione di Tyler non sta solo nella sua identità, nello scontro tra ricchezza e umiltà, integrità artistica e dissolutezza; sta anche nello scontro razziale mai risolto negli Stati Uniti che chiama casa, e sottolinearlo nei versi d'apertura del proprio album è una dichiarazione d'impegno. Da un lato, Tyler si sente al sicuro: racconta di come "resta tranquillo" quando un poliziotto lo ferma, parla della sua villa con piscina, ma sta attento a "non affogarci". Vuole tenere lo sguardo ben aperto, sia su di sé che sul mondo in cui vive.

"Where This Flower Blooms": Giardinaggio dell'ego

Nessuno fotte con T, ma potrebbe essere solo il mio ego—
Ma non essere troppo fresco, potresti congelare,
Perché i negri restano bloccati dal freddo (Amico, guarda 'sti diamanti!)
'Sta merda è una tonnellata, annaffia il tuo giardino, negro, e fatti bello.
Dì a 'sti negri che possono essere le persone che vogliono.
Tingetevi i capelli di azzurro, merda, lo farò anch'io.


Dopo aver aperto il pezzo con un flashback alla sua prima adolescenza e al suo primo lavoro da Starbucks, Tyler prosegue nell'introduzione del suo discorso sull'accettazione di sé. Prova orgoglio nei confronti di quello che è diventato—un ragazzo fatto da sé, capace di acquistare per sé "i giocattoli che poteva solo sognare"—ma è anche conscio di quanto l'ego sia pericoloso, se lasciato indisturbato. Gioca con il concetto di cool/freddo e sminuisce il valore dell'ice-ghiaccio/diamanti; si auto-consiglia di restare nel suo "giardino" e ammette la necessità del bragging nel discorso rap, ma ricorda anche il motivo principale per cui sta scrivendo musica: dire a tutti che possono essere, appunto, "le persone che vogliono".

"See You Again": Un amore onirico

Vivi nel mio stato onirico,
Trasferisco la mia fantasia, resto nella realtà.
Vivi nel mio stato onirico,
Ci riconciliamo solo
Quando conto le pecore.
Esisti dietro alle mie palpebre, alle mie palpebre.
Non voglio svegliarmi.

Con "See You Again" Tyler comincia a costruire il destinatario del suo discorso. Dopo aver cominciato parlando a sé stesso, si rivolge a un "tu" generico—ma maschile, come suggerito dall'interludio "Sometimes...". Un "tu" il cui nome reale non ci è dato sapere e forse nemmeno esiste, un "Leo [diCaprio] del '95", come canta in "Who Dat Boy?". Quello che importa è che Tyler sa dare un nome a ciò che prova, anche se con fatica: si chiama amore, anche se non è ancora nulla di tangibile. Si chiama desiderio, voglia di seguire i propri istinti.

Ho detto ok, ok, ok, okie dokie, la mia infatuazione
Si sta traducendo in un'altra forma di... come si chiama?—Amore!
Oh sì, sì, sì, non ti ho mai incontrato.
È da un po' che ti cerco e voglio smetterla di aspettare
Prima di smetterla di inseguirti, come un alcolista.
Non mi capisci, che cazzo vuoi dire?
Sono quelle guance tinte di rosa, sì, sono quegli occhi color terra.
Tè freddo zucchero e miele, un calabrone sulla scena,
Sì, mollerei la mia panetteria per un pezzo della tua crostata.


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"Pothole": Strade sconnesse

Allora, amico, i fan del T-Man sono come altalene.
Il vento soffia e loro vanno, da che parte? Chissà.
Un giorno sono tipo, "Cazzo no,", e il giorno dopo sono tipo, "Ok".
Ma andatevene affanculo, so che T è quattro su quattro.
Voglio solo quel giardino e quella Batmobile,
Buona salute, successo e tempo su 'sta Terra che valga qualcosa,
Trovare qualcuno che ami e cresca con me un paio di lucertole—
Ma ora il mio veicolo è ok così, ci penserò tra un paio di miglia.

"Pothole" si distacca leggermente dal discorso dominante dell'album per concentrarsi sugli ostacoli che si frappongono tra Tyler e i suoi desideri. Gli impedimenti (la "buca" del titolo) prendono forma di macchine, formano un traffico che circonda la voce narrante fino a spingerla a darsi una mossa, a restare concentrata ("Non voglio uscire dal sentiero, schiantarmi e distrarmi"), a essere pronta alle avversità ("Ascolto il meteorologo perché so che può piovere / Tengo i tergicristalli pronti per tutta la merda che mi tirate") come alla condivisione per superare il peggio ("Ho elettricità per me e per te, dovesse mai finirti la batteria"). A Tyler non importa delle opinioni svolazzanti di chi lo ascolta: è felice di ciò che ha adesso ma tra qualche tempo, "un paio di miglia", penserà a mettere la testa a posto.

"Garden Shed": Un armadio più verde, più vivo

Capanno da giardino, capanno da giardino, capanno da giardino, capanno da giardino
Per il giardino,
È lì che mi nascondevo,
È quello l'amore che provavo.
Non c'è motivo di far finta.
Capanno da giardino, capanno da giardino, capanno da giardino, capanno da giardino,
Giardino per i garçons,
Quei sentimenti a cui facevo la guardia
E che mi pesavano in testa.
Tutti i miei amici si sono persi,
Non si sono accorti dei segnali.
Non volevo parlargli, dirgli dove fossi,
E loro non avevano voglia di venire da me.
La verità è che fin da piccolo pensavo fosse una fase.
Pensavo fosse come la frase; "poof", scomparso,
E invece è ancora così.


"L'armadio" è il luogo della mente che la lingua inglese ha scelto per identificare l'omosessualità non dichiarata—da cui l'espressione "coming out of the closet". Tyler non si chiude in un armadio ma in un capanno da giardino, e le sue parole sono piuttosto auto-esplicative.

"I Ain't Got Time!": Un piccolo distico e tutto va in merda

Il prossimo verso gli farà fare "Woah!"
È dal 2004 che bacio ragazzi bianchi.

Un distico che ha dentro tutta la forza dell'album all'interno di un pezzo che parla della noia di Tyler nei confronti delle cose che lo fanno star male, e per cui "non ha tempo". Una frase buttata lì in mezzo alle strizzatine d'occhio agli hater, agli arrampicatori sociali che gli stanno addosso e all'incredulità nei confronti della portata della sua carriera. Ma anche l'inizio di un duro processo di auto-flagellazione e realismo che sfocerà nella certezza di un amore impossibile.

"911 / Mr. Lonely": Giù la maschera

Un garage con cinque macchine,
Il serbatoio pieno
Ma non vuol dire niente, niente,
Niente, niente, senza te seduto al mio fianco
Sono l'uomo più solo al mondo.

Qua l'interpretazione è semplice: le cose materiali, e nemmeno le macchine aka una delle più grandi passioni di Tyler, non sopperiscono all'assenza di una vita sentimentale. "911", la prima delle due parti in cui è diviso il pezzo, la voce narrante si presenta insoddisfatta e scorata: " Il pubblico esce di testa ma non importa, perché tu non sei in prima fila / Sto cercando una persona da non perdere, ascolta chi parla / Se rispondi alla descrizione, dammi un colpo al cellulare / Chiama il 911", numero statunitense dedicato alle emergenze. " Sono l'uomo più solo di sempre / Ma continuo a ballare per fregarli", dice, come a dichiarare la facciata che ha costruito per nascondere i suoi veri problemi. Ecco, "Mr. Lonely" comincia a buttarla giù:

Dicono che chi alza di più la voce sia il più debole:
È quello che immaginano, ma io non sono d'accordo.
Dico che chi alza di più la voce
È probabilmente il più solo di tutti (sono io!)
Chi cerca attenzione, chi parla in pubblico—
(Oh mio Dio, quel ragazzo è così solo, cazzo!)
Lui che scrive 'ste canzoni su 'ste persone
Che non esistono, è un cazzo di ipocrita.

Tyler continua a parlare di sé come di una sorta di mistificatore, un tizio che cerca attenzioni per risolvere i suoi problemi creando storie che non hanno alcun tangibile riflesso sulla realtà, impersonando alter ego malati e problematici per mascherare le sue debolezze. Flower Boy mette fine a queste pratiche: non stiamo più ascoltando le parole di Wolf Haley, Sam o Ace, Tyler paralleli creati ad hoc per raccontare storie, ma quelle di Tyler Gregory Okonma.

Il mio partner è un'ombra,
Ho bisogno d'amore, ne hai un po' da prestarmi?
Fanculo, potrei trovarne un po' domani,
Ma domani non arriva mai.
È tipo una vasectomia, che ho fatto?
Ho il talento, la faccia e i fondi,
Ho trovato me stesso un sacco di tempo fa ma non ho ancora trovato qualcuno (Chi?).
Specchio, specchio delle mie brame, (Chi?)
Chi è il più solo del reame? (Io)
Cupido sta facendo lo stupido,
Hai un altro numero che posso chiamare?
Non ho mai avuto un animale, mai avuto un animale.
Ci sono altri pesci nel mare
Ma non ho nemmeno mai avuto un pesce rosso.
Non ho mai avuto un cane
E quindi non sono mai stato bravo con le cagne,
È che non ho mai lanciato una pallina che qualcuno potesse prendere,
Non ho mai avuto un animale, scommetto che è da lì che nasce tutto.
Trattatemi come un giroconto,
Controllatemi ogni tanto.
Chiedetemi come sto veramente,
Così che non debba mai premere quel 9-1-1.

"November": Sulla felicità limitata

E se Clancy mi stesse fottendo?
E se "Who Dat Boy" fosse roba retorica e 'sta merda fosse finita?
E se stessi buttando via soldi?
E se il mio contabile non mi stesse pagando le tasse?
Se si stesse riempiendo le tasche e l'IRS venisse a farmi due domande?
Non saprei rispondere, ero troppo impegnato a provare a scrivere classici.
Amico, non ho nessun cazzo di classico!
E se la mia musica fosse troppo strana per le masse?
E se fossi conosciuto solo per i miei tweet, più che per i miei beat
E se tutti i miei amici dei primi giorni diventassero terzi, quarti, per la settima traccia?

"November" è forse il momento di maggior introspezione e sincerità mai raggiunto da Tyler su disco, una serie di domande incalzanti poste alla sua stessa coscienza. Dopo aver costruito, di disco in disco, un'immagine di sé sprezzante e rocciosa Tyler si mette a prenderla a scalpellate, a renderla più vera rovinando qualsiasi pretesa di perfezione. "Clancy" è Christopher Clancy, il suo manager. Tyler non ha mai conosciuto il suo vero padre, e ha sviluppato un affetto profondo nei suoi confronti fino a considerarlo praticamente una figura paterna. Lo diceva esplicitamente in "Oldie", per esempio: "Per quella figura paterna di Clancy". In "Answer", pezzo in cui parlava del suo padre biologico, diceva "Ma vaffanculo, ho Clancy, lui mi ha dato l'opportunità di vedere / Un mondo che non mi era dato vedere, sono felice di non averti conosciuto". Mettere in dubbio la sua fiducia è quindi rivelare un'enorme debolezza, significa ammettere una totale assenza di stabilità nella propria psiche.

"Who Dat Boy", con A$AP Rocky, è un pezzo piuttosto standard a livello tematico, una serie di classiche barre boriose: Tyler, nel suo processo che tende all'imperfetto, discute persino le sue stesse parole. "Fanculo il rap, sto provando a possedere un intero pianeta / Con le mie altre cazzo di iniziative imprenditoriali", rappava, mentre qua si imparanoia per i soldi che potrebbe stare perdendo, si chiede se li ha messi nelle mani giuste. Si inventa una scusa: "Ah, ero impegnato a fare musica, non ne so niente!" E poi distrugge pure la sua stessa musica, quella cosa che gli ha cambiato la vita, e si auto-schiaccia sotto il peso della sua immagine pubblica. Infine, Tyler mette in dubbio i suoi amici più cari, quelli "dei primi giorni"—il motivo? La traccia numero sette, "Garden Shed", cioè quella in cui praticamente dichiara di essere queer.

Il "Novembre" del titolo è, per Tyler, il periodo migliore della propria vita. Il suo, dice, è l'estate 2006, quando aveva quindici anni e cominciò a fare skate con i suoi amici; chiede all'ascoltatore di dirgli il suo novembre, e lo chiede ai suoi amici e collaboratori. In un interludio, le voci di Nakel Smith, A$AP Rocky, Kilo Kish, Syd parlano dei loro novembre: i primi concerti, esibizioni con eroi d'infanzia, amori. Dichiarare il proprio novembre è un gesto di comune impegno, un ricordo collettivo di tempi felici, un faro nella notte, una certezza nel dubbio. Sembra un tentativo di raccogliere le forze prima del momento più difficile, che arriva nell'ultima strofa:

Ho scritto una canzone su di te, voglio la tua opinione.
È l'opposto del mio battito cardiaco, rallenta verso la fine,
Perché l'amore che provo per te ha superato le apparenze, il testo è
Solo vero, ti chiamerò e basta così che tu possa sentirla,
E se risponderai la metterò su per dire la verità,
Anche se so già come mi risponderai.
A quel punto metterò giù, scomparirò, mi farò indietro e ci resterò,
E se non risponderai ti lascerò un messaggio col pezzo in playback.

"Glitter": Una dichiarazione d'amore impossibile

È da un po' che ti penso (Come ti senti?)
Sto perdendo la testa perché
Spero che potremmo essere più che due amici.
Accendi il mio fuoco d'artificio,
Mi sento come glitter,
E ogni volta che sei qua
Mi sento come glitter.
È di te che avevo bisogno nella mia vita,
È a te che devo dedicare il mio tempo.

In "Glitter", Tyler chiama la persona che ama e le parla candidamente—proprio come aveva detto alla fine di "November", suoni di segreteria e voci pre-registrate e tutto. È un pezzo leggero e leggermente fatalista, se non ai limiti del pessimismo. Tyler parla di come si è sempre sentito diverso dagli altri e di come ha sviluppato un ego abbastanza coriaceo da permettergli di bloccare le voci di chi ha provato a buttarlo giù; dice di sentirsi bene, adesso—"come glitter", appunto—ma con un pizzico di tendenze suicide: dice di avere un'arma e di essere pronto a usarla "il giorno in cui te ne andrai". E ancora:

Guarda il mio viso, guarda 'sta gioia:
È solo mia, sì, non posso far finta.
Non funzioneremo assieme, siamo un bambino ciccione,
Sì, sumo, ce l'ho, me lo segno.
La tua pelle pallida è quasi trasparente, deve essere una finestra.
È che non sei un perdente, potresti essere un DJ
Perché quando ti vedo il mio cuore cambia tempo.
Sì, è semplice, è quello che voglio ma non posso avere.
È quello che sei ma io non sono (Come ti senti?)
Possiamo skippare alla decima traccia,
Sono nelle tue sabbie mobili, aspetta:
Ti prego, non salvarmi.


Tyler sa che il suo amore non è ricambiato, come aveva già detto alla fine di "November". Ma ha comunque fatto la chiamata che sentiva il bisogno di fare, ha buttato fuori ogni cosa—la gioia e il dolore, il sogno e la consapevolezza. Si è dichiarato, e non vuole cambiare nulla della sua situazione—non vuole "essere salvato", appunto. Dopo un'ultima sezione, una serie di "Come ti senti?" che suona come ultimo, disperato tentativo a cuor leggero di tirare fuori una risposta dalla persona che ama, Tyler incontra un'altra voce registrata: "Non abbiamo registrato il suo messaggio, o perché non stava parlando o per una bassa qualità del segnale". Il messaggio non è arrivato, non è stato e non sarà sentito. "Cazzo", risponde lui.

Spostiamoci da narrazione a realtà: Tyler sta concludendo l'album con una frase che pare dire, "Tanto non mi prenderanno sul serio, nemmeno stavolta". L'ultimo pezzo, una strumentale intitolata "Goditi ciò che hai ora, oggi", conclude Flower Boy su una nota di gioia—ché a Tyler, in fondo, importa solo di aver davvero capito sé stesso e di aver lanciato un messaggio che sa può cambiare la vita di chi lo ascolta, ispirare altri ragazzi come lui a farsi meno paranoie sulla propria identità. Che venga ascoltato o meno non importa, l'importante è provarci.

Elia traduce canzoni, ed è anche su Instagram: @lvslei

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